Ecco cosa è veramente accaduto nello spazio aereo siriano il mese scorso

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Secondo fonti molto affidabili, la Siria aveva accettato tramite terzi un accordo segreto per l’utilizzo da parte degli aerei da combattimento della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti di tre corridoi aerei finalizzati a bombardare le postazioni del “DAESH”, acronimo arabo dell’organizzazione terroristica denominata “Stato Islamico”, sul suo territorio.
Tuttavia, nel mese di gennaio del 2015, in flagrante violazione degli accordi segreti fra i Paesi della coalizione e la Siria, aerei da guerra israeliani hanno utilizzato uno dei corridoi designati e penetrato lo spazio aereo siriano. Gli aerei israeliani avevano proceduto al lancio di cinque missili terra-aria “Popeye” (prodotti da Rafael Advanced Industries, Lockheed e Turkish Aerospace Industries, conosciuti anche con la designazione AGM-142 Have Nap negli Stati Uniti) contro obiettivi precisi in zone non colpite dalla guerra in Siria. La difesa anti-aerea siriana è riuscita a distruggere tre dei cinque missili in volo. Gli altri due hanno raggiunto i loro obiettivi.
Molto irritati a seguito di quest’incidente, alcuni ufficiali siriani hanno chiesto a un grande Paese terzo di avvisare i Paesi della coalizione dell’esistenza di alcune zone in Siria dove gli aerei della coalizione sarebbero stati sistematicamente abbattuti. Queste zone comprendono la capitale Damasco, tutta la costa del Mediterraneo e le zone sotto controllo delle forze armate siriane.
Immediatamente, tutti gli aerei della coalizione coinvolti nella campagna di bombardamenti aerei contro le postazioni del DAESH nella parte orientale e settentrionale della Siria hanno cominciato ad essere sistematicamente “contrassegnati” o “illuminati” in modo potente dai radar dell’esercito siriano e da quelli di nuova generazione, in dotazione alla base di guerra elettronica russa sita a Tartus. Dopo quest’incidente, l’utilizzo di caccia F-22 Raptor sulla Siria è stato interrotto. Londra, Parigi e Ankara hanno rilanciato allora le loro campagne e dichiarazioni ostili nei confronti della Siria.
Il 14 febbraio del 2015, in una mossa senza precedenti e molto audace, i cacciabombardieri siriani, scortati da velivoli MIG-29, sono penetrati a quota molto bassa nello spazio aereo del Libano prima di deviare verso sud in direzione della frontiera israeliana, per virare infine verso est ed entrare in Siria sulle alture del Golan e prendere in contropiede le postazioni ribelli del Fronte al-Nusra.
Il 17 marzo 2015, un aereo non identificato è penetrato dalla Giordania nello spazio aereo siriano. Ѐ stato immediatamente identificato come un drone del tipo MQ1 B Predator e monitorato come lo sono tutti gli aerei della coalizione. Ma il drone ha deviato dal suo corridoio designato per dirigersi su Latakia, sorvolando una zona vietata ai velivoli della coalizione internazionale. Dopo un avvertimento, il drone ha cominciato a fare dei cerchi sopra la zona di Latakia. Il comando della difesa aerea del territorio ha ordinato allora a una batteria di missili terra-aria Sol-Air del tipo S-125 Neva/Pechora 2M di abbattere il drone. Un solo missile è stato lanciato. I resti del Predator sono caduti su un edificio civile, e sono stati rapidamente recuperati da un’unità speciale dell’esercito siriano.
La domanda posta da molti analisti è quella relativa al comportamento assai singolare del drone. Perché ha persistito a sorvolare in cerchio una zona dove le difese antiaeree lo avevano illuminato? Quale era lo scopo di questa manovra? Quale l’obiettivo (umano) di questa missione a Latakia? Era un tentativo di spingere i Siriani ad aprire il fuoco per primi? A quale scopo? La risposta all’ultima domanda sembra inserirsi nel quadro di un casus belli per giustificare l’inizio di una nuova strategia in preparazione. Una tesi rafforzata dalla assai prevedibile rielezione del Primo ministro israeliano ultra-estremista Benjamin Netanyahu, dopo votazioni farsa, mentre Israele si considera in guerra totale, guidato da un “dittatore” (nell’accezione dei tempi della Repubblica Romana ) non dichiarato.
Gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver perso i contatti con uno dei loro droni sulla Siria. Damasco non ha commentato l’annuncio, ma un media ufficiale ha reso pubblica la notizia che un drone statunitense è stato abbattuto dalla difesa antiaerea siriana.

Fonte – traduzione di M. Guidoni

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