Far guerra alla Russia, un gasdotto alla volta

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Eric Draitser per rt.com

Mentre la politica umana della crisi in Ucraina guadagna tutti i titoli dei giornali, è la politica del gas che in molti modi si trova nel cuore del conflitto.
Infatti, la questione energetica non solo ha fatto da cornice a gran parte delle dimensioni economiche della crisi, ha rivelato le divisioni profonde che esistono tra l’élite politica e degli affari in Europa che, nonostante il proprio bluff e la spacconeria sulle azioni della Russia in Ucraina e l’espansione delle sanzioni, capisce abbastanza chiaramente che la Russia è parte integrante del futuro economico dell’Europa.
Tuttavia, questo non ha fermato l’Occidente e i suoi agenti e clienti in Europa orientale dal tentativo di minare la posizione economica strategica della Russia attraverso una varietà di mezzi. Dal deragliamento dei negoziati sulla costruzione di condotti all’utilizzo di governi fantoccio come un cuneo tra Mosca e l’Europa, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno tentato di minare la posizione economica e strategica della Russia a riguardo dell’infrastruttura di distribuzione del gas, rafforzando contemporaneamente la propria.

L’Ucraina e la minaccia per la Russia e l’Europa
Perso tra le storie dell’orrore dell’aggressione militare di Kiev al popolo del Donbass, gli attacchi feroci dei nazisti di Settore Destro, e lo stato generale di caos nelle istituzioni politiche dell’Ucraina, è il fatto che uno degli aspetti centrali del conflitto Ucraina-Russia è rappresentato dal gas. In particolare, si concentra sull’infrastruttura di fornitura dell’energia russa (condotti, raffinerie, ecc) in Ucraina e la sua importanza vitale per la continuità delle esportazioni energetiche della Russia verso l’Europa.
Inoltre, Kiev e il gigante russo dell’energia Gazprom sono stati impegnati a cercare di negoziare i termini di pagamento per la fattura massiccia (almeno 4 miliardi di dollari, ma probabilmente di più) che l’Ucraina deve, che solleva indubbiamente la posta in gioco per entrambe le parti in quanto sono in gioco miliardi di dollari. Se il ​​conflitto fosse solo finanziario, allora senza dubbio una soluzione potrebbe essere raggiunta. Tuttavia, nelle ultime settimane ci sono stati sviluppi e accuse pericolose, che hanno posto la questione in una nuova luce; non si tratta più solo di profitti, si tratta di sicurezza.
A metà giugno, un importante gasdotto che trasporta il gas russo attraverso l’Ucraina è stato fatto saltare in aria nella regione di Poltava del Paese. Anche se le autorità ucraine hanno sostenuto che la fornitura di gas per l’Europa non è stata interrotta, l’incidente segnala uno sviluppo pericoloso nella crisi in corso, in particolare il colpire i gasdotti chiave da parte di terroristi significa attaccare interessi economici russi. Molti esperti, tra cui l’eminente storico e studioso Dr. Stephen Cohen, hanno accusato i gruppi estremisti ultranazionalisti di destra di svolgere questa azione terroristica, così come altre tra cui la vergognosa e violenta “protesta” davanti all’ambasciata russa di Kiev.
In realtà, questa settimana ha visto l’ennesimo attacco da parte di terroristi di Settore Destro alle infrastrutture gasifere critiche. Un grande contingente di militanti del gruppo fascista ha sequestrato la raffineria di petrolio Dolynsky a Kirovograd in Ucraina centrale. L’attacco all’impianto, di proprietà di un amico e socio in affari del deposto ex presidente Yanukovich, costituisce ancora un altro assalto agli elementi chiave della rete di approvvigionamento energetico russa. Mentre i militanti di Settore Destro giustificano le loro azioni come parte di una campagna contro “i terroristi a Donetsk”, è difficile vedere questi sviluppi come qualcosa di diverso da un attacco diretto agli interessi economici russi.
Anti-government protesters from far-right group "Right Sector" train in Independence Square in central KievNaturalmente, Kiev non è stata esattamente diligente nei suoi tentativi di indagare questi e altri incidenti che coinvolgono Settore Destro e altri gruppi fascisti, che sono stati legalmente approvati, anche con il soprannome di “Guardia Nazionale”, dalle autorità ucraine. A prescindere dalla mancanza di una indagine approfondita, l’attacco al gasdotto rappresenta una significativa escalation del conflitto, in quanto ora esso minaccia non solo i ricavi russi, ma l’approvvigionamento energetico europeo.
Come molti commentatori hanno notato, la Russia fornisce oltre un terzo delle importazioni di gas in Europa, con il 60-80 per cento di tale fornitura che viaggia attraverso gasdotti sul territorio dell’Ucraina. Una escalation di attacchi a queste infrastrutture critiche minaccia la stabilità dell’economia europea, e ha portato molti imprenditori in Europa e negli Stati Uniti a mettere in discussione non solo le politiche di Washington e Bruxelles verso il problema Ucraina, ma la generale ostilità verso la Russia che è venuta a dominare i circoli della classe dominante in Occidente. Sembrerebbe quindi che la volontà politica di esacerbare ulteriormente il conflitto sia in contrasto con il buon senso degli affari – esattamente ciò che molti in Russia e in tutto il mondo vanno dicendo da quando è iniziato il caos in Ucraina.

Condotte e guerra economica per procura
Al di là dell’Ucraina, c’è stata una serie di tentativi da parte degli Stati Uniti e dei suoi partner per far deragliare lo sviluppo dei condotti russo, e, come corollario, per continuare a promuovere progetti che minano la posizione della Russia nel mercato energetico dell’Europa.
Uno dei progetti più noti che Mosca ha intrapreso negli ultimi anni è l’altamente ambizioso gasdotto South Stream, un progetto che dovrebbe portare il gas russo sotto il Mar Nero e in Europa centrale attraverso la Bulgaria e la Serbia. Visto da molti esperti come il tentativo della Russia di diversificare la propria infrastruttura di consegna lontano dall’Ucraina, il progetto è stato un importante punto dolente con gli Stati Uniti, che hanno tentato di ridurre la dipendenza europea dall’energia russa. E così, i negoziati tra i Paesi di transito interessati hanno assunto un significato ulteriore con l’avvento della crisi in Ucraina. E’ in questo contesto che le ultime notizie dalla Bulgaria sono preoccupanti per il Cremlino.
All’inizio di questo mese, il governo della Bulgaria ha ceduto alle pressioni dell’UE e fermato la costruzione del South Stream. Un certo numero di analisti, sia in Bulgaria e in tutto il mondo, ha notato che questo sviluppo è una conseguenza diretta delle minacce e del braccio di ferro con l’Occidente, che sta disperatamente cercando di impedire alla Russia di solidificare ulteriormente la propria posizione nel mercato europeo dell’energia.
Come un importante analista politico bulgaro, che ha chiesto di non essere nominato, ha detto all’agenzia di stampa tedesca Deutsche Welle, “l’UE non ha soldi per sostenere l’Ucraina nella disputa sul gas con la Russia… Quindi, al fine di ricattare Mosca e costringerla a continuare il trasporto del gas attraverso l’Ucraina, Bruxelles vuole porre fine al progetto South Stream. I bulgari sono le ultime vittime. E il progetto potrebbe ancora essere completato, potenzialmente attraverso la Turchia, che non si piega alla pressione [sic] da parte dell’UE.”
In effetti, sembra che l’Europa, e per estensione gli Stati Uniti, stiano cercando di sfruttare il loro peso politico in Europa orientale per bloccare lo sviluppo russo e, contemporaneamente, mantenere quei Paesi asserviti all’Occidente. Come molti hanno notato, il gasdotto porterà enormi benefici alla Bulgaria, e a  tutti i Paesi attraverso i quali transita, in quanto tali Paesi saranno quindi destinatari di sconti generosi sul prezzo del gas, per non parlare della creazione di posti di lavoro e di altri importanti benefici per i Paesi economicamente in difficoltà dell’ex spazio sovietico.
Ed è proprio questo il problema, vale a dire la questione se Paesi come la Bulgaria sono autorizzati a perseguire il proprio sviluppo economico indipendente, o se devono essere sottoposti al bullismo europeo e americano. Come il noto analista politico ed energetico bulgaro, e professore di Relazioni Internazionali, la dott.ssa Nina Dyulgerova ha spiegato in una recente intervista:
“A giudicare dal fatto che noi [la Bulgaria] siamo il primo Paese del percorso nella UE di South Stream, possiamo concludere che ciò ha a che fare con la politica. L’Europa è sottoposta ad un crescente scontro russo-americano nel settore dell’energia. La crisi ucraina, per esempio, era un oggetto geostrategico d’impatto da parte degli Stati Uniti che ha portato… a una maggiore partecipazione degli Stati Uniti nel più importante elemento degli interessi di Washington in materia di energia, vale a dire – il sistema di trasporto del gas in Ucraina. Casualmente [Hunter Biden], figlio del vicepresidente americano Joe Biden, è membro del consiglio di amministrazione nella società del gas ucraina [Burisma]. Il fatto che un processo di acquisto su parti del sistema energetico dell’Ucraina da parte delle imprese americane, e di quelle europee vicino a loro, aumenta anche la pressione sulla costruzione di South Stream, perché sarebbe come ridurre o porre fine a questo gioco complicato.”
Come la dottoressa Dyulgerova osserva correttamente, parte della strategia americana in Ucraina è di spogliare il patrimonio dello Stato ucraino, principalmente ma non esclusivamente nel settore energetico, e di venderlo agli interessi occidentali. Naturalmente, la contro-misura della Russia è quella di accelerare lo sviluppo di South Stream, a cui l’Occidente ha risposto con la più recente tornata di intimidazione e ingerenza. In realtà, questo va ben oltre la semplice attività clientelare capitalista con le aziende occidentali.
south streamPoco prima che il primo ministro bulgaro Plamen Oresharski desse l’annuncio che il suo Paese avrebbe congelato la costruzione di South Stream, egli ha avuto ampie consultazioni con importanti senatori statunitensi, tra cui John McCain (R-AZ) e Ron Johnson (R-WI), entrambi i quali vantano estesi legami con l’industria petrolifera e del gas. Subito dopo questi incontri, è stato fatto l’annuncio, un collegamento che certo non è una semplice coincidenza. Ovviamente, l’establishment politico, al servizio dei suoi padrini aziendali, ha impegnato le proprie energie e risorse per essere la punta di lancia contro lo sviluppo economico della Russia e i suoi tentativi di solidificare le sue relazioni con i Paesi europei.
Mentre Paesi come la Bulgaria sono stati intimiditi dalla pressione statunitense ed europea, altri non lo sono stati. Sulla scia dell’annuncio del primo ministro della Bulgaria, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha ribadito la volontà del suo Paese di partecipare al progetto e mantenere i suoi tradizionalmente stretti legami con la Russia. Inoltre, i leader in Slovenia e Austria hanno continuato a esprimere il loro sostegno a South Stream, respingendo le richieste di Washington e Bruxelles di allontanarsi dal progetto. In realtà, il presidente russo Putin e il presidente austriaco Fischer si sono riuniti questa settimana in occasione della firma dell’accordo di cooperazione  tra l’austriaca OMV e la russa Gazprom. In una sottile, tipicamente poco diplomatico e scostante, minaccia diretta all’Austria, l’ambasciata degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione secondo cui gli austriaci “dovrebbe considerare attentamente se gli eventi di oggi contribuiscono allo sforzo [di mantenere l’unità transatlantica e scoraggiare ulteriormente l’aggressione russa].”
In sostanza, quindi, South Stream è diventato uno dei campi di battaglia primari nella guerra economica che l’Occidente sta conducendo contro la Russia. Le sanzioni sono solo l’aspetto di facciata del tentativo molto più sinistro di soffocare lo sviluppo economico indipendente di tutti i Paesi che cercano di fare affari con la Russia e aumentare la propria prosperità.
Inoltre, gli attacchi contro South Stream segnalano una politica USA-UE in Ucraina e nella regione, che è per molti versi in contrasto con potenti interessi economici. In questo senso, alcune delle divisioni presenti all’interno dell’establishment sono diventate più chiare. Inoltre, con la recente firma del contratto gasifero sino-russo, che porterà al completamento di due condotte più critiche, Mosca sembra aver sviluppato una contro-strategia globale. Mentre gli Stati Uniti e i suoi partner hanno tentato di riavviare progetti come il gasdotto trans-caspico – un’alternativa a South Stream sponsorizzata dall’Occidente, che è ancora nelle fasi iniziali e ha incontrato una serie di importanti ostacoli negli ultimi anni – la Russia continua a costruire e rinnovare la propria infrastruttura di trasporto costantemente.
Il 19° secolo ha visto l’avvento del “Grande Gioco” – la concorrenza tra gli imperi russo e britannico per il controllo sui resti dell’Impero Ottomano nel Mar Nero, in Asia centrale e altrove – che è durato per tutto quel secolo, portando ad almeno due grandi guerre con la partecipazione della Russia. Il 20° secolo è stato caratterizzato da guerre mondiali e dalla Guerra Fredda che ha visto l’impero anglo-americano, anche quando alleato con l’Unione Sovietica durante le guerre, in continua competizione con la Russia. Nel 21° secolo, un’epoca in cui tali animosità dovevano essere state sepolte con le generazioni precedenti, stiamo assistendo a un rinnovamento del Grande Gioco e della Guerra Fredda, con gli Stati Uniti e l’Europa che portano una sfida alla crescente potenza economica della Russia.
Il nuovo Grande Gioco è per l’energia, i gasdotti, e l’accesso ai mercati. Ma, in ultima analisi, si tratta di potere, e gli Stati Uniti devono ancora riconoscere che il potere che una volta esercitavano, il potere di influenzare i risultati a proprio vantaggio ogni volta che fa comodo, è rapidamente diminuito. Washington deve ancora riconoscere che il mondo intero non è più il suo cortile imperiale. Speriamo, per il bene della pace e del progresso, che essi riconosceranno questa realtà, più prima che poi.

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