Politicamente corretto o politicamente “americano”?

“La sensibilità egualitaria del “politicamente corretto” verso le minoranze non è così neutra e universale come ce l’hanno venduta: risente del punto di vista degli Stati Uniti. Il suo trapianto in Europa fa parte del progetto di esportazione – piuttosto colonizzatore – della propria cultura che si basa sull’assunto che “i valori americani sono universali”, per citare Condoleezza Rice quando era consigliera del governo Bush per gli affari esteri.
“Eppure, proprio definire gli statunitensi come americani non è affatto politicamente corretto. L’America è un continente (o due, a seconda dei criteri di classificazione che cambiano da continente a continente), ma pare che a nessuno importi del fastidio che prova un messicano o un peruviano quando si identifica l’America con gli Stati Uniti. “Il condomino che si dichiara il padrone del continente” (per citare Gabriele Valle), come se tutti gli altri Paesi dell’America non esistessero. Come ci sentiremmo se l’Europa venisse fatta coincidere per esempio con la Germania, ed europei diventasse sinonimo di tedeschi, visto che è la nazione in questo momento più importante?
Ciononostante, gli statunitensi si definiscono americani, e noi, nel nostro servilismo, li seguiamo. Il sogno “americano” è quello degli Stati Uniti. Tutto il resto non lo vediamo (e “la faccia triste dell’America” è solo un incubo).
Anche un’espressione come “scoperta dell’America” è frutto di una visione eurocentrica e colonialistica, visto che quelle terre esistevano ben prima della nostra scoperta. Ma ancora una volta pare che nessuno si occupi più di questi dettagli linguistici. La nuova moda è invece quella di contestare il “Columbus Day” e di abbattere le statue di Colombo con un furore iconoclasta piuttosto talebano che ha che fare con il fondamentalismo e il revisionismo storico. Non fu Colombo – che come è noto ignorava di aver “scoperto l’America” e aveva sbagliato strada e continente – a compiere il più grande genocidio della storia.
Accanto al revisionismo storico e alla sensibilità per non discriminare solo ciò che fa comodo, c’è poi il revisionismo linguistico che è stato esportato e ormai trapiantato in Italia in modo profondo. Come è accaduto, per esempio, che una parola come “negro” sia diventata un tabù?
A partire dagli anni Ottanta, negli Stati Uniti, dove il razzismo era ed è tangibile, parole come black, nigger o negro, considerate dispregiative, furono sostituite da afroamericano.
In Italia negro non aveva affatto questa connotazione, di africani e stranieri se ne vedevano ancora pochini a dire il vero, e il problema del razzismo nostrano era ancora legato ai pregiudizi contro i “terroni”. Negro era una parola neutra, usata da secoli nei testi scientifici, presente normalmente nel linguaggio comune e nel doppiaggio cinematografico. Negli anni Sessanta Lola Falana era l’amatissima “Venere negra”, era “negro” il “tremendo” (con tutte le ragazze) Rocky Roberts, e Edoardo Vianello cantava i “Watussi altissimi negri” in modo gioioso.
Dagli anni Novanta in poi i traduttori cominciarono ad applicare i criteri statunitensi anche alla nostra lingua, e nel giro di un decennio l’uso secolare dell’italiano è stato modificato dall’alto: i mezzi di informazione colonizzati, da un giorno all’altro, ci hanno inculcato l’idea che dire in un certo modo significava essere razzisti. Non era affatto vero, ma il nuovo clima culturale nato a tavolino si è imposto, aiutato dall’indice puntato contro chi non si adeguava, tacciato di razzismo. Un intervento moralizzatore sull’uso storico della nostra lingua, non giustificato, perpetuato proprio dagli stessi che si appellano alla sacralità dell’uso che non andrebbe normato in nome di un descrittivismo linguistico che è piuttosto altalenante.
In questo modo si sono affermate alternative ipocrite come “di colore” (ma di quale colore si parla? il nero!), oggi in disuso in favore di neri e afroamericani. Intanto, poco importa che si chiamino negri o neri, l’omicidio di George Floyd a Minneapolis da parte di alcuni poliziotti, e i numerosi altri casi di analoghi soffocamenti che stanno emergendo, hanno portato alle rivolte che occupano le prime pagine di tutti i giornali. E allora che cosa è più importante? Cambiare il nome alle cose o cambiare la sostanza? Meglio parlare di negri, con rispetto, o definirli neri discriminandoli?”

Da Totem e tabù linguistici: dal “politicamente” inglese al linguaggio inclusivo [1], di Antonio Zoppetti.

One thought on “Politicamente corretto o politicamente “americano”?

  1. Dal particolare si vede il generale.

    1. https://www.ilgiornale.it/news/roma/presa-sassate-clandestino-mentre-guida-alice-perde-occhio-1875623.html

    2. Due anni fa, fine luglio 2018, successe invece questo:

    Uovo contro la campionessa E scoppia la psicosi razzismo

    Daisy Osuake colpita da un furgone in corsa: «Volevano una nera». Ma avevano già bersagliato altri italiani

    Per trovare articolo completo, scrivere queste parole chiave:

    Uovo contro la campionessa E scoppia la psicosi razzismo Il Giornale

    3. Quindi, se una donna italiana perde per sempre un occhio per il lancio di un sasso da parte di un immigrato indiano irregolare per TV e giornaloni non è successo nulla di particolare, se invece una ragazza di colore, figlia di genitori nigeriani, con cittadinanza italiana, viene colpita da un uovo lanciato da alcuni ragazzi italiani procurandosi solo una lieve ferita per TV e giornaloni è allarme razzismo e lo trasmettono in tutte le salse h 24 per i giorni a seguire.

    Da notare anche che il padre della ragazza di colore era stato condannato per sfruttamento della prostituzione.

    Insomma, due pesi e due misure completamente diversi, Cui Prodest?

    4. Ergo, non potere dire più negro/a è solo la punta di un iceberg secondo il quale ( considerando l’iceberg nel suo complesso ) per fare gli Stati Uniti d’Europa bisogna indebolire sempre di più le identità dei popoli europei per fare nascere una gigantesca società multietnica sul modello americano e infatti i vertici della UE hanno detto più volte chiaramente che uno dei pilastri fondamentali di sviluppo socio economico della UE deriva e deriverà dai flussi di immigrati provenienti da Africa e Medio Oriente, ma basta seguire i soldi, un sacco di ONGs che si occupano di queste cose prendono un sacco di finanziamenti europei, ovviamente il tutto con il felice consenso anche dell’elite massonica “progressista” italiana ( ovviamente non solo italiana ma anche francese, tedesca, ecc.. ) che ancora ci tiene tanto al folle e suicida progetto di Stati Uniti d’Europa!

    D’altronde, chi (UE ) va con lo zoppo ( USA ) impara a zoppicare e fregare al meglio il proprio popolo è una delle prime cose che insegnano da quelle parti!

    Cordiali saluti e buona serata.

    TheTruthSeeker

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