Grecia: ieri, oggi e domani

Due commenti sull’esito del referendum greco e i possibili sviluppi futuri.

FALLITO IL TENTATIVO DI ROVESCIARE IL GOVERNO TSIPRAS
Da Gabriel a Schultz, da Dijsselbloem a Hollande: “Wer hat uns Veraten? Sozial Demokraten!”. Tutti d’accordo: il debito ellenico non è sostenibile. Tutti d’accordo: continuiamo a trarne profitti fino al “Grexit”.

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Il No greco in sintesi: è fallito il tentativo di rovesciare il governo Tsipras. Le concause: la austerity, il contagio di Syriza, Podemos, l’anti-europeismo delle destre estreme e, prevaricante su ogni altro sviluppo passato, presente e futuro, il ruolo di dominatrix di Frau Merkel. Il corollario scontato: il tradimento dei socialdemocratici.
Potremmo chiudere qui le nostre conclusioni sulla tragedia del popolo greco (posto oggi davanti a due alternative il Grexit o un’emorragia terminale), se l’informazione USA ed Europea non avesse ignorato e travisato i fatti.
Primo tra tutti: Syriza delenda est.
L’avvento di un governo socialista nel cosiddetto concerto d’Europa è stato immediatamente giudicato incompatibile con gli orientamenti e le direttive dell’Unione non solo dai suoi governi conservatori, ma anche e soprattutto da quelli del centro-sinistra. Il 2 febbraio, a poche settimane dall’esito elettorale in Grecia, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble dichiarava che le proposte di Tsipras e Varoufakis erano “incomprensibili”, dieci giorni dopo rincarava la dose: erano “inesistenti”. Comprensibile la presa di posizioni del ministro laureato in legge e non in economia: non si era mai seduto ad un tavolo con degli economisti che volevano introdurre il sociale nell’economia capitalista, neo-liberista, del libero mercato e del sistema bancario. Non ne comprendeva il linguaggio, la filosofia, l’etica della difesa degli interessi primari dei popoli. Tra aprile e giugno il bersaglio principale non solo della Germania, ma di quasi tutti i paesi “virtuosi” o costretti a diventare tali, era uno solo, Yanis Varoufakis, professore di economia nelle università europee, americane ed australiane, autore, prima ancora di diventare ministro delle finanze, della più brillante, convincente ed aggiornata revisione della critica dell’economia di Karl Marx. Incompetente, ignorante, velleitario, offensivo, intrattabile erano gli epiteti a lui rivolti da questo o quell’esponente dell’Eurogruppo e facevano loro eco i mass media americani ed europei (eccelleva tra tutti la rete televisiva tedesca “Die Erste”: è un fanatico, porta la camicia di fuori, ha una moglie bella e ricca, ha un appartamento sontuoso con vista sull’Acropoli). L’odio sconfinava nell’orrore per tutti i componenti del governo di Atene. Richiamava alla memoria la Tosca di Magni con Monica Vitti, il commento in Vaticano sulla vittoria di Marengo: “Mamma, li giacobini”.
Buon ultima, ma non meno vetriolica Christine “le foulard” Lagarde del FMI che definiva “irricevibile” la proposta greca di rinviare di 30 giorni il pagamento di una rata di circa un miliardo e mezzo di dollari del debito e proclamava con un anticipo statuario di 25 giorni il default “automatico” di Atene. E tutti i mass media naturalmente uniti nell’ignorare il ruolo dell’Amministrazione Obama che disponendo della più alta quota del Fondo ne controlla ogni passo o iniziativa (il predecessore della Lagarde, Dominique Strauss-Kahn, da buon socialista, aveva provato a liberarsi del giogo di Washington ed era stato fatto fuori con gli scandali bene orchestrati da Sarkozy e dallo FBI). L’ostilità malcelata di Obama era scattata con il veto posto dal governo Tsipras alle nuove sanzioni contro la Federazione Russa per la crisi ucraina ed aveva fatto uso ed abuso del Fondo Monetario Internazionale dopo i contatti di Atene con Mosca e gli accordi sul nuovo gasdotto. Solo Walter Veltroni in un articolo sulla nuova Unità attribuisce il compito di mediatore al Presidente e lo invita a telefonare a tal fine al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che non ha bisogno di telefonate in quanto anticipa i diktat di Barack e di Angela, ad esempio interferendo con le prassi democratiche e sovrane di un popolo ingiungendo ad esso di votare per il sì.
Desolante, ma non sorprendente il comportamento dei socialdemocratici tedeschi ed europei in genere: da Gabriel a Schultz, da Dijasselbloem a Hollande – non parliamo di casi pietosi come quello di Matteo Renzi – che allineati e coperti hanno prestato man forte ad Angela Merkel. Il richiamo storico al voto socialista tedesco favorevole al finanziamento della Prima Guerra Mondiale del Kaiser è inevitabile. Oggi come allora riecheggia l’urlo della protesta: “Wer hat uns veraten? Sozial-Demokraten!”. Chi ci ha tradito? I socialdemocratici!
E’ fallito dunque il “golpe bianco”, il colpo di stato “democratico” per rovesciare il governo di Atene e data la mobilitazione popolare sul No, appare per il momento improbabile un nuovo ricordo ai colonnelli. Crescono l’isterismo collettivo e il panico pretestuoso per la minacciata fine dell’Euro e dell’Unione Europea, presupposti di ulteriori punizioni dei reprobi greci. I “reprobi”, purtroppo, verranno ulteriormente puniti: il “debito insostenibile” da tutti riconosciuto, diventerà più insostenibile, BCE e FMI dopo qualche blanda misura di breve termine, daranno un altro giro di vite alla garrote, svolazzano già nell’aer cupo idee come la doppia valuta, o di un Grexit pilotato o addirittura come quella oscena di Schultz di aiuti umanitari dei governi dell’UE.
E naturalmente la Merkel con Hollande “bagaglio a mano” annunzia a Parigi (dopo le dimissioni di Varoufakis) che la porta del negoziato rimane aperta: sembra la stessa posizione dei Governi Likud israeliani verso i palestinesi, siamo pronti a negoziare e intanto li bombardiamo.
Non è detto che abbiano partita vinta: sacrifici sì, ma ci sono altre carte da giocare per Atene. Dagli anticipi russi sui proventi del nuovo gasdotto che assicurino pro-tempore la liquidità, alla cooperazione sui traffici marittimi con la Repubblica Popolare Cinese e poi il coraggio creativo della speranza che potrà contagiare i popoli europei e modificare l’ottusa intransigenza dei loro governi.
Lucio Manisco

COME COLPIRA’ L’IMPERO

Fonte

Va bene, adesso che abbiamo festeggiato il bellissimo “NO!” greco alla plutocrazia europea, dobbiamo tornare nuovamente con i piedi per terra e valutare le opzioni a disposizione dell’Impero. O meglio, l’opzione (singolare) dell’Impero.
L’Impero è estremamente prevedibile. E’ da libro di testo l’esempio greco di come l’Impero strangoli una nazione con il debito attraverso le banche, crei una classe dirigente “compradora”, tramuti i media nazionali in strumenti di propaganda imperiale e tenti di bloccare completamente ogni processo democratico trattando esclusivamente con la classe dirigente. Per una sorta di miracolo, quest’ultima fase nel caso della Grecia non si è verificata.
Potrei sbagliarmi, ma la mia sensazione è che l’Impero non ha mai preso troppo sul serio il fenomeno Syriza o, se lo ha fatto, lo ha fatto troppo tardi. Per quanto riguarda Tsipras e Varoufakis, essi sono rimasti sorpresi probabilmente quanto tutti noi quando sono stati improvvisamente “promossi” da capi di un partito del 5% a leaders dell’intera nazione greca. Ho anche la sensazione che nè Tsipras nè Varoufakis si aspettassero quel vero e proprio tsunami che si è scatenato con questo referendum. Qualunque sia il caso, quel che è fatto è fatto e, nonostante tutto l’orrore provato dagli Euroburocrati, il popolo greco ha fatto sentire la sua voce e così all’Impero, attualmente è rimasta un’unica opzione: cooptare o rovesciare il governo greco, quella delle due che funziona meglio.
La mia opinione strettamente personale è che sia troppo tardi per cooptare il governo. Inotre, sia Tsipras che Varoufakis sono diventati due figure talmente odiate dagli Euroburocrati che il loro rovesciamento è probabilmente l’opzione preferita.
Sembra che questo processo sia già in atto. Varoufakis, che solo ieri diceva ad un reporter “non vi libererete di me” ha già dato le dimissioni. Per quanto riguarda Tsipras, sembra che stia implorando per aprire trattative. Spero di sbagliarmi, ma sono abbastanza scettico su quanto ho visto fin’ora.
Un’altra rivoluzione colorata in vista?
L’esempio di Gheddafi mostra chiaramente come un leader nazionale possa arrendersi e sottomettersi completamente agli Anglo-Sionisti e tuttavia essere rovesciato. La mia opinione è che, per quante concessioni faccia Tsipras, queste non gli saranno sufficienti per mantenere il potere. Ha umiliato gli Euroburocrati e loro non lo perdoneranno. L’unica soluzione logica per l’Impero è quella di fare della Grecia un esempio.
Non importa come, ma per la Grecia si prospettano tempi estremamente difficili, sia politicamente che economicamente. Abbiamo visto recentemente come una nazione, in questo caso l’Armenia, possa essere facilmente “punita” per aver osato disobbedire ai diktat imperiali. Penso che attualmente la Grecia sia una nazione molto più debole e fragile dell’Armenia. Primo, tedeschi e americani mandano più o meno avanti, e anche possiedono, la baracca. Secondo, un terzo abbondante della nazione voleva accettare i termini dell’ultimatum richiesto dalla plutocrazia transnazionale. Terzo, la Grecia è circondata su tutti i lati dalla NATO e da zone di instabilità. Quarto, tutti i media della nazione sono in mano agli Anglo-Sionisti. Quinto, alla Grecia mancano risorse naturali ed un valido mercato al di fuori dell’Unione Europea.
A differenza di altri, io non temo troppo l’esercito greco. Certo, questo di solito si schiera dalla parte delle elites “compradore”, ma l’ultima cosa che l’Unione Europea vuole è un’altra giunta militare fascista al potere in una nazione europea. Inoltre, la reazione del popolo greco ad un colpo di Stato allo scoperto potrebbe essere molto imprevedibile. Penso che lo scenario più probabile che possa svilupparsi sia quello di un Maidan greco, seguito dall’accusa di brutalità da parte della polizia e da tutto quello che capita nelle tipiche rivoluzioni colorate. Alla fine della fiera, quello che succederà dipenderà in larga misura dall’atteggiamento che assumeranno Tsipras e il suo partito: se cercheranno di compiacere gli Euroburocrati, se faranno infinite concessioni e se agiranno come leali “Europatrioti”, allora saranno schiacciati. Ma se si appelleranno direttamente al popolo greco e gli spiegheranno che questa è una lotta di liberazione nazionale e che quello di cui loro hanno bisogno è sostegno popolare, aiuto e protezione, allora potrebbero anche vincere, specialmente se scegliessero di affrancarsi dall’Eurozona e chiedessero aiuto all’Unione Economica Euroasiatica o alla Cina. Spero di sbagliarmi, ma non ce lo vedo Tsipras osare qualcosa di così drammatico. Questo è perché io prevedo una rivoluzione colorata prossimamente.
Lo sapremo anche troppo presto.
The Saker

261310

10 thoughts on “Grecia: ieri, oggi e domani

  1. Se ci potrà essere un rovesciamento di governo verso destra ben visto dagli Usa e dai conservatori europei Renzi compreso (Renzi non è di sinistra.) bisogna stare molto attenti ai giovani che se vogliono possono impedire qualsiasi tendenza al totalitarismo. Non una rivoluzione dei poteri forti ma una rivoluzione interna molto più determinante. La guerra civile è finita nel ’49 non cento anni fa.

  2. Ottime analisi. Effettivamente c’è da temere per un Maidan greco. Anche le parole di Jacques Sapir (russeurope.hypotheses.org, trad. da comedonchisciotte) esprimono la stessa preoccupazione:

    “Diciamocelo pure, c’è una cosa che terrorizza totalmente i responsabili europei: che la Grecia riesca a dimostrare che c’è vita al di fuori dell’Euro, e che questa vita può, sotto certi aspetti, rivelarsi anche migliore di quella che c’è rimanendo dentro l’Euro. È questa la loro paura più grande, quella che li riempie di ansia. Perché una cosa simile mostrerebbe a tutti, ai Portoghesi, agli Spagnoli, agli Italiani, e ai Francesi, il cammino da seguire. Una cosa simile dimostrerebbe l’enorme truffa rappresentata dall’Euro, dimostrerebbe che non è stato strumento di crescita né strumento di stabilità per i paesi che l’hanno adottato, e dimostrerebbe la natura tirannica dei poteri non eletti dell’Eurogruppo e della BCE.
    È quindi possibile, forse probabile, che i dirigenti dell’Eurogruppo e della BCE facciano ogni cosa in loro potere per provocare il caos in Grecia. Hanno già cominciato a fare il loro sporco lavoro dalla scorsa settimana…”.

    Ci resta la speranza che può nascere dall’anima greca, la più antica e la più nobile d’Europa, che risiede in un popolo che, non a caso, è l’ultimo nell’adesione all”american way of life’, – cioè uso di social network, adesione a una vita artificiale, diffusione di ‘musiche’ volgari… – quindi il primo nella resistenza culturale allo squallore e alla morte che ci porta il ‘mondialismo’.

  3. Fondamentali osservazioni su Rinascita.net con le quali concordo pienamente:
    La stessa convocazione del referendum greco è un atto di debolezza. Quando gli usurai internazionali hanno dichiaratamente deciso di ottenere la sottomissione completa di Atene, a Tsipras non è rimasto altro che invitare il popolo greco a decidere su una questione che il suo governo non era più in grado di gestire. Il referendum è un mero strumento di Tsipras per ottenere un alibi cercando di non perdere del tutto la faccia: ma tutti sanno in Grecia e nel resto dell’Europa che il suo programma euro-critico, con il quale aveva vinto le elezioni, non esiste più. E forse non era mai esistito…

    Diciamolo più chiaramente: lungo tutte le coste del Mediterraneo non c’è posto, dalla seconda guerra mondiale in poi, per nazioni che pretendano di preservare la propria sovranità nazionale. Il mare ex nostro è un lago anglo-americano dove solo a tratti vi è stata permessa una presenza altra, francese in particolare. Anche i cosiddetti “Non Allineati” (il condominio est-ovest jugoslavo, i regimi laici e socialisti arabi) hanno subìto questa imposizione di sovranità limitata. E se qualche nazione ha avuto dei conati di indipendenza la reazione è stata immediata. Dalla guerra di Suez del 1956 alla vergognosa aggressione alla Libia del 2011, dalla fomentazione delle primavere arabe e del terrorismo islamista all’aggressione alla Siria di Assad, portata avanti su più fronti e tuttora in corso. Passando anche attraverso le defenestrazioni, cruente o meno, di Mattei, Moro e Craxi, personalità indipendenti non gradite.

    Per di più, Washington e Londra non possono permettere che la Grecia, membro della Nato e sottomessa a una Banca centrale “europea” organo delle banche d’affari internazionali, sia sovrana. Né vogliono che la Russia apra una breccia nel dispositivo occidentalista del Mediterraneo. Né con aiuti economici, né tantomeno diventando terra di transito del nuovo gasdotto che Mosca vuole far passare da Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, su, su, fino all’Italia e all’Austria.

    ……..omissis…..

  4. I giovani che hanno votato NO sono la forza della Grecia. Scontri? Ci potrebbero essere.
    La Grecia sta partecipando alle manovre militari della Nato nel mar nero. Soldi buttati che potevano essere meglio impiegati in questo momento. Mostrare i muscoli quando non c ‘è da mangiare. Come Renzi che si preoccupa della legge per la modifica del Senato e non si cura dei problemi veri del paese.

  5. Tutto come previsto: il regime di occupazione sionista sta preparando delle false flag e degli attentati per fiaccare il popolo che rigetta la finta europa plutocratica. I nostri professori ‘rivoluzionari’ prestati dal Texas ed attualmente ministri pro-tempore in Grecia, lo lasceranno da solo….?
    Purtroppo parrebbe di si. Sembra che siano troppo impegnati nel Mar Nero a far la scorta ai neo occupanti amarikani.

  6. riporto un estratto importante sul controllo del danaro:

    http://www.stampalibera.com/index.php?a=29935

    CHI CONTROLLA REALMENTE I SOLDI? ALLA SCOPERTA DELL’INQUIETANTE BANCA DEI REGOLAMENTI INTERNAZIONALI, PASSANDO PER IL CASO GRECO.

    La Banca dei regolamenti internazionali (di cui ho accennato in un altro post qui su bye bye uncle sam-ndr) è un’organizzazione internazionale avente sede sociale a Basilea, in Svizzera. Fondata nel 1930 in attuazione del Piano Young, essa è la più antica istituzione finanziaria internazionale. Pur essendo un’organizzazione internazionale, la BRI è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un direttore generale; tuttavia, le sue azioni possono essere sottoscritte unicamente da banche centrali o da istituti finanziari designati. Attualmente possiedono quote azionarie, e sono pertanto rappresentate alle sedute dell’Assemblea generale, 55 banche centrali, nonché la Banca centrale europea.

    «Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi».

    Questa triste massima di Mayer Amschel Rothschild, banchiere tedesco del XVIII secolo, fondatore dell’impero bancario della famiglia Rothschild, una dinastia tra le più influenti del pianeta, ci introduce in uno degli argomenti più spinosi della nostra epoca: il controllo dell’emissione della moneta.

    ….omissis…

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