Padre Jean-Marie Benjamin sugli eventi di Parigi

terror usa

“Mi chiede che idea mi faccio al riguardo degli eventi di Parigi di sabato scorso? Non mi faccio un’idea, constato, come dice il proverbio “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Fare 3 milioni di morti in Irak dal 1991 ad oggi, torturare migliaia di iracheni nelle prigioni, fare migliaia di vittime in Libia, mettere questi Paesi nel caos e nelle mani degli islamici e poi chiedersi perché sono arrabbiati contro di noi, è fantastico.”

Vicino Oriente tra ISIS e Iraq, intervista a Padre Jean-Marie Benjamin, autore di Iraq. L’effetto boomerang, continua qui.
Da non perdere.

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3 thoughts on “Padre Jean-Marie Benjamin sugli eventi di Parigi

  1. Dice Noam Chomsky:
    “Non a caso George Orwell ha inventato l’espressione ‘non persone’. Il mondo si divide tra quelli come noi, ossia le ‘persone’, e le ‘non persone’, cioè quelli che non contano nulla. Orwell coniò questa espressione a proposito di una futuristica società totalitaria, ma si adatta benissimo al caso nostro”. (Noam Chomsky, “Terrorismo occidentale, 2015, pag. 20-21”)
    Gli Occidentali continuano a ripetere che gli ‘estremisti islamici’ vogliono attaccare il loro invidiabile stile di vita, la loro libertà(!!!) e quella dei loro figli, che non sono più al sicuro nelle città, negli stadi, nei teatri, nei cinema, nei ristoranti e in divertimenti vari, ma poi se ne fregano dei figli degli ‘altri’, ai quali in Iraq viene anche negato il diritto di venire al mondo, perché i medici, dopo che gli americani hanno usato le armi di distruzione di massa a Falluja e altrove, consigliano alle donne di non partorire per non far nascere bambini deformi. Agli ‘Altri’, la civiltà superiore, quella dei portatori di democrazia, nega anche il diritto alla sopravvivenza.
    Lasciamo perdere cinema e teatri, che il povero afghano, ad esempio, col suo ‘stile di vita’ primitivo, da essere inferiore, magari nemmeno frequenta. Ma lì, in quel Paese arcaico, i ‘paladini della libertà’ attaccano le feste tradizionali, le bambine che raccolgono la legna nel bosco ed anche gli ospedali. Sì, perché l’afghano o l’iracheno, esseri sub-umani, ‘non persone’, non devono nemmeno essere curati, tanto sono disprezzabili e non degne di considerazione le loro misere vite.
    Scrive sempre Padre Benjamin sull’Iraq del 2003:
    “…in Iraq, équipe segrete di medici americani sono andate al seguito delle truppe in occasione degli scontri con i combattenti iracheni con lo scopo di intervenire rapidamente sulle vittime uccise per prelevare i loro organi, conservarli e trasferirli in sale operatorie speciali prima di trasportarli verso gli Stati Uniti. Quando dei rapporti hanno dichiarato la scoperta di decine di cadaveri mutilati di iracheni ai quali mancavano membra e organi, e alcuni senza testa, i cadaveri sono stati immediatamente bruciati per nascondere le prove di tali pratiche. Del resto, se l’esercito americano traffica organi oltre-Atlantico, il povero cittadino iracheno si presenta da sé alle porte degli ospedali iracheni per proporre un suo rene per poter comprare del pane. Così, più di settemila persone in Iraq sono colpite da insufficienza renale, difficile da curare poiché la disponibilità degli apparecchi di dialisi si è notevolmente ridotta con l’occupazione americana. Il prezzo di un rene non supera i quattromila dollari, l’equivalente del salario mensile di un mercenario di Blackwater. Nonostante questo, comunque, le bande organizzate preferiscono le vittime delle violenze, in particolar modo i feriti, per recuperare i loro organi e trasferirli fuori dall’Iraq”. (J.-M. Benjamin, “IRAQ, l’effetto boomerang, 2015, pag. 154-155).

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