Le ragioni dell’altra parte

nemicoDavanti alle immagini angoscianti e ossessive della guerra senza fine al ‘terrorismo’, che l’America ha decretato all’indomani dell’11 Settembre, mi torna alla mente un pezzo che Tiziano Terzani scrisse alla vigilia dell’attacco all’Afghanistan. Raccontava le impressioni di due mezze giornate passate fra i seguaci di Osama bin Laden, in uno dei campi di addestramento al confine fra Pakistan e Afghanistan:
“Ne uscii sgomento ed impaurito. Per tutto il tempo in mezzo ai mullah, duri e sorridenti, e a tanti giovani dagli sguardi freddi e sprezzanti, mi ero sentito un appestato, il portatore di un qualche morbo da cui non mi ero mai sentito affetto. Ai loro occhi la mia malattia era semplicemente il mio essere occidentale, rappresentante di una civiltà decadente, materialista, sfruttatrice, insensibile ai valori universali dell’Islam.
Avevo provato sulla mia pelle la conferma che, con la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo, la sola ideologia ancora determinata ad opporsi al Nuovo Ordine che, con l’America in testa, prometteva pace e prosperità al mondo globalizzato era quella versione fondamentalista e militante dell’Islam.” [1]
C’erano in quelle parole una volontà di capire, di andare oltre la verità ‘ufficiale’, di vedere anche le ragioni dell’altra parte, che oggi, a tredici anni di distanza, sembrano molto lontane.
Un califfato medievale che muove all’assalto dell’Occidente, teste mozzate, donne rapite, cristiani seppelliti vivi o crocefissi, intere etnie annientate.
Terrore, sgomento, angoscia: questi i messaggi trasmessi dai media, il cui fine consiste nell’inculcare nella mente della gente semplice una fiducia totale nei confronti del potere salvifico degli Stati Uniti e dei suoi alleati, unici depositari dei ‘valori’ umani minacciati.
Quale dialogo ci può essere con un ‘Califfato del Terrore’? Nessuno, non serve dirlo. Nessuno, se l’altro viene ridotto a non umano, a terrore allo stato puro.
Con queste parole non voglio giustificare nessuno. Voglio solo far sentire un’altra voce, cercare di andare oltre l’apparenza ci ciò che ci viene mostrato. Come è possibile far finta di non sapere che in questo momento in Irak migliaia di persone stanno vivendo nel terrore o morendo sotto i bombardamenti americani? Come è possibile considerare giusto attaccare con i droni un popolo o anche un esercito di guerriglieri, senza scendere sul campo di battaglia, cioè da vigliacchi, e pensare o pretendere che non ci sia alcuna reazione? Come è possibile credere che lo Stato Islamico abbia conquistato i suoi territori in un mese e sia pronto a conquistare il mondo intero se la sua fondazione fu annunciata già dal 2006? E se lo Stato Islamico voleva attuare il genocidio delle minoranze, perché dopo otto anni tali minoranze occupano ancora i loro territori? E se persecuzioni in passato ci sono state, perché il democratico e umanitario Occidente non ha battuto ciglio?
Stranamente, tutti gli eccidi, tutte le atrocità, ancora una volta, compaiono quando gli Stati Uniti si apprestano a scatenare l’ennesima guerra. E per convincere, la minaccia si fa sempre più grande. E non penso sia un caso che il premio Nobel per la pace Obama abbia impedito di pubblicare le foto di Abu Ghraib: sono così orrende, così indecenti, così vergognose, come ha detto il generale che ha condotto l’inchiesta, che metterebbero a rischio non solo le truppe americane, ma la stessa politica estera statunitense.
In Occidente, la gente, così plagiata dai mezzi d’informazione da far apparire più libera la Corea del Nord, può essere ancora convinta, ma siamo sicuri che il mondo islamico, soprattutto quei Paesi che tanto hanno sofferto per le invasioni americane, siano ancora disposti a continuare a subire ogni sorta di sopruso? E perché dovrebbero crederci?
Dell’Occidente, finora, hanno visto solo il volto rapace e assassino.
Marcella Guidoni

[1] Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Milano 2002, p. 24

7 thoughts on “Le ragioni dell’altra parte

  1. Obama riferirà sul modo di compattere l’Isis. È comico, un presidente di un popolo bugiardo che informa tutti di come combatterà l’estremismo. Dirà qualche cosa e farà il contrario di tutto. L’Isis è una fede e non si può combattere con le armi e lui lo sa.

  2. Quindi faranno una alleanza contro l’Isis. Gli americani, come hanno fatto da sempre, pagheranno e faranno combattere i ribelli “buoni” della Siria contro il Califfato, bombarderanno la Siria sperando così di abbattere anche il Presidente Assad con qualche manovra non ortodossa qualche proiettile vagante ad esempio.
    La Russia dovrebbe stare attenta alle manovre subdole di obama che potrebbe colpire una parte e nel contempo conquistare tutta la Siria anche con qualche altra bugia internazionale ben costruita e lanciata dai media. Ho paura di questo. Speriamo che Putin stia all’erta a meno che non ci sia un tacito scambio con i loro problemi europei. Dei presidenti americani non mi fido visto le bugie che autorizzano a divulgare.

  3. I presidenti americani sono tutti criminali, nessuno escluso. Quindi, inutile parlare di fiducia per loro. Purtroppo, non mi fido più tanto nemmeno di Siria, Iran e Russia: infatti, non hanno aiutato l’Iraq a difendersi nella serie di invasioni americane. Siria e Iran addirittura si sono offerte di aiutare gli usa contro i ‘terroristi’. Mi fido solo della resistenza irachena, che ha pagato un enorme tributo di sangue per cacciare gli americani dall’Iraq, senza l’aiuto di nessuno.

  4. replico con le parole di Manlio Dinucci, che a nostro parere sono incontrovertibili:

    “L’Isis svolge quindi di fatto un ruolo funzionale alla strategia Usa/Nato di demolizione degli stati attraverso la guerra coperta. Ciò non significa che la massa dei suoi militanti, proveniente da diversi paesi, ne sia consapevole. Essa è molto composita: ne fanno parte sia combattenti islamici, formatisi nel dramma della guerra, sia ex militari dell’epoca di Saddam Hussein che hanno combattuto contro gli invasori, sia molti altri le cui storie sono sempre legate alle tragiche situazioni sociali provocate dalla prima guerra del Golfo e dalle successive nell’arco di oltre vent’anni. Ne fanno parte anche diversi provenienti da Stati uniti ed Europa, dietro le cui maschere certamente si nascondono agenti segreti appositamente formati per tali operazioni.
    Detto questo, vi sono fatti incontrovertibili i quali dimostrano che l’Isis è una pedina del nuovo grande gioco imperiale in Medio Oriente. Nel maggio 2013, un mese dopo aver fondato l’Isis, Ibrahim al-Badri – il «califfo» oggi noto col nome di battaglia di Abu Bakr al-Baghdadi – incontra in Siria il senatore statunitense John McCain, capofila dei repubblicani incaricato dal democratico Obama di svolgere operazioni segrete per conto del governo. L’incontro è documentato fotograficamente. Molto sospetto è anche l’illimitato accesso che l’Isis ha alle reti mediatiche mondiali, dominate dai colossi statunitensi ed europei, attraverso cui diffonde i filmati delle decapitazioni che, suscitando orrore, creano una vasta opinione pubblica favorevole all’intervento della coalizione a guida Usa in Iraq e Siria. Il cui reale scopo strategico è la rioccupazione dell’Iraq e la demolizione della Siria.”

    da http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipei10-014962.htm

  5. Non ci sono dubbi sul fatto che gli americani abbiano manipolato e ingigantito il ‘terrorismo islamico’ al fine di provocare guerre ed abbattere governi sgraditi. Tutto ebbe inizio in Afghanistan… Sicuramente ci sono agenti segreti, perché gli agenti segreti americani stanno infiltrati dappertutto. Sembra, però, che ora la situazione gli stia sfuggendo di mano. Altrimenti, come spiegare lo strano fenomeno per cui i creatori dell’ISIS stiano oggi bombardando la loro creatura? Non mi pare corretta l’informazione sulla fondazione dello Stato islamico, che risale invece al 2006. Condivido in pieno la conclusione: la manipolazione mediatica, infatti, è in coerenza con le menzogne precedenti dell”impero’, mentre lo scopo strategico è la rioccupazione dell’Iraq e la conquista della Siria, zone chiavi per assicurarsi l’egemonia mondiale.

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