Febbraio 2014: la sovversione atlantica non conosce soste

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Che cos’hanno in comune Venezuela, Ucraina e Siria?
Apparentemente nulla, se non di essere degli Stati abitati da esseri umani.
Oltretutto, si trovano lontanissimi l’uno dall’altro, in contesti geografici e culturali molto diversi tra loro. Dunque, potremmo già finirla qui.
Ed invece no. Venezuela, Ucraina e Siria condividono in questi giorni un destino comune: quello di essere nel mirino della sovversione atlantica.
Ma c’è dell’altro. La concomitanza di questi tentativi di sovversione manu militari i governi locali ha lo straordinario pregio di poter aprire gli occhi, in extremis, anche agli ultimi ciechi che non ce la fanno a vedere come stanno le cose (mentre chi “non vuol vedere” è irrecuperabile).
Dall’America Latina all’Eurasia, al Vicino e Medio Oriente arabo islamico è tutto un susseguirsi, a ritmi vorticosi e sempre più aggressivi, di situazioni analoghe, orchestrate secondo una sequenza ormai consolidata.
Si comincia con le richieste di “pacifici manifestanti”, guidati da istruttori delle ONG preventivamente operanti sul territorio, che il governo non recepisce o recepisce in parte, tanto sono pretestuose ed irricevibili. Poi, abbastanza presto, tra i suddetti ci scappa il morto (con modalità mai troppo chiare), subitamente elevato a “martire” dai “media globali”. A quel punto, i “pacifici manifestanti” estraggono le pistole e le mitragliatrici, e se necessario anche le bombe, dimostrando di essere ben altro (paramilitari già addestrati).
Scatta la battaglia con le forze dell’ordine. Il “mondo libero”, per bocca delle sue “democratiche istituzioni”, chiede che “cessino immediatamente le violenze”, che tradotto in linguaggio comprensibile significa: “Il governo deve arrendersi!”.
Se non lo fa, si minacciano e poi si applicano “sanzioni” (e “congelamenti” di beni: v. “sequestri”), mentre i medesimi “media globali” (e ovviamente “liberi” ed “indipendenti”) disseminano una versione a senso unico dei fatti e del contesto strategico, geopolitico e geoeconomico in cui essi si svolgono.
A quel punto il piano di sovversione è di fronte ad un bivio. Se va in porto in questa prima fase, tanto meglio: si fa prima, costa meno e la cosa è più facile da presentare come una “rivoluzione popolare”. Altrimenti scatta l’opzione militare vera e propria, come in Siria. I “pacifici manifestanti” dimostrano di sapersela cavare anche contro l’esercito!
Una volta raggiunto l’obiettivo, ovvero il rovesciamento del locale governo inviso all’America e alla grande finanza (ed in particolare l’eliminazione fisica del “tiranno”), il primo passo è già segnato fin dall’inizio della storia: un “prestito” per risollevare la locale economia in cattive acque, oltretutto già messa in ginocchio da “sanzioni” e attacchi speculativi sulla valuta nazionale mirati a svalutarla. Un “prestito” che regolarmente viene stipulato col pupazzo rinnegato del suo popolo e la sua cricca insediati subito dopo la “rivoluzione”.
Ecco qua un esempio lampante di ciò: “Gran Bretagna e Germania sostengono il nuovo governo e chiederanno al Fondo Monetario Internazionale di concedere aiuti finanziari”. (Ansa.it, 22 febbraio 2014)
Non hanno nemmeno finito la loro “rivoluzione” che già il cappio dell’usura (e delle “riforme strutturali”) si stringe attorno al collo degli ucraini!
Più la solita rassegna di “rivelazioni” scandalistico-moralistiche (la villa del “dittatore pazzo”, il lusso di cui si circondava ecc.): a quando dei servizi speciali sulle regge dei grandi nomi della finanza, dell’economia e dell’editoria “italiane” ed “europee”?
Quando gli stessi manovratori sono impegnati contemporaneamente, con medesime modalità e finalità, da un capo all’altro del pianeta, e per giunta non ne fanno mistero, significa che i giochi sono molto chiari.
A meno che non si voglia credere che il motore di tutto ciò sia – come riferiscono i media stessi – un “vento di libertà” che stranamente soffia sempre in una direzione e mai in un’altra…
Enrico Galoppini

Fonte

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7 thoughts on “Febbraio 2014: la sovversione atlantica non conosce soste

  1. la campagna in corso in Ucraina di smantellamento dei monumenti con ascendenze russe e/o sovietiche, che nelle settimane passate ha colpito soprattutto le statue dedicate a V. Lenin, diventa surreale nel momento in cui alcuni operai della municipalità di Brody abbattono la scultura cittadina dedicata al feldmaresciallo Mikhail Kutuzov, comandante dell’armata russa che due secoli fa respinse le truppe di Napoleone dal territorio dell’allora impero zarista e impedì la loro ritirata verso Kiev…
    http://rt.com/news/ukraine-kutuzov-monument-demoliotion-594/

    e sempre nella giornata di ieri, un gruppo di teppisti euro-atlantici ha dato alle fiamme l’abitazione del capo del partito comunista ucraino, Pyotr Simonenko.
    nel frattempo, come in ogni colpo di Stato che si rispetti, è iniziata l’epurazione delle più alte cariche istituzionali, a cominciare dalle forze di sicurezza

  2. I corsi e ricorsi storici. In Iraq la popolazione languiva sotto Saddam. Meno male che gli americani sono intervenuti hanno portato libertà la pace e serenità e nessuno si è fatto male.
    In Libia la popolazione languiva sotto Mu’ammar Gheddafi. Meno male che sono intervenuti gli americani e hanno portato libertà pace e serenità e nessuno si è fatto male. E l’Afganistan, e poi sarà la volta del Venezuela, di Cuba ecc. ecc. Basterebbe che in Italia ci fosse la possibilità di eleggere un presidente del consiglio di sinistra (quella vera, oggi abbiamo un ambidestro ), eleggere dico, che la Cia penserebbe subito a …

  3. Obama & C., vi hanno fatto fessi un’altra volta?

    “Sì, sono riusciti ad imporre il loro fantocci a Kiev, ma non su tutta l’Ucraina, e quella parte dell’Ucraina, russofona e patriottica, che gli sta sfuggendo, andrà a ripararsi sotto l’ombrello nucleare russo, come hanno già fatto le molto più piccole repubbliche autonome caucasiche di Abkhazija e Ossezia del Sud.
    Il premio ucraino andrà alla Federazione Russa, che in un modo o nell’altro, riunirà alla Madrepatria la Piccola Russia, cioè l’Ucraina sud-orientale, con capitale Kharkov. La Piccola Russia porterà in dono a Mosca i complessi industriali metalmeccanici di Dnepropetrovsk, l’industria missilistica di Juzhnoe, i giganteschi cantieri navali di Nikolaev, dove furono costruite le portaerei russe, cinese e indiana, permettendo così alla marina russa di realmente avviare un programma navale comprendente le future portaerei a propulsione nucleare, senza dover costruire da zero i cantieri navali necessari. E tutto ciò oltre alle coste dell’Ucraina, alla penisola di Crimea, ai bacini minerari del Donbass e alla relativa industria estrattiva. Tutti obiettivi bramati da Berlino e da Washington nella loro operazione colorata ucraina.”

    da Ucraina 2014: consolidamento di Mosca,
    di Alessandro Lattanzio
    http://www.statopotenza.eu/10567/ucraina-2014-consolidamento-di-mosca

    Sebastopoli

    Simferopoli

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