Moro è caduto per aver troppo capito e troppo osato

16 marzo 1978: quella mattina alla Camera.
La testimonianza di un allora deputato del PCI.

La notizia della strage in via Fani e del sequestro dell’on. Aldo Moro giunse, veloce e terribile, a Montecitorio di prima mattina. Ricordo lo smarrimento di capi e gregari democristiani, il nostro sgomento. Nel “transatlantico” le urla di pochi soverchiavano i silenzi atterriti di tanti.
Antonello Trombadori, deputato comunista ed ex gappista romano, correva come un pazzo avanti e indietro gridando “al muro, al muro”. Perfino un uomo misurato come Ugo La Malfa giunse a invocare in Aula la pena di morte.
Il giorno non fu scelto a caso: quel 16 marzo 1978 la Camera era stata convocata per votare la fiducia al quarto governo Andreotti. Per la prima volta, dopo trent’anni, il PCI entrava nella maggioranza anche se non rappresentato nel governo. Un altro voto difficile, per noi, ma necessario per realizzare il secondo passaggio dell’intesa strategica fra Moro e Berlinguer.
I nemici occulti di tale strategia decisero di fermarla al secondo passaggio, giacché al terzo, che avrebbe visto i comunisti al governo, sarebbe stato altamente rischioso.
Un disegno funesto, devastante, ideato da forze potenti, tutt’ora ignote, ben più potenti delle BR che l’hanno eseguito. Almeno così in molti leggemmo la vicenda sulla quale pesano ancora tante stranezze operative e alcuni interrogativi riguardanti la sua gestione politica, per altro molto riservata e accentrata.
Aldo Moro fu colpito in quanto unico leader in grado di traghettare la DC verso questa svolta decisiva. Salvando lui si sarebbe dovuto salvare anche il progetto politico di cui era co-protagonista, ufficialmente condiviso da circa il 90% delle forze parlamentari.
Perché, dunque, non si tentarono tutte le possibili vie di salvezza?
La cosiddetta “linea della fermezza”, anche se invocata in buona fede, non era in fondo una condanna a morte del sequestrato?
Interrogativi angoscianti che in quei giorni convulsi non trovarono risposte esaurienti.
Perciò, mi parve illogico respingere la “trattativa” che avrebbe consentito, se non altro, di scoprire le carte dei sequestratori. Se fosse stato un bluff, come molti temevano, le BR avrebbero confermato il diffuso sospetto di essere al servizio di un disegno più grande di loro, mirato soltanto all’eliminazione fisica dell’on. Aldo Moro.
Purtroppo, le cose andarono per un altro verso. Moro verrà barbaramente assassinato. Il danno fu grande per la sua famiglia e per la democrazia italiana che, d’allora, appare sempre più contratta, fiacca, vacillante.
La verità sul caso Moro è ancora lontana. Un caso o un affaire come lo definì Leonardo Sciascia col quale più volte ebbi a parlare quando veniva a Montecitorio.
Lo scrittore aveva ragione: quel tragico evento non poteva essere ridotto a un “caso”, perché caso non era, ma un delitto politico complesso, ideato e programmato in tutti i suoi aspetti militari e politici.
Forse, un giorno sapremo (o sapranno) tutta la verità sull’affaire Moro. Tuttavia, credo si possa senz’altro affermare che Egli è caduto per avere troppo capito e troppo osato.
Osato fino a sfidare il veto dell’establishment USA e della NATO che, specie in tempi di “Guerra Fredda”, impediva di portare il più grande partito comunista d’Occidente al governo di un Paese-cerniera qual era l’Italia.
Oltre agli aspetti geo-strategici decisi al vertice della NATO, vigeva una prassi, non dichiarata ma decisamente praticata, secondo la quale ai parlamentari del PCI non era consentito l’accesso a determinate informazioni di tipo militare. Comunisti, dunque, da discriminare, da demonizzare, anche forzando il dettato costituzionale. Ora, Aldo Moro voleva portarli addirittura al governo!
Una mutazione piuttosto sorprendente, frutto di un pensiero lungimirante, che un po’ stupì anche noi abituati a percepire il gruppo dirigente della DC come un blocco dominante composito, talvolta anche rissoso, che, al bisogno, sapeva far quadrato a difesa di un potere gretto, fine a se stesso che si voleva conservare al governo, in eterno.
Un punto di vista piuttosto diffuso, giacché questo era il volto del potere democristiano, soprattutto in Sicilia e nel meridione.
Nacque così, dopo la poderosa avanzata del PCI del 1976, il “governo delle astensioni” . Una formula per molti di noi deludente, indigeribile anche perché basata, sostanzialmente, su un’intesa riservata, quasi sulla parola, fra Berlinguer e Moro.
Tuttavia, quell’accordo produsse un clima di rasserenamento, di relativa fiducia tra i partiti, soprattutto fra DC e PCI che insieme disponevano del 75% della rappresentanza parlamentare: una vera superpotenza politica capace di riformare finalmente il Paese. E le riforme – si sa – suscitano grandi speranze ma anche grandi paure in chi si sente minacciato.
Da qui una serie di preoccupazioni insorte anche nel cuore dei principali centri decisionali internazionali politici, militari e finanziari. La paura per un tale cambiamento avrà spinto le forze ostili, italiane e straniere, a fermare l’ideatore di questo passaggio così innovativo.
Agostino Spataro

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5 thoughts on “Moro è caduto per aver troppo capito e troppo osato

  1. mah, oramai possiamo dire che nella sostanza l’affaire Moro non abbia più segreti. Forse a livello esoterico, che accompagna sempre simili fatti, c’è ancora poca comprensione ma interessa a pochi. Sono sempre di pù le persone, complottiste o meno, che hanno imparato a conoscere il passato e grazie a questo fatto sono in grado di comprendere il presente.

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  2. Proprio di fronte al luogo dove scoprirono l’auto “rossa” con dentro Moro assassinato si trova l’entrata secondaria di una università statunitense, Centro Studi Americani Via Michelangelo Caetani, 32 presieduta da Gianni De Gennaro, ex Capo della Polizia durante il G8 di Genova, presidente di Finmmeccanica-Leonardo, Sottosegretario di Stato con delega ai SERVIZI SEGRETI nel governo Monti Quale prigione migliore? Chiesa e Botteghe…neanche il poro stanley kubrik…

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  3. Verità nascoste” è il titolo della puntata di Tg2 Dossier, in onda sabato 17 marzo alle 23.45 su Rai2. Quarant’anni da quel 16 marzo. Quarant’anni dal rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta. Un avvenimento che ha segnato la storia repubblicana sul quale ancora non sono alzati tutti i veli di mistero. Parlano la figlia dello statista democristiano assassinato e il nipote Luca. Parlano i testimoni di quell’epoca e i magistrati che hanno seguito l’inchiesta.

    http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/rubriche/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html

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  4. Non capisco. Avevo fatto un intervento citando un articolo sull’ultima opera di Paolo Cucchiarelli relativa al caso Moro ed inserendo il link ad un’intervista allo stesso autore e non me lo avete pubblicato. C’erano due errori di cui mi sono reso conto solo dopo avervi inoltrato il commento, seguito dalle relative rettifiche. Mi potete spiegare?

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  5. certamente… pranzo, faccende domestiche, spesa e infine cena… solo ora mi sono connesso e ho prontamente approvato il tuo commento.
    😉 ciao

    p.s.: pare un libro prezioso, alla pari di quello di Simona Zecchi che abbiamo segnalato.
    ma quando l’autore della recensione parla di “settore deviato della CIA” mi sono sbellicato dalle risate…

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