Una gigantesca ammissione di debolezza

13606961_1088155314563936_916820004075906369_n“La cosa più patetica di tutto ciò è come gli Anglosionisti stiano fraintendendo i Russi. Da un punto di vista culturale russo, tutto quello che hanno fatto l’Occidente e la NATO sono segni di debolezza. Perché un’alleanza forte avrebbe bisogno di impegnarsi in minacce senza senso (battaglioni della NATO o scudi antimissile)? Perché un’alleanza forte cercherebbe la sicurezza nei numeri? Perché una forte alleanza agisce come se in realtà non esistesse? Da un punto di vista russo tutto questo tintinnar di sciabole e protagonismo è in realtà una gigantesca ammissione di debolezza, e i Russi non sono affatto impressionati. E non temono di esprimere il loro compiacimento per quello che vedono come un patetico sfoggio di incompetenza da parte di una leadership occidentale incapace.
Questo non vuol dire che i Russi non siano preoccupati. Lo sono. Molto. Perché anche loro capiscono che nonostante tutta la patetica mancanza di visione politica e perfino di basilare professionismo, gli Anglosionisti sono ancora molto pericolosi. Non serve molta intelligenza per scatenare una guerra nucleare. Così anche se i Russi ora sono apertamente sprezzanti dell’Impero, capiscono comunque che è proprio l’inettitudine dell’Occidente che richiederà una tremenda dose di cautela e pazienza da parte della leadership russa per “far cadere con dolcezza” l’Impero senza scatenare una guerra nucleare planetaria.
Si potrebbe dire che la Russia tema la debolezza USA/NATO/UE molto più di quanto tema la forza di USA/NATO/UE.
Infine, molti Russi capiscono che la civiltà occidentale è screditata, moralmente in bancarotta e, fondamentalmente, morta come lo era la civiltà sovietica a fine anni ’80. Non ci sono più “valori occidentali”, almeno non di una qualità diversa da quella oggetto di barzellette e sogghigni disgustati. Tutta la grande costruzione concettuale composta da nozioni come “democrazia”, “diritti umani”, “libertà”, “giustizia”, è crollata e ora è irreparabile. La buona notizia è che questo crollo non è definitivo, e proprio come la Russia alla fine ha riscoperto sé stessa dopo il 2000, così farà l’Occidente, sia negli USA che in Europa. Posso facilmente immaginare i popoli d’Occidente che alla fine tornano alle loro antiche radici storiche, ma lo faranno in un nuovo modo. Proprio come la Russia del 2000-20016 non è la Russia di prima del 1917, così il nuovo Occidente emergerà come qualcosa di nuovo, ma con radici nel lontano passato. Ma prima che questo accada l’Occidente dovrà subire un doloroso e pericolosissimo processo di disintegrazione simile a quello che ha attraversato l’Unione Sovietica più o meno tra il 1980 e il 2000.
Dmitry Orlov ha assolutamente ragione. Il collasso dell’Occidente è inevitabile, e lo studio del collasso dell’Unione Sovietica può dare molte lezioni interessanti.
Ma per adesso siamo bloccati nella nostra attuale realtà. Un mondo diviso in due, con, da una parte, un morente, deludente e debole Impero e, dall’altra, più o meno il resto del genere umano. In questo mondo morente ed instabile, il summit della NATO a Varsavia ha avuto più o meno lo stesso ruolo del XXVI Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1981: un toccante sfoggio di unità di fronte ad un inevitabile collasso.
Se ricordiamo quello che è accaduto all’URSS e alla Russia nei seguenti due decenni, possiamo solo concludere che stiamo per entrare in un difficilissimo e pericoloso periodo della storia.”

Da La “XXVI Conferenza del Partito della NATO” a Varsavia (un commento), di Il Saker.

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