“Terra vinta ci dona le stelle”

checkpoint

“Se l’anima tua e il tuo cuore restan sgomenti
dinanzi ad abissi che mai alcun occhio ha scrutato
buttati, la tua caduta sarà benedetta
e ovunque ti abbraccerà la verità”
Alfred Kubin (dedica a Ernst Jünger)

“Alle nove, un poderoso, sempre crescente rumorio annuncia l’arrivo dei carri corazzati americani. La strada è deserta. Lo sguardo, stanco, la vede ancora più nuda, più vuota d’aria nella luce del mattino. Come già spesso nella mia vita, anche questa volta sono l’ultimo, in questo pezzo di terra, che abbia ancora autorità di comandare. Ho dato ieri in questa veste l’unico comando: occupare lo sbarramento anticarro e aprirlo non appena i primi carri armati americani siano in vista.
Come sempre in tali situazioni, anche questa volta sono avvenute, a quanto mi raccontano alcuni testimoni, cose impreviste. Lo sbarramento si trova nel Lannewehrbusche, la vecchia linea di fortificazione, in un pezzo di bosco comprato una volta da mio padre. Quivi sono comparsi due sconosciuti armati di panzerfaust e si sono piazzati ai margini del bosco bloccando così l’avanguardia, poiché è occorso molto tempo prima di poterli, mediante tiratori avanzati, disarmare e fare prigionieri.
Poi è giunto un uomo solo. Si è fermato, in piedi, non lontano dallo sbarramento, in un viottolo del bosco. Nell’attimo in cui il primo tank grigio con la stella a cinque punte è comparso, ha tolto la sicura a una pistola e si è sparato alla testa.
Sto alla finestra e guardo, oltre il giardino spoglio, la strada. Il macinante rotolio si avvicina. Poi, lentamente, come una illusione ottica, passa un carro armato grigio dalla rilucente stella bianca. Lo seguono, in formazione serrata, carri da guerra in numero infinito, che continuano a passare per ore e ore. Piccoli aerei li sorvolano. Lo spettacolo desta un’impressione eminentemente automatica nella sua unione di uniformità militare e meccanica, come se sfilasse una parata di bambole, un corteo di giocattoli pericolosi. A volte l’ordine di fermarsi si propaga lungo la colonna. Allora si vedono le marionette, come tirate da un filo, chinarsi in avanti; e poi piegarsi indietro quando ripartono. Come sempre, il nostro sguardo si fissa su particolari precisi; così mi colpiscono particolarmente le lucide antenne per radiotrasmettere che oscillano sui tanks e sulle macchine che li accompagnano: nasce in me l’impressione di una magica partita all’amo, per la cattura, forse, del Leviatano.
Ininterrotta, lenta, pure inarrestabile, scorre questa immensa fiumana di uomini e di acciaio. Le masse di sostanza esplosiva, che una tale colonna rimuove, la avvolgono come una spaventosa radiazione. E, di nuovo, come già nel 1940 durante l’avanzata [tedesca in Francia – ndr] verso Soissons, sento il prorompere di una poderosa potenza in una regione completamente disfatta. E, anche, torna la tristezza che mi prese già allora. Quanto è bene che Ernstel [il figlio primogenito dell’autore, caduto sul fronte italiano, nei pressi di Carrara, nel novembre 1944 – ndr] non veda questo! Troppo lo avrebbe addolorato. Non è più possibile riaversi da una tale sconfitta, così come una volta, dopo Jena o Sedan. Rappresenta una svolta nella vita dei popoli; e non soltanto infiniti uomini, ma anche molte cose che facevano intimamente parte di noi devono morire in questa transizione.
Si può vedere l’inevitabile, capirlo, volerlo, persino amarlo; e tuttavia essere tormentati da un tremendo dolore. Bisogna sapere questo se si vuol capire il nostro tempo e i suoi uomini. Che cosa è il dolore della nascita, che cosa quello della morte, in confronto di questo? Forse sono ambedue identici, così come il tramonto del sole per noi rappresenta nel medesimo tempo l’aurora per nuovi mondi.
“Terra vinta ci dona le stelle.” Queste parole si fanno incredibilmente vere in un senso parziale, spirituale, sopratterreno. L’estrema fatica presuppone, ancora ignota, una meta estrema.”
(11 Aprile 1945)

Da Irradiazioni. Diario 1941-1945, di Ernst Jünger, pp. 526-527.

[Dello stesso autore: Un giovane Leviatano dietro due pesci piloti [yankee soldier abroad]]

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