Il torturatore è Obama

obabush

Stati Uniti, Guerra Senza Politica e Ferguson Brucia,
di Piero Laporta

Nelle due colonne in fondo a questo testo si può leggere il testo originale e la traduzione della Risoluzione 758, votata il 4 Dicembre dal Congresso degli Stati Uniti e approvata a larga maggioranza, 411 sì e 10 no. Quando scoppierà la guerra tra Stati Uniti e Russia, ricorderemo il documento che proponiamo qui sotto.Questa risoluzione, a dispetto della vasta maggioranza bipartisan che l’ha votata, è un sintomo di pessima salute politica nella già traballante credibilità degli Stati Uniti di Obama, portatisi in una molteplicità di guerre, esigendo di esservi accompagnati dagli alleati, non di meno incapaci di un minimo controllo sui naturali sviluppi caotici dei conflitti e, soprattutto, di rispettare essi stessi i solenni principi evocati nella Risoluzione 758, come pure nei documenti politici posti a base degli interventi armati, che oramai spaziano da Gibilterra al Lontano Oriente, mentre le piazze di Ferguson e di di New York sembrano pentole a pressione con la valvola bloccata.
Le accuse di torture alla CIA sono puerili (ma non meno gravi) nel loro scoperto tentativo di restringere le responsabilità morali, giuridiche e civili a una burocrazia, la quale, come tutte le burocrazie, è collegata con una solida e inarrestabile cinghia di trasmissione col potere politico centrale. In altre parole, non c’è funzionario della CIA – come di qualunque servizio segreto al mondo – che possa agire di testa sua, senza la benedizione del potere politico, coi relativi appoggi più o meno clandestini. Il torturatore è Obama, molte spanne prima della CIA.
In questo quadro, esigere che la Russia rinunci a compiere le azioni che gli USA e i loro alleati hanno commesso nei Balcani, in Asia, nel Vicino e nel Lontano Oriente, come in Africa e in America Latina, prima che sbagliato è stupido. E la politica non perdona la stupidità.
Un trattato, una legge, una qualsiasi norma devono seguire le decisioni politiche e rispecchiarne i rapporti di forza conseguenti. È, questo, un principio fondamentale, impossibile da aggirare se non si vuole scoperchiare di volta in volta un vaso di Pandora che puntualmente si rivela alquanto difficile da richiudere, se non a prezzo di innumerevoli vite umane e costi materiali insostenibili. Chi dubiti osservi gli ultimi venti anni.
È una lezione che dovrebbe imparare anche quel Benjamin Netanyahu, per fortuna dimissionario, la cui proposta di legge governativa sulla costituzione di uno “Stato ebraico” rispecchia l’imbecillità, di volta in volta profonda o superficiale, che sembra destinata a governare i tempi correnti.
Illudersi infatti di ottenere un riconoscimento della “patria ebraica” attraverso una legge, dimenticando lo sconquasso politico irrisolto che v’è a tergo, è solo un modo per gettare benzina su un fuoco divampante di suo. È la comunità internazionale che deve trovare una soluzione alla convivenza pacifica di ebrei e mussulmani palestinesi. Nulla può al riguardo una legge della Knesset. D’altrone e analogamente, una Risoluzione del Congresso NON può rimediare alla stupidità con la quale si è dissipato il patrimonio di pace offerto dalla caduta del Muro di Berlino, svilito nel tentativo di trasformarlo in un disegno di governo globale, con la UE sottomessa agli USA, l’Europa genuflessa alla Germania e tutto il mondo piegato alle brame d’una dozzina di vecchi stupidi banchieri, taluni dei quali blasfemi in privato e con la kippa, con lo scapolare o col fez in pubblico.
In questa risoluzione 758 del Congresso si scopre un’altra stupidaggine: vi è la dichiarata volontà di far pagare alla NATO, cioè anche a ciascuno di noi, le navi da guerra classe Mistral che la Francia non ha più consegnato alla Russia su ordine di Washington. Troppo comodo, specialmente di questi tempi, scaricare sugli alleati i costi d’una politica estera senza capo né coda, ma velleitaria come mai si è visto nella storia.
C’è un tonfo alle viste, ma non è quello della Russia. Se ne rendano conto i cosiddetti strateghi, che non videro la crisi di Mosca e ora non avvertono gli scricchiolii assordanti dalle piazze statunitensi, ma anche il Congresso non scherza, come si può leggere qui sotto.

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