Il declino dell’Europa

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Mentre l’Europa è totalmente presa dall’incantamento delle elezioni del Parlamento europeo sembra che la grande Storia stia imboccando altri sentieri.
Si tratta di cambiamenti epocali che avranno l’effetto di spostare sempre di più il centro geopolitico globale dall’asse USA-UE all’asse Russia-Cina, confinando, nel lungo termine, l’Europa alla periferia del mondo.

Mi riferisco in prima battuta al contratto di fornitura di gas russo alla Cina [1] che non solo è assolutamente senza precedenti, ma la cui reale importanza va ben oltre gli importi, pur mirabolanti, del controvalore economico.
Infatti, a mio avviso, approfondendo la notizia dello storico contratto di fornitura del gas siberiano alla Cina, pomposamente definito “un contratto senza precedenti” l’attenzione dovrebbe essere rivolta prima di tutto all’aspetto geopolitico di quest’accordo.
Innanzitutto notiamo la singolare sincronia della firma dell’accordo con il ritiro delle truppe russe dai confini ucraini e il conseguente allentamento della tensione su questa delicatissima area dello scacchiere internazionale.
Singolare che Putin abbia gonfiato i muscoli fino a pochi giorni dal suo viaggio in Cina per poi, appena andato in porto il supercontratto, mostrare evidenti segni di rilassamento, giungendo oggi a dichiarare di accettare serenamente gli esiti delle elezioni ucraine [2].
Non trovate strano questo comportamento?
La sincronicità in politica internazionale non è mai casuale.
In realtà Putin ha portato a casa ben più dei 400 miliardi di dollari e rotti per la vendita del gas naturale alla Cina e relativa tecnologia, vale a dire una vittoria schiacciante su quelli che si sono dimostrati nemici mortali della Russia: gli USA e i burattini dell’Unione Europea.
Qual’è stato dunque il messaggio che la Russia ha voluto dare con il cambiamento di atteggiamento nei confronti dell’Ucraina, irretita nelle trame della NATO, al fine di costituire una spina nel fianco della difesa russa?
Qualcosa del tipo: “Cari ucraini, fino a ieri eravate importanti perché costituivate un problema politico e economico, visto che eravate in grado di mettere a rischio le nostre forniture di gas all’Europa, ma da oggi lo siete molto di meno. Fate pure come credete, se pensate che l’Europa vi difenderà e pagherà i vostri debiti, andrete incontro a grosse delusioni. Anzi, penso che d’ora in avanti gli USA e i loro servi perderanno molto dell’interesse che vi riservavano”.
Credo sia necessario rimarcare che perdere il gas della Siberia orientale, ora destinato al mercato cinese, abbia costituito, senza ombra di dubbio, un fallimento storico degli Stati Uniti ma soprattutto dell’Unione Europea.
Se l’Europa, infatti, invece di creare ad arte conflitti armati in Ucraina per ostacolare la decisione dell’ex-premier Yanukovych di posporre la firma dell’accordo per l’ingresso nell’Unione, avesse dato alla Russia assicurazioni sulla continuità delle forniture di gas, avrebbe mostrato un atteggiamento ben più saggio in termini di politica estera.
Vi siete mai chiesti perché – diversamente dall’Europa – la maggior parte dei Paesi asiatici se ne è altamente fregata, nel corso della crisi ucraina, dei proclami USA-UE, non prendendo assolutamente posizione contro la Russia?
E adesso il gas della siberia sembrerebbe perduto per l’Europa. Va da sé che a livello di trasporti e d’infrastrutture esistenti, sarebbe stato molto più conveniente il trasporto di tale gas verso l’Europa. Invece, nonostante il prezzo basso che i cinesi hanno offerto inizialmente, la Russia ha chiuso l’accordo con la Cina.
Perché?
Beh, se date una scorsa ai giornali europei di questi ultimi vent’anni troverete ripetuta in tutte le salse la minaccia di non acquistare più forniture energetiche dalla Russia. Una scelta considerata dai miopi strateghi europei il modo migliore per danneggiare l’ingombrante vicino.
Se allora, anno dopo anno, un Paese si sente sulla testa la spada di Damocle di questa chiusura improvvisa dei rubinetti di valuta estera, cosa pensate che faccia?
Appare del tutto naturale che si guardi intorno alla ricerca di compratori alternativi.
Perché l’Europa si è sempre comportata in questo modo, anche se poi, di fatto, ha continuato imperterrita a comprare il gas russo?
Se è vero che petrolio e gas naturale valgono una parte sostanziale del PIL russo – e questo ha costituito l’asso nella manica di Putin durante il braccio di ferro in Ucraina – la Germania, tanto per fare un esempio, importa dalla Russia un terzo delle sue forniture di gas e l’Europa, pur ricevendo gas a sufficienza al momento, avrà in futuro bisogno di quantità sempre maggiori di gas. È vero che potrebbe riceverne dagli USA ma, dato che questi lo estraggono con il fracking, se si verificassero dei disastri provocati da questo metodo, sarebbe possibile una interruzione dell’estrazione, se non addirittura una sospensione.
Motivi di politica squisitamente europea non ce ne sono; spiritualmente, storicamente, culturalmente ed economicamente la Russia ha maggiori affinità con l’Europa che con la Cina.
E allora?
Chiedetelo ai nostri padroni a Washington, che dettano regole e impongono condizioni ai vassalli europei.
Ma la politica estera americana che ha sempre cercato di far litigare tra loro i propri nemici – il classico divide et impera – questa volta ha segnato un clamoroso autogol.
Obama è riuscito nel non – per lui – auspicabile intento di spingere la Russia tra le braccia della Cina; esattamente il contrario di quello che più astutamente fece a suo tempo Richard Nixon, siglando un accordo con Mao Zedong in modo da far capire ai sovietici che USA e Cina erano uniti contro di loro, mentre, grazie alla miopia politica di oggi, Russia e Cina sono contrapposti agli USA.
Ma c’è di più.
Putin a Pechino ha ancora una volta parlato di stabilire negli scambi commerciali con la Cina “reciproci pagamenti in valuta nazionale”, che in soldoni equivale a tagliar fuori il dollaro USA.
Questo è l’incubo più grande per i padroni del mondo; non a caso hanno sino a oggi annientato tutti i Paesi che avevano iniziato a non usare i petroldollari nelle loro transazioni energetiche.
Ma Russia-Cina è un boccone troppo grande da ingoiare.
Già oggi il dollaro – pur essendo ancora la valuta di riserva più importante – è passata dal 55% degli scambi internazionali nel 2000 al 33% alla fine del 2013, mentre, per converso, le riserve in “altre valute” dei mercati emergenti hanno visto, dal 2003, un incremento del 400%.
Senza contare che prendere le distanze dal dollaro potrebbe costituire la prima tappa di un percorso che conduce ad una nuova valuta internazionale, probabilmente costituita da un “paniere” di valute dell’area BRICS.
Putin ha parlato di ottimizzare la cooperazione tra banche russe e cinesi: in termini politico-strategici questo significa stabilire meccanismi tali da rendere inoffensive le eventuali sanzioni economiche che USA-UE volessero imporre ai due Paesi.
“Nel corso dell’incontro, abbiamo preso in considerazione anche modalità di diversificazione commerciale per ridurre la dipendenza dalla situazione economica globale….” [3].
Non dimentichiamo che da quest’anno la Cina è la prima potenza economica globale, avendo portato a termine lo storico sorpasso sull’economia a stelle e strisce.
Da questo all’incremento degli scambi commerciali e a possibili collaborazioni nel settore militare il passo è breve.
E qui i pentastellati generali del Pentagono iniziano a mostrare segni di nervosismo.
Tuttavia, nonostante gli strateghi americani vedano come il fumo negli occhi il delinearsi di un mondo in cui non ci sia una sola potenza egemone, le linee di sviluppo economiche e politiche stanno andando in quella direzione e non è difficile incominciare ad intravedere le prime crepe nel progetto del “New american century”.
Per carità, non sarà certo questione di mesi o di pochi anni, ma a partire da questo Maggio 2014, si è manifestato qualcosa di veramente importante: il primo passo verso un mondo meno sbilanciato verso l’Estremo Occidente.
E l’Europa è la grande esclusa.
Piero Cammerinesi

Fonte

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8 thoughts on “Il declino dell’Europa

  1. solo 735 dei 3900 seggi elettorali previsti nelle regioni ribelli di Donetsk e Lugansk sarebbero realmente stati aperti al pubblico per le elezioni presidenziali odierne, 5 milioni di schede elettorali sequestrate e letteralmente finite in fumo.
    ma Yulia tacco 12 Timoshenko promette un referendum per l’adesione alla NATO da svolgersi contestualmente all’eventuale ballottaggio presidenziale il prossimo 15 giugno.
    e che se dovesse essere eletta farà immediatamente richiesta di adesione all’Alleanza Atlantica…
    checché ne dica l’inviato speciale a stelle e strisce Madeleine K. Albright, la democrazia euro-atlantica in Ucraina perde i pezzi:

    http://rt.com/news/161360-ukraine-presidential-election-timeline/

  2. Il plebiscito uscito dalle elezioni europee mi mette l’ansia. Si rischia una “dittatura” europea che se mal gestita porterà gravi conseguenze economiche. Quando si sveglieranno dalla ubriacatura delle urne, si accorgeranno che i problemi ci sono e nessuno li ha ancora risolti.

  3. la dittatura non è europea ma bensì euro-atlantica, la qual cosa non costituisce questione di lana caprina ma di sostanza.
    e per fortuna i segnali di risveglio non mancano, e giungono ben chiari soprattutto da oltralpe…

  4. Cioè, i fascisti ucraini sono brutti, sporchi e cattivi, mentre quelli francesi vanno bene? E tutto questo per onorare santa madre Russia a discapito deli Usa passando per l’Europa? Che dire… se va bene a voi, allora buona camicia a tutti!

  5. bisogna guardare al Front National oltre le mistificazioni di comodo e gli opportunismi politici, come sostiene Gianni Dessì, e allora FORSE si capirà come non fare di tutta l’erba un “fascio”…

    “In passato il F.N. criticato sia la guerra dell’Iraq che l’aggressione alla Serbia. Non a caso, sono stati svelati incontri segreti ad altissimo livello fra Jean-Marie Le Pen e Radovan Karadzic, l’ex leader dei serbo-bosniaci, poi sotto custodia all’Aja dopo la cattura a Belgrado nel 2008.
    E’ nota la sua contrarietà ad un attacco alla Siria , quando il 3/09/2013 Le Pen si esprimeva così:
    “ferocemente contraria a qualunque tipo di intervento militare in Siria: che interesse ha la Francia in tutto ciò (…) le prove sull’attacco chimico in Siria sono state fabbricate per giustificare una nuova guerra e aiutare gli oppositori di Assad significa aiutare al Qaeda e chi vuole imporre alla Siria, come già accaduto in Libia, la sharia“.
    Ancora sulla stessa linea nell’ultimo spartiacque definito dal golpe in Ucraina e la netta presa di distanza dai movimenti golpisti di estrema destra come Svoboda e Privy Sector.
    Denuncia del modello USA, “il modello americano è al cuore del progetto mondialista” e dell’attuale modello NATO, “Ridefinire la nostra strategia e garantire la nostra indipendenza. La Francia dovrebbe essere in grado di difendere se stessa ei suoi interessi per garantire la sua sicurezza. Per questo, dobbiamo denunciare la partecipazione della Francia al comando integrato della NATO”. Idem, sulle missioni internazionali,”dove l’interesse nazionale non è chiaro”.”

    da http://www.statopotenza.eu/10951/guardare-al-front-national-oltre-le-mistificazioni-e-gli-opportunismi

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