Rinfocolare la propaganda antirussa

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“Il 26 ottobre, il New York Times pubblicava un intrigante corsivo sullo spionaggio. La prima pagina riportava un articolo di 1200 parole che conteneva la seguente affermazione: “Sottomarini e navi spia russe stanno operando in modo aggressivo vicino ai cruciali cavi sottomarini che supportano gran parte della comunicazione internet mondiale, accrescendo la preoccupazione di funzionari militari e dell’intelligence americana che i russi possano pianificare un attacco contro queste linee di comunicazioni in caso di tensioni internazionali o di conflitto”.
E’ ovvio che in caso di conflitto la Russia farà del suo meglio per distruggere le linee di comunicazione e i cavi sottomarini del nemico, così come del resto farebbero i suoi avversari, ma questo non era il punto dell’articolo, che in qualche modo latamente finiva per ammettere che “non c’è ancora prova di nessun taglio dei cavi”. Naturalmente non c’è. La storia dei cavi era solo il pretesto per il vero intento del pezzo, quello di rinfocolare la propaganda antirussa. Gli autori si premuravano di sottolineare che “la preoccupazione è parte della crescente diffidenza tra gli alti ufficiali militari americani ed alleati e dei funzionari dei servizi intorno all’incrementato attivismo delle forze armate russe intorno al mondo”.
A fronte di tali dichiarazioni è doveroso un piccolo sorriso.
Gli Stati Uniti hanno schierate squadre e forze speciali in 135 Paesi, secondo il portavoce del Comando per le Operazioni Speciali (SOCOM), il cui comandante, il generale Joseph Votel, ha dichiarato a luglio che “circa 11.000 operatori speciali sono di stanza o distribuiti al di fuori degli Stati Uniti e molti altri sono in stand-by, pronti ad entrare in azione in caso di crisi che nascano fuori dai confini. Ha poi continuato: “Penso che molte delle risorse sono impiegate in Iraq, Medio Oriente e Siria, per il momento, dove è focalizzata la nostra attenzione” sebbene “penso che nello stesso tempo stia aumentando il nostro interesse per l’Est Europa”.
Questo aumento dell’attenzione è dovuto al fatto che “la Russia sta cercando di sfidarci ovunque può”: affermazione indubbiamente intrigante da parte di un uomo che per parte sua si tira dietro spavaldamente oltre 11.000 operatori speciali per il mondo.”

Basi di confronto: l’impero militare USA, di Brian Cloughley continua qui.

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