L’Ucraina è una pedina

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“Nel ‘Serpente di Dio’ racconto l’esperienza caucasica, terra di un conflitto moderno che è una sorta di modello di tutti i conflitti moderni, sponsorizzati dalle forze capitalistiche. Basta spostare luoghi e protagonisti e ci si trova in Ucraina, con gli USA che sponsorizzano apertamente falangi di finti ribelli, che sostengono il colpo di Stato e ospitano consiglieri americani. L’Ucraina è una pedina della partita tra capitalismo e l’ultimo grande Stato sociale. La Russia oggi è un Paese che rispetta i valori tradizionali dello Stato sociale: Stato, famiglia, religione. Il capitalismo ha avuto tutto il tempo di esprimersi, dal dopoguerra alla crisi odierna. Si sono sgretolati tutti i diritti fondamentali, istruzione, salute, assistenza. In Ucraina l’economia è crollata e si è sfruttata l’insoddisfazione popolare, per aprire la strada a neonazisti, faccendieri e spie americane. L’Europa deve decidere da che parte stare. Perché tutto il brutto che accade lì investirà tutti i Paesi europei, anche l’Italia”.

Da Caucaso di lotta e avventura, recensione al nuovo romanzo di Nicolai Lilin “Il serpente di Dio”, apparsa sulla Gazzetta di Parma di venerdì 8 Agosto, p. 39.

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6 thoughts on “L’Ucraina è una pedina

  1. USA_UE_NATO schiumano rabbia, vedendo i propri propositi di prendere la popolazione del Donbass per fame e disperazione messi fuori gioco dall’arrivo del convoglio umanitario dalla Russia…

  2. Ben gli stà,personalmente tifo per Putin e la Russia,sempre meglio di Obomba e i suoi demoncratici USA &getta.

  3. La mossa dei russi con i camion è pubblicitaria: chiaramente non possono bastare per centinaia di migliaia di persone, ma bastano ed avanzano per lavarsi dalla colpa di non aver agito. Indubbiamente a livello mediatico è un’ottima mossa.

    Adesso vediamo cosa fanno gli altri: insistono a tirare granate? La situazione mi ricorda Sarajevo.

  4. altrettanto chiaramente e prevedibilmente seguiranno ulteriori aiuti, senza che siano supposti sensi di colpa a muovere i russi in tal senso.
    per quanto riguarda gli altri, da bravi pupazzi continueranno a fare ciò che ordinano loro i padrini di Washington e Bruxelles

    Sergey Ryabkov, Russia’s deputy Foreign Minister:
    “We are confident that we are right. And we accuse Kiev and countries that support it that over and over again they have been placing their political – as a matter of fact anti-Russian – interests above established norms of humanism and compassion,” Ryabkov said.
    “Kiev insinuations” would be followed by “similarly hypocritical” lecturing from other capitals, the diplomat observed. And that appeared to be exactly the scenario.

    http://rt.com/news/182088-kiev-delay-humanitarian-aid/

  5. magistrale commento

    “Per capire il motivo occorre partire da una premessa: Mosca sta sostenendo lo sforzo militare di un esercito (la Milizia del Donbass) che conta ormai 15.000 – 20.000 uomini; un esercito impegnato da mesi in una compagna sanguinosa e senza tregua, che ha bisogno di enormi quantitativi di equipaggiamento. Questo significa che, senza pubblicità e senza clamore, il voentorg (traffico di guerra) fa transitare rifornimenti ben maggiori di quelli giunti a Lugansk con il convoglio. Questi rifornimenti sono di vario genere: ci sono le donazioni dei privati, del partito comunista russo, della chiesa ortodossa e di qualche magnate, ma la rivolta sarebbe già finita da un pezzo se tutti questi sforzi non fossero coordinati dallo stato Russo. In definitiva: se la Russia voleva fare arrivare venti camion al giorno per dieci giorni a Lugansk poteva farlo, probabilmente, usando la copertura di una azienda privata, e praticando, senza gravi rischi, le stesse strade che poi ha effettivamente seguito il convoglio. Ma non ha voluto farlo. E per noi, oggi, è importante capirne il motivo.”

    da IL CONVOGLIO UMANITARIO E LA NASCITA DEL SOFT POWER RUSSO
    http://voltideldonbass.wordpress.com/2014/08/23/il-convoglio-umanitario-e-la-nascita-del-soft-power-russo/

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