Mario Ciancarella, l’ufficiale radiato con la firma falsa di Pertini

Ciancarella, Pinotti sa tutto ma non muove un dito

Giura la ministra Pinotti nel question time alla Camera, che è «interessata a rimuovere qualsiasi ostacolo», che il 16 novembre ha chiesto «elementi all’Avvocatura distrettuale di Firenze», che «seguirà con particolare attenzione…». A quattro mesi dalla scoperta della falsa firma del presidente Pertini, siamo ancora allo stesso punto nella vicenda di Mario Ciancarella, il capitano pilota radiato dall’Aeronautica Militare nel 1983 perché ficcava il naso nelle vicende collaterali alla strage di Ustica. E fu radiato falsificando la firma del Presidente della Repubblica. Il Tribunale di Firenze, a ottobre, ha detto chiaro e tondo che quella radiazione è carta straccia. Il 10 novembre, due parlamentari, Fava e Mattiello, avevano annunciato un question time imminente, nel corso di una conferenza stampa promossa dall’associazione antimafia Rita Atria, ma solo oggi, 69 giorni dopo, ha avuto luogo a Montecitorio, senza soddisfare Claudio Fava, che resta «preoccupato» per la mancanza di «concretezza» in una storia di «onore e dignità violati». Se per Dreyfuss “bastarono” 12 anni per vedersi riconoscere la dignità, per Mario Ciancarella, attivo all’epoca nel movimento degli ufficiali democratici, non ne sono stati sufficienti 33.
Il termine per il reintegro, stabilito dal ministero, è scaduto il 7 novembre. Pochi giorni dopo, l’ufficio stampa della ministra aveva dichiarato al settimanale Left: «La pratica è negli uffici competenti per una valutazione ma non ci sarà reintegro, la sentenza di Firenze dice solo che bisogna risarcire le spese legali», 5.800 euro più i bolli eccetera eccetera. Il motivo? Sembrerebbe, sempre stando all’ufficio stampa del ministero, l’età avanzata del militare, 65 anni. A chiarire i dettagli della vicenda doveva servire proprio il question time annunciato da Fava e Mattiello.
La vicenda, raccontata nel numero 43 di Left, si configura come una sorta di caso Dreyfus italiano e, se l’ufficiale francese radiato nel 1894, aveva la colpa di essere ebreo, Ciancarella quella di essere “comunista”, così apparivano agli occhi dell’apparato politico-militare italiano, all’epoca della Guerra Fredda, gli ufficiali fedeli alla Costituzione. La guerra ai rossi giustificava ogni menzogna e ogni misfatto, com’è possibile ricavare dalla lettura degli atti della lunghissima Commissione Stragi, così si evince dalle parole del Capo di Stato Maggiore del ’95, generale Arpino, che ammise le bugie ufficiali sul MIG libico rinvenuto sulla Sila nei giorni successivi alla strage di Ustica: dovete capirci, disse più o meno nell’audizione, ma per noi il 30% del Parlamento rappresentava il nemico. «Noi chi?», si domanda ancora Ciancarella che, proprio sul MIG raccolse la testimonianza di un maresciallo, Alberto Dettori, che poco dopo fu trovato morto. Era l’87. La versione ufficiale confezionò alla bell’e meglio una tesi sul suicidio, ma la famiglia e Mario Ciancarella non ci hanno mai creduto.
«Sono ovviamente interessata a rimuovere qualsiasi ostacolo, qualora ci fosse, per il perseguimento della giustizia. La Difesa quale organo istituzionale in caso di contenzioso non può che perseguire fini di giustizia e correttezza», si legge nel resoconto del question time della ministra della Difesa, Roberta Pinotti. «In merito al quesito posto, non esistono ostacoli a una corretta valutazione della documentazione che in data 12 ottobre 2016 l’avvocato del signor Ciancarella ha fatto pervenire al ministero della Difesa. A dimostrazione di ciò – ha ricordato il ministro – in data 16 novembre 2016 la Direzione generale del personale militare, cui compete l’azione amministrativa in materia, ha chiesto all’Avvocatura distrettuale di Firenze elementi caratterizzanti la vicenda processuale al fine di valutare compiutamente gli atti e le conseguenti determinazioni in merito. Di questo passo è stata fornita informazione in data 17 novembre 2016 all’avvocato di parte».
Ciancarella era Capitano Pilota dell’A.M. nonché leader del Movimento Democratico dei militari (che nasceva dalla contaminazione delle Forze Armate con la cultura sociale e democratica). Convocato e ricevuto, nel 1979, al Quirinale dal Presidente Pertini, insieme a Sandro Marcucci (ucciso anche lui in circostanze da chiarire nel 1982) e Lino Totaro, Mario Ciancarella era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare.
In questo contesto, anche il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte di Ustica, decise di fidarsi di lui e di confidargli: «Capitano siamo stati noi…», «Capitano dopo questa puttanata del MIG libico…». Una pista, tralasciata dalle indagini ufficiali, ma ripresa, nel 1999 da una lunga inchiesta del quotidiano Liberazione grazie proprio alla collaborazione di Ciancarella. Mario Alberto Dettori verrà trovato impiccato nel 1987. Un “suicidio impossibile” ma, sbrigativamente chiuderanno la questione. Una delle tante vittime della Strage dopo la Strage.
Per questo suo ruolo di esponente di punta Ciancarella divenne talmente scomodo da indurre “qualcuno molto in alto” a falsificare, nell’ottobre 1983, la firma del Presidente Pertini nel Decreto Presidenziale di radiazione. Un vero e proprio colpo di Stato. La copia del decreto di radiazione gli verrà consegnata, su sua richiesta, solo 9 anni più tardi e dopo la morte di Pertini. E’ lì che partì la lunghissima battaglia di Ciancarella per la restituzione della propria dignità e per la verità su Ustica e dintorni.
Checchino Antonini

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