L’Atlantismo è un totalitarismo (1° parte)

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Iniziamo la pubblicazione, in tre parti, del breve saggio di Guillaume de Rouville, autore francese e curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie.
Traduzione di M. Guidoni.

Un dovere d’introspezione
L’Atlantismo è l’ideologia dominante delle società europee attuali, quella che avrà di sicuro più influenza sul divenire dei nostri destini comuni; tuttavia è una di quelle ideologie quasi nascoste di cui si parla apertamente solo nel cerchio ristretto del mondo alternativo. Sono Atlantisti tutti gli europei che collaborano alla visione egemonica degli Stati Uniti e condividono la sua particolare ideologia che risponde al candido nome di imperialismo. In altre parole, l’Atlantismo è l’ideologia degli esecutori servili dell’ideologia imperialista americana; esso le è subordinata e dalla sua sottomissione non raccoglie che le briciole cadute a terra dalla mensa dopo il banchetto dell’imperatore.
Ѐ un’ideologia minore che fa parte di un’ideologia maggiore. Ѐ a un tempo vile e aggressiva: vile, perché gioca solo ruoli secondari; aggressiva, perché prende in prestito dal proprio padrone d’oltre atlantico le sue visioni egemoniche deliranti e tutte le sue caratteristiche totalitarie. Ѐ un totalitarismo nel totalitarismo, un dominio dei dominati, un imperialismo di servi e di schiavi diventati maestri nell’arte di sottomettersi. Parlare dell’Atlantismo europeo è parlare del progetto imperialista americano e viceversa. La sola cosa che li distingue è la loro posizione nella gerarchia totalitaria: il primo non è che l’emanazione del secondo, non si definisce che attraverso di esso, si accontenta di imitarlo e di obbedirgli in tutto; in compenso, non gli è alla pari in nulla.
Ogni continente ha i suoi collaboratori al servizio dell’imperialismo americano, ogni zona d’influenza di quest’ultimo ha il suo proprio Atlantismo. Potremmo così accontentarci di evocare le caratteristiche totalitarie dell’imperialismo americano per comprendere l’Atlantismo. Ma la posizione di subordinazione che gli Europei hanno adottato in relazione al loro modello nordamericano è il risultato di una scelta delle nostre élites con la quale dobbiamo confrontarci direttamente, piuttosto che imputare ogni forma di responsabilità sull’oligarchia americana. Prendiamoci la nostra parte di responsabilità, guardiamo come veramente siamo, facciamo il lavoro d’introspezione necessario prima di rialzare la testa e ritrovare la nostra dignità. Poiché, prima di poter ribellarsi contro i propri padroni, bisogna sapersi percepire come schiavi e riconoscere la parte di consenso e di codardia che c’è in questa situazione.

Da un totalitarismo all’altro
Le caratteristiche di questa ideologia sono numerose e non rivestono tutte la stessa importanza, ma evidenziano molto chiaramente una ideologia totalitaria che ha sue proprie specificità che non si ritrovano necessariamente nella stessa forma nei totalitarismi eretti a modelli cristallizzati come lo stalinismo o il nazismo. Non ci sembra utile, in effetti, paragonare l’Atlantismo ad altri totalitarismi del passato, poiché può esserci un totalitarismo a sé stante che non condivide necessariamente tutte le caratteristiche dei modelli più compiuti, modelli che appartengono a un’altra epoca.
Ci sono gradi diversi nel totalitarismo atlantista; come ci sono diversi modi di subirlo. A seconda che si sia un popolo dell’Africa o del Medio Oriente o un cittadino tedesco o francese appartenente alla classe dei privilegiati, il totalitarismo atlantista non sarà vissuto nella stessa maniera. Se globalmente è assassino, esso può essere localmente benefico per una minoranza. In altre parole, il totalitarismo atlantista è a geometria variabile (il suo carattere è ambiguo): tanto spietato e brutale verso gli uni, può divenire più compassionevole e portatore di qualche beneficio per coloro che lo rispettano e chinano il capo di fronte alla sua potenza. Esso è ugualmente presente ovunque e quasi mai tollera la contestazione, soprattutto quando questa assume un carattere di minaccia per il suo dominio.
Infatti, se potete contestarne gli aspetti secondari e godere, nel farlo, della più totale libertà, non vi sarà mai permesso di attaccarne, con la forza dei fatti [1], i fondamenti: (1) il liberismo finanziario e la potenza delle banche, (2) il dominio del dollaro negli scambi internazionali, (3) le guerre di conquista del complesso militar-industriale volte all’accaparramento delle risorse naturali dei Paesi lontani dai suoi valori; (4) l’egemonia totale degli Stati Uniti (in campo militare, economico e culturale) da cui riceve le sue direttive e la sua ragion d’essere; (5) l’alleanza incrollabile con l’Arabia Saudita (principale Stato terrorista islamico del mondo); (6) il sostegno senza eccezione al sionismo.
L’Atlantismo è, in effetti, un totalitarismo che definisce una libertà controllata, limitata agli elementi che non la rimettono in causa; una libertà senza conseguenza; una libertà senza portata contestataria; una libertà consumistica e libidica; una libertà impotente. Ѐ una libertà che ci rivolge questo messaggio: «Schiavo, fa’ ciò che vuoi, purché mi baci i piedi e lavori per me».
Per giudicare il carattere totalitario dell’Atlantismo, conviene averne uno sguardo generale e vedere come opprime e come uccide, in un luogo qualsiasi del pianeta. Poco ci importa che possa essere tollerabile per intere popolazioni (le élites occidentali e i loro protetti), se poi si rende terribile e spietato per il resto dell’umanità, poiché la sua mansuetudine agli occhi di alcuni non lo rendono migliore o meno criminale. Così, la sua ambiguità è il risultato della percezione che possiamo averne quando ci mettiamo nella pelle dell’uomo bianco occidentale. Perché, se proviamo per un istante a metterci al posto degli Iracheni, dei Libici, dei Siriani (tre esempi fra i tanti), la sua essenza perde l’ambiguità e si rivela per ciò che è: una potenza criminale che corrompe l’umanità e i valori democratici.

Nota
[1] Le parole delle minoranze alternative sono raramente dei fatti nel senso che possono cambiare il corso delle cose.

(Fonte)

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9 thoughts on “L’Atlantismo è un totalitarismo (1° parte)

  1. Abbiamo già acquistato dopo decenni (dal 1920) una petroliera proveniente dagli Usa. E’ iniziata la commercializzazione a prezzo che non è stato divulgato (chissà perché?) del petrolio. L’Italia, la solita serva lavandaia, ringrazia mettendosi a 90°.

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  2. L’aspetto codardo dell’Atlantismo italiano dovrebbe essere evidente anche ai più ciechi ed inesperti di questioni politiche: non esiste al mondo alcuna aggressione militare americana a cui il fedele servo italiano abbia rifiutato di partecipare o che abbia solo osato condannare. Ma ci sono casi in cui il servilismo atlantista italiano ha raggiunto livelli ridicoli. Ricordate il commento di Silvio Berlusconi quando Zapatero ritirò le truppe spagnole dall’Irak? “Adesso siamo noi i primi alleati degli USA”. In altre parole, era felice, grazie al ritiro della Spagna, di essere salito di un gradino nella scala dei servi partecipanti alla distruzione dell’Irak. Ma l’esempio migliore rimane quello della guerra alla Libia, dove il Presidente Silvio Berlusconi ha partecipato ai bombardamenti contro l'”amico” Gheddafi.

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  3. Nella zona di Pisorno nel recinto di Camp Darby ogni anno gli Amerikani fanno la festa dell’amicizia e dell’inizio dell’estate. Grigliate, giochi ecc. Molti ci “cascano” e vanno, felici, a farsi perquisire all’ingresso anche se sono in maglietta e pantaloncini corti. Panem et circenses da duemila anni aggrega sempre più persone che non hanno messo ancora il cervello on line. Quando si sveglieranno?

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  4. Guardiamo in faccia la realtà. SIGONELLA E’ UN LUOGO DI MORTE. Come chiamare, altrimenti, un luogo da dove partono velivoli e ordigni per bombardare popolazioni inermi? Quando penso a Sigonella, la mia mente non può non andare ai bambini, alle donne, agli uomini, ai vecchi che sono stati dilaniati dalle bombe degli americani e dei loro alleati. Che questa drammatica realtà venga nascosta è grave. Ma ancor più grave è che non se ne parli perché ne sono state vittime i Libici, cioè esseri tacitamente considerati come appartenenti ad una sottocategoria umana che non merita alcuna attenzione.
    Purtroppo, certi miseri individui non riescono o non vogliono vedere oltre i loro indicibili interessi che, diciamolo, invece, non vanno oltre le loro tasche. La verità è che Massimo Zucchetti deve aver dato molto fastidio all’Associazione turistica di Giarre, non certo per i principi ideali che ha espresso, vilmente e superficialmente bollati dalla Pro Loco come ‘falso moralismo’, quanto piuttosto per la possibile lesione che le sue parole avrebbero potuto provocare agli interessi economici della stessa Associazione. Allora alla Pro Loco conviene chiudere ogni possibile discorso critico. L’unico ‘argomento’ esistente nella risposta a Zucchetti è che la ‘gita’ sarebbe “richiestissima” e “partecipata”. QUESTO E’ L’ARGOMENTO DI CHI NON HA ARGOMENTI. Lo stesso linguaggio userebbero infatti gli eventuali organizzatori o creatori di qualunque misero, vuoto o squallido passatempo della nostra società degradata, dai video-giochi, ai droga-party, fino al bunga bunga. Essi non riporterebbero mai motivazioni storiche, culturali o antropologiche delle loro povere attività, per il semplice fatto che non esistono.

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  5. beh, ai Libici hanno riservato una grande attenzione, persino eccessiva, almeno finché si trattava di “liberarli” da Gheddafi… da quel momento in poi, entrati ormai nel novero dei paradisi democratici, è diventato lecito ignorarli (cioé lasciare che si cannibalizzassero vicendevolmente, permettendo ai “liberatori” di sottrarre loro quante più risorse naturali possibili e di compartecipare ai profitti dei molteplici traffici illeciti, a partire da quello di carne umana).
    per quanto riguarda la gita a Sigonella, gli organizzatori hanno vita facile a sostenere che essa sarebbe “richiestissima” e “partecipata”.
    perché è effettivamente così… 😦

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  6. L’ha ribloggato su Pensare Liberi Newse ha commentato:
    Qualche settimana fa mi è capitato di leggere questo bel saggio di Guillame de Rouville, autore francese che disconoscevo ma che ora sto seguendo con una certa attenzione. La traduzione di questo scritto, che riguarda il particolarissimo e ambiguo rapporto di amicizia tra gli Usa e l’Europa intera, l’ho trovata sul sito Byebyeunclesam (che ringrazio) ed è quindi la versione che riblogghiamo molto volentieri. Crediamo fermamente nel fatto che bisogna affrontare e mettere in discussione qualunque cosa, non tanto per puro spirito di contraddizione sterile e fine a se stesso, ma piuttosto per cercare di alimentare – se possibile – un dibattito politico che è rimasto appiattito su posizioni ormai date per scontate e che spesso vengono ripetute in automatico come un disco rotto, senza nessun confronto (appunto) e senza che ci sia la possibilità di avere delle voci contrarie che possano invitarci quanto meno a riflettere e aiutare magari a capire e a comprendere il nostro contesto e quello che sta accadendo. Infatti, il pensiero che emerge da questo saggio, che pubblicheremo in tre parti, è un pensiero che accomuna molti di coloro i quali (e sono sicuro che sono tantissimi) sentono l’amicizia di questo paese come ingombrante, invadente e pervasiva.
    Buona lettura

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  7. Pingback: Il terrorismo atlantista e il concetto di “danni collaterali” | Informare per Resistere

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