Lo strano caso di Liaquat Ali Hazara

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Eisa Ali per rt.com

L’Occidente dice ai Musulmani di condannare il terrore, ma il Regno Unito vuole rimpatriare in Pakistan un prominente esponente anti Talebani. Così facendo lo condannerebbe al suo destino.
Alla fine dello scorso anno il mondo ha espresso il suo orrore dopo che i Talebani pakistani lanciarono un attacco ad una scuola di Peshawar uccidendo 145 persone, la maggior parte delle quali figli di appartenenti alle forze armate della nazione.
Ciò accadde sullo sfondo di una campagna governativa contro i militanti nelle regioni tribali del Paese che aveva fino a quel momento condotto alla morte di migliaia di civili innocenti. Nei giorni successivi agli attacchi, i leader mondiali si unirono nel condannare le bombe, cogliendo anche l’occasione di parlare della minaccia rappresentata dai gruppi estremisti che seguono l’ideologia wahabita, sostenuta dai Sauditi e nel contesto pakistano rappresentata dalla scuola di pensiero dei Deobandi.
La settimana scorsa, mentre tutti guardavano in diretta televisiva i tragici eventi di Parigi, già veniva richiesto a innocenti Musulmani di “condannare” le azioni dei terroristi. Mentre tali richieste ridicole meritano tutto il disprezzo che hanno incontrato, si ignorano delle grandi verità. La prima è che, come uno studio del 2009 dimostra, i gruppi estremisti in stile Al-Qaeda uccidono otto volte di più musulmani che non musulmani. Questa ricerca fu realizzata prima dell’ascesa, la scorsa estate, del cosiddetto Stato Islamico che ha principalmente colpito Musulmani, in particolare Sciiti, considerati eretici e apostati, istruendo i propri giovani seguaci ad ucciderli.
La seconda è che esistono numerosi Musulmani coraggiosi che si sono opposti agli estremisti mettendo seriamente a rischio la propria sicurezza personale. Essi vivono sotto minaccia di morte e affermano la propria opposizione non perché spinti da politici ipocriti o da media demagoghi dell’estrema destra, ma perché considerano un dovere religioso resistere alla tendenza estremista che sta distruggendo la loro fede.
Così appare a stento credibile il fatto che il governo britannico stia lavorando al fine di rimpatriare un attivista nel natio Pakistan. Liaquat Ali Hazara è stato un grande critico dei Talebani negli ultimi quattro anni. Inizialmente nel Regno Unito come studente, ha cominciato la sua attività politica dopo che il gruppo estremista sunnita Tehrik Taliban Pakistan (TTP) lanciò un attacco dinamitardo che colpì la minoranza sciita degli Hazara, uccidendo un mucchio di persone innocenti. Ma Liaquat non ha limitato le sue campagne agli sciiti, ma si è regolarmente battuto per i diritti dei Cristiani, degli Ahmedi e dei Sunniti in Pakistan.
Liaquat ha guidato proteste presso l’ambasciata pakistana chiedendo alle autorità di prendere provvedimenti per fermare l’ondata di proiettili, bombe e attacchi suicidi che regolarmente colpivano i pakistani sciiti e in particolari gli Hazara, facilmente riconoscibili per la loro fisionomia mongola. Per questo i militanti in Pakistan hanno indirizzato verso di lui minacce di morte, arrivando finanche a consegnarle a mano a casa dei suoi genitori, a Quetta, la capitale della regione del Baluchistan.
Molto è stato scritto e detto in merito al ruolo giocato dalle agenzie di sicurezza pakistane nella crescita e nel supporto di gruppi estremisti come i Talebani. Non c’è alcuna garanzia che la polizia o l’esercito possa proteggere la vita di Liaquat. Anche egli crede che non sarà capace di arrivare a casa sua senza venir rapito e poi ucciso. Ciò è testimoniato anche dalle organizzazioni per i diritti umani che hanno documentato l’inarrestabile campagna di terrore dichiarata contro la comunità sciita pakistana.
Il Ministero per gli Affari Interni del Regno Unito sostiene di aver analizzato il caso di Liaquat e – nonostante le minacce di morte, gli abusi documentati in Pakistan, la mancanza di provvedimenti da parte delle autorità locali per gestire la situazione e la testimonianza dei gruppi per i diritti umani e dei leader di ogni tipo di comunità religiosa – di non vedere una minaccia alla sua vita. Egli è stato così detenuto in un centro per l’immigrazione nei pressi dell’aeroporto di Gatwick per diversi mesi, vivendo nel costante timore di esser messo su un aereo e rimpatriato.
Ad ottobre il rimpatrio sembrava essere prossimo e Liaquat stava per essere messo su di un volo per il Pakistan, ma all’ultimo momento è giunta una breve sospensione. In seguito un paio di settimane fa, un giudice ha lasciato che Liaquat tornasse a casa in attesa che il suo ricorso contro la deportazione sia discusso.
Se il Ministero per gli Affari Interni riesce a deportare Liaquat e altri in condizioni simili alla sua, l’unico risultato sarà una maggiore perdita di fiducia da parte della comunità musulmana verso il governo. Dimostrerebbe come da un lato il governo invita la comunità musulmana a combattere gli estremisti e dall’altro rimpatria quelli che prendono una chiara posizione che li porta a rischiare la propria vita. E con le misure del governo che già contribuiscono a creare un clima di tensione e sospetti, nessuno vincerebbe in un tale scenario.

[Traduzione di M. Janigro]

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