Adriano Olivetti, la forza di un sogno

Il dietro le quinte della miniserie con Luca Zingaretti e la regia di Michele Soavi.
In onda su Rai Uno nelle serate di lunedì 28 e martedì 29 Ottobre.

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6 thoughts on “Adriano Olivetti, la forza di un sogno

  1. il piu’ grande traditore e spione,l’uomo inglese – Adriano Olivetti.
    Leggere assolutamente “Golpe Inglese”,straordinario libro di Fasanella e Cereghino…

  2. se il fine era quello di “denigrare l’Italia e decantare le lodi dell’Impero britannico”, come riporta Dagospia http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/bobbio-spia-ecco-i-giornalisti-arruolati-dalle-spie-inglesi-da-arrigo-levi-a-mario-29487.htm, non ci pare che nel caso di Olivetti l’impresa sia andata in porto.
    a noi, piuttosto, risulta che egli e il suo movimento Comunità erano stati attenzionati, in funzione anticomunista, dalla CIA nell’ambito dell’operazione che portò al Congress for Cultural Freedom (Congresso per la libertà della cultura), organizzato dall’agente Michael Josselson tra il 1950 ed il 1967.
    La sezione italiana del Congresso, denominata Associazione italiana per la libertà della cultura, fu istituita da Ignazio Silone alla fine del 1951 e divenne il centro propulsivo, anche e soprattutto sotto il profilo logistico ed economico, di una federazione di circa cento gruppi culturali quali l’Unione goliardica nelle università, il Movimento federalista europeo di Altiero Spinelli, i Centri di Azione democratica, il movimento Comunità di Adriano Olivetti e vari altri.
    tutto il resto potete leggerlo qui: http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkppVVlEpFJBzpSaEW.shtml

  3. Ottima segnalazione, auguriamoci solo che questa revisione di Olivetti sia fedele ai suoi ideali, poiché in questi tempi ogni messa in scena appare più eletta che reale. 😉

  4. guardando l’anteprima i timori sono due: un eccesso di sentimentalismo e la mancata attenzione per l’importante figura di Mario Tchou, il ricercatore italo-cinese nominato da Olivetti alla guida del costituendo Laboratorio di ricerche elettroniche di Ivrea, nel 1954, poi trasferito a Barbaricina, vicino Pisa, il cui intento era quello di gettare le basi progettuali per creare il primo calcolatore elettronico da destinare al mercato.
    obiettivo effettivamente raggiunto con l’Elea 9003 nel 1959, solo un anno prima della morte di Adriano e due prima di quella dello stesso Tchou, in un incidente stradale dai contorni poco chiari: https://byebyeunclesam.wordpress.com/2011/07/28/adriano-olivetti-italiano-pericoloso/

  5. Note di regia

    Un grande regista svedese aveva detto: “Il narrare sottrae tempo alla morte e ci pone in contatto con l’eternità” Adriano Olivetti ha ‘narrato’ una meravigliosa storia nel nostro paese, ha sognato di costruire una città diversa da quella di oggi, una città che fosse quella dell’ uomo, dove l’uomo avrebbe dovuto essere il centro di tutto.

    E’ una storia fatta di colori caldi, come i sentimenti che trascinavano e guidavano Adriano in tutto ciò che faceva o inventava.
    Avevo timore nel raccontare una storia molto diversa dalle mie corde di regista definito di genere, ma dal momento che Adriano Olivetti era mio nonno, il papà di mia madre, mi sono offerto di dirigere questa storia e voglio ringraziare tutti coloro mi hanno dato questa opportunità.

    Mio padre Giorgio Soavi, scrittore, aveva lavorato per più di trent’anni in Olivetti e in numerosi suoi racconti aveva fatto vari ritratti di Adriano. Adriano era un paesaggista. Amava vagare a piedi o in macchina alla ricerca di posti, vallate magiche cariche di spiritualità, erano i luoghi delle intuizioni e delle ispirazioni, luoghi di grande bellezza. Ecco da dove partivano le sue invenzioni. Era la bellezza che aiutava gli uomini ad essere felici.

    Un campanile sperduto al centro di una meravigliosa vallata incorniciata dalle montagne con la neve… Avevo immaginato che in un posto così Adriano avrebbe potuto stendersi a riflettere e a pensare… quella torre poteva essere una sorta di antenna che lo metteva in contatto con il cielo. Ricevere un raggio di luce in un irripetibile momento oppure essere accarezzati dal tiepido phon Adriano era tante e tante cose ancora.

    Avevo tre anni e mezzo quando è mancato. Mi ricordo il suo sorriso quando lo svegliai bruscamente dal pisolino pomeridiano sulla sua poltrona preferita del salotto, causa il frastuono dei birilli di legno che mi aveva regalato lui stesso quella mattina. Ho cercato di fare il ritratto di una persona illuminata ma semplice. Per molti indecifrabile, che aveva sognato di migliorare il nostro paese. In casa si parlava quasi sempre della bellezza e che a volte è scomoda e si finiva sempre a dire che tutto ciò che è comodo è stupido! E’ vero che libertà e bellezza ci aiutano ad essere felici.

    Michele Soavi

    http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-9cf849c5-4022-4b03-98d6-e11ac5e31da2.html

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