I regimi alleati degli Stati Uniti si stanno preparando per la guerra

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Caleb Maupin* per rt.com (traduzione di M. Janigro)

Ogni anno lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) rende pubblico uno studio sulle spese militari nel mondo. Quest’anno il rapporto contiene molti dettagli interessanti.
Alcune cose all’interno del rapporto, presentato alla Commissione per il disarmo delle Nazioni Unite il 14 Aprile, non sono cambiate per nulla. Come accade da decenni, gli Stati Uniti rimangono il Paese che più spende nel mondo, nonostante i tanto pubblicizzati “tagli alla spesa”. Gli USA, la NATO e gli alleati non appartenenti alla NATO, ricoprono il 64% della spesa militare mondiale.

Preparativi di guerra in Medio Oriente?
Il rapporto ci indica come i regimi alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente stiano velocemente aumentando la propria spesa militare e acquistando armi moderne ad alta tecnologia. La lista di questi Stati è una collezione di regni ed emirati repressivi e autocratici. Queste nazioni non sono “democratiche” in alcun modo. Arabia Saudita, Qatar, Oman, Bahrein ed altri Stati sono monarchie assolute. Le persone vengono frustate, lapidate e decapitate normalmente. Le torture vengono inflitte senza scuse e non ci sono elezioni. La libertà di parola è quasi inesistente e delle persone vengono incarcerate, arbitrariamente uccise o represse in altro modo, solo per aver espresso delle opinioni.
Chi guarda televisioni e legge giornali statunitensi è costantemente bombardato da “giornalismo” che demonizza la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica Araba di Siria, mentre ignora i crimini di questa lunga lista di Stati sostenuti dagli USA che non fanno neanche finta di essere democratici. Gli USA sostengono questi Stati autocratici con miliardi di dollari e le corporazioni petrolifere di Wall Street guadagnano trilioni attraverso lo sfruttamento delle loro risorse naturali. Quando le popolazioni di questi Stati provano a protestare per reclamare i propri diritti democratici ed economici, i regimi usano i loro depositi di armi statunitensi per sparare sui manifestanti, bruciare interi quartieri e rafforzare il proprio ruolo attraverso il terrore e la violenza. La violenta risposta alle recenti rivolte in Bahrein e l’arresto di alcuni poeti in Qatar, mentre gli USA continuano a coccolare i monarchi di questi Stati, dimostrano l’ipocrisia di qualsiasi retorica dei “diritti umani” proveniente da Washington.
Comunque, nell’ultimo anno questi regimi fantoccio degli USA hanno notevolmente incrementato il business della guerra. Il Regno dell’Arabia Saudita è diventato il quarto Stato del mondo in quanto a spesa militare. Sta rifornendosi di missile moderni, carri armati e di altri strumenti tecnologici di morte e distruzione. Anche l’Oman, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti stanno aumentando le proprie dotazioni militari. Questi regimi al momento stanno finanziando, addestrando e armando i gruppi di insorgenti in Siria, dove oltre 100.000 sono già i morti in quella che un tempo era una nazione pacifica. I milioni di rifugiati in Siria stanno disperatamente fuggendo in altre parti dell’area, mentre i “ribelli” bruciano le loro case, rapiscono i loro figli e compiono pubbliche decapitazioni. Il denaro e le armi che affluiscono dai regimi autocratici sostenuti dagli USA stanno alimentando una guerra civile che dura da quattro anni, con sempre più persone che muoiono ogni giorno.
L’aumentare della spesa militare in Medio Oriente indica possibili piani di una guerra più estesa. I tumulti in Tunisia ed Egitto nel 2011 che hanno portato alla rimozione del pupazzo americano Hosni Mubarak e il fallimento del tentativo di rovesciamento della Repubblica Siriana dopo anni di guerra civile, indicano una reale debolezza dell’influenza statunitense nel Medio Oriente. Quando Obama ha annunciato che intendeva lanciare missili Cruise sulla Siria, è stato forzato a far marcia indietro. Mentre gli Stati autocratici del Golfo alleati degli USA che aumentano il loro armamentario lasciano pensare che sia in atto una specie di piano per riottenere l’influenza persa.

Circondare la Cina e la Corea del Nord
Il molto discusso “Pivot Asiatico”, la zona del Pacifico in cui gli USA stanno incrementando le attività militari, arriva proprio nel momento in cui i regimi alleati degli USA in Asia stanno aumentando repentinamente la propria spesa militare.
Il governo delle Filippine regolarmente compie esecuzioni e omicidi illegali. Giornalisti che pubblicano critiche al governo scompaiono e ricompaiono successivamente, deceduti. Le Filippine, già sede di diverse basi militari USA, hanno aumentato la spesa militare del 17%. Parte delle attività militari nelle Filippine è volta a sopprimere l’Esercito del Nuovo Popolo, un gruppo comunista con un grande sostegno popolare che ha scatenato una “Guerra del popolo” contro questo Stato autocratico sostenuto dagli USA.
La Corea del Sud (Paese in cui le “Leggi di sicurezza nazionale” possono portare i cittadini in prigione per aver “twittato” e gli operai in sciopero sono talvolta uccisi) è l’ottavo importatore di armi nel mondo. La nazione ospita anche basi militari USA e sta comprando missili, aerei militari e altre armi moderne.
L’Azerbaigian, un regime alleato agli USA, è noto per le sue violazioni dei diritti umani. Amnesty International afferma che i diritti umani in Azerbaigian sono in “continuo declino”. Nel corso degli ultimi dieci anni l’Azerbaijan ha aumentato la sua spesa militare del 378%.
L’Australia, lo Stato di antichi coloni europei alleato agli USA, ha aumentato l’importazione di armi dell’83%.
La Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Democratica Popolare di Corea, due società asiatiche che hanno sfidato Wall Street e si sono pubblicamente espresse contro il capitalismo internazionale e l’imperialismo, sono adesso circondate dagli Stati Uniti e dai loro alleati. La crescente influenza economica cinese nel mondo, particolarmente in America Latina e in Africa, è una minaccia per le potenze economiche di Wall Street e alcune mosse sono state fatte per limitarla e sopprimerla. In risposta alla crescente e ostile presenza militare ai suoi confini, la Cina ha a sua volta aumentato la propria spesa militare.
Il Partito Democratico Popolare della Repubblica di Corea, nonostante rimanga circondato e sottoposto a sanzioni ostili, ha realmente riorganizzato il suo bilancio interno. Il principio “songun”, che recitava “prima l’esercito”, è stato modificato e più soldi vengono spesi in programmi interni, come il nuovo boom delle costruzioni a scopo abitativo. Il successo dei test sulle armi nucleari sembra aver fornito alla nazione un nuovo livello di sicurezza, permettendo quindi di diminuire la spesa militare.
Il Partito Democratico Popolare della Repubblica di Corea è solito allearsi con governi che in diverse parti del mondo sfidano Wall Street, come lo Zimbabwe e ha fornito il proprio aiuto militare a diverse nazioni che combattevano per la propria indipendenza da Wall Street. Kim Il Sung ha anche accolto una delegazione del partito delle Pantere Nere nel 1969, sostenendo la loro battaglia contro il razzismo negli Stati Uniti.

Il pericolo di una nuova Guerra mondiale
Mentre la crisi economica permane, la tendenza all’aumentare la spesa militare da fastidio a molti. Nel periodo precedente la Prima Guerra Mondiale, esattamente cento anni fa, la leader radicale negli USA, Emma Goldman, stigmatizzava coloro che sostenevano che la corsa agli armamenti avrebbe prevenuto la guerra. Dichiarò che la politica di Woodrow Wilson di “preparazione”, con l’acquisto di numerose armi, non era una strada verso la pace, bensì “la strada verso un massacro universale”. Si dimostrò che aveva ragione quando la Guerra scoppiò in Europa e milioni di persone morirono. Sebbene Wilson fosse stato eletto grazie al suo programma antiguerra, nel 1917 gli USA entrarono nel conflitto e coloro che osarono protestare furono incarcerati, torturati e uccisi.
Ai nostri giorni, sembra che diversi conflitti stiano emergendo nel mondo a rapidi passi.
Sebbene questi conflitti esplodano in regioni differenti, sono solo episodi dello stesso confronto globale. In Venezuela, il governo democratico popolare, alleato di Russia e Cina, sta combattendo contro un gruppo di violenti oppositori sostenuto da Wall Street. In Siria, il governo che si è alleato alla Palestina e ha fornito sanità e istruzione, è attaccato da violenti estremisti e dai suoi pupazzi degli Stati del Golfo. In Ucraina violenti ultranazionalisti sostenuti da Wall Street hanno assediato il governo dopo che questo aveva rifiutato di aderire al Fondo Monetario Internazionale, e a Donetsk e in altre parti della nazione le popolazioni stanno combattendo contro di loro, sperando nell’appoggio di Russia e Cina.
Mentre gli Stati alleati degli Stati Uniti intorno al mondo fanno scorta di armi, sembra che questa tendenza all’uso della violenza da parte di Wall Street e dei suoi alleati non finisca qui. E’ possibile che si stiano preparando per una guerra totale per il controllo del mondo, dal momento in cui le loro economie vanno verso un brusco stop e le economie delle nazioni alla ricerca di indipendenza continuano a prosperare.

*Analista politico che vive a New York ed è attivista dell’International Action Center e del Workers World Party. Ha partecipato al movimento Occupy Wall Street

 

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3 thoughts on “I regimi alleati degli Stati Uniti si stanno preparando per la guerra

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