Trump e i guerrafondai della NATO proclamano la pace

Finian Cunningham per rt.com

Durante la ricorrenza del 75° anniversario dell’assalto degli Alleati alla Francia occupata dai nazisti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e gli altri leader della NATO hanno emesso un “Proclama del D-Day”. In suo nome, si sono impegnati a “non ripetere mai più l’orrore della seconda guerra mondiale”.
Gli Stati Uniti e altre 15 nazioni, tra cui Gran Bretagna, Francia e Canada, hanno anche dichiarato il loro impegno a “risolvere pacificamente le tensioni internazionali”.
Se il cosiddetto annuncio del D-Day suona come un carico di sciocchezze, è perché lo è.
Appare evidente che sia stato frettolosamente messo insieme a scopo rasserenante mentre Trump e gli altri commemoravano l’Operazione Overlord al suono di una banda di ottoni dell’esercito e l’inno dei tempi della guerra di Vera Lynn “We’ll meet again”. I nobili sacrifici di soldati e civili nella sconfitta del nazifascismo avrebbero dovuto ricevere qualche segno di decoro sotto forma di un proclama di pace, così sembra.
Tuttavia, la proclamazione di Trump e della sua banda di guerrafondai della NATO deve essere considerata nient’altro che una cinica adesione di facciata.
Durante la commemorazione di un’offensiva navale del passato “per la pace”, gli Stati Uniti schieravano, nello stesso momento, navi da guerra e bombardieri B-52 con capacità nucleare nel Golfo Persico in una sfacciata dimostrazione di aggressione nei confronti dell’Iran. Washington sta facendo un uso palese della forza militare per soggiogare Teheran alle sue richieste geopolitiche. Alla faccia del “risolvere pacificamente le tensioni internazionali”.
Trump questa settimana ha dichiarato ai media che non vuole che il confronto con l’Iran diventi un conflitto militare a tutto campo. Eppure continua a minacciare che gli Stati Uniti sono pronti a ricorrere all’opzione militare contro l’Iran. Il mese scorso, ha cripticamente messo in guardia sulla “fine ufficiale dell’Iran” mentre offriva anche “colloqui” con Teheran. Le occasionali parole di pace di Trump sono quindi prive di significato.
L’apparente problema di Washington con l’Iran si basa sulle affermazioni secondo cui quest’ultimo “sostiene il terrorismo regionale” e ha “l’ambizione di costruire armi nucleari”. Ciò equivale a dicerie paranoiche, provenienti da Israeliani e Sauditi. Non è certo un motivo per giustificare una tale prepotenza militare. In realtà, gli Stati Uniti stanno semplicemente usando l’aggressione – che è un crimine di guerra – per esercitare la loro volontà politica sull’Iran.
Un altro caso parallelo che contraddice il “Proclama del D-Day” è la minaccia dell’amministrazione Trump di usare la forza militare contro il Venezuela. Quella minaccia è esercitata perché Washington non vuole al potere il presidente socialista eletto Nicolas Maduro, e invece vuole sostituirlo con il suo personaggio dell’opposizione preferito, pro-Washington, che non è mai stato eletto dal popolo. Neanche questo è un caso di “risoluzione pacifica delle tensioni”. È un dritto balzo verso il militarismo da parte dell’amministrazione Trump verso un Paese sovrano i cui affari interni non dovrebbero riguardare Washington.
Se la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, il Canada e altri membri dell’alleanza militare della NATO credessero sinceramente al Proclama del D-Day di questa settimana, avrebbero apertamente detto agli Stati Uniti di fermare l’aggressione nei confronti dell’Iran e del Venezuela. Ma nessuno di loro l’ha fatto.
Gli europei possono anche aver espresso preoccupazione per le tensioni americane con l’Iran, a causa dei propri istinti egoistici per la loro stessa sicurezza, ma non sono stati abbastanza solidi nel persuadere Washington a cessare il suo uso criminale dell’aggressione. Il loro atteggiamento evasivo è in effetti una codarda forma di aggressione passiva.
Nessuna sorpresa, comunque. Ogni guerra illegale e operazione segreta lanciata dagli Stati Uniti è stata sostenuta dall’alleanza NATO fin dalla sua formazione nel 1949. Quando mai il blocco si è opposto a qualsiasi intervento militare americano, non importa quanto egregiamente illegale e distruttivo fosse?
Esso rilascia automaticamente un assegno in bianco di apparente “multilateralismo” per coprire i crimini di guerra degli Stati Uniti, i più recenti dei quali includono le guerre nell’ex Jugoslavia, Irak, Afghanistan, Libia, Somalia e segretamente in Siria, dove le potenze della NATO hanno sponsorizzato di nascosto il terrore jihadista nel tentativo di imporre per procura un cambio di regime contro il presidente Assad.
Alcuni dei galoppini della NATO partono per le proprie avventure nazionali. Il presidente della Francia Emmanuel Macron, a cui piace pontificare sul “salvare il pianeta”, ha ordinato alle truppe francesi di “combattere il terrorismo” in Mali, Niger, Camerun e in altre ex colonie d’Africa.
Forse, se la Francia smettesse di saccheggiare quei Paesi con il controllo delle loro finanze nazionali attraverso il sistema del franco africano (CFA) di epoca coloniale, per cui i Paesi hanno l’obbligo di depositare le loro riserve auree nelle casse di Parigi, allora molte “tensioni interne africane si potrebbero risolvere pacificamente”.
Così come stanno oggi le cose, l’opzione militare è quella preferita perché lusinga l’ego nazionale francese sulla scena mondiale e permette enormi profitti all’industria degli armamenti in Francia.
Quale membro della NATO si è mai deciso a mettere in discussione la politica di aggressione guidata da Washington nei confronti della Russia e della Cina?
Tutti i 29 membri di questo club militarista assecondano il domatore del circo statunitense e la sua strategia di accerchiamento della Russia e della Cina con sistemi missilistici, basi fuori dai confini, navi ed aerei da guerra.
Proprio il mese scorso in un discorso per i laureati di West Point, il Vice Presidente Mike Pence ha “promesso” che un giorno i soldati statunitensi saranno sul campo di battaglia “per l’America”.
Ha detto che era una “certezza”. In modo inquietante, Pence ha citato la Cina come un potenziale bersaglio perché ha l’audacia di “rivaleggiare con il potere americano”.
Di nuovo, alla faccia del risolvere pacificamente le tensioni.
Ecco la stupenda ironia. La NATO è nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, non perché gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sconfissero la Germania nazista.
Fu l’Unione Sovietica a distruggere in gran parte la macchina da guerra nazista.
Gli sbarchi in ritardo del D-Day nel giugno del 1944 furono finalmente ordinati dai governanti americani e britannici perché temevano che i sovietici avrebbero conquistato tutta la Germania da soli.
L’Armata Rossa in quella fase della guerra stava asfaltando il Terzo Reich, prendendo infine la Berlino di Hitler nel maggio 1945.
Prima dello scoppio della guerra, il capitalismo americano e britannico avevano promosso l’ascesa della Germania nazista durante gli anni ’30 come baluardo contro l’Unione Sovietica e la diffusione del socialismo tra le proprie classi lavoratrici.
La Germania nazista non sarebbe diventata la forza terrificante se non fosse stato per i massicci investimenti stranieri da parte di Wall Street e aziende americane come Ford, General Motors, Du Pont, ITT e altre, come documentato dallo storico Jacques Pauwels.
Quando il regime nazista divenne uno Stato canaglia, le potenze occidentali furono state costrette a liquidarlo, come fanno di solito, come si è visto con altri regimi clientelari nel corso della storia. Saddam Hussein in Irak è un esempio perfetto.
L’evento del D-Day non è quindi affatto ciò che sembra. Non si può contestare il coraggio e la convinzione dei normali soldati americani e britannici che andarono in guerra contro il fascismo. Ma questa motivazione di principio non si applicava alle loro classi dominanti. Un fatto che dimostra l’ambiguità e le contraddizioni è il modo in cui la NATO fu prontamente istituita dopo la guerra, e per lo scopo principale di affrontare il presunto alleato di guerra dell’Occidente, l’Unione Sovietica.
Un altro fattore è il modo in cui la potenza statunitense e quelle della NATO, nei decenni successivi alla guerra, hanno continuato a usare il militarismo e l’aggressività come strategia politica per raggiungere i loro interessi geopolitici.
Gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali non hanno mai realmente avuto problemi con la Germania nazista sulla base di principi politici, legali o morali.
La fine di quest’ultima è stata una questione di urgenza pragmatica al fine di salvaguardare gli interessi geopolitici occidentali della stabilità e delle sfere di influenza. Il problema di fondo per le potenze capitaliste occidentali era sempre la Russia percepita come un potere che sfida(va) i loro obiettivi.
Ecco perché il Proclama del D-Day di intenzioni pacifiche emesso dagli Stati Uniti e dalla sua banda di guerrafondai della NATO è una farsa. È l’esatto opposto della loro politica e pratica di aggressione.

Traduzione di Francesca Iacobsen

3 thoughts on “Trump e i guerrafondai della NATO proclamano la pace

  1. 7 dicembre 1941 Mossa…d: simulato attacco giapponese a flotta USA a Pearl Harbor, nelle Hawaii che divennero il 50° stato degli USA SOLO il 21 agosto 1959 ben 18 anni dopo il “fattaccio”.
    Gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo, dalla loro creazione nel 1776, vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza . Gli anni di pace sono stati solo 21 dal 1776.
    Nel 1915, fu l’affondamento del “Lusitania”, da parte di un sottomarino tedesco, a dare inizio alla crisi tra Stati Uniti e Germania, che permise ai primi di entrare nel conflitto mondiale.
    Pare che gli americani abbiano fatto sapere di nascosto ai tedeschi che sul “Lusitania” viaggiava un importante carico di armamenti destinato all’Inghilterra. In questo modo, sarebbero riusciti a provocare l’attacco da parte del sottomarino tedesco che affondò la nave, sulla quale viaggiava anche un centinaio di cittadini americani. La “cosa” è moolto, moolto plausibile…
    Adesso ci rifanno con l’Iran. Domanda che ci fanno le navi USA in mari così distanti da casa loro? Sempre in mezzo a complottar…non lo dico solo io, lo dicono anche i Negri…Alberto. E’ la solita mossa…d, cui non crede più nessuno. Tana per gli armageddonnari !

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