Le promesse infrante della NATO: il tempo di ammettere che l’Occidente ha gravi responsabilità per le tensioni nell’Europa dell’Est

Danielle Ryan per rt.com

La questione se i leader occidentali abbiano promesso all’Unione Sovietica che la NATO non si sarebbe allargata verso Est è stata dibattuta per anni. Documenti recentemente declassificati dimostrano ciò che molti funzionari e studiosi occidentali hanno negato: una promessa è stata infranta.

I ricercatori del National Security Archive della George Washington University hanno elaborato 30 documenti che dimostrano che al leader sovietico Mikhail Gorbachov fu data “una serie di assicurazioni” che la NATO non avrebbe marciato verso Est.
Funzionari di alto profilo e studiosi di think tank hanno ripetutamente negato che tali assicurazioni fossero mai state fatte facendo sottintendere che i leader russi hanno dato libero sfogo alla fantasia e che la loro rabbia per la continua espansione della NATO fosse ingiustificata. Di recente, l’anno scorso, l’ex ambasciatore americano a Mosca, Michael McFaul, ha definito “un mito assoluto” il fatto che tali promesse fossero mai state fatte.
Non sono solo le informazioni appena declassificate a dare credito alla versione russa degli eventi. Gran parte delle informazioni che confermano la posizione della Russia è stata pubblica per anni. Semplicemente non è stata resa universalmente nota. Tuttavia, ci sono state persone che hanno esaminato le prove con un occhio imparziale.
La rivista tedesca Der Spiegel ha concluso fin dal 2009, basandosi sul proprio esame dei documenti e delle conversazioni con gli interessati, che: “… non c’era dubbio che l’Occidente ha fatto tutto il possibile per dare ai Sovietici l’impressione che l’appartenenza alla NATO era fuori questione per Paesi come la Polonia, l’Ungheria o la Cecoslovacchia”.
Per capire come tutto questo fosse così importante per Mosca e come abbia contribuito alle recenti tensioni in Europa, è importante capire il contesto storico.
Mentre la Guerra Fredda si chiudeva, la questione se una Germania riunificata si allineasse con l’Occidente o l’Oriente salì all’onore delle cronache. Come vincitori auto-nominati della Guerra Fredda, i politici americani decisero che la Germania doveva essere allineata con gli Stati Uniti. Presentando questa idea ai Sovietici, l’ambasciatore statunitense James Baker disse che poteva dare “ferrea garanzia” che la NATO non si sarebbe allargata di “un pollice verso est”. Si basava sulle rassicurazioni della durata dei negoziati: in cambio dell’allineamento occidentale della Germania, la NATO non sarebbe stata ampliata.
I difensori del successivo allargamento della NATO hanno affermato che le discussioni sull’espansione verso Est durante i negoziati per la riunificazione tedesca nel 1990 erano limitate solo allo status della Germania orientale. Ma i ricercatori della GWU hanno concluso che i colloqui non erano “per nulla limitati allo status del territorio della Germania Est”.
Se i negoziatori americani abbiano mai inteso attenersi alla loro parola, non possiamo saperlo. Quello che sappiamo, è che la tentazione di portare l’intero blocco orientale nell’orbita propria degli Stati Uniti si è rivelata molto rapidamente troppo grande. Nello stesso anno in cui Baker aveva promesso “non un pollice verso Est”, i politici americani stavano già considerando tranquillamente come avrebbero potuto portare l’Europa orientale nella NATO. Allo stesso tempo, stavano facendo piani per assicurare a Mosca che le sue preoccupazioni in materia di sicurezza sarebbero state prese in considerazione e che qualsiasi nuova struttura di sicurezza europea avrebbe incluso la Russia.
Ma una struttura di sicurezza comune che includeresse la Russia non è mai stata veramente oggetto di trattativa. Si possono fare le proprie supposizioni sul motivo per cui Washington ha preferito mantenere la Russia ai margini. Una delle ragioni, come ho già scritto, è che dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la NATO si è trovata a rigirarsi i pollici. La sua ragion d’essere non esisteva più. L’alleanza avrebbe potuto sciogliersi proprio allora e cominciare l’avvio dei negoziati con la Federazione Russa per una nuova struttura di sicurezza inclusiva che mirasse a prevenire le future tensioni in Europa prestando attenzione alle preoccupazioni sulla sicurezza della Russia. Invece, la NATO scelse di espandersi sempre di più, proprio nel territorio della Russia. Un’alleanza militare a guida USA alle porte della Russia era ben lontana dal “non un pollice oltre” che Baker aveva promesso. L’obiettivo, ovviamente, era quello di portare il maggior numero possibile di nazioni dell’Europa orientale sotto l’ombrello pro-Washington, da cui non sarebbero mai stati in grado di mettere in discussione la politica estera degli Stati Uniti, permettendo a Washington di controllare la regione con facilità.
Questa è la chiave per comprendere la visione del mondo di Vladimir Putin. In effetti, questa storia costituisce molte delle basi della sua generale diffidenza verso l’Occidente oggi. In quanto tale, senza comprendere il contesto storico entro il quale la NATO è stata ampliata, è impossibile capire i recenti conflitti in Georgia e Ucraina – due Paesi profondamente divisi che sono stati nella lista delle future cose da fare della NATO. Washington ama tracciare “linee rosse” in tutto il mondo che gli altri potrebbero non essere autorizzati ad oltrepassare. Difende i suoi interessi facendo la voce grossa. Per Putin, l’adesione alla NATO dell’Ucraina o della Georgia è stata una linea rossa da non oltrepassare.
I leader e i funzionari occidentali, per la maggior parte, si sono rifiutati di assumersi la responsabilità di aver lasciato l’Europa nel limbo della sicurezza dopo la fine della Guerra Fredda. Invece, hanno cercato di attribuire la colpa interamente a Mosca, promuovendo in modo aggressivo l’idea che la Russia moderna è in missione per riconquistare la gloria perduta divorando l’Europa orientale – e quella valente NATO è l’unico ostacolo sulla strada di Putin. Ma le ultime ricerche della GWU dovrebbero chiarire: l’Occidente, con le sue promesse non mantenute e l’inaffidabilità in un momento cruciale della storia, ha una responsabilità significativa per le attuali tensioni europee e per i conflitti che ne sono scaturiti.
Ci furono, di certo, persone che misero in guardia contro l’espansione della NATO – ed anche contro l’esistenza stessa dell’alleanza. Solo una manciata di mesi dopo la creazione della NATO nel 1949, il senatore statunitense Robert A. Taft — figlio del President William Howard Taft — fece un discorso in cui prevedeva che la NATO sarebbe stata causa “più probabilmente di guerra che di pace” in Europa.
Ma forse il più toccante e forte avvertimento contro l’espansione della NATO arrivò nel 1998 dal leggendario diplomatico George F. Kennan. Kennan, che allora aveva 94 anni,dichiarò a Thomas Friedman del New York Times che l’espansione della NATO era un “tragico errore”.
“Non c’era alcuna ragione per espanderla. Nessuno stava minacciando nessun altro. Questa espansione avrebbe fatto rivoltare nella tomba i Padri Fondatori di questo Paese”, disse. Kennan avvertì che gli Stati Uniti stavano voltando le spalle alla Russia e alla gente che aveva “montato la più grande rivoluzione pacifica della storia per rimuovere il regime sovietico”.
Continuò con parole profetiche: “Ciò dimostra così poca comprensione della storia russa e della storia sovietica. Certamente, ci sarà una brutta reazione della Russia, e poi [quelli che vogliono espandere la NATO] diranno che vi abbiamo sempre detto che è così che sono i Russi – ma questo è completamente errato”.
L’espansione della NATO, naturalmente, continuò ben oltre il 1999, oltre la morte di Kennan nel 2005 – e continua ancora oggi, con il Montenegro l’ultimo ad aderire al blocco militare.
Il rapporto della GWU offre letture interessanti. Non si può più negare che molti leader e funzionari occidentali abbiano assicurato ai Sovietici che la NATO non sarebbe stata ampliata; che non ci sarebbe stata alcuna minaccia per la sua sicurezza. Fu in questo contesto che Gorbachov accettò l’allineamento tedesco con l’Occidente. Nella sua apparente ingenuità, Gorbachov riteneva che il futuro e l’integrazione dell’Unione Sovietica con le istituzioni occidentali dipendesse da esso. Credeva ancora nel sogno della “casa comune europea” e sentiva che non c’era altro motivo per la fine della Guerra Fredda che l’essere stata reciprocamente vantaggiosa.
Ma i leader occidentali avevano altre idee. La Russia non sarebbe mai stata ammessa nel club. C’era troppo da guadagnare nel perpetuare la convinzione dell’Occidente che la Russia rimanesse una minaccia.

Traduzione di C. Palmacci

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