Val bene una guerra la pace di un Nobel

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14 thoughts on “Val bene una guerra la pace di un Nobel

  1. Attacco a Mossul,se non verrà fatto con militari usa, credo utilizzeranno armi non convenzionali per sperimentare e mostrare i muscoli a Putin. Facile bombardare a tappeto come facevano in Italia nel 45. Meglio vincere con la città in piedi. Vedremo.

  2. Il presidente egiziano Al Sisi vuole difendere solo la sua poltrona e vuole coinvolgere un gran numero di Paesi in questa guerra infame contro la Libia. Ora ha preso la scusa dei copti uccisi, che si è già rivelata una delle innumerevoli bufale sull’ISIS. Lo hanno perfino detto ieri al telegiornale che si tratta probabilmente di un fotomontaggio… In ogni caso, questo non cambia la sostanza delle cose.
    Al Sisi perché non condanna l’estremismo dell’imam dell’Università di Azhar che ha detto di volere la crocifissione e l’amputazione degli arti degli uomini del Califfato? Non mi sembra tanto più gentile degli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi…
    Al Sisi pensa solo a mantenere il potere che vede, questo sì che è vero, minacciato dal ‘Califfato’…, proprio come i Sauditi, che sono i suoi migliori alleati.
    Per chi non lo conoscesse, ecco un pezzo che permette di sapere chi è il presidente egiziano che tanto piace all’Occidente:

    Al Sisi, il criminale che piace all’Occidente, di Massimo Fini

    “Una settimana fa la polizia del generale Al Sisi ha compiuto l’ennesimo massacro uccidendo 17 persone che manifestavano contro il regime. Questa volta la notizia ha trovato posto nei giornali occidentali, sia pur ben occultata nelle pagine interne, perché fra le vittime, anche se in una circostanza parallela, c’è Shaima Al Sabbagh, una donna di 32 anni, esponente dell’Alleanza socialista, laica, e quindi non sospettabile di appartenere alla Fratellanza musulmana. Ma questa non è che l’ultima delle nefandezze, e nemmeno la peggiore, commesse dal generale tagliagole Al Sisi che nel luglio del 2013 spodestò con un colpo di Stato Mohamed Morsi, il leader dei Fratelli musulmani che avevano vinto le prime elezioni libere in Egitto con 13 milioni di voti. Subito dopo mise in galera Morsi, tutti i dirigenti della Fratellanza e la mise fuori legge come movimento terrorista. A seguire vennero i massacri dei Fratelli. Prendendo come pretesto la morte di un poliziotto ne furono uccisi poco meno di un migliaio. Altri 16 mila stanno in galera. Nel maggio del 2014 Al Sisi si autoproclamò presidente attraverso delle elezioni farsa. Nonostante tutte le agevolazioni, voto prolungato di un giorno, treni gratis, vacanze e soprattutto le intimidazioni, multe di 50 euro per chi non andava a votare (una cifra enorme in Egitto), l’elettricità tolta nelle abitazioni per costringere la gente a uscire per sottrarsi al gran caldo, le minacce, mentre qualche anchorman particolarmente zelante (i Vespa della situazione) proponeva di «sparare a chi resta a casa», ai seggi si presentò solo il 20% della popolazione (per l’elezione di Morsi l’affluenza era stata del 52%). Poi sono venuti i processi, ancora più farseschi. 529 presunti Fratelli musulmani, o comunque colpevoli solo d’essere tali, sono stati condannati a morte in udienze che duravano non più di cinque minuti, con la presenza dell’accusa ma non della difesa. Poi il regime, bontà sua, ha confermato la pena capitale ‘solo’ per 37 imputati, per tutti gli altri l’ergastolo. In Egitto è proibita per legge qualsiasi manifestazione di protesta, anche la più pacifica. La censura è totale e decine di giornalisti sono in galera.

    Nonostante queste credenziali il generale Al Sisi (che era già capo dell’esercito all’epoca di Mubarak, paradosso dei paradossi della ‘primavera egiziana’) è molto gradito in Occidente. Si è proposto ed è stato accettato come intermediario nell’eterna questione israelo-palestinese. Ma soprattutto è ritenuto un valido alleato contro l’Isis e gli americani, che riforniscono l’esercito egiziano dai tempi di Mubarak, gli hanno dato altri elicotteri Apache che molto probabilmente Al Sisi più che contro i guerriglieri del Califfato userà per altri stermini sui Fratelli.

    Intanto a furia di essere trattati come terroristi una parte dei Fratelli lo è diventata davvero e diecimila egiziani sono accorsi a ingrossare le file dell’Isis. La gente non è scema. E gli slamici radicali meno degli altri. Chiunque può vedere che i cosiddetti ‘diritti umani’ sempre sbandierati dall’Occidente per andare a ficcare il naso, anzi le armi, in casa altrui, quando questa casa non ci aggrada, scompaiono dalla vista quando sono massacrati da regimi amici. Stiamo facendo da 13 anni una guerra assassina in Afghanistan perché i Talebani avevano imposto la sharia, ma in Arabia Saudita, nostro alleato, le lapidazioni delle adultere sono all’ordine del giorno (per quanto ne so io nei sei anni di governo del Mullah Omar non ci furono lapidazioni).

    Continuiamo pure con la politica dei ‘due pesi e due misure’. E fra non molto avremo contro non solo le popolazioni islamiche, ma anche quelle occidentali che non riescono a riconoscersi nell’ipocrisia, violenta e sanguinaria, dell’Occidente”.

    Massimo Fini

    Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2015

  3. assolutamente in disaccordo con Fini, che dimentica di citare le oceaniche manifestazioni popolari (circa 20 milioni di egiziani scesi in piazza in pochi giorni, per chiedere le dimissioni di Morsi e del suo governo) che precedettero quello che chiama “colpo di Stato”.
    l’ennesima guerra settaria, dopo quelle irakena e siriana, fu evitata proprio grazie al ruolo svolto dall’esercito egiziano. il cui comandante di allora, Al Sisi, semmai piace sempre meno all’America e all’Occidente tutto da quando si relaziona sempre più con la Russia e gli altri Paesi del BRICS…
    e, per quanto riguarda al-Azhar, si veda il seguente:

    IL CAIRO, 19 FEB – Il Grande Imam di al-Azhar, uno dei principali centri di studio dell’Islam sunnita, ha affermato che “le potenze occidentali, specialmente i membri della NATO, devono ricostruire la Libia, invece di distruggerla”. Lo riporta un comunicato dell’istituzione basata al Cairo riferendo di un incontro avuto dal Grande Imam, Ahmed Al-Tayeb, con l’ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari. “Spero che l’Italia giochi un ruolo efficace nel correggere la situazione della regione e risolvere i suoi problemi scaturiti da un’interferenza esterna”, ha aggiunto il Al-Tayeb. “Il mondo intero, incluse le potenze arabe e internazionali, hanno tutte bisogno di lavorare insieme per rimuovere questo male del terrorismo che non ha nessuna attinenza con alcuna religione o principio umano”.
    Nell’incontro col Grande Imam, riferisce ancora la nota, l’ambasciatore d’Italia al Cairo ha espresso le condoglianze per le vittime egiziane del terrorismo e ha sottolineato la solidarieta’ del popolo italiano per gli egiziani impegnati nella lotta al terrore. “Apprezziamo i contributi di Al-Azhar, sotto la guida del Grande Imam, per sostenere la pace internazionale e la stabilita’, cosi come il sostegno di Al-Azhar ai valori di tolleranza, giustizia e bonta’”, ha detto fra l’altro Massari.(ANSA).

  4. Non ho la palla di vetro per prevedere il futuro ma il presidente egiziano Al Sisi, ad oggi, è alleato di uno dei governi libici, cioè di quello riconosciuto dalla “comunità internazionale”, che è il governo di Abdullah al Thani con sede a Tobruk. Questo governo, oltre che dall’Egitto, è sostenuto dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi e dal Kuwait. Abdullah al Thani sostiene inoltre il generale filo-americano Haftar, cittadino americano per venti anni al soldo della CIA. Oltre a ciò, come risulta dall’articolo “Isis Libia, nel caos si ridisegnano le alleanze del mondo arabo…”, apparso il 17/02/15 (cioè di recente) su huffingtonpost.it, Al Sisi ha un forte legame col presidente francese Hollande, quello che proprio in questo momento sta schierando la portaerei nucleare ‘Charles de Gaulle’ nel Golfo Persico e non penso che sia là per una gita turistica. Insieme ai francesi, ci sono anche gli iraniani…
    Se poi Al Sisi si avvicina anche alla Russia, questa è la riconferma che è alla ricerca disperata di alleanze da tutte le parti per salvare la sua poltrona.
    L’articolo di Massimo Fini sarà pure parziale, ma denuncia comunque degli aspetti gravi del governo egiziano che i media mainstream hanno tenuto nascosti.

  5. e ne ha ben donde!
    o pensi che Al Sisi si debba mettere dalla parte di una delle sette islamiste che infestano la vicina Libia e che sono state fiancheggiate dalla Fratellanza Musulmana di Morsi finché essa è stata al potere in Egitto?
    certamente il quadro è molto articolato, con alleanze inedite e sorprendenti, ma in queste circostanze non si può che appoggiare -per quanto conta- le componenti laiche che agiscono nella regione, certamente meno inquinate di tutte le fazioni che si richiamano strumentalmente all’islamismo.
    sul ruolo giocato dai media per dipingere i “pacifici manifestanti” seguaci di Morsi e della Fratellanza nell’estate 2013 come vittime di una spietata repressione ci sarebbe molto da dire, proprio in analogia a quanto successo qualche tempo prima in Libia e poi in Siria. e dire che la “lezione” dovrebbe essere ormai stata appresa…

  6. Non c’è proprio nulla di sorprendente in queste alleanze. Le aveva previste esattamente così il Presidente Saddam Hussein che, prima di morire, aveva messo in guardia gli Iracheni e li aveva invitati all’unità nella Resistenza: tutti, islamici e non islamici.
    Per la Libia, non penso affatto che Al Sisi debba mettersi dalla parte dei Fratelli Musulmani, né di nessun’altra parte. Penso che non debba intromettersi nelle questioni interne della Libia e, soprattutto, che non debba bombardarla. In Libia, la situazione non è così semplice come la descrivi, cioè islamisti contro laici. Ad appoggiare Alba Libica ci sono molte tribù tuareg e al di fuori dei due governi ci sono tante altre fazioni che combattono. A me personalmente, se il governo libico o di qualunque altro Paese del mondo sia islamico o non islamico non interessa. Agli occidentali non dovrebbe interessare. Sostengo e ho sempre sostenuto con forza il principio dell’autodeterminazione dei popoli e questo vale anche per i governi islamici.
    In questo triste momento storico emerge ancora una volta la grande ipocrisia dell’Occidente, che ci ha martellati fino all’ossessione con la propaganda sugli ‘orrori del Califfato’ per provocare questa grande coalizione a guida USA che stanno formando per finire di massacrare l’Irak. Ora, sentiamo che il Grande Imam di al-Azhar incita all’odio, chiedendo, in nome del principio ‘occhio per occhio dente per dente’, di crocifiggere e di mutilare altri esseri umani. Ma cosi ha dato ragione al Califfo di Baghdad, che ha applicato la legge del taglione! Sarebbero questi gli alleati ‘laici’ o ‘moderati’ da appoggiare? Io non credo nella violenza, non credo nel totalitarismo americano e nemmeno in quello islamico. Ma se proprio devo scegliere fra il Grande Imam di al-Azhar, che dal suo comodo scranno del Cairo, lancia proclami di odio contro altri esseri umani, senza rischiare nulla, anzi, appoggiato dai potenti della Terra, e il Califfo di Baghdad, che lotta sul campo e affronta il nemico a viso aperto, allora scelgo il Califfo. Almeno è un combattente, un guerrigliero. Un uomo. Non un vigliacco.

  7. per concludere (spero, persuaso che questa polemica poco interessi ai lettori):
    NON ho affermato che in Libia ci sia una semplice contrapposizione tra islamisti e laici, ma che vanno sostenuti gli ultimi dopo che i primi, nelle loro diverse e conflittuali varianti, sono stati usati per disintegrare la Jamahirriya.
    e ribadisco la mia convinzione che una soluzione al caos che attualmente vi prospera non può essere raggiunta se non coinvolgendo tutti i Paesi della regione, e ponendo un freno all’ingerenza occidentale responsabile dello status quo.
    scegliere di stare dalla parte del fantomatico “Califfo” e degli invasati fautori di una visione distorta dell’Islam (assurti all’attuale potenziale bellico solo e soltanto per i plateali sostegni logistico-finanziari e di intelligence dei poteri che dici di voler contrastare) se non fosse tragico sarebbe ridicolo.

  8. Concludo anch’io. Spero per sempre. So di disturbare molto perché evidenzio delle contraddizioni.
    Di fronte alla gravissima situazione che si va profilando in Irak, uno scenario di distruzione nucleare – come risulta dall’articolo “Des missiles à l’uranium appauvri contre l’Etat islamique”, apparso ieri in france-irak-actualité, quasi tutti i siti di ‘controinformazione’ italiani continuano a parlare di finta guerra al Daesh e di alleanza fra America e Stato Islamico; allo stesso tempo si sentono alleati di quasi tutti gli alleati americani.
    Quando Mosul sarà distrutta dalle bombe all’uranio impoverito, cosa direte? Che è stato un vedeogioco organizzato dalla CIA? Questo sì che è veramente ridicolo!

  9. A Mossul useranno armi intelligenti e laureate al Mit. Forse non l’uranio impoverito. “Diavolerie” a microonde e laser per cuocere gli avversari.

  10. Intanto gli usa……

    Per cercare di aiutare l’ISIS in difficoltà Obama fa bombardare dai suoi jet l’Esercito Irakeno!

    Alla fine ci siamo arrivati: dopo le accuse molteplici da parte irakena secondo le quali velivoli inglesi e americani più che bombardare rifornivano costantemente di armi i terroristi del califfato, adesso, di fronte a una loro colossale sconfitta militare raggiunta col decisivo sostegno dei miliziani sciiti e degli istruttori e ufficiali iraniani gli aerei della cosiddetta “coalizione anti-isis” hanno cominciato a colpire direttamente le truppe irakene.
    Un alto ufficiale delle truppe di Bagdad ha dichiarato che nella giornata di ieri jet Usa hanno bombardato le forze irakene nella turbolenta regione occidentale di Al Anbar assassinando 45 soldati irakeni e ferendone intere decine. Anbar é attualmente teatro di una forte offensiva governativa che sta sradicando le posizioni dell’ISIS.

    La notizia e’ stata rivelata all’agenzia iraniana Fars ed al sito arabo Nahrein.net dall’ufficiale che ha parlato chiedendo di rimanere anonimo: i soldati della 50esima Brigata dell’Esercito sono stati bombardati dagli aerei statunitensi mentre erano intenti a combattere contro i terroristi del Daash.

    fonte: http://palaestinafelix.blogspot.it/2015/03/per-cercare-di-aiutare-lisis-in.html#more

    La mia personale opinione è che l’ Egitto ha il sacrosanto diritto di spazzare via con ogni mezzo quell’accozzaglia di criminali assassini dell’ISIS in Libia, visto che i terroristi (u.s.a./sion & company of heroes) senza alcun dubbio si sono intromessi nelle questioni interne dell’Egitto. E’ noto ormai a tutti che questi infami trogloditi sono stati creati dai servizi segreti nordamericani più israel e alcuni paesi arabi per creare le situazioni favorevoli al ritorno degli yanquis in Irak.
    Saluti

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