La missione dell’ISIS

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“Nel breve termine – come dichiarato all’indomani dell’eccidio di Charlie Hebdo, dall’organo officiale di ISIS, la rivista online Dabiq, “i musulmani in Occidente si troveranno presto di fronte ad un bivio” visto che l’effetto dell’attacco è stato quello di polarizzare le reazioni della società, eliminando la “zona grigia” rappresentata da coloro che professano la pacifica coesistenza di culture e religioni diverse.
In sostanza l’organizzazione ha inteso dichiaratamente estremizzare le posizioni dei fedeli, mirando a far sì che la reazione della popolazione cristiana faccia sentire i musulmani non più benvenuti nei Paesi che li ospitano. Insomma il califfato vuole spingere i musulmani che vivono nei Paesi occidentali o a rinnegare l’Islam o “a emigrare verso lo Stato Islamico per sfuggire alla persecuzione dei governi crociati e dei propri concittadini”. Con il secondo attacco di Parigi – peraltro già anticipato da Dabiq – si è in sostanza inteso manifestamente suscitare una sempre crescente ostilità tra i musulmani e le popolazioni di altre confessioni religiose all’interno dei Paesi occidentali in cui vivono.
Nulla di nuovo in questo, è una strategia che già aveva usato Al-Qaeda nell’Iraq post-invasione, favorendo lo scoppio della guerra civile.
In una lettera a Osama Bin Laden, Abu Musa’b al Zarqawi espressamente propose di provocare tale conflittualità, con un attacco alla maggioranza scita da parte della minoranza sunnita. “Se riusciremo a trascinarli – scriveva Zarkawi – nell’arena della guerra di sette sarà possibile risvegliare i sunniti visto che si sentiranno in pericolo imminente di annientamento e morte.”
La strategia sembra in parte funzionare, viste le reazioni di parte della cosiddetta società civile che ha iniziato a inneggiare all’espulsione o al non accoglimento dei profughi o alla demonizzazione dei musulmani in generale, nonostante la maggior parte di questi ultimi non nutra simpatia alcuna per le posizioni del Califfato.
Appare pertanto evidente come il cosiddetto ‘scontro di civiltà’ venga attivamente perseguito non soltanto dalle élite occidentali ma anche dalla strategia dello Stato Islamico.
Ciò conferma l’ipotesi di una convergenza d’interessi di coloro che stanno pianificando lo scontro tra l’Occidente materialista e l’Oriente dell’idealismo capovolto.
(…)
L’unico possibile intervento efficace – come alcuni sagaci commentatori politici sostengono – sarebbe quello di realizzare un efficace embargo intorno alle aree occupate dal califfato, privando i militanti di approvvigionamenti, armi ed energia.
Ma un tale embargo, come sappiamo, sarà di difficile realizzazione per un motivo ben preciso.
Vale a dire per il fatto che l’ISIS è in realtà una creatura dell’Occidente, creata, organizzata e finanziata con lo scopo di mantenere alto il livello di paura e di insicurezza di interi popoli, pronti a rinunciare a porzioni sempre maggiori di libertà ed autonomia.
Attraverso la manipolazione mediatica si vuole palesemente ottenere determinati effetti, si vuole alimentare l’odio e la paura e, al tempo stesso, far ingrassare sempre più le corporation delle armi che oggi dispongono di budget stratosferici, che altrimenti, senza un nemico da combattere, sarebbero palesemente ingiustificabili di fronte all’opinione pubblica mondiale.
(…)
Gli USA sono il vero e proprio ‘cervello’ di tutta questa operazione. Dopo aver causato, con l’invasione dell’Iraq del 2003, ma soprattutto con l’eliminazione – dalla sera alla mattina – di tutti i quadri dell’esercito iracheno, che sono passati armi e bagagli alle schiere dei ribelli, ha consentito l’uso delle proprie basi militari in Turchia, Giordania, Qatar, Iraq e Arabia Saudita. Arma i cosiddetti ‘ribelli siriani’ che poi passano all’ISIS. Senza parlare di testimonianze di ufficiali iracheni che sostengono che l’aeronautica USA rifornisca l’ISIS con lanci di materiali ed armi dal cielo.
Le azioni di questi Paesi, affiancati dalla manipolazione mediatica e dai servizi segreti collusi ha reso possibile ai cittadini dell’Occidente la percezione di una nuova contrapposizione tra due blocchi avversari, procedendo nel percorso verso un Nuovo Ordine Mondiale nel quale una sempre maggiore egemonia dei superstati sostituirà le autonomie delle nazioni e i margini di libertà dei popoli.
E l’ISIS è un prezioso alleato in questo percorso.
Perché dovrebbero privarsene?”

Da Nel nome dell’ISIS, di Piero Cammerinesi.

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7 thoughts on “La missione dell’ISIS

  1. Dunque:

    ISIS: i$rae£i secrei intelligence agency.. E’ il nome ufficiale della branca operativa del mo$$ad. Un caso?
    Certo le colonie di marrani inglesi, francesi ed americani e turchi partecipano di concerto nel sostenere la frode. Non esiste alcun ‘califfato islamico’ ma un centro di terrorismo multikolore appaltato da i$rae£e ai goyim per un fatto di costi……con la partecipazione delle monarchie cripto-sioniste d’Arabia (arabia $audita e KKKatar).
    Possiamo discutere di tutto ma questo è un fatto.

    http://www.nuovoilluminismo.com/2014/10/isis-cia-mossad-le-scandalose-verita_21.html

  2. Sarà perché P. C. vive nella “Terra della Libertà”, proprio quella che ha inventato lo “scontro di civiltà”, che vede fantasmi in tutto il mondo.
    Se invece di farsi travolgere dalla propaganda e dargli pure una mano parteggiando per gli sciiti, avesse letto con più attenzione la rivista “Dabiq”, avrebbe potuto costatare che ci sono da tempo, negli articoli di John Cantlie, chiare richieste di riconoscimento da parte dello S.I. (V. per es. “Il ritorno di John Cantlie in Dabiq: le ambiguità dell’Occidente, del 19 nov. 2015). La logica – questa sconosciuta – vuole che per riconoscere uno Stato ci vuole il dialogo. Ma la propaganda globalizzata non fa altro che parlarci del Mostro dalla mattina alla sera. Tutti si accodano e nessuno pensa più.
    Quando lo spettro che veniva agitato sul mondo era la grande paura nucleare, Martin Heidegger disse che se anche la Terra fosse stata distrutta da una guerra nucleare, non sarebbe quello il pericolo maggiore per l’umanità. Il pericolo maggiore è la mancanza di pensiero. Le parole del grande filosofo sono quanto mai attuali. Anche se tute le sciocchezze sull’ISIS fossero vere, non sarebbe quello il problema del mondo. Il problema del mondo è la mancanza di pensiero.

  3. I takfiri sono armati, addestrati, pagati e qualche volta pure drogati per rappresentare la minaccia dell’esercito di Masaniello in occidente e per minare ulteriormente il M.O. Un esercito inesistente gestito però per certe operazioni importanti direttamente dall’infame IDS ed dalla SpecForces & air force amerisioniste. Strutture che provvedono a difendere le loro conquiste e crimini.

    Laddove sentite parlare di ‘terrorismo islamico’, in genere si nasconde la frode. E’ un’entità secolare, quella, guidata dal vitello d’oro, saldamente nelle mani dei ‘soliti noti’ per ragioni di interesse economico e geopolitiche, tra cui l’eliminazione delle Nazioni ostili al globalismo cripto sionista e sionista..
    boko haram, isis, is, isil, tagliagole moderati ecc., prendono tutti lo stipendo dalla stessa fonte: il dipartimento di stato

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