C’è chi non muore anche quando se ne va

stop-nato

In memoria di Costanzo Preve, uomo libero e pensatore rigoroso, riproduciamo qui l’estratto di un suo articolo, già pubblicato nel 2008.

Dopo il 1991 ed il suicidio collettivo nel mar Caspio di Gengis Khan e di tutti i suoi funzionari, eunuchi e concubine, essendo venuto meno sia il soggetto che l’oggetto della ragion d’essere della NATO (il contenimento del comunismo), si sarebbe potuto pensare che il leibniziano principio di ragion sufficiente della NATO fosse venuto meno. In fondo, le associazioni di pescatori dello stagno della Trota Orientale si sciolgono pacificamente quando anche l’ultima trota rimasta viene pescata e mangiata.
Non è stato così. La NATO, anziché essere ridotta, si è addirittura virtualmente allargata al mondo intero (Afghanistan, eccetera). Certo, oggi non c’è più il comunismo, ma ci sono i terroristi islamici fondamentalisti, gli Stati canaglia, le violazioni dei diritti umani ad apertura alare asimmetrica (i sionisti possono violarli, i serbi invece no), l’autoritarismo russo e cinese, la giunta militare del Myanmar, il governo sudanese, il dittatore negro Mugabe, Hamas e Hezbollah, eccetera. Ma se ci si mette su questo piano, ci saranno sempre nuove “caselle” nel Risiko Mondiale in cui mettere le figurine che sostituiscono Stalin, Hitler e Pol Pot. E’ una vera storia infinita. Sarà necessario che l’Impero Colpisca Ancora.
Il fatto che la NATO si sia pacificamente trasformata dalla fase del Contenimento Europeo-Occidentale del Comunismo alla successiva fase del Mercenariato Militare Occidentalistico al servizio degli interessi strategici dell’impero USA (che tra l’altro ammette apertamente di voler essere tale, mentre se qualcuno dei sudditi proconsolari europei ne accenna sarà subito accusato di antiamericanismo ed antisemitismo aggiunto, per fare “buon peso”), non è un’ipotesi maliziosa e settaria, ma è un dato sotto gli occhi di tutti. Per dirla con lo stralunato personaggio del vignettista italiano Altan, “il trucco c’è, si vede, e non gliene frega niente a nessuno”. In realtà, qualcuno non è d’accordo. Ma la stragrande maggioranza degli apparati ideologico-politici europei (circo mediatico cartaceo-televisivo, ceto politico professionale, clero universitario unificato, eccetera) è d’accordo ed è corrivo. E allora il discorso non è più sulla NATO, ma è sull’Europa che ha perso la sua anima, sul tradimento degli intellettuali (la trahison des clercs di Julien Benda), e in generale su una questione epocale di tipo non militare. Il tacitiano ruere in servitium non è un dato militare, ma filosofico-politico, ed esce dal raggio di queste mie considerazioni.
E terminiamo comunque con uno scenario fantapolitico. Immaginiamo che un governo italiano nazionale, al di là ovviamente della simulazione Destra/Sinistra (sul mercenariato occidentalistico NATO concordano pienamente Berlusconi e Veltroni, Di Pietro e Napolitano, “la Repubblica” ed “il Giornale”, eccetera), decida l’uscita unilaterale dalla NATO. Se questo fosse l’esito di un colpo di Stato militare con contorno di manifestazioni, al di là di ogni rito elettorale manipolato, sarei egualmente d’accordo. Fra la forma ed il contenuto, preferirei comunque il contenuto. Il 1789 ed il 1917 non si possono sempre fare con le elezioni, anche se le elezioni sarebbero sempre astrattamente preferibili. Mi rendo conto di stare violando il canone politicamente corretto, ma a volte non si può fare la frittata senza rompere le uova. Comunque, facciamo l’ipotesi che questo avvenga. So che sarebbe troppo bello se potesse avvenire realmente, ma non è ancora proibito sognare.
Ebbene, dopo pochi giorni avremmo un catastrofico attentato ferroviario con centinaia di morti. Verrebbero subito arrestati congiuntamente Franco Freda e Nadia Desdemona Lioce, capi dell’Organizzazione Nazicomunista Unificata (acronimo ONU). Verrebbe subito gettato dalla finestra il presunto colpevole, iscritto sia a Forza Nuova sia al Partito Comunista Combattente. Di Pietro e la sua corte dei miracoli convocherebbero subito una manifestazione a piazza Navona al grido: “La colpa è sicuramente del Berlusca!”. Fini e Bertinotti farebbero un girotondo al grido: “Restauriamo la democrazia!”. La Fondazione Oriana Fallaci brucerebbe un fantoccio del Saladino in una piazza di Firenze. Magdi Allam griderebbe: “Aiuto, arriva Bin Laden!”.
Tutti hanno diritto al loro scenario fantapolitico, non solo Stefano Benni. Eppure, purtroppo, non c’è proprio niente da ridere. L’incorporazione di questa Europa politicamente e spiritualmente morente in questo mercenariato militare occidentalistico globalizzato al servizio dell’impero USA, purtroppo, è una tragedia, anche se per ora sta assumendo le movenze di un cattivo dramma satiresco ateniese.

[I funerali di Costanzo Preve si terranno giovedì 28 Novembre alle ore 10:00, presso la Chiesa parrocchiale della Crocetta di Torino (Beata Vergine delle Grazie), in Corso Einaudi 23]

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