Finiamola

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“Gli Stati Uniti non hanno mai inteso liberare alcun popolo, ma solo estendere il loro controllo sui Continenti, primo quello europeo, dove oggi trovano la sola opposizione della Russia.
Proiettati ora alla conquista dell’Asia e dell’Africa, chiamano gli “Stati-clienti” a versare il tributo di soldi e di sangue che gli è dovuto per le loro guerre. Per riacquistare sovranità nazionale, indipendenza, bisogna riscoprire la dignità nazionale e riappropriarci della nostra storia e del nostro passato, con tutte le sue luci e le sue ombre.
La riscoperta di ciò che è nostro, più che il risparmio finanziario sulle spese militari, farà comprendere agli Italiani la necessità di uscire da un’alleanza che ci ha procurato lutti e sangue in passato e che altri ce ne porterà in futuro.
Oggi, l’Italia è una Repubblica fondata sulla menzogna, dalla “guerra di liberazione” alla “sconfitta del terrorismo”, alle “missioni di pace”, che hanno l’unico scopo di far accettare agli Italiani il nostro inserimento in uno schieramento politico e militare che è utile solo per gli Stati Uniti e la loro politica imperiale.
Vogliamo uscire dalla NATO?
Rifondiamo la Repubblica sulla verità che permetterà agli Italiani di riconoscere il disegno strategico di una Potenza che si propone di asservire i popoli al proprio dominio.
Si può giungere alla neutralità e, quindi alla libertà passando però per l’unica via possibile, quella della verità.”

Da Un’iniziativa da condividere, di Vincenzo Vinciguerra.

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9 thoughts on “Finiamola

  1. Post chiarissimo e completamente condivisibile. Fa bene sapere che persone lontane e sconosciute la pensano come me, mi fa sentire meno solo e più forte.

  2. Uscire dalla Nato. Certo!

    Ma, come la germanietta (Grande Regime di Occupazione Democratica- credit to Dr. Valli), anche l’italietta (Piccolo Regime) pseudo-repubblicana che nasce dal tradimento e dalla disfatta, è uno stato fantoccio governato via proxy ed ancora occupato.

    Allora, la domanda da un milione di shekel è: come si può uscire finchè questo infame regime d’importazione è ancora al potere…? Le opzioni ed i contributi sono benvenuti.

    Un avviso: attenzione alla Russia. Chi aveva sperato di trovare una opposizione al mondialismo, al sionismo, alla demokrazia globale deve ricredersi. E’ solo un gioco delle parti, in ‘famiglia’. L’Unione da Lisbona a Vladivostok dovrà aspettare…

  3. Sono d’accordo con Rudolf Friedrich, la resistenza e’ solo una illusione, dopo duemilanni il progetto e’ stato realizzato, hanno proceduto per gradi ed adesso e’ il compimeto del regno. in pratica bisogna guardarsi perfino dall’amico perche’ anche lui puo’ essere il nemico. Lupi travestiti da pecore. La mia domanda che e’ retorica: esiste una forza che si oppone a questa deriva di razza?

  4. Assolutamente. E’ fondamerntale resistere e contrattaccare.
    MAI e Dico MAI, M-A-I, lasciarsi prendere dal ‘fato’ che non esiste peraltro.
    Sono pochi, sono ladri, sono corrotti, sono delinquenti e concedetemi, spesso pure stupidi ed ignoranti. Hanno solo mammona con loro. Il sistema crollerà come Cartagine. Solo, con meno dignità, se possibile.
    Quindi informarsi, boicottare ed agire. Lo sciopero fiscale, la denuncia continua, anche via magistratura (so già che è inutile ma è un chiaro messaggio). Lavorate quando loro festeggiano, contraddicete quello che dicono e fanno, fate azioni di opposizione in ogni campo e di controinformazione, SPUTTANATE. Non date tregua al nemico in OGNI modo possibile. Evitate i loro ludi cartacei delle ‘elezioni’, vuoto dogma demokratico.
    Il sistema imploderà. Non so dirvi se domani o tra cinque anni, ma lo farà!

    C’è un importante lascito del Dott. Valli a proposito di cosa fare:
    “…Resta, fiancheggiati dai propri sodali nei loro specifici ambiti operativi, la terza possibilità, quella culturale. Riportare alla luce informazioni celate da decenni, raccogliere documentazione, rettificare interpretazioni filosofiche, storiche e politiche, ordinare un corpus documentale interpretativo del passato e, quindi, utile per il futuro. Certamente, il seme gettato potrebbe cadere su una pietraia e seccare sotto il sole, venire becchettato da qualche uccello, finire sotto le ruote di un carro, venire dilavato da un torrente. Ma potrebbe attecchire, magari non su un terreno favorevole, in un qualche interstizio. D’altra parte, essendo inconcludenti le prime due strategie, resta, per quanto «rinunciataria» e «facile», unicamente la terza. Oggi ci troviamo in un deserto, siamo ai bordi di un deserto che va attraversato. Non ha senso negare il deserto, credersi in terra grata, fantasticare di poterlo aggirare o sperare che il tempo lo muti in eden. È un deserto. Sappiamo però che il deserto, del quale non vediamo oggi i confini, prima o poi finirà. E se non finisse, avremo almeno dato senso alla vita. Sappiamo che, non ora, ci saranno tempo e modo per ricostruire una città, rifondare una civiltà. Non ora. Nel deserto non si costruisce. Mancano le condizioni elementari, mancano i materiali, l’acqua, i rifornimenti, il vento ti sferza la faccia, la sabbia ti acceca, i miraggi t’ingannano, imperversano predoni, operano assassini, i tuoi compagni, e tu stesso, sono soggetti ad umani cedimenti. Nel deserto si può solo andare avanti, senza sperare di costruire. Si può solo cercare un riparo quale che sia, perché cala la notte e nell’incerto mattino riprende la marcia. Sempre vigili, in guardia. Ringraziando gli Dei per quelle poche oasi, per quella poca acqua. E magari anche il Sistema, che nella sua infinita bontà non ti ha ancora tolto l’aria per respirare. Nello zaino c’è quanto hai potuto salvare. C’è quello in cui credi. La tua vita. Che va portata al di là del deserto. Altri uomini, generazioni, individui sconosciuti, gente che mai vedrai, magari neppure i tuoi figli, verranno. La storia lo insegna. Anime simili alla tua, segmenti su una stessa retta, fedeli agli stessi Dei. Ne nasceranno ancora. Ne sono sempre nati. Ciò che è certo, è che l’Estremo Conflitto fu disfatta totale. Totale per la generazione che lo ha combattuto, per i milioni di morti, i milioni di sopravvissuti e avviliti, per la nostra generazione, per quella dopo di noi. Catastrofi seguiranno fra qualche decennio, anarchia e rovine per altri decenni, crollo di ogni istituto civile. Ma qualcuno ci sarà. A raccogliere, ad aprire lo zaino.“

  5. Permettemi una piccola precisazione sulla conclusione di un pensiero di un lettore. Egli parla di deriva di razza. Se ho compreso bene, egli parla della razza italica. Ed in questo caso la sua precisazione è corretta.

    Razza è un sostantivo ontologicamente potente. Qui mi rivolgo a coloro che, per educazione ed età hanno malauguratamente sorbito per decenni ininterrotte e letali dosi di buonismo peloso da parte del regime impostoci, figlio del mondialismo distruttore e sobillatore.

    La razza altro non è che l’estrinsecazione della spiritualità e della cultura di un popolo. Caratteristica innata e trasmissibile di quel popolo o gruppo di popoli. E’ la FORMA ESTERIORE DEL SENTIRE DI UN Popolo.

    Nessuno può far finta che non esista. Nemmeno il più politicamernte corretto degli imbecilli che veleggia sul Brunello di regime.

  6. Rudolf dice:
    La razza altro non è che l’estrinsecazione della spiritualità Razza è un sostantivo ontologicamente potente. Qui mi rivolgo a coloro che, per educazione ed età hanno malauguratamente sorbito per decenni ininterrotte e letali dosi di buonismo peloso….. ecc.

    Qiundi, cosa proponi? “Che fare?”

  7. Intanto informarsi, quindi boicottare il regime: ludi cartacei, tasse, e mainstream media…evitare di essere consumatori, tubi digerenti del regime. Sarebbe già un bel passo avanti.

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