Buon compleanno, NATO: è tempo di andare in pensione!

nato1949

I compleanni sono sempre un buon momento per fare un bilancio dei propri risultati, prendere alcune risoluzioni e contemplare la strada da percorrere. Così, con la NATO che compie il suo 67° anno, forse è il momento per l’alleanza militare di impegnarsi in qualche onesta auto-riflessione.

Il problema è che a volte è davvero difficile lasciar perdere. Nessuno vuole ammettere che i giorni di gloria sono lontani. Tutti vogliono sentire di avere uno scopo, qualche grande visione ancora da soddisfare. Quando arriva il momento di appendere il cappello, alcuni escono di scena con grazia. Altri hanno bisogno di essere trascinati scalciando e urlando.
Se gli ultimi commenti del Comandante Supremo Alleato generale Philip Breedlove sono da prendere sul serio, l’alleanza non si esibirà in una uscita elegante a tempo breve. Al contrario, il blocco di 28 membri sta semplicemente ricalibrando gli sforzi nel tentativo di giustificare la propria esistenza e rimanere rilevante.

‘Non un programma di pace, un programma di guerra’
Con l’intenzione di garantire la sicurezza collettiva contro l’Unione Sovietica, l’alleanza militare fu fondata il 4 aprile 1949 da 12 Paesi, guidati dagli Stati Uniti. Il blocco avrebbe avuto lo scopo di prevenire la diffusione del comunismo e promuovere gli interessi economici americani in tutto il continente europeo. Una volta avvenuto il crollo dell’Unione Sovietica e cessato di esistere nel dicembre 1991, la NATO era sull’orlo di una lenta fine. Invece di sciogliersi, l’organizzazione ha continuato ad annunciare nuovi membri a colpi di espansione che erano sicuri di provocare la Russia moderna.
Come ho scritto in passato, ci fu chi, anche al momento della fondazione dell’organizzazione, previde l’emergere di una tale situazione. Il senatore statunitense Robert A. Taft – il figlio del presidente William Howard Taft – era uno di loro. Taft fu schietto nei suoi dubbi circa l’opportunità di una tale alleanza. Egli credeva che un blocco militare costruito armando nazioni contro l’URSS avrebbe potuto lasciare Mosca sentirsi “circondata” e gettare le basi per un’altra guerra mondiale – arrivando persino a dire che “non è un programma di pace, è un programma di guerra.” In un discorso che spiegava il suo voto contro la formazione dell’alleanza, egli chiese: “Come ci sentiremmo se la Russia si fosse impegnata ad armare un Paese sul nostro confine; il Messico, per esempio?”
Per tutto il tempo della propria esistenza, la NATO è stata orientata principalmente a servire gli interessi geostrategici di Washington. Fu allora, come è ora, molto più strumentale alla creazione di Stati vassalli in Europa che eseguissero gli ordini degli Stati Uniti piuttosto che fornire loro sicurezza. L’obiettivo era quello di unire il maggior numero possibile di nazioni sotto un ombrello pro-Washington che raramente, se mai, avrebbe messo in discussione la politica estera statunitense.

I più grandi successi della NATO
Nonostante il fatto che il suo avversario originale, ovviamente, non pone più alcuna minaccia ai suoi Stati membri, la NATO difficilmente potrebbe sedere a girarsi i pollici, in attesa che succeda qualcosa. Non sarebbe stato il caso di sciogliere semplicemente un così proficuo strumento di influenza politica, perciò Washington aveva bisogno di farlo sembrare utile. Aveva bisogno di giustificare la sua esistenza.
Improvvisamente, l’alleanza stava per cadere perdutamente innamorata degli interventi “umanitari”. O, come Noam Chomsky sentenziò, la NATO emersa dopo il 1991 era fondamentalmente “una forza di intervento guidata dagli Stati Uniti”. Più interessante, però, è stato il fatto che gli interventi della NATO negli ultimi venticinque anni hanno effettivamente avuto poco a che fare con il mantenimento della sicurezza dei suoi membri, nonostante essa rivendichi che il suo “scopo essenziale” è quello di “salvaguardare” la loro libertà e sicurezza. L’alleanza “difensiva”, che è “impegnata nella risoluzione pacifica delle controversie”, ha semplicemente agito come un fronte per l’aggressione statunitense in tre diversi continenti.
In una delle più recenti dimostrazioni del suo impegno per la pace, la NATO ha chiesto l’attuazione di una no-fly zone in Libia e poi ha proceduto a bombardare il Paese – una volta il più ricco in Africa – facendolo tornare al Medioevo, riducendolo a Stato fallito. Sotto l’apparenza di intervento umanitario, la NATO ha fornito la copertura per un’operazione di cambio di regime che Washington stava progettando da decenni.
Negli anni ‘90, la NATO è intervenuta nelle guerre jugoslave, ivi compresi un disastroso tentativo di attuare una no-fly zone in Bosnia tra il 1993 e il 1995 ed una campagna di bombardamenti di 78 giorni in Jugoslavia che ridusse gran parte delle infrastrutture di Belgrado in macerie e uccise centinaia di civili. Questi conflitti non presentavano alcuna minaccia diretta per gli Stati della NATO, ma la pretesa fu quella di necessario intervento “umanitario”. In realtà, come sempre, si trattava piuttosto di spostare l’equilibrio politico in favore di Washington.

Giustificare la propria esistenza
Ma questo non è sufficiente. Washington non può vendere la NATO come organizzazione militare amante della pace che interviene nei conflitti esterni per la sua bontà di cuore. Nessuno sarebbe molto interessato ad unirsi a ciò. Ci deve ancora essere una tangibile, visibile minaccia alla sicurezza degli Stati membri. Inseriamo una “risorgente ed aggressiva” Russia. L’ufficio stampa della NATO è andato fuori giri dal 2013 dipingendo una minaccia russa. Vladimir Putin è stato sul punto di invadere i Paesi baltici per circa due anni a questa parte. Che non ci siano prove di una minaccia imminente per chiunque è irrilevante; l’idea è di continuare a ripeterlo fino a quando tutti credano che ci sia.
Il peccato di Mosca, Breedlove ha recentemente affermato, è che “continua a cercare di estendere la sua influenza sulla propria periferia ed oltre”. C’è naturalmente grande ironia nel sentire questo dal capo di un’organizzazione militare che permette agli Stati Uniti di estendere la propria influenza fino a quattromilacinquecento miglia dal suo confine.
Non contenta di metterci una pietra sopra e lavorare in tandem con Mosca su questioni cruciali, differenze a parte, la NATO ha continuato ad esacerbare le tensioni. Come ha osservato un analista, espandendosi verso il suo confine, la NATO ha “deliberatamente e sconsideratamente rappresentato una grave minaccia per la sicurezza della Federazione Russa”. E per tutto il tempo, la NATO ha fatto la vittima.

Tempo di salutare
Un orologio rotto indica l’ora giusta due volte al giorno. Il candidato presidenziale USA Donald Trump può essere un pazzo maldestro, ma nella sua ultima dichiarazione sulla NATO come “obsoleta”, egli è assolutamente corretto.
Sessantasette anni dopo la sua fondazione, la NATO esiste per nessuna buona ragione. Dove non esistono minacce, essa le immagina. Dove le tensioni dovrebbero essere minime, le aumenta. Nello schema grandioso delle cose, essa serve gli interessi di uno solo dei propri membri.
È tempo di finirla.
Danielle Ryan

Fonte – traduzione di F. Roberti

2 thoughts on “Buon compleanno, NATO: è tempo di andare in pensione!

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