Bologna chiama Ustica

La strage di Bologna? L’ex terrorista Vinciguerra: “Nata per ‘spegnere’ quella di Ustica”

La strage di Bologna è stata ideata per ‘spegnere’ quella di Ustica. Rispondendo alle domande della Procura, lo dice oggi [16/10/2019 – n.d.r.] al processo Cavallini in corso in Corte d’Assise a Bologna Vincenzo Vinciguerra, ex terrorista di destra membro all’epoca di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo.
Incalza in aula rivolto al teste il pm Antonello Gustapane, chiedendo di spiegare meglio: “Lei dice ‘la strage di Bologna non nasce dalla crisi della destra’, di fronte al giudice istruttore Grassi, nell’interrogatorio del 30 aprile ’94”. Risponde Vinciguerra: “L’obiettivo del periodo ’69-’74 era fallito, perché non c’erano stati abbastanza morti nelle stragi precedenti. La strage di Bologna nasce per un motivo specifico, e questa è una mia opinione: collego la strage di Bologna alla strage di Ustica, per la necessità imperiosa di spegnere i riflettori sulla strage di Ustica. Dopo la strage di Bologna- puntualizza Vinciguerra- Ustica scompare dai tg e dai giornali”.
“Se non si fosse speso mezzo secolo a trovare terroristi neri che attaccavano lo Stato, ma si fosse passato mezzo secolo a chiedere conto ai vertici dei ministri di Interni, Difesa e dello stato maggiore della Difesa, forse oggi la verità ci sarebbe”. È un altro passaggio dell’audizione dell’ex terrorista Vincenzo Vinciguerra, sentito oggi come testimone al processo Cavallini in Corte d’Assise a Bologna.
Anche Vinciguerra, dunque, non svela in udienza i collegamenti tra Ordine Nuovo e i NAR. Interrogato dal pm Antonello Gustapane, che lo incalza sulla base dei vecchi interrogatori degli anni ’80 e ’90 sulla strage alla stazione del 2 agosto 1980 (85 morti e oltre 200 feriti), Vinciguerra, esponente all’epoca di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, non ha risposto e per questo è stato richiamato dal presidente della Corte, il giudice Michele Leoni.
“Insiste- si rivolge Gustapane a Vinciguerra in aula- nel non voler dire da chi aveva saputo che Fioravanti e Cavallini fungevano da collegamento tra Signorelli, Calore e Fachini?”. Dopo che il teste risponde in sostanza che “sono passati tanti anni” e che “forse è meglio lasciarli tranquilli”, prende la parola Leoni ricordando che “i familiari delle vittime non saranno mai tranquilli“.
Quindi continua Vinciguerra sui responsabili della strage: “E’ sbagliato circoscrivere la verità solo ai portatori di valigie. Le responsabilità politiche non sono state mai nemmeno sfiorate, esaminate. I familiari delle vittime hanno avuto una sola ricompensa, che sono stati trovati i portatori di valigie”. Ma allora, procede Gustapane rivolto a Vinciguerra, “perché non dà un contributo” alla verità? Risponde il testimone: “Il mio contributo lo do da anni con una ricostruzione storica, sulla base di una serie di elementi. Si è fatto un errore per mezzo secolo. Dal 1946, dalla fondazione del Movimento Sociale Italiano, l’estrema destra ha scelto di stare dalla parte dello Stato e quindi ha scelto di stare dalla parte dei suoi apparati”.
“Mi disse chiaramente ‘sono stati loro’. Me lo disse Johann Hirsch in carcere“. Così Vincenzo Vinciguerra oggi in aula riporta quello che gli riferì in carcere a Volterra un malavitoso austriaco, in cella all’epoca per traffico di droga: ossia, che i responsabili della strage erano effettivamente i giovani dei NAR.
Vinciguerra è stato incalzato dal pm Antonello Gustapane, che ha ripescato i vecchi verbali a tema. Sentito per la prima volta sulla strage di Bologna il 29 giugno 1984, “disse- si rivolge il pm in aula al testimone- che nulla sapeva per conoscenza diretta sulla strage di Bologna. Successivamente, però, il 10 agosto ’84, il 21 dicembre ’84 e nell’interrogatorio dell’11 gennaio 1986, al giudice istruttore Zincani, disse che aveva avuto notizie sulla strage che in quel momento non voleva rivelare, in particolare da tre persone che non voleva indicare”.
Vinciguerra si concentra proprio sul detenuto austriaco: “Era un delinquente comune, mi ha detto chiaramente ‘sono stati loro’. Era malavitoso, uno spacciatore di droga”. La difesa di Cavallini, per iniziativa dell’avvocato Gabriele Bordoni, chiede però come mai Vinciguerra non reagì all’affermazione del ‘collega’ chiedendo di più. “Non ho cominciato a fare domande io. Farle in carcere non è salutare”, risponde Vinciguerra.
“Non ho mai conosciuto né mai incontrato Cavallini, non ho mai parlato con lui. E neanche con Fioravanti e Mambro”, dice Vincenzo Vinciguerra in aula durante il processo che vede imputato per concorso alla strage della stazione l’ex NAR Gilberto Cavallini. Dunque Vinciguerra, membro all’epoca di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, dice di non aver conosciuto né Cavallini né Valerio Fioravanti né Francesca Mambro, questi ultimi due condannati in via definitiva come esecutori della strage alla stazione, ma pure Paolo Bellini, l’ex ‘primula nera’ di Avangardia Nazionale, Vinciguerra dice di non conoscerlo: “Era in Avanguardia Nazionale? Non so, non conosco il personaggio Bellini”, risponde il teste.
Luca Donigaglia

(Fonte)

4 thoughts on “Bologna chiama Ustica

  1. Pingback: Bologna chiama Ustica – Ambiente futuro

  2. In tutte le stragi o effetti collaterali c’è un filo che unisce un unico regista per la destabilizzazione. I servizi esteri in estremo occidente lo sanno bene e si guardano bene da dichiararlo. La verità dell’accadimento, si costruisce e quella è la tesi ufficiale buona per tutti i convenuti specie se sono legati da un patto scellerato come la Nato.

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  3. Vinciguerra è notoriamente un megalomane psicopatico che viene ancora utilizzato dal sistema per operazioni di depistaggio. La veritè vera è che l’esplsione della valigia a Bologna è stato un incidente di percorso. L’ha detto a suo tempo lo stesso Cossiga quando parlò del LODO MORO che permetteva ai palestinesi il transito sul nostro territorio. Ma questo lo sapevano bene anche i magistrati che a suo tempo condannarono Mambro e Fioravanti. MA COME SEMPRE LA STRAGE FASCISTA FA COMODO A TUTTI ! Stelvio Dal Piaz

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  4. non mi risulta che gli psicopatici siano in grado di argomentare dettagliatamente le proprie interpretazione come fa, sempre, Vinciguerra.
    e in tema di depistaggi, proprio quel Cossiga che citi potrebbe insegnare molto a tanti, se fosse ancora vivo

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