“Gli USA uccisero Saddam Hussein solo per trarne profitto”

L’ex leader iracheno Saddam Hussein non fu giustiziato per i crimini commessi, ma per la sua opposizione a Wall Street, ha detto l’analista politico Caleb Maupin a RT. La messa all’asta del pezzo di corda con cui venne giustiziato ne è la prova, dice Maupin.

RT: La corda è attualmente in possesso dell’ex consigliere alla sicurezza nazionale; potrebbe dirci come sia arrivata nelle sue mani?
Caleb Maupin: Il modo in cui venne attuata l’esecuzione di Saddam Hussein è un modo pensato per fomentare la violenza settaria. Si trattò di un’esecuzione, messa in scena in modo formale. Somigliava quasi al linciaggio attuato da persone di gruppi etnici ostili che gli urlavano contro. E il fatto che la corda sia ora in vendita è proprio un’ulteriore conferma del fatto che l’esecuzione di Saddam Hussein non aveva niente a che fare con la giustizia quanto piuttosto col profitto.
L’Irak fu invaso perché aveva una compagnia petrolifera statale che faceva concorrenza alle banche e alle compagnie petrolifere di Wall Street. E Saddam Hussein fu giustiziato non per le atrocità che avrebbe commesso nel corso della guerra Irak-Iran, e nemmeno per altre atrocità attribuitegli. Egli venne ucciso per aver tenuto testa a Wall Street e per aver sfidato le forze che stanno attualmente governando il mondo, cioè le forze del denaro e del potere.

RT: Secondo i rapporti, vari richiedenti da Iran, Israele e Kuwait hanno offerto grosse somme di denaro per entrare in possesso della corda; quali sono le loro motivazioni?
CM: Quando Saddam Hussein era alleato degli USA durante la guerra Irak-Iran, almeno un milione di Iraniani perirono come risultato delle sue azioni. Ma allora era alleato degli USA. Questo è qualcosa che spesso i media USA non riportano, cioè che in un certo momento gli Stati Uniti erano vicini a Saddam Hussein ed erano alleati con lui.
Tuttavia, è importante rilevare come questo dimostri quanto la giustizia sia diventata a buon mercato, se hanno messo in offerta gli strumenti dell’esecuzione, per venderli. Il profitto domina su tutto – non c’è nulla di veramente sacro. Guardate tutti i paesi invasi dagli USA, che siano l’Irak o l’Afghanistan, la Libia, o la Jugoslavia, che hanno sofferto per i bombardamenti USA. Mai vi hanno portato stabilità, mai vi hanno portato pace, essi hanno solo aumentato il caos e la distruzione. La guerra è veramente motivata dal profitto e questo fatto ne è un’ulteriore dimostrazione.
Il popolo iracheno oggi vive in miseria; c’è una crisi di rifugiati. Almeno un milione di persone sono diventate profughi. Centinaia di migliaia sono morti. Questo è il risultato dell’invasione statunitense. E adesso il governo insediato dall’invasione USA è così corrotto da mettere addirittura in vendita su internet gli strumenti utilizzati per giustiziare Saddam Hussein.

RT: Alcuni attivisti dicono che quest’asta è disumana e che il denaro raccolto dovrebbe andare in beneficenza in Irak. Qual è la sua opinione?
CM: Tutta la faccenda di mettere all’asta gli strumenti di esecuzione è veramente perversa e illustra ciò di cui sono veramente capaci il neoliberismo e il capitalismo. Gli USA hanno detto che stavano invadendo l’Irak per portare la democrazia. In realtà non stavano invadendo l’Irak per portare la democrazia; essi stavano invadendo l’Irak per imporre il capitalismo occidentale e per imporre il ruolo delle banche occidentali al popolo iracheno. E questo è ciò che stiamo vedendo qui nel mondo occidentale: il mondo neoliberista; tutto è in vendita, tutto è in funzione del profitto. Ci sono prigioni per fare profitti, ci sono forze di polizia private, ci sono masse di poveri e senzatetto. Questa è la realtà, questo è il sistema che gli USA stavano esportando in Irak, e questo è solo un chiaro esempio di questo sistema.

Fonte – Traduzione di M. Guidoni

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2 thoughts on ““Gli USA uccisero Saddam Hussein solo per trarne profitto”

  1. Tanto ci sarebbe da dire sulla demonizzazione del Presidente Saddam Hussein…
    Iniziamo a sfatare la ‘leggenda’, così tanto diffusa tra i media, anche di “opposizione”, secondo la quale Saddam sarebbe stato ‘amico degli americani’, attraverso le parole di un giornalista, Fulvio Grimaldi, che dell’Irak aveva una conoscenza profonda e diretta.

    “Saddam non è mai stato sostenuto e finanziato dagli USA, non ha perseguito e realizzato l’eliminazione fisica e l’incarcerazione di migliaia di comunisti iracheni e, in più, non ha gassato o decimato i curdi. Per i trent’anni in cui è stato la guida politica dell’Iraq – ma anche prima, dalla rivoluzione del 1958 cui ha partecipato a 21 anni – Saddam ha attuato la più coerentemente antimperialistica politica di tutto il mondo arabo. E’ stato incarcerato insieme ai comunisti dal dittatore Aref, la rivoluzione del 1968 contro il fratello di questi, guidata dal Baath di Saddam, ha portato al potere un a coalizione antimperialista e socialista di Baath,Comunisti e Partito Democratico Curdo, coalizione che ha governato unita fino al 1979. Tanto era amico degli USA, che Saddam ha nazionalizzato il petrolio iracheno cacciando le multinazionali angloamericane (contro il prudente parere dei comunisti e di Mosca), ha sostenuto fino all’ultimo giorno – aprile 2003 – la resistenza palestinese, indennizzando tutte le famiglie dei martiri, più combattenti iracheni sono morti in Palestina di qualsiasi altro paese arabo, fin dal 1974 gli strateghi israeliani hanno auspicato la liquidazione del governo di Saddam, laico e socialista, e la frantumazione dell’Iraq, considerato fino a oggi “il massimo pericolo per Israele”. Ininterrottamente l’Iraq è stato il punto di riferimento per tutte le forze progressiste ed antimperialiste del mondo arabo e del Terzo Mondo (non per nulla Chavez si è precipitato a fargli visita appena eletto). Personalmente ho assistito dagli anni ’70 al 2003 a convegni interarabi di sindacati e partiti progressisti e di opposizione ai propri regimi filoamericani. Tanto era amico degli USA, Saddam che Israele gli ha bombardato, nella prima guerra preventiva moderna, il reattore nucleare civile Osirak nel 1981. Tanto era amico degli USA, protettori e strumento di Israele, che nel 1969, all’indomani della resa di Sadat a Camp David, organizzò il Fronte del Rifiuto e, a Baghdad, riunì la maggioranza dei paesi arabi e li impegnò a sabotare Camp David e a sostenere i palestinesi. Tanto era amico, che Israele pianificò già negli anni ’70 la guerra Iraq-Iran per liquidare, non l’Iran, ma l’Iraq. Non è vero che l’Iraq abbia avuto finanziamenti e armi USA, basta vedere l’armamento utilizzato in questa guerra: solo sovietico, francese e est europeo acquistato sul mercato privato. Invece l’Iran ha avuto stanziamenti USA dal 1981 al 1988, documentati da delibere del Congresso, anche a premio del favore fatto da Khomeini a Reagan quando trattenne gli ostaggi USA dell’ambasciata di Tehran per danneggiare il rivale Carter. L’Iran è stato rifornito di armi, piloti ed istruttori israeliani durante tutta la guerra, a indicare chi era il vero nemico. Con il ricavato delle armi israeliane gli USA finanziarono i contras del Nicaragua (scandalo Iran-Contras).

    Nel 1979, l’URSS rinnega un ventennale trattato di amicizia e mutua difesa
    con l’Iraq e sostiene Khomeini per puro opportunismo geo politico, temendo il contagio islamico nelle proprie repubbliche asiatiche. Brezhnev ordina al PCI di schierarsi contro il proprio paese e con l’Iran. Il PC iracheno si spacca: una parte obbedisce al diktat e va addirittura a combattere per Khomeini, gli altri si rifiutano. Saddam gli offre di entrare nel Baath, cosa che la maggioranza fa. Altri se ne vanno in esilio a Damasco e rientrano in patria alla vigilia dell’ultima guerra per combattere contro l’aggressione USA. Dei dirigenti “comunisti” andati a combattere con Khomeini 140 (cifra ufficiale confermata dall’attuale PCI) vengono catturati, processati per alto tradimento e giustiziati, come sarebbe avvenuto in guerra in qualsiasi paese del mondo. Il “massacro di decine di migliaia di comunisti su ordine della CIA” si esaurisce in queste condanne. I dirigenti che obbedirono a Mosca e sopravvissero, ora sono nel governo fantoccio di Alawi e collaborano con gli occupanti che stanno operando un genocidio. E sono gemellati con Rifondazione Comunista! Gli altri sono nella resistenza armata. Come vedete non basta chiamarsi “comunisti” per essere tali, cosa che vale in particolare per il mondo arabo e per l’America del Sud.

    Analogamente, non c’è mai stato, fosse comuni o non fosse comuni (anche in Jugoslavia se le sono inventate e furono poi smentite tutte, fa parte con gli “stupri” dell’apparato propagandistico delle guerre di sterminio imperialiste), il massacro dei curdi. Ci sono stati scontri tra forze regolari irachene e miliziani di due tribù curde, guidate dai narco trafficanti e fiduciari CIA Barzani e Talabani (tanto era amico degli USA, Saddam), negli anni ’70 e poi negli anni ’80, alla stessa maniera come vi furono scontri tra l’esercito regolare jugoslavo e i secessionisti kosovari addestrati da Al Qaeda (CIA) e sollecitati dalla Nato, con alcune centinaia di vittime da entrambe le parti.

    Quanto ai “7000 gassati a Halabja”, morirono alcune decine di curdi (ricordare le migliaia di Timisoara!) per il gas nervino sparato nel marzo ’88 dagli iraniani contro unità irachene. Il vento spostò quei gas sul villaggio curdo. Come documentarono tutti i servizi d’intelligence di ogni schieramento all’epoca e di nuovo il “New York Times” il 31 gennaio 2003 (http://www.uruknet.info/?colonna=m&p=880), il gas nervino era stato usato, anche in precedenti occasioni, dagli iraniani. Gli iracheni non possedevano gas nervino, ma solo i componenti del gas antrace, che però non erano ancora riusciti ad assemblare. L’attribuzione della strage agli iracheni fu fatta solo nel 1990, alla vigilia della prima Guerra del Golfo”.

    da “L’uomo degli americani”, di Fulvio Grimaldi.

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