Debito pubblico: come uscirne senza strozzarci

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Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, con sede a Vecchiano (PI), ha elaborato un importante documento sulla questione del debito pubblico che attanaglia l’Italia, con il contributo di Franco Sacchetti per le vignette, Francesco Gesualdi per i testi e Andrea Rosellini per la grafica.
Il nostro Paese si trova infatti nella trappola di un debito che si autoalimenta: ben il 75% di esso è dovuto agli interessi che dal 1980 al 2012 hanno totalizzato 2.230 miliardi di euro, dei quali 1.550 sono finiti a debito.
In tal modo, il debito funziona come un meccanismo di redistribuzione alla rovescia che allarga il divario esistente fra i più ricchi e i più poveri: la famiglie appartenenti al 10% più ricco possiedono da sole il 46% di tutta la ricchezza privata, mentre quelle del 50% più povero appena il 9,4% della stessa.
La conclusione è che la miseria in Italia oggi colpisce una persona su tre, mentre la ricetta imposta ai Paesi più traballanti, a partire dal nostro, è sempre la stessa: aumentare le tasse, ridurre le spese, privatizzare tutto il possibile. Non importa se il risultato finale è la chiusura dei servizi e la perdita dei beni comuni.
L’unico modo per arrestare il declino dell’Italia è decidere di non far pagare solo i cittadini, ma anche i creditori. Il popolo italiano ha l’obbligo di restituire solo quella parte di debito che è stata utilizzata per il bene comune. Tutto il resto -dovuto a tassi eccessivi, indebitamento per interessi, ruberie, sprechi, corruzione, etc.- può (e deve!) essere ripudiato perché illegittimo.
La prima cosa da fare è quindi aggredire gli interessi, che ci salassano e alimentano la crescita del debito. Tre le iniziative possibili: vietare qualsiasi forma di speculazione sui titoli del debito pubblico, l’autoriduzione dei tassi di interesse, la sospensione dei pagamenti delle quote impossibili da coprire.
Risolta finalmente l’emergenza, bisognerà poi mettere ordine nei conti pubblici per liberarci definitivamente del debito e non ricadere mai più nella sua mortifera spirale.
Rammentando che il debito pubblico italiano non avrebbe avuto un epilogo così drammatico se avessimo conservato la sovranità monetaria di cui godevamo prima del 1981, quando si verificò il cosiddetto “divorzio” fra la Banca d’Italia e il ministero del Tesoro.
Concludiamo con l’invito a far circolare il materiale elaborato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo in tutti i modi possibili.
Federico Roberti

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15 thoughts on “Debito pubblico: come uscirne senza strozzarci

  1. servono argomenti, non invettive!, soprattutto su questioni così controverse che toccano i nervi fondamentali dei poteri oligarchici che ci comandano…

    con l’occasione, segnaliamo:

    SABATO 21 GIUGNO 2014, alla Casa della Solidarietà “ALEXANDER DUBCEK”
    Via del Fanciullo n° 6 Casalecchio di Reno (BO)
    ore 9,30-13,30

    UN PROGETTO CONCRETO PER RILANCIARE L’ECONOMIA
    dai Certificati di Credito Fiscale alla Sovranità Monetaria

    relatori:
    Dott. MARCO CATTANEO
    economista, Private Equity

    Prof CLAUDIO MOFFA
    storico e saggista

    Dott. GIOVANNI ZIBORDI
    economista e analista di borsa

    ORGANIZZA:CENTRO STUDI “PROGETTO VERITA’”
    per informazioni : Claudio : 347 38 13 320

  2. sulle tematiche della sovranità monetaria segnaliamo anche il seguente convegno, in programma domenica prossima a Roma:

    L’EURO DA MONETA FORTE A MONETA SPAZZATURA
    La crisi del potere finanziario che ha governato l’unione europea fino ad oggi e la riconquista della visione politica unitaria

    organizzata da Giovanna Canzano
    Moderatore Guglielmo Quagliarotti

    Domenica 15 giugno dalle ore 11.00 alle ore 18.30
    CIRCOLO TIBER DE PINEDO
    LUNGOTEVERE ARNALDO DA BRESCIA
    ROMA

    relatori

    Umberto Bianchi
    Fine dell’Euro/Fine della Globalizzazione

    Vito Bruschini
    “Quando l’Italia smarrì la sua innocenza in una crociera”

    Caterina Luisa de Caro
    Dal problema sociale al problema economico

    Orazio Fergnani
    Presentazione commento del libro ‘Arma Letale’

    Paolo Ferraro
    La crisi economica finanziaria nella crisi strutturale economica

    Enea Franza
    C’è spazio per una nuova Italia. Commento dal punto di vista dell’economista.

    Antonino Galloni
    Euro ed austerity, un binomio dissolvibile?

    Patrizio Romano Mariotti
    Dinamiche occulte della politica monetaria

    Alfonso Luigi Marra
    Sovranità monetaria internazionale e la confisca delle quote private della Banca d’Italia

    Giuseppe Mele
    Renzaurazione

    Claudio Moffa
    Due tre, troppe sovranità monetarie

    Carlo Morganti
    Moneta automa e Sovranità dello Stato

    Raffaele Panico
    Europa, individuo e libertà in comunità di nazioni: un dominio di coerenza per la felicità dell’uomo.

    Gian Paolo Pucciarelli
    Euro e o non euro (uscire dall’euro risolve il problema?)

    Giorgio Prinzi
    La vera ricchezza non è la moneta, ma il costo dell’energia

    Fernando Riccardi
    Lo scandalo della Banca Romana

    Rizzo Antonio
    Legislazione europee e legislazione americana, mancata armonizzazione delle leggi della politica finanziaria tra Stati Uniti e Paesi Anglosassoni

    Giuseppe Turrisi
    Ingegneria storica per la manipolazione del presente, tra economia sovrana e sovranità monetaria

    Fabio Verna
    Le doverose correzioni da apportare all’euro necessarie alla sua sopravvivenza

    Giorgio Romano Vitali
    La politica della Chiesa per l’Italia dal 1870 in poi

    http://convegnostoria.blogspot.it/2014/05/leuro-da-moneta-forte-moneta-spazzatura.html

  3. Un piccolo appunto, forse sfuggito al commentatore “Pace”. E’ vero, se avessimo l’autonomia nell’uso della moneta potremmo salvarci, ma…non in qusta Italia! Prima necessita defenestrare il sistema partitico e sopratutto la generale coltre di polvere (migliaia di parassiti che si sono incistati in tutti i livelli di potere dell’amministrazione pubblica. Solo con una pulizia di fondo ben fatta e meticolosa probabilmente il recupero della sovranità monetaria pootrebbe portarci verso la luce.

  4. Al limite “nn in questo mondo”, visto che e’ un problema globale. E piu che di autonomia si parla di proprieta’ della moneta. Non dobbiamo porci l’obbiettivo del “recupero” della sovranita’ monetaria, in quanto questa nn era prerogativa dello stato nemmeno prima il 1981 (basta leggersi il regio decreto n. 204 del 28/04/1910 che ha regolato le funzioni della BdI fino alla BCE), ma casomai alla conquista della sovranita monetaria. Ecco l’errore fondamentale, si parla dell’euro come moneta straniera ma si omette di evidenziare il sistema di creazione della moneta! Non modificando quel sistema nn cambierebbe granché questo sistema economico arrivato alla frutta !

  5. paradossalmente la BdI potrebbe anche essere privata, se l’emissione fosse cmq statale, ovvero se la banca addebitasse solo i costi di emissione allo stato e questo nn emettesse titoli per finanziarsi, ma piuttosto prendesse dalla banca le banconote al solo costo di stampa …
    Resterebbe poi il problema, molto grande (95%), dell’erogazione del credito delle commerciali, anch’esso ormai denaro …
    Quindi da questo punto di vista nn andrebbe nazionalizzata solo BdI, ma tutto il settore bancario

  6. No! I privati, in questo caso le banche è corretto che facciano il loro lavoro. La statalizzazione delle stesse porterebbe ad un collasso. (gli esempi ci sono nella storia). L’importante è che ogniuno faccia bene il suo lavoro e nel caso del settore bancario urge la divisione tra ilo settore commerciale da quello del credito. La banca centrale ha il compito di equilibrare, sanare e punire duramente chi fa il furbo, facendo, se il caso, fallire la banca che compie il passo più lungo della propria gamba, salvaguardando solo i depositi in conto corrente e conto capitale, ma non le speculazioni sulle obbligazioni bancarie (chi acquista queste, oggi, non è comunque salvaguardato!).

  7. senza commento

    Roma, 14 lug. (TMNews) – Il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato a maggio di 20 miliardi, raggiungendo il nuovo massimo di 2.166,3 miliardi. Lo comunica la Banca d’Italia.
    L`incremento – spiega Via Nazionale – riflette per 5,5 miliardi il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e per 14,9 miliardi l`aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine maggio a 92,3 miliardi; 62,4 a maggio 2013); l`emissione di titoli sopra la pari, l`apprezzamento dell`euro e gli effetti della rivalutazione dei BTP indicizzati all`inflazione (BTPi) hanno contenuto l`incremento del debito per 0,4 miliardi.
    Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 20,9 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,9 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

  8. Teniamo presente che questa voragine, ormai europea oltre che italiana, è solo per mantenere basso il valore dell’ormai cadavere dollaro. La politica di Draghi ancorché indicata come salva Italia è nella realtà salva-dollaro. Più basso è il rapporto dollaro/euro più si allunga la data della fine del dollaro. Auguriamoci solo che gli accordi presi dai Brics contro questo sterco del diavolo arrivino in porto con una certa celerità.

  9. casca a fagiolo…

    “Since its first summit in Ekaterinburg, Russia in June 2009, BRICS has progressed a long way to becoming not just another trade-block bent on economic growth in US dollar terms and according to Western economic rules and philosophy.
    Quite the contrary: after a further four summits held in Brazil (April 2010), China (April 2011), India (March 2012) and South Africa (March 2013); BRICS has grown into what it is today: an increasingly consolidated geopolitical alliance of powerful countries bent on neither allowing the Western powers to call the shots in today’s world, nor to threaten them. In fact, three of those countries suffered horrible Western aggression and colonialism over the past century: India, China and South Africa. BRICS will not continue to allow the West to impose its currencies, its debt-based economic philosophy, its moral “values” and its money-dependant “democracy” on everybody.
    In its 6th summit in Brazil, BRICS will address many key issues that make the Western powers nervous and edgy. For example, they have agreed to kick-off a new financial architecture obeying a totally different set of imperatives: a Contingent Reserve Agreement (shutting the door to International Monetary Fund meddling) and a New Development Bank (closing the door on the World Bank)”

    da ‘Building a BRICS wall’, di Adrian Salbuchi
    http://rt.com/op-edge/172624-brics-putin-arab-spring/

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