Marco e Lance

“Non mi stupirei se mi dicessero che anche i valori del sangue di Armstrong sono alterati. Ormai tutto è possibile.”
Marco Pantani, giugno 2001

“Mi sono ritrovato a mentire guardando la gente negli occhi tanto ero abituato a farlo. Avrò costruito un castello di migliaia di bugie.”
Lance Armstrong, maggio 2020

“Lance Armstrong in quegli anni poteva fare e dire di tutto, e come diceva Pantani nessuno sembrava vedere nulla. L’amico dei repubblicani, l’amico di George W. Bush. L’amico di tanti politici e tante stars di Hollywood. Armstrong sognava di correre un giorno per la poltrona di Governatore del Texas e magari in seguito puntare anche alla Casa Bianca. Le sue perfomances aliene avevano accelerato la mondializzazione di uno sport che storicamente era di matrice europea. Grazie a lui, nel mondo del ciclismo la lingua inglese soppiantò il francese che per lo sport del pedale era stata la lingua di riferimento fino a solo dieci anni prima. Con Lance Armstrong diventarono volti abituali quelli dei cronisti del New York Times, del Financial Times, del Wall Street Journal, e quelli degli inviati di reti televisive come la CNN o la CBS che non perdevano una tappa se targata Armstrong: il re assoluto e incontrastato, del ciclismo, temuto e idolatrato. Armstrong fu l’amico di tanti potenti dello sport mondiale, donò all’UCI 100 mila euro nel 2000 per comprare dei macchinari antidoping. Tutto quello che ha fatto Armstrong è stato possibile perché qualcuno gliel’ha permesso. Parafrasando le parole di Marco Pantani nel 2002: «Chi lo ha creato? Chi l’ha voluto così?»
Il doping serve a vincere, ma soprattutto a fare moltissimi soldi. In due decenni di attività come ciclista professionista, grazie alle sponsorizzazioni, Lance Armstrong ha accumulato un patrimonio stimato attorno ai 125 milioni di dollari. Ma anche gli sponsor ne fanno molti di soldi col doping, per cui la diffusione del fenomeno non è attribuibile solo ad atleti, allenatori, medici o direttori sportivi, ma anche a chi alimenta l’ingranaggio. L’US Postal Service (Servizio delle poste statunitensi), che fu lo sponsor di Lance Armstrong tra il 2001 e il 2004 spese 32,27 milioni di dollari per sponsorizzare il team di Armstrong, ricevendo benefici di immagine e marketing per 103,63 milioni. Come sottolineò poi l’avvocato di Armstrong, Tim Herman, a scandalo doping scoppiato, il ritorno per il Ministero delle Poste statunitensi fu del 320% in quattro anni.
(…) Alcuni mesi dopo la conclusione del Giro del 1999 emerse l’ipotesi che Pantani fosse stato boicottato dall’ambiente delle scommesse clandestine italiane. Un’ipotesi che è ritornata prepotentemente in auge con due libri usciti recentemente sul caso Pantani, e che resta sempre sullo sfondo ormai come unica ipotesi, quasi unico movente, assieme alla cocaina, della carriera rovinata del campione e poi della sua morte. Ma se lo scopo era quello di far perdere a Pantani, a due giornate dalla fine, un Giro che aveva già vinto per guadagnare sulle puntate, perché poi continuare il complotto negli anni successivi e nei vari livelli in Italia e in Francia, e presso l’Unione Ciclistica Internazionale? E chi mai nell’ambiente delle scommesse clandestine italiane avrebbe avuto tali poteri di manipolazione a livello mondiale?
Il fatto che il Ministero delle Poste americano sponsorizzasse uno squadrone ciclistico che si può ben dire, andò all’attacco del ciclismo europeo, non è mai sembrato strano a nessuno? L’ascesa di Lance Armstrong ora, si sa, dopo anni dalla morte del Pirata, fu viziata da un uso criminale del doping. Per vincere a tutti i costi. Nessuno all’epoca vide nulla? Come disse Pantani: «E’ strano, ogni volta che si parla di Armstrong tutti stanno zitti, come se nessuno avesse un’opinione». Forse era molto pericoloso avere un’opinione sullo squadrone e sulla star della US Postal Service. E, a quanto sembra, ancora oggi è meno pericoloso avere un’opinione sulle scommesse della criminalità organizzata, che sulla storia dell’US Postal Service, e sulla strana sincronicità degli eventi che videro tramontare la stella del Pirata e sorgere, luminosa e prepotente, quella di Lance Armstrong.”

Da Pantani, le Poste americane, l’alchimia di un delitto di Lara Pavanetto.

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