Di male in peggio: la Clinton pone le premesse per relazioni sempre più ostili con la Russia

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Cerchiamo di essere onesti: Hillary Clinton e Vladimir Putin non sono esattamente grandi amici. Ma la Clinton sembra essere intenzionata a fare peggiore una brutta situazione – e tutto pur di segnare alcuni punti politici a proprio favore.

Il rapporto con la Russia è tale che la Clinton dovrebbe prenderlo molto sul serio. Se ella conquisterà la presidenza nel mese di novembre, le relazioni tra Washington e Mosca continueranno ad essere una delle principali priorità della politica estera. Esse hanno già toccato il minimo da 25 anni a questa parte. Dovrebbe andare da sé, allora, che quando si tratta di Russia, la Clinton farebbe meglio a moderare il linguaggio.
Come una donna che ha trascorso quattro anni come capo della diplomazia del suo Paese, la Clinton dovrebbe far di meglio che insultare pubblicamente il leader di un Paese con il quale dovrà lavorare a stretto contatto. Eppure sembra che ciò sia del tutto sfuggito alla sua consapevolezza. Invece, ella ha scelto di incrementare la paranoia anti-Mosca al punto che non sarebbe troppo sorprendente se la sua campagna annunciasse che stanno pubblicando una versione aggiornata di Canali Rossi – un opuscolo del 1950 che nominava e svergognava personaggi pubblici sospettati di essere simpatizzanti del Cremlino.
Gran padrino del nazionalismo suprematista bianco?
L’insulto più memorabile della Clinton diretto a Putin risale al 2014 – prima che si candidasse alla presidenza – quando lo paragonò ad Adolf Hitler. In un Paese che celebra la vittoria sul nazismo ogni 9 maggio, si può immaginare che non sia stato accettato bene. Da allora, c’è stato un flusso costante di commenti da parte della Clinton riguardo ‘i Russi’ e come trattare con loro. Una volta, ella si fece beffa dei movimenti e della voce di Putin durante un’intervista con Christiane Amanpour. Un tipo di comportamento difficilmente definibile da ‘capo della diplomazia’.
Ma le cose hanno preso una piega bizzarra la scorsa settimana, quando in un discorso circa la xenofobia di Donald Trump, la Clinton ha chiamato Putin “grande padrino” di un movimento suprematista bianco, globale e nazionalista. Confusa? Ecco il ragionamento: Trump ha detto alcune cose belle di Putin. Trump vuole migliorare le relazioni con Mosca. Ci sono nazionalisti di estrema destra in Russia. Trump è quindi parte di una coorte globale di suprematisti bianchi guidati da Putin. Semplice.
La ginnastica mentale che la Clinton si aspetta che i suoi sostenitori eseguano per rendere verosimile questa affermazione è piuttosto ardua. Ironia della sorte, alimentando timori che i Russi stiano per conquistare il mondo, la Clinton è impegnata nel tipo di allarmismo che lei sostiene di aborrire in Trump. Certo, potrebbe non essere così male come chiamare i Messicani stupratori immigrati, come ha fatto Trump, ma la radice di esso – appellarsi a paure e pregiudizi per manipolare e distrarre gli elettori – è il medesimo.
Putin, ad essere onesti, ha fatto a volte commenti meno che lusinghieri sulla Clinton. In risposta all’incidente Hitler, per esempio, disse che la Clinton non era nota per essere “graziosa nelle sue dichiarazioni” e che è “meglio non discutere con le donne” – un commento innegabilmente sessista per le orecchie occidentali. Egli aggiunse che quando una persona “spinge i confini troppo lontano”, è un segno di debolezza, non di forza. La differenza fondamentale da notare qui, tuttavia, è che questi commenti, comunque li si interpreti, sono stati di solito fatti in risposta o ritorsione, non di punto in bianco.
Putin neanche si abbassò al livello di esponenti politici americani di punta a insultare il popolo statunitense. In realtà, egli a volte è stato lusinghiero, esprimendo ammirazione per la creatività americana, l’apertura mentale e le ampie vedute, che hanno portato a “tali sorprendenti risultati” nello sviluppo del loro Paese.
Dall’altra parte, troviamo Barack Obama dire cose come “la Russia non fa nulla” e nessuno è interessato a “correre a Mosca” per cogliere opportunità. Poi c’è John McCain, ex candidato presidenziale, che dice cose come la Russia è una “stazione di servizio mascherata da Paese”. Nel manuale americano di diplomazia, alla voce ‘rispetto’ si legge: voi sarete rispettosi e riverenti verso di noi, ma non aspettatevi reciprocità.
Tutte le strade portano a Mosca
Ma torniamo alla Clinton. Nella sua mente, sembra che tutto sia colpa dei Russi. Le rivelazioni di e-mail del DNC [Comitato Nazionale Democratico – ndt] che espongono la corruzione del partito? I Russi. Il suo avversario? Un agente russo. WikiLeaks? Un fronte russo. Il movimento suprematista bianco globale di destra? Guidato dalla Russia. Qual’è il prossimo? Mi dispiace per la corruzione della Fondazione Clinton/Dipartimento di Stato, i Russi me lo hanno fatto fare?
La campagna della Clinton è ora costruita su due fattori, nessuno dei quali ha qualcosa a che fare con le proprie credenziali: 1. Convincere gli elettori che il suo avversario è peggio di lei, e 2. Attribuire la responsabilità di qualsiasi rivelazione imbarazzante alla Russia. Questo è stato il cuore della sua strategia elettorale nelle ultime settimane. Perché? Perché la sua campagna è stata così segnata da scandali, che è preferibile spendere meno tempo ad affrontare quei problemi reali e più tempo a dedicarsi alle distrazioni.
Quando arriverà l’8 novembre e la Clinton avrà vinto – che è probabile se i sondaggi sono da ritenersi attendibili – come farà a chiamare Mosca ed aspettarsi che la sua campagna lunga mesi costruita sulla russofobia non abbia ulteriormente danneggiato un rapporto che ha un così disperato bisogno di riparazioni? Invece di prendere un cerotto, la Clinton sta ricorrendo ad un’accetta. E’ stupido, miope e pericoloso. Immaginate durante i più rischiosi frangenti della Guerra Fredda, se l’inquilino della Casa Bianca avesse respinto interamente i leader sovietici e agito come se la diplomazia con quei deplorevoli Russi fosse uno spreco del suo tempo. Immaginate se egli avesse scelto di allontanarli e farsene beffa pubblicamente. La Guerra Fredda avrebbe potuto concludersi su una nota decisamente diversa.
E’ improbabile che il popolo americano voglia alcun tipo di conflitto serio con una Russia nucleare – ma i punti politici che la Clinton può segnare oggi a buon prezzo giocando la carta russa potrebbero costare un prezzo molto più elevato in avvenire.
Danielle Ryan

Fonte – traduzione di F. Roberti

4 thoughts on “Di male in peggio: la Clinton pone le premesse per relazioni sempre più ostili con la Russia

  1. Con i dovuti distinguo, sono certo che la Clinton non è il presidente migliore dei due contendenti. Ho paura che metta il mondo al limite della guerra. Ma nel contempo ho fiducia in Putin che non si lascerebbe coinvolgere da un isterismo insensato.

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