Democrazia negata: gli USA trasformano Haiti nell’ennesimo Stato vassallo

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Robert Baer ha fatto un’ammissione incredibilmente importante, che per me comunque arriva troppo tardi ma comunque buona a sapersi. L’ex funzionario della CIA ammette di aver ricevuto milioni di dollari che ha poi usato per corrompere i politici dell’ex Jugoslavia perché tradissero gli interessi del Paese. Robert Baer descrive come gli Stati Uniti hanno portato la democrazia in Jugoslavia, distruggendola.
Naturalmente questa politica finanziata con i dollari delle mie tasse, non porta alcun beneficio a me od al mio vicino di casa; ma alcuni individui sia negli Stati Uniti che nell’ex Jugoslavia hanno avuto notevoli benefici dall’operazione. Oops, troppo spiacente per quelle centinaia di migliaia di vite; oops, troppo spiacente per Srebrenica. Quindi, adesso, Robert Baer sta provando a fare ammenda, in qualche modo, rendendo pubblica l’intera questione.
Quindi, è con questo contesto in mente che voglio scoprire come la politica statunitense può colpire moltitudini di persone, beneficiare una piccola cricca ed essere comunque definita “di successo”. La politica statunitense in Jugoslavia ha letteralmente cancellato il Paese dalla carta geografica. Se non si è una persona a favore della pace e della giustizia, si può dire che la politica statunitense per distruggere quel Paese è stata efficace e di successo, nonostante la tremenda perdita di vite umane che ne è conseguita. E adesso, gli Stati Uniti stanno tentando di portare “democrazia” ad Haiti.
Haiti si trova al momento nel pieno di una crisi elettorale perché gli Stati Uniti vogliono decidere chi sarà il prossimo presidente. Nel 2010, il Segretario di Stato Hillary Clinton interferì con i risultati elettorali, negando al popolo il proprio diritto di autodeterminazione. Secondo l’allora (e anche attuale) capo della Commissione Elettorale per le presidenziali di Haiti, Pierre Louis Opont, la Commissione Elettorale aveva preparato i risultati elettorali perché venissero pubblicati; questi risultati vennero trasmessi a Cheryl Mills, il responsabile del personale dell’allora Segretario di Stato H. Clinton. Ma, invece di annunciare i due vincitori, che avrebbero poi partecipato al ballottaggio finale, Mills annunciò un risultato completamente diverso. Opont e gli altri membri della Commissione rimasero scioccati, ma non dissero o fecero nulla allora, permettendo che i falsi risultati avessero effetto.
Nel luglio 2015, Opont rese pubblica la saga, proprio quando Haiti stava per iniziare la sua campagna per le presidenziali del 2015. Inutile a dirsi, vinse Michel Martelly sostenuto dagli Stati Uniti, un personaggio televisivo noto sugli schermi come “Sweet Mickey”, battendo Jude Celestin, che era sostenuto dal presidente uscente Rene Preval, un alleato di Jean-Bertrand Aristide. Democrazia negata.
Durante le elezioni del 2010, il Dipartimento di Stato statunitense aveva commentato che Celestin “era troppo vicino a [il presidente venezuelano Hugo] Chavez”. Il governo statunitense era arrivato a negare la democrazia agli abitanti di Haiti perché questi avevano votato un alleato di Chavez affinché li guidasse. Bene, adesso Hugo Chavez non è più un problema, né lo è la repubblica bolivariana del Venezuela, che ha appena dato un colpo al protetto di Chavez, Nicolas Maduro, alle elezioni parlamentari del 10 dicembre 2015.
Allo stesso tempo, si è venuto a sapere che il Segretario H. Clinton aveva premiato, attraverso l’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) un’organizzazione che sosteneva il presidente scelto dalla Clinton, Martelly, con una donazione di 100.000 dollari. Dopo il suo insediamento, uno dei motti preferiti da Martelly è stato “Haiti è aperta per gli affari”. Per l’allora Segretario di Stato questo slogan è apparso come un minimizzare i loro rapporti. Per prima cosa, è stato rivelato che Tony Rodham, il fratello del Segretario, ha ottenuto un contratto per estrarre l’oro di Haiti. Tony Rodham non ha particolare esperienza nell’estrazione dell’oro, se non quella di essere il fratello di Hillary Clinton.
Inoltre, gli Haitiani avevano rifiutato di estrarre altro oro perché avevano fermamente richiesto la restituzione dei loro lingotti d’oro, presi dagli Stati Uniti nel 1915 per “mantenerli al sicuro” . Gli Stati Uniti occuparono militarmente Haiti fino al 1934, mantenendo successivamente un controllo economico sulla nazione. E’ questo controllo economico sulle risorse di Haiti che è al centro della battaglia di Haiti per l’autodeterminazione. Ora, il Segretario di Stato Hillary Clinton sta correndo per l’elezione a Presidente degli Stati Uniti, ma deve ancora rispondere alla domanda su come suo fratello ha ottenuto un contratto per l’estrazione dell’oro ad Haiti durante il suo incarico al Dipartimento di Stato. La sua risposta ufficiale è che lei non ne sapeva nulla.
Più recentemente, un’altra rivelazione è venuta alla luce e cioè che la Fondazione Clinton ha interessi nel commercio degli arachidi. Acceso Peanut Enterprise Corporation, conosciuta come Acceso Haiti, è un progetto della Fondazione Clinton e del magnate canadese delle miniere, Frank Giustra. Alla candidata Clinton deve essere ancora chiesto del suo investimento ad Haiti che aveva origine nel risultato truccato delle elezioni del 2010.
In aggiunta al trovare oro negli arachidi, nel momento in cui “Sweet Mickey” è giunto al termine della sua presidenza (la costituzione di Haiti proibisce al presidente di succedere a se stesso), ancora un altro donatore della Fondazione Clinton è stato ricompensato con un contratto ad Haiti. Nell’ottobre 2015, il presidente Martelly ha attribuito ad una società israeliana, l’HLSI, l’incarico di occuparsi della sicurezza dei confini di terra e di mare haitiani.
Adesso, con la prospettiva di avere ancora un’altra elezione falsificata, la popolazione di Haiti si è rivoltata per proteggere il proprio diritto all’autodeterminazione e, ancor di più, per proteggere le proprie risorse da altri saccheggi dei Clinton. Questa battaglia per l’indipendenza e la dignità è tanto importante oggi per questo piccolo Paese caraibico quanto lo fu una lotta simile che scaturì nella Rivoluzione di Haiti del 1804.
Rendendosi conto che la situazione potrebbe facilmente sfuggire al suo controllo, l’ambasciata statunitense ha convocato il candidato presidente Jude Celestin per “consultazioni”. Il risultato è stato che Celestin si è alzato ed è uscito dall’incontro. Egli ha dichiarato: “Non sono un commerciante, sono un dirigente”. Celestin, comunque, non ha rivelato il contenuto del “commercio” che è stato discusso. Sicuramente c’è tanta carne al fuoco. Ma l’ambasciata statunitense non dovrebbe essere nella posizione di proteggere gli introiti disonesti della candidata alle presidenziali statunitensi contro il volere del popolo della nazione interessata.
Jude Celestin è già stato defraudato della precedente elezione da parte dei Clinton; ma questa volta, egli ha creato una relazione con gli altri candidati. Si chiamano tra loro i “G8”. Finora, i G8 sono stati fermi e hanno dichiarato fraudolenta la prima tornata dell’elezione presidenziale, e che non riconosceranno alcun risultato elettorale annunciato dalla corrotta Commissione Elettorale per le presidenziali senza un’inchiesta indipendente in merito alle accuse di frode.
L’ambasciata statunitense non è stata in grado di rimuovere nessuno dei candidati che formano il G8. Da un recente viaggio nella nazione, l’ambasciatore Kenneth Merten è tornato a mani vuote. Ora, una delegazione speciale delle Nazioni Unite è ad Haiti nel tentativo di sistemare la situazione perché né gli Stati Uniti né l’Organizzazione degli Stati Americani è stata in grado di muovere i G8 dalla loro posizione condivisa.
Allo stato attuale, i G8 rimangono uniti nella richiesta di un’inchiesta sulle frodi elettorali che hanno caratterizzato il primo turno delle elezioni presidenziali.
Gli Stati Uniti hanno portato la democrazia in Jugoslavia e questa non esiste più. Gli Stati Uniti hanno speso secondo il Dipartimento di Stato 5 miliardi di dollari per portare la democrazia in Ucraina e questa è in tumulto. Alla fine, né il popolo jugoslavo né quello ucraino hanno beneficiato della democrazia americana. E così sta andando con il popolo di Haiti. Ma la lista dei non-haitiani che beneficiano della “democrazia” statunitense è lunga, invece. E la famiglia della Fondazione Clinton e i suoi donatori primeggiano nella lista.
Cynthia McKinney

Fonte – traduzione di M. Janigro

Ndc: si terrà il 17 gennaio il ballottaggio presidenziale posticipato per Haiti.

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