Siria: Putin mette a nudo la NATO

12075101_936588599720609_6481085291236863575_n
Gli atti criminali dell’organizzazione terrorista e fondamentalista ISIS hanno suscitato ovunque la collera profonda dell’umanità. Monumenti storici (da ultimo l’arco trionfo di Palmira) distrutti, migliaia di donne violentate e ridotte in schiavitù, barbare decapitazioni di ostaggi, minacce a tutto il resto del mondo. Costruita sulle frustrazioni dei sunniti iracheni e siriani, con i soldi, le armi e gli appoggi di Arabia Saudita, Qatar e Turchia, questa organizzazione ha costituito la risorsa strategica dell’Occidente dopo che gli Stati uniti si sono dovuti ritirare dalla zona. Esiste infatti solo apparentemente una contraddizione tra i disegni dei settori dominanti (anche al di là di Obama) dell’amministrazione statunitense e quelli del Califfo. L’azione criminale di quest’ultimo, infatti, punta alla disgregazione degli Stati storici della regione (innanzitutto Iraq e Siria, in prospettiva anche Libano), attuando un modello, all’opera anche in Libia, di fallimento forzato degli Stati per aprire le porte al caos nel quale meglio possono operare le multinazionali e i poteri occulti al servizio degli interessi dell’Occidente.
Fino a pochi giorni fa, questa tesi poteva sembrare la fanfaluca di qualche complottista, perlomeno agli occhi disattenti e miopi del lettore occidentale medio, che non brilla certo né per intelligenza né per informazione e si accontenta delle panzane ammannite dalla stampa mainstream. La coraggiosa decisione di Putin di intervenire direttamente in Siria contro l’ISIS ha lacerato questo velo d’ignoranza e solo i più stolidi fra gli stolidi continueranno a credere a tali panzane. In pochi giorni l’aviazione militare russa ha inflitto ai terroristi danni ben maggiori di quelli arrecati in tutti questi mesi dall’instabile e fiacca “alleanza” che Obama ha invano tentato di mettere in piedi, coinvolgendo governi a tutti gli effetti riluttanti e doppiogiochisti.
Una notizia fra tante. Un bombardamento russo ha colpito una colonna di autocisterne che portavano il petrolio dell’ISIS verso la Turchia, a ennesima conferma dei fortissimi legami esistenti tra Erdogan e l’organizzazione terroristica. Non a caso Erdogan starnazza indispettito, se non disperato, di fronte a una mossa strategica che impedisce il suo progetto di balcanizzazione della Siria e contenimento, anche attraverso misure apertamente genocide, della spinta kurda, specie in vista delle ormai prossime elezioni politiche turche del 1° novembre.
Erdogan invoca la NATO e da Washington, come da Parigi e Londra, i governi finora incapaci di dare una risposta seria ed effettiva al terrorismo, rispondono, esprimendo la propria “preoccupazione” e la solidarietà all’alleato turco, immerso fino al collo nel sangue dei Kurdi e delle altre vittime dell’ISIS.
L’intervento russo in Siria non ha solo messo a nudo in modo spietato le contraddizioni e le ipocrisie della NATO e dell’Occidente, ma ha anche delineato una possibile soluzione politica basata su un nuovo governo in Siria, nei confronti del quale lo stesso Assad ha dichiarato la propria disponibilità mettendo sul piatto l’ipotesi delle sue dimissioni. Esso poi costituisce, ben più di molti altri, un esempio emblematico di intervento unilaterale a realizzazione di interessi generali dell’umanità, tenendo presente che, come sostenuto da Paolo Picone, “l’unilateralismo può … costituire, in certi casi e a certe condizioni (che andrebbero approfonditi assai meglio dalla dottrina) una forza costruttiva e trainante del diritto internazionale generale”.
Certamente, tuttavia, tale unilateralismo andrebbe quanto prima ricondotto nel quadro di un’iniziativa concordata e attuata nel contesto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sgominati i terroristi con un’azione congiunta si potrebbe giungere a un accordo di pace basato su di un’apertura di una nuova fase costituente per l’intera regione basata sul principio del confederalismo democratico. Ma pare che non via sia, nonostante la disponibilità russa al riguardo, alcuna volontà in tal senso delle Potenze occidentali, il che conferma l’ambiguità della posizione della NATO. Ennesima conferma, su di un piano più generale, di come la NATO costituisca un’alleanza priva di senso e densa di pericoli nell’attuale difficile momento internazionale, che va abbandonata al più presto, per dare all’Italia e all’Europa un’effettiva prospettiva di pace e cooperazione internazionale a trecentosessanta gradi per affrontare i problemi che oggi l’umanità ha di fronte.
Fabio Marcelli

Fonte

Annunci

19 thoughts on “Siria: Putin mette a nudo la NATO

  1. THAT’S AMERICA!

    MOSCA, 8 OTT – Il fatto che il ministro della Difesa statunitense, Ashton Carter, abbia detto di temere che la Russia “comincera’ ad avere perdite” in Siria “purtroppo caratterizza in modo piu’ che lampante l’attuale livello di cultura politica di singoli rappresentanti delle autorita’ USA o meglio del loro grado di cinismo verso il resto del mondo”.
    Lo ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, aggiungendo che le autorita’ militari russe “non si sono mai abbassate a pubbliche attese di morti di soldati americani”.

    Mi piace

  2. Non ci sono parole abbastanza forti sul dizionario per deprecare questo intervento di Carter! Devono ancora crescere sono dei bambinoni ineducati che devono imparare molto.
    Senza cultura e sbruffoni solo se armati di pistola.

    Mi piace

  3. “Le contraddizioni e le ipocrisie della NATO e dell’Occidente” sono note da lungo tempo. Chi è stato cieco e sordo fino ad oggi continuerà a non vedere e a non sentire. Aspettate e vedrete…
    Quanto alle distruzioni dell’ISIS, c’è qualcosa di veramente ‘strano’ in esse, soprattutto nella tempistica, sempre perfettamente funzionale alla propaganda di guerra dell’Occidente.
    Quando si prevedeva, nell’ultima tarda primavera, un attacco devastante a Mosul, che poi, come era già successo per la Siria accusata di aver usato armi chimiche, per misteriosi motivi, non c’è stato, abbiamo assistito ad una propaganda martellante sulle distruzioni dell’ISIS in Iraq. Dalla distruzione delle antiche mura di Mosul, che poi stavano ancora in piedi, alla distruzione delle statue del museo di Mosul, che si sono rivelate quasi tutte copie di scarso valore, alla demolizione delle chiese cristiane, sulle quali poi si è saputo che avevano solo tolto le croci. E Hatra e Nimrud? Ho rivisto i testi del 2003: Hatra e Nimrud erano già state rase al suolo dagli americani. Perfino la distruzione della tomba di Saddam Hussein, già distrutta dagli sciiti alla fine di dicembre (come risulta da un testo che ho tradotto io stessa il 3 gennaio per il sito comedonchisciotte, ovviamente non ripreso da nessuno perché non utile alla propaganda di guerra occidentale), fu considerata opera dell’ISIS a metà marzo perché serviva, in quel periodo, ad attribuire più distruzioni possibili all’ISIS (ovviamente questa volta la falsa notizia è stata riportata all’unisono da tutti i media), al fine di giustificare la prevista distruzione di Mosul.
    L’attenzione della propaganda di guerra, dopo l’accordo sul nucleare con l’Iran, per misteriosi motivi, si è spostata sulla Siria. Come era ovvio aspettarsi, da luglio in Iraq l’ISIS non distrugge più niente e le devastazioni dei beni archeologici avvengono ora solo in Siria.
    Qualche giorno fa tutti i mezzi di ‘informazione’ hanno riportato la notizia della distruzione dell’arco di trionfo di Palmira. Risulta distrutta la sommità centrale e quelle dei due archi laterali. Il resto è stato lasciato intatto. Perché? Altro mistero…
    Perché queste distruzioni? La propaganda occidentale continua a parlare di ‘furia iconoclasta’ e ‘paura della storia e della civiltà’. D’altra parte, la stessa propaganda, ci dice che gli ‘islamisti’, terrorizzati dalla storia per la quale gli Occidentali mostrerebbero invece grande sensibilità, venderebbero di nascosto quegli stessi reperti agli odiati occidentali… Qualcosa non torna… Qualcuno sa spiegare questi misteri?

    Mi piace

  4. X Marcella -Non sono d’accordo per quanto riguarda le distruzioni dei beni archeologici. Primo, la distruzione delle sommita’ degli archi e’ comunque un fatto molto grave; erano archi bellissimi e ora non lo sono piu’ (io li ho visti, in tempi migliori). Secondo, che certi reperti siano venduti a degli occidentali non diminuisce la responsabilita’ degli islamisti; c’e’ sempre qualche privato che acquista reperti e oggetti antichi, ma la colpa e’ soprattutto di chi li vende, e per vendere i pezzi architettonici prima bisogna distruggerli. Non mi sembra che le distruzioni islamiche siano solo nella propaganda occidentale (e i Budda di Bamyan?). Che poi anche molti occidentali (specie Americani) abbiano poca sensibilita’ per l’arte e la storia e’ ovvio; forse anzi gli Americani covano una certa insofferenza per queste cose antiche, che a loro mancano.’

    Mi piace

  5. Per Silvia:
    La questione non è la gravità o meno delle distruzioni, né la bellezza degli archi. La questione irrisolta è: perché se gli ‘islamisti’ hanno tutta questa ferocia distruttiva, si limitano a togliere un pezzetto per volta e non distruggono tutto il sito? E perché se hanno tutto questo orrore dell’Occidente ci commercerebbero? Già al tempo della devastazione dell’Iraq (2003) fu evidente che c’era un accordo fra il governo americano e i mercanti d’arte. La colpa è soprattutto di chi organizza la distruzione della memoria di un paese e che la distruzione della memoria dell’Iraq sia stata decisa preventivamente è fuori discussione.
    Una cosa però è sicura: le distruzioni ‘islamiche’ avvengono sempre quando fanno comodo agli ameri cani. Non solo in Iraq. Anche i Buddha afghani. I Talebani erano al potere da vari anni, quando ne venne provocata la distruzione, guarda caso, pochi mesi prima dell’attacco all’Afghanistan. L’arte è stata protetta nei paesi islamici da innumerevoli secoli e nessuno ha mai avuto problemi con gli ‘idoli’. Perché solo con la fine dell’Unione Sovietica e con l’avvento del ‘nemico islamico’ cioè con il bisogno di demonizzazione del nuovo nemico avvengono tutte queste distruzioni?
    E, soprattutto, perché la memoria delle distruzioni dei beni culturali iracheni nel 2003, ben più grave di quelle odierne, è stata nascosta? Perché non scandalizza nessuno? E chi sono veramente questi ‘islamisti’?

    Mi piace

  6. a proposito…

    LONDRA, 15 OTT – L’Isis continua a prosperare grazie alla vendita sotto banco di petrolio, con almeno 500 milioni di dollari incassati negli ultimi 12 mesi, e gli oltre 10.000 raid condotti in un anno dalla coalizione a guida Usa sono stati, finora, sostanzialmente un flop. Lo scrive il Financial Times in un’inchiesta che smonta le indicazioni dei servizi occidentali sull’impatto dei bombardamenti sulla capacita’ petrolifere dei jihadisti: stimate invece tuttora dal giornale della City, nel ‘loro’ territorio, a 34-40.000 barili al giorno.
    Il quotidiano londinese presenta le sue conclusioni come il frutto di un’indagine giornalistica corroborata da decine di testimonianze di specialisti del settore petrolifero e di persone coinvolte nel contrabbando di petrolio con l’Isis in Siria e Iraq. E i dati sono sconfortanti. Ogni giorno, calcola Ft, il ‘Califfato’ ricava dal traffico di petrolio prodotto nei territori che esso di fatto controlla qualcosa come 1,53 milioni di dollari. E il mezzo miliardo di dollari di incassi annui e’ ormai ammesso – a mezza bocca – anche da fonti diplomatiche americane e da singoli funzionari dei servizi d’intelligence occidentali. In sostanza, su questo fronte, l’Isis sembra quasi impermeabile alle bombe della coalizione messa su da Washington con l’ambizione dichiarata di colpirlo.
    In barba ai ripetuti annunci di raffinerie e tratti di oleodotti colpiti nelle aree in mano ai seguaci del ‘Califfo’. Questo stato di cose – sottolinea ancora il Financial Times – contrasta con i successi ottenuti invece a suo tempo dalla comunita’ internazionale nell’aggredire i canali di finanziamento di Al Qaida dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Del resto, nota ancora il giornale britannico, l’Isis – a differenza di Al Qaida – genera la maggior parte degli introiti di cui ha bisogno “dall’interno dei suoi confini e non dipende da raccolte occulte di fondi dall’estero”. Senza contare che raccoglie denaro, oltre che con il petrolio, con “la tassazione, le estorsioni e il traffico di antichita’ depredate”.

    Mi piace

  7. Questo non risolve i dubbi e le contraddizioni.
    Se si vanno a rileggere i giornali del 2003 sulla devastazione dell’Iraq, la sola visione di alcuni titoli già dice molto: non c’è alcun dubbio che la distruzione dell’Iraq e la svendita dei suoi beni culturali fu organizzata prima dell’aggressione.
    Ecco qualche titolo:

    1. J. A. Manisco, Baghdad, saccheggi premeditati, da “Il Manifesto”del 25/04/03
    2. WWW. IRAQSVENDESI.COM Saccheggiato il patrimonio archeologico delle mille e una notte – I beni meno preziosi sono finiti in Internet: per acquistarli bastano 20 dollari, di Umberto Rapetto (Colonnello della Guardia di Finanza e Comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico)
    da AVVENIMENTI n.16 del 25/4/03, http://digilander.libero.it/pitb/mne4.htm
    3. Ann Talbot, US Implicated in Planned Theft Iraqi Antiquities, WSWS.org, 20/04/03, http://www.rense.com/general37/impl.htm
    4. La cultura sotto la cenere delle biblioteche in Iraq, http://www.culturadigitale.it/articoli/BibliotecheIraq.htm
    5. US army was told to protect looted museum The Guardian, http://www.theguardian.com/world/2003/apr/20/internationaleducationnews.iraq
    6. Cfr. nota 2, il fatto è riferito anche in I Tesori di Babilonia fanno gola a troppi, di Umberto Rapetto
    Il messaggero, 10 APR 2003 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=1406
    7. Cfr. nota 3
    8. Riflessioni sulla situazione del patrimonio culturale dell’Iraq, di Fabio Maniscalco, 9/05/2003 – http://guide.supereva.it/musei_e_gallerie/interventi/2003/05/135129.shtml
    9. Ladri di storia – Inchiesta sul saccheggio delle opere d’arte, di Philippe Baqué, LE MONDE diplomatique – Gennaio 2005 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=11417

    Ora chiedo: di fronte alla distruzione chiaramente premeditata della storia di un Paese, che è anche la storia di tutta l’umanità, avvenuta oltre dodici anni fa, che senso ha insistere tanto oggi sulle ridicole distruzioni dell’ISIS (molte delle quali sono bufale o distruzioni di copie)?
    La risposta è una sola: la targa “ISIS” serve solo a cancellare la memoria sulle vere responsabilità della distruzione dell’Iraq, per permettere agli autori di questa subdola operazione di continuare a raccontare le solite barzellette sulle guerre di liberazione, la libertà e la democrazia.

    Mi piace

  8. X Marcella -Non mi sembra proprio che l’arte (antica) sia stata sempre protetta nei Paesi islamici. Molti resti archeologici (in Siria, Libia ecc.) si sono salvati perche’ in luoghi desertici sperduti, poi sono stati ritrovati e restaurati dagli Europei in epoca coloniale. E non parliamo delle distruzioni dei templi indu’ nell’India invasa dai musulmani. Del resto anche i primi cristiani piu’ fanatici distrussero molti monumenti pagani, in Europa e non solo. Pero’ poi Stati islamici ma semilaici come quello siriano, o l’Egitto, o la Libia di Gheddafi conservavano molto bene rovine e opere d’arte; purtroppo si scontrarono con le mire degli USA e quindi sono stati demonizzati e vengono distrutti, insieme con le loro ricchezze archeologiche, che non interessano ne’ ai terroristi, ne’ agli esportatori di “democrazia”.

    Mi piace

  9. Ma quali luoghi desertici sperduti?! Le città dei paesi arabi e islamici sono pieni di arte di tutte le epoche, a cominciare dall’Egitto e dalla Mesopotamia (Iraq). Le piramidi di Giza, per esempio, stanno alla periferia del Cairo e così tanti templi egizi famosi che si trovano presso grandi città come Assuan. A nessun islamico è mai venuto in mente di distruggere nulla. Il deserto, poi, è ben conosciuto dai suoi abitanti: in Libia, per esempio, che ho visitato personalmente in più missioni archeologiche, il deserto è perfettamente conosciuto dai Tuareg che lo abitano da millenni. Sono stata con loro a visitare i vari siti di arte rupestre nel Tadrart Acacus (Fezzan), in pieno deserto, e posso dire che conoscono perfettamente il loro territorio e lo rispettano.
    Gli Europei e gli Americani, piuttosto, hanno creato i loro musei depredando i paesi occupati in epoca coloniale e non solo. Il British Museum, il Louvre e il Metropolitan Museum sono pieni di opere rubate all’Iraq, all’Egitto e alla Grecia.
    Solo per limitarci all’Iraq, ecco un pezzo in cui Limes il 20/07/2003 parlava del furto di opere d’arte da parte occidentale in territorio iracheno. E’ solo uno degli infiniti esempi…

    L’assalto ai tesori archeologici iracheni è stato pianificato da professionisti. Le lobby del commercio di antichità hanno influito sulla devastazione del Museo nazionale. Una proposta: i musei occidentali restituiscano all’Iraq i tesori sottratti nell’Ottocento.

    di Mauro De Bonis

    1. IL SACCHEGGIO DEL MUSEO NAZIONALE e l’incendio della Biblioteca nazionale di Baghdad sono soltanto l’ultimo atto dello scempio ai danni del patrimonio culturale ed archeologico iracheno che si protrae, in tempi recenti, dall’inizio della guerra del Golfo del 1990-’91, ma che affonda le sue radici nelle prime missioni archeologiche europee della seconda metà dell’Ottocento. Il mercato illegale di antichità, così come musei e istituzioni pubbliche, si sono arricchiti con i reperti sottratti alle migliaia di siti archeologici, scoperti e non, di quella terra considerata la «culla della civiltà». Un mercato così ricco da potere influire sul saccheggio del più grande museo mediorientale, commissionando furti mirati di opere antichissime, che andranno a far bella mostra di sé in qualche collezione privata in Europa, in Giappone o negli Stati Uniti. Cercheremo di capire che cosa è veramente successo in quei due giorni di devastazione nella capitale irachena, agevolata dall’assoluta indifferenza delle truppe americane.

    Mi piace

  10. X Marcella -In Libia Sabratha e Leptis Magna (siti archeologici molto piu’ belli e importanti dell’Acacus nel Fezzan) non so se siano state distrutte piu’ dai terremoti, dall’abbandono a seguito del crollo dell’Impero romano o dalle invasioni, ma erano abbandonate e semisepolte nella sabbia quando furono restaurate dagli archeologhi italiani in epoca coloniale. Poi il governo di Gheddafi, mantenendo l’ordine in Libia, impediva i furti e riapri’ al turismo i siti archeologici ( probabilmente fu allora che anche Lei pote’ fare le sue missioni). Che cosa possa succedere ora in quelle localita’ preferisco non pensarlo. PS. Che I musei di Baghdad siano stati devastati nell’indifferenza delle truppe americane non faccio nessuna fatica a crederlo.

    Mi piace

  11. Per Silvia:
    Chi può decidere ciò che è più bello o più importante? La ricerca in campo estetico e filosofico ci insegna ormai da secoli che il ‘bello’ è soggettivo. Numerosi artisti, in epoca moderna, si sono ispirati proprio all’arte ‘primitiva’ africana: basti pensare a Picasso, a Gaugin, a Klee, a Modigliani…
    Quanto ai restauratori e agli archeologi occidentali, posso dire, avendoli conosciuti personalmente, che più che dall’amore per le altre culture o per la ‘bellezza’, sono attratti dall’amore per il denaro, soprattutto quelli di oggi. Rarissimi sono i casi di coloro che fanno ricerca per amore della cultura. Se poi le città che scoprono devono finire sotto le bombe della Nato o devastate dagli attentati dei lori sicari, io dico: meglio sarebbe stato che quelle città fossero rimaste sotto terra, nella speranza che un’umanità migliore, avrebbe potuto, un giorno, metterle in luce.
    Una vaga speranza…
    Lei si chiede cosa possa succedere ora in quelle località (Sabratha o Leptis Magna). Non penso sia molto difficile da indovinare: saranno distrutte o rovinate dalla guerra voluta dalla Nato e dall’Onu, che ovviamente allontaneranno dall’Occidente ogni responsabilità, attribuendola a qualche idiota che, consapevolmente o inconsapevolmente, si metterà al loro servizio. Gli Occidentali, come sempre, saranno i buoni, i salvatori della civiltà, gli ‘Altri’, i cattivi, i barbari, gli incivili che, come dicevano apertamente in epoca coloniale, hanno bisogno di essere ‘civilizzati’ dalla nostra ‘cultura superiore’.
    Colgo l’occasione per fare un’ulteriore riflessione sull’episodio che nel mondo occidentale è diventato il simbolo dell’inciviltà riguardo alla devastazione dei beni culturali : i Buddha di Bamiyan.
    Il mullah Omar, nel luglio 1999, seguendo la tradizione islamica che da molto tempo protegge le antichità (per esempio in Egitto, in Iraq, in Siria, ma anche in Pakistan e in altri Paesi), aveva emanato un decreto per la conservazione dei Buddha di Bamiyan.
    Perché Omar, nel 2001, anno dell’aggressione americana contro l’Afghanistan (sarà un caso?), tornò sui suoi passi? Ce lo spiega lo stesso Omar in un’intervista a un giornale pachistano: “Non volevo distruggere i Buddha di Bamiyan. In realtà alcuni stranieri vennero da me e dissero che loro avrebbero voluto restaurare le statue che erano state lievemente danneggiate a causa delle piogge. Questo mi scandalizzò. Pensai ‘questa gente insensibile non ha riguardo delle migliaia di essere umani che muoiono di fame, ma sono così preoccupati per oggetti inanimati come i Buddha’. Questo era estremamente deplorevole, e questa è la ragione per cui ne ho ordinato la distruzione. Fossero venuti per ragioni umanitarie, non lo avrei fatto”.
    Con questo non voglio dire che il Mullah Omar abbia fatto bene. Anzi. E’ stato sciocco perché si è fatto ingannare. Voglio solo mettere in evidenza, ancora una volta, la disgustosa ipocrisia dell’Occidente che, (e questa volta sono pienamente d’accordo con Omar) mostra tanta ‘sensibilità’ per degli oggetti inanimati, ma non ne mostra nessuna per gli esseri umani che soffrono e muoiono straziati dalle guerre e dalle malattie. Anche oggi, nulla è cambiato. Migliaia di titoli e parole forti per le copie del museo di Mosul e per il pezzo di arco di Palmira, ma nulla, proprio nulla, per l’orrendo crimine americano contro l’ospedale di MSF a Kunduz. Ancora una volta gli Afghani sono stati considerati non-uomini, non-persone. Ancora una volta l’arroganza dell’Occidente si è riaffermata.

    Mi piace

  12. …Ragazze! credo fareste meglio ad incontrarVi per parlare approfonditamente della questione, mi sembra che di cose da dirvi ne abbiate un bel pò e forse la tastiera le spezzetta troppo. A parte gli scherzi mi pare evidente oramai che il cosidetto Califfato ed i suoi scherani abbiano poco a che vedere con il salafismo reale, quello del rispetto delle scritture, dell’ospitalità – che nel mondo musulmano è un obbligo (a proposito del commento del rettore della Grande Moschea di Cannes alla uccisione del francese Gourdel nel 2014 vi rimando a questo link http://trasversal-mente.blogspot.it/2014/10/fantasmagoria-anche-phantasmagoria.html) – e si apparentino assai di più all’immagine contemporanea di soldati di ventura ( a cui poi aderisce una galassia di magnetizzate schegge di un disagio diffuso, di una ricerca di valori e chi più ne ha più ne metta ). In conclusione : non credo si possa parlare di Islam. A proposito, una di Voi accennava al Gheddafi laico. Beh, semmai ci sarebbe da dire Gheddafi fautore di un Islam rivoluzionario, ma laico, proprio no, questo fa parte della propalata immagine dissacrante della Guida della Jamahiriya, una immagine veicolata dalla propaganda “occidentale” proprio al fine di esasperare quelle fazioni da sempre presenti all’est del Paese, dichiaratamente senussita.

    Mi piace

  13. Siria, studio: non è solo l’Isis a distruggere siti archeologici

    New York, 21 ott. (askanews) – Non sono solo i jihadisti dello Stato islamico (Isis) a fare scempio dei siti archeologici in Siria, come avvenuto nel caso di Palmira. Anche il regime siriano e le diverse forze di opposizione attive nel Paese sono infatti responsabili della distruzione del patrimonio storico, secondo lo studio pubblicato oggi dal giornale Near Eastern Archaeology. L’attenzione dei media “ha alimentato la convinzione diffusa che l’Isis sia il principale responsabile dei saccheggi”, ha detto Jesse Casana, archeologo e professore dell’Università di Dartmouth. “Ma usando le immagini satellitari, i nostri studi dimostrano che i saccheggi in realtà sono molto comuni in tutta la Siria”, ha sottolineato. Lo studio ha preso in esame i dati satellitari riguardanti 1.300 dei circa 8.000 siti archeologici presenti in Siria: circa il 26% di questi siti è stato saccheggiato nelle regioni controllate dai curdi e da altri gruppi di opposizione; il 21,4% nelle regioni controllate dall’Isis e il 16,5% in quelle in mano al governo. Tuttavia, secondo lo studio, danni minori sono stati accertati nelle zone controllate dai curdi e dagli altri gruppi di opposizione, mentre l’Isis è responsabile di maggiori distruzioni: il 42,7% delle distruzioni compiute dai jihadisti di Al Baghdadi viene infatti decritto come pesante, contro il 22,9% nelle zone controllate da Damasco, il 14,3% in quelle in mano ai gruppi di opposizione e il 9,4% nelle regione controllate dai curdi.
    “L’esercito americano potrebbe sbarazzarsi di tutti i jihadisti, ma questo non metterebbe fine ai saccheggi. Questo è un problema causato dalla guerra, non dallo Stato Islamico in sé”, ha però sottolineato Casana, che prima della guerra aveva lavorato in diversi siti archeologici siriani. Lo studioso ha iniziato circa un anno fa lo studio sulle distruzioni subite dai siti siriani, grazie a una borsa di studio del Dipartimento di Stato, e ora intende estendere la ricerca ad altri siti sempre in Siria e nel Nord dell’Iraq. “Penso sia importante sapere cosa succede in questo conflitto. Volevo davvero fare qualcosa. Ho lavorato a lungo in Siria, conosco un sacco di persone lì … utilizzando immagini satellitari almeno non mi si può accusare di fare propaganda”, ha concluso.

    Mi piace

  14. D’accordo con Emilio Borelli sul “Gheddafi fautore di un Islam rivoluzionario”.
    Era molto facile vedere, viaggiando per la Libia di Gheddafi, slogan scritti in colore verde ovunque, spesso versetti del Corano. Poteva capitare di leggere in un locale pubblico che la legge della Jamahiriya era basata sul Corano, un’idea molto chiaramente espressa nel Libro Verde.
    Ho pensato fino ad oggi che l’Occidente, nella sua arroganza e cecità, parlando della ‘laicità’ di Gheddafi, volesse attribuire agli ‘altri’ i suoi valori.
    Che invece la propaganda occidentale abbia “veicolato” quest'”immagine dissacrante” al fine di “esasperare le fazioni presenti nell’Est del Paese” mi sembra un’idea molto interessante. Non ci avevo pensato. Del resto, la tragedia irachena insegna. Là è stato fatto di tutto per diffondere l’odio settario, senza il quale non si sarebbero mai potuti impadronire dell’Iraq.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...