Quando Olivetti inventò il PC

Documentario realizzato da Alessandro Bernardi e Paolo Ceretto sulla storia sconosciuta del primo Personal Computer, il “Programma 101”, prodotto a Torino nel 1965.
Un gruppo di giovani e visionari ricercatori dell’Olivetti di Ivrea, diretti dall’ingegnere Pier Giorgio Perotto, aveva dato vita a un’invenzione straordinaria, una rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo!

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20 thoughts on “Quando Olivetti inventò il PC

  1. Io ieri ho twittato più o meno così: #AdrianoOlivetti non lo posso guardare, mi girano troppo le balle per quello che gli han fatto e per quello che non gli han fatto fare

  2. ma il peggio è accaduto dopo la sua scomparsa…
    comunque, al netto del sentimentalismo profuso e degli espedienti narrativi inseriti, sulla prima puntata della miniserie il giudizio è positivo, a partire dalla scena iniziale della riunione in sede CIA che (involontariamente?) richiama la stretta attualità

  3. Purtroppo, oggi, Olivetti è solo un marchio, e nulla più! Tutti gli articoli che portano il suo nome, sono fabbricati da altre ditte e ritargati….

  4. “Negli ultimi decenni abbiamo infatti dato vita a un sistema economico e sociale dicotomico e separato cioè letteralmente dia-bolico. Così oggi abbiamo la grande impresa che vede i territori e le loro istanze come una minaccia alla propria efficienza (e quindi delocalizza), mentre l’economia sociale è relegata, e spesso segregata, nel mondo del “piccolo è bello”. Nelle grandi imprese non si parla più né il dialetto né l’inglese vero né l’italiano, perché si sono perse le lingue vitali antiche, quelle dell’economia contadina e artigiana, e non si ha la cultura e il tempo per impararne (bene) altre.

    E, infine, ma potremmo continuare a lungo, chi opera (e ce ne sono tanti anche in Italia) nei settori della grande innovazione tecnologica non ha alcun contatto con chi opera nel sociale e ha a che fare con la povertà. Tutto ciò è esattamente l’opposto di quanto ha fatto, pensato, vissuto e sognato Adriano Olivetti assieme agli altri imprenditori civili della sua generazione, che l’Italia del dopoguerra, uscita da grandi ferite, era stata capace di generare.

    Le ragioni del tradimento che l’economia italiana ha operato nei confronti del paradigma di Olivetti sono molte e complesse (e ancora poco esplorate). Un ruolo l’hanno avuto le infelici sorti dell’impresa Olivetti dopo Adriano; ma soprattutto all’Italia dei decenni passati, e a quella di oggi, è mancata una capacità culturale e di pensiero per immaginare e ricostruire una via civile all’impresa e all’economia. Le ideologie di destra e di sinistra erano culturalmente incapaci di capire che dietro all’esperimento di Adriano Olivetti si nascondeva qualcosa di estremamente importante per l’Italia: la possibilità di concepire, e di praticare, un’economia di mercato che non fosse quella capitalistica che si stava affermando negli Usa, né quella collettivistica russa, né quelle svedese, giapponese o tedesca.

    Quella di Olivetti era semplicemente l’economia italiana, cioè l’erede dell’economia dei Comuni, dell’Umanesimo civile, degli artigiani artisti, dei cooperatori… La “terza via” di Olivetti era troppo italiana per poter essere riconosciuta dagli italiani, perché metteva a reddito, in piena post-modernità, i tratti tipici e migliori della nostra vocazione: creatività, intelligenza, comunità, relazioni, territori. Uno “spirito del capitalismo” italiano, ed europeo, quindi diverso da quello americano che stava già dominando il mondo, dove il sociale inizia quando si esce dai cancelli dell’impresa e l’imprenditore crea la fondazione filantropica “per” i poveri. Il capitalismo di Olivetti si occupava del sociale e dei poveri durante l’attività d’impresa. È l’inclusione produttiva è una delle parole-chiave dell’umanesimo olivettiano, una parola ancora oggi tutta da esplorare.”

    da Olivetti, una storia italiana da capire e ricominciare,
    di Luigino Bruni
    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/Olivetti-una-storia-italiana.aspx

  5. NON DIMENTICHIAMO PERò, OLTRE ALL’IGNORANZA TIPICA DEGLI ITALIANI CHE NON SANNO RICONOSCERE…..anche la manina molto segreta di CHI o COLORO che non volevano la concorrenza italiana sul mercato globale.

  6. se lo dice lui…

    Milano, 29 ott – ‘Se i capitani coraggiosi sono Colaninno e Bernabe’ allora preferisco le partecipazioni statali. Un liberista, in economia, come me si trova a dire viva le partecipazioni statali”. Cosi si esprime Carlo De Benedetti a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 sulla storia dell’Olivetti. Ieri sera Rai uno ha inaugurato un film-tv su Adriano Olivetti per ricordare uno degli imprenditori piu’ famosi d’Italia, sia per la sua volonta’ di migliorare le proprie aziende ma anche per la sua visione di un Paese piu’ rispettoso delle esigenze dei cittadini.
    Ho inventato la Omnitel, – continua De Benedetti a Radio 24 – unica azienda di computer al mondo che e’ entrata nella telefonia e non era una cosa ovvia. Quando poi la Omnitel che oggi e’ Vodafone fu successivamente venduta da Colannino alla Mannesmann che poi fu comprata a sua volta dalla Vodafone, vorrei ricordare che l’Olivetti era l’azienda piu liquida in Italia. Tanto che Colaninno si permise di fare, e io lo contestai per iscritto, l’Opa sulla Telecom che firmo’ la fine della Telecom.’ – prosegue a Mix24 di Minoli – ‘Strategie industriale zero. Colaninno utilizzo’ la cassa dell’Olivetti per iniziare la distruzione della Telecom e poi fu conseguita con grande intensita’ e incapacita’ da Bernabe’. – e conclude De Benedetti a Radio 24 – Viva le partecipazioni statali!”.
    (RADIOCOR)

    …e aggiunge:

    ROMA, 29 OTT – Enrico Cuccia e Vittorio Valletta erano i terminali in Italia degli interessi USA. Lo afferma Carlo De Benedetti, intervistato da Giovanni Minoli a Mix24 su Radio 24, raccontando la storia dell’Olivetti.
    ”La cessione della divisione elettronica agli americani e’ avvenuta – primo – per l’oggettiva incapacita’ finanziaria dell’Olivetti, era troppo piccola e mai avrebbe avuto la forza di farcela da sola – dice l’Ingegnere – . Secondo, gli americani. Fu Valletta che chiese a Cuccia di condizionare l’aiuto degli americani di cui Olivetti aveva bisogno, soprattutto dopo la morte di Adriano e i litigi della famiglia, e gli americani chiesero di vendere alla General Electric. Cuccia e Valletta – afferma De Benedetti – erano terminali di interessi americani in Italia. Valletta era per gli americani la persona di riferimento per la loro rappresentanza, chiamiamola cosi'”.
    (ANSA)

  7. Tipico di noi italiani: belle idee e scarse capacità gestionali. Olivetti a parte però, giacché era avanti di decenni: e chi vede tanto lontano non speranza da queste parti.

  8. Tra valletta e napolitano non so chi assegnare la medaglia come il miglior anti-italiano!

    (non volevo fare la rima, ma il fatto che sia venuta è un brutto presagio)

  9. Pensieri in libertà…
    Nel 1969 al secondo anno del Politecnco di Torino, per l’esame di elettronica1, si studiavano ancora le valvole termoioniche.
    Il transistor era nato nel 1948.
    Una sala dell’ateneo è dedicata (mi sembra) all’avv, Gianni Agnelli
    L’M24 (con processore a 16 bit) dell’Olivetti prese a schiaffoni il Personal computer dell’IBM (con microprocessore a 8 bit)
    Poi venne de benedetti…

  10. Sono un pensionato che nel lontano passato è stato dipendente della Olivetti , assunto nel lontano 1966 come impiegato tecnico elettronico (diploma di perito elettronico conseguito in quell’anno presso l’ITIS di Torino ) e tutte le vicende che narrate le ho vissute in prima persona. Conservo ancora alcune fotocopie delle norme di collaudo della Programma 101 da me redatte in ambito lavorativo nonché un esemplare di questo computer con relative norme d’uso e alcune schede magnetiche di programmazione del medesimo. Di tutte le porcate fatte a livello amministrativo dai dirigenti ne ho poca conoscenza ma di quello che succedeva in basso a livello di produzione e collaudo potrei scrivere un libro, mi ricordo che nel lontano passato, ai tempi del demaledetti, un giorno ho staccato quattro miserie e un caporeparto mi disse : Ma non hai ancora capito che il padrone vuole svuotare il condominio per svenderlo ? Rimasi di stucco ma subito dopo incominciai ad afferrare la situazione e ringraziai il collega. Cito un paio di casi : un operaio con tessera sindacale della triplice era conosciuto da tutti per passare tutta la giornata lavorativa a fare niente, assolutamente nulla, bene, un giorno, miracolo, diventò impiegato e subito dopo caporeparto; un caporeparto che a fine anno riusciva a mandare al diavolo il prodotto di cui era responsabile anziché essere messo in un angolo come giustamente avveniva negli anni 60, era spostato in altri ambiti e puntualmente portava a termine la sua missione lasciando di stucco tutti quelli che erano a conoscenza di questi misfatti, insomma chi portava avanti la politica di distruzione voluta dal “padrone” era premiato, chi invece, come me e pochi altri , faceva il contrario veniva puntualmente messo in disparte.

  11. Grazie Ezio, nuovamente, per la tua testimonianza.
    Hai letto le dichiarazioni rilasciate ieri da De Maledetti che abbiamo riportato più sopra? Cosa ne pensi?

    per dovere di cronaca, ecco la piccata replica di Tronchetti Provera alle parole dell’ingegnere…

    Milano, 29 ott – “Se anche io raccontassi la storia delle persone attraverso i luoghi comuni e gli slogan potrei dire che l’ingegner De Benedetti e’ stato molto discusso per certi bilanci di Olivetti, per lo scandalo legato alla vendita di apparecchiature alle Poste italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che fini’ dentro le vicende di Tangentopoli. Invece non lo faccio perche’ sarebbe sbagliato”. Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, uscendo da un convegno nella sede Ispi, ha risposto a distanza a Carlo De Benedetti che – questa mattina – a Mix24 di Giovanni Minoli aveva dichiarato: “Se i capitani coraggiosi sono Colaninno e Tronchetti allora preferisco le partecipazioni statali”.
    Tronchetti ha poi aggiunto che questo paese “ha bisogno di altro. Guardate dove ci ha portato la guerra per bande di questi anni”. La storia delle persone e delle aziende, anche quella dell’ingegner De Benedetti, ha concluso il numero uno della Bicocca, “si deve raccontare guardando i fatti in modo oggettivo e rispettandoli. Ricordando e prendendo atto delle sentenze, comprese quelle dove l’ingegnere e’ stato assolto o prescritto. Questo e’ un paese dove in tanti, se avessero un filo in piu’ di memoria e di buon gusto, dovrebbero smettere di fare la morale agli altri. La storia della mia gestione di Telecom e’ sul sito Pirelli. Se l’ingegnere vuole contestare qualcosa sono a disposizione per eventuali rettifiche. Mi confronto sui fatti, anche pronto a farlo pubblicamente se l’ingegnere accetta, non sugli insulti”.
    (RADIOCOR)

    e Olivetti, come si suol dire, si rivolta nella tomba

  12. speriamo che qualche seme germogli…

    Roma, 30 ott. (Adnkronos) – La seconda puntata della fiction di Rai1 “Adriano Olivetti – La forza di un sogno”, interpretata da Luca Zingaretti, cresce rispetto alla prima e stravince il prime time di martedi’ con uno share del 24.67% e 6.345.000 telespettatori (mentre la prima puntata, lunedi’, era stata vista da 6.117.000 spettatori e uno share del 22,93%). Il risultato di Rai1 ha staccato notevolmente tutti gli altri programmi di prima serata.

  13. Emuli o precursori della mentalità Olivettiana, sono stati i Crespi (Villaggio Crespi d’Adda) oppure Gaetano Marzotto (Valdagno). All’estero è tutt’ora operativa, con attitudini olivettiane, la Bosch, dove tutti gli utili fatti nei settori automobilistici, elettrodomestici, elettroutensili etc. convergono in una fondazione (Bosh Stiftung) e per statuto, il 92% degli utili viene reinvestito in R&D, e solo l’8% viene dato agli azionisti. Gli utili della Nobel, in Norvegia, vengono utilizzati per i Premi Nobel, ma discutibili nella loro assegnazione. Esempi: Obama, premio per la Pace, alla persona che ha proseguito e iniziato guerre. Oppure, Premio per la Pace, alla UE nel 2012, quando proprio la Francia attaccò la Lybia!

  14. molto discutibili…

    tornando al tema, l’attitudine olivettiana pare ispirare anche una importante azienda bolognese, la G.D, che durante la scorsa fine settimana – negli spazi del da poco inaugurato MAST, ossia Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia http://www.mast.org/ – ha tenuto un importante incontro dedicato al nostro:

  15. @Ezio: indecente, ma purtroppo leggendo non ho potuto fare a meno di pensare che non poteva essere andata diversamente. Fa parte di noi, facciamo presto noi italiani a svendere il futuro di tutti per qualche miraggio personale. Ecco perché alla fine restiamo sempre dei pezzenti.

  16. Elementare Dagwson,
    che l’Ingegner De Benedetti preferisca, e penso rimpianga, le Partecipazioni Statali! Fu ai tempi in cui c’era l’omonimo Ministero da cui dipendeva l’Iri, infatti, che la sua Olivetti potè piazzare dei macchinari scassati e inservibili alle Poste e che Prodi tentò di regalargli la Sme.

    P.S.Se la Rai non fosse in mano alla Sinistra, alla fine della fiction su Adriano Olivetti, una voce fuori campo, e/o una scritta in sovrimpressione, dovrebbe avvertire i telespettatori che “tutto quanto Olivetti genialmente e tenacemente creò e costruì, De Benedetti sciauguratamente distrusse”. Senza che mai nessun PM gliene chiedesse conto, aggiungo io.

    Salve
    Natalino Russo Seminara

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/Cronache/la-moglie-di-befera-precisa-attenti-sono-stata-assunta-alle-poste-nel-2007-65533.htm

  17. Non sapevo della fabbrica impiantata a Pozzuoli nè dell’impegno in politica di Adriano Olivetti.
    Dove trovo i riferimenti?
    Grazie

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