Come abbiamo venduto l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia per qualche borsa di plastica

Il nostro omaggio ad Andre Vltchek, giornalista e scrittore, autore di una ventina di libri, scomparso lo scorso 22 settembre a Istanbul in circostanze che la polizia turca ha definito sospette.
Una nota biografica di Vltchek è qui.
La medesima fonte ha tradotto un suo recente articolo tratto dal China Daily, che riportiamo insieme a due contributi video risalenti a qualche anno fa.

Da mesi c’è una storia che voglio condividere con i giovani lettori di Hong Kong. Ora sembra essere davvero il momento appropriato in cui infuria la battaglia ideologica fra l’Occidente e la Cina e, di conseguenza, Hong Kong e il mondo intero ne soffrono.
Voglio dire che non c’è niente di nuovo in questo, che l’Occidente ha già destabilizzato moltissimi Paesi e territori, ha fatto il lavaggio del cervello a decine di milioni di giovani.
Io lo so, perché nel passato ero uno di loro. In caso contrario, mi sarebbe impossibile comprendere che cosa sta ora succedendo ad Hong Kong.
Sono nato a Leningrado, una bella città nell’Unione Sovietica. Ora si chiama San Pietroburgo, e il Pese è la Russia. La mamma, artista e architetto, è per metà russa e per metà cinese. La mia infanzia era divisa tra Leningrado e Pilsen, una città industriale nota per la sua birra, all’estremità occidentale di quella che fu la Cecoslovacchia. Papà era uno scienziato nucleare.
Le due città erano diverse. Entrambe rappresentavano qualcosa di essenziale nella pianificazione comunista, un sistema che ci veniva insegnato, dai propagandisti occidentali, a odiare.
Leningrado è una delle città più stupende al mondo, con alcuni dei più grandi musei, teatri dell’opera e del balletto, spazi pubblici. In passato fu la capitale russa.
Pilsen è minuta, con soli 180.000 abitanti. Ma quando ero piccolo contava parecchie biblioteche eccellenti, cinema d’arte, un teatro dell’opera, teatri d’avanguardia, gallerie d’arte, il giardino zoologico, con cose che non si potevano trovare, come ho realizzato in seguito (quando era troppo tardi), nemmeno nelle città statunitensi da un milione di abitanti.
Ambedue le città, una grande e una piccola, avevano eccellenti trasporti pubblici, vasti parchi e foreste che lambivano le periferie, nonché eleganti caffè. Pilsen aveva innumerevoli impianti da tennis, stadi di calcio e persino campi da badminton.
La vita era bella, significativa. Era ricca. Non ricca in termini di denaro, ma ricca dal punto di vista culturale, intellettuale e salutare. Essere giovani era divertente, con il sapere libero e facilmente accessibile, con la cultura ad ogni angolo, e sport per tutti. Il ritmo era lento: abbondanza di tempo per pensare, apprendere, analizzare.
Ma era era anche il culmine della Guerra Fredda.
Eravamo giovani, ribelli, e facili da manipolare. Non eravamo mai soddisfatti di ciò che ci veniva dato. Davamo tutto per scontato. Di notte stavamo incollati ai ricevitori radio, ascoltando la BBC, Voice of America, Radio Free Europe ed altri servizi di trasmissione mirati a screditare il socialismo e tutti i Paesi che combattevano contro l’imperialismo occidentale.
I conglomerati industriali socialisti cechi stavano costruendo, per solidarietà, intere fabbriche, dalle acciaierie agli zuccherifici, in Asia, Medio Oriente ed Africa. Ma non vedevamo alcuna gloria in questo perché i mezzi di propaganda occidentale semplicemente ridicolizzavano simili imprese.
I nostri cinematografi mostravano capolavori del cinema italiano, francese, sovietico e giapponese. Ma ci veniva detto di chiedere l’immondizia proveniente dagli USA.
L’offerta musicale era grandiosa, dal vivo e registrata. Quasi tutta la musica era di fatto a disposizione, sebbene con qualche ritardo, nei negozi locali e persino sul palco. Quella che non si vendeva nei nostri negozi era la spazzatura nichilista. Ma era precisamente ciò che ci veniva detto di desiderare. E noi la desideravamo, e la copiavamo con religiosa riverenza, sui nostri registratori a nastro. Se qualcosa non era disponibile, i media occidentali gridavano che era una grossolana violazione della libertà di parola.
Sapevano, e ancora oggi sanno, come manipolare giovani cervelli.
A un certo punto ci siamo trasformati in giovani pessimisti, criticando ogni cosa nei nostri Paesi, senza raffronti, senza nemmeno un po’ di obiettività.
Suona familiare?
Ci veniva detto, e noi ripetevamo: ogni cosa nell’Unione Sovietica o in Cecoslovacchia era negativa. Tutto in Occidente era grandioso. Sì, era simile a qualche religione fondamentalista o follia di massa. Quasi nessuno era immune. Di fatto eravamo infettati, eravamo malati, trasformati in idioti.
Utilizzavamo strutture pubbliche, socialiste, dalle librerie ai teatri, ai caffè sovvenzionati, per glorificare l’Occidente ed infangare le nostre stesse nazioni. Ecco com’eravamo indottrinati, dalle radio e dalle stazioni televisive occidentali, e dalle pubblicazioni introdotte clandestinamente nei Paesi.
A quei tempi le borse di plastica dell’Occidente erano divenute uno status symbol! Sapete, quelle buste di plastica che ti danno in alcuni supermercati economici o ai grandi magazzini.
Quando ci penso a distanza di parecchi decenni, faccio fatica a crederci: giovani ragazze e ragazzi istruiti, che passeggiavano orgogliosamente per le strade, esibendo economiche borse di plastica, per le quali avevano pagato una grossa somma di denaro. Perché venivano dall’Occidente. Perché simboleggiavano il consumismo! Perché ci veniva detto che il consumismo era buono.
Ci veniva detto che dovevamo desiderare la libertà. La libertà in stile occidentale.
Eravamo addestrati a “combattere per la libertà”.
Per molti versi, eravamo molto più liberi dell’Occidente. L’ho capito quando sono arrivato a New York e ho visto com’erano educati male i ragazzini locali della mia età, com’era superficiale la loro conoscenza del mondo. Quanta poca cultura c’era, nelle ordinarie città nordamericane di medie dimensioni.
Volevamo, chiedevamo i jeans firmati. Bramavamo le etichette musicali occidentali al centro dei nostri LP. Non si trattava dell’essenza o del messaggio. Era la forma al di sopra della sostanza.
Il nostro cibo era più gustoso, prodotto ecologicamente. Ma noi volevamo l’imballaggio colorato occidentale. Chiedevamo gli additivi chimici.
Eravamo costantemente arrabbiati, agitati, litigiosi. Ci mettevamo contro le nostre famiglie.
Eravamo giovani, ma ci sentivamo vecchi.
Ho pubblicato il mio primo libro di poesia, poi me ne sono andato, ho sbattuto la porta dietro di me, mi sono trasferito a New York.
Poco dopo ho capito che mi avevano ingannato!
Questa è una versione molto semplificata della mia storia. Lo spazio è limitato.
Ma sono lieto di poterla condividere con i miei lettori di Hong Kong e, naturalmente, con i miei giovani lettori in tutta la Cina.
Due Paesi meravigliosi che furono la mia casa sono stati traditi, letteralmente venduti per nulla, per paia di jeans firmati e borse di plastica.
L’Occidente festeggiava! Mesi dopo il crollo del sistema socialista, entrambi i Paesi sono stati letteralmente derubati di ogni cosa dalle aziende occidentali. La gente ha perso la casa e il lavoro, e l’internazionalismo veniva scoraggiato. Orgogliose aziende socialiste venivano privatizzate e, in molti casi, liquidate. I teatri e i cinema venivano convertiti in economici negozi d’abbigliamento di seconda mano.
In Russia l’aspettativa di vita è crollata a livelli da Africa subsahariana.
La Cecoslovacchia è stata divisa in due parti.
Oggi, decenni dopo, sia la Russia che la Repubblica Ceca sono di nuovo ricche. La Russia ha molti elementi di un sistema socialista con panificazione centrale.
Ma mi mancano i miei due Paesi, com’erano una volta, e tutti i sondaggi mostrano che mancano anche alla maggioranza della gente del posto. Mi sento anche in colpa, giorno e notte, per essermi fatto indottrinare, usare, e in modo da tradire.
Dopo aver visto il mondo, ho compreso che cos’era accaduto sia all’Unione Sovietica che alla Cecoslovacchia, e anche in molte altre parti del mondo. E proprio adesso l’Occidente mira alla Cina, usando Hong Kong.
Ogni volta in Cina, ogni volta ad Hong Kong, continuo a ripetere: non seguite il nostro terribile esempio. Difendete la vostra nazione! Non vendetela, metaforicamente, per alcune puzzolenti borse di plastica. Non fate qualcosa di cui vi pentireste per il resto della vostra vita!
Andre Vltchek

6 thoughts on “Come abbiamo venduto l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia per qualche borsa di plastica

  1. MAGARI QUESTI RICORDI SONO LEGATI ALLA NOSTALGIA, MA QUANDO PENSO CHE IL COMUNISMO SOVIETICO – AVENDO VINTO LA GUERRA A FIANCO DEI CAPITALISTI – E’ CROLLATO NEL MOMENTO IN CUI SULLA PIAZZA ROSSA GLI USA SONO RIUSCITI AD APRIRE UN NEGOZIO DI PATATINE FRITTE MARCA M, MI INORGOGLISCE IL FATTO CHE GLI STATUNITENSI PER APRIRLO A MILANO HANNO DOVUTO COMBATTERE PER PIU’ DI 5 ANNI MOBILITANDO 5 CONTINENTI E MEZZO LE CONTRO NAZIONI AUTENTICAMENTE PROLETARIE. CARO AMICO, RIFLETTI !

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  2. Qui comunque lo descrivono in altro modo.

    Nato nel 1962 in Cecoslovacchia, aveva subito, secondo le sue stesse parole, quello che ha definito “razzismo europeo”. Suo padre era un fisico nucleare ceco e sua madre un’artista metà russa e metà cinese del Kazakistan, che si erano incontrati a Leningrado, dove è nato Andre. “Non ho vissuto a Leningrado per molto – solo i primi tre anni della mia vita, ma questa città è rimasta con me per sempre”, scrisse in seguito Andre. Dopo il 1968 nella scuola di Praga, i cechi arrabbiati si vendicavano facendo i prepotenti con lui bambino, considerandolo un “mezzosangue asiatico” e un “occupante”, il che lo reso un nemico per tutta la vita delle forme di nazionalismo dell’Europa orientale. “Dopo 5 anni, tutta la mia vita in Cecoslovacchia è diventata una continua lotta per la sopravvivenza”, ha scritto Andre.

    “Mamma e nonna, fin dall’infanzia, mi hanno raccontato molto degli orrori della guerra. Nonostante il fatto che tutti questi orrori della guerra possano traumatizzare la psiche di un bambino, queste storie mi hanno aiutato a iniziare a scrivere all’età di sei anni. Mio padre, che si dedica alla scienza, ha iniziato a martellarmi la teoria della relatività non appena ho imparato a leggere. Così, fin dall’infanzia, era come se fossi stato preso in una morsa tra la cultura mitteleuropea e quella russa ”, ha confidato in un’intervista nel 2012.

    Riferimento e proseguimento:

    http://www.farodiroma.it/la-morte-misteriosa-a-istanbul-del-giornalista-investigativo-andre-vltchek-considerava-caracas/

    Comunque, a quanto pare, è stato davvero un ottimo giornalista investigativo!

    Complimenti per la pubblicazione dell’ interessante articolo e cordiali saluti.

    TheTruthSeeker

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  3. @stelvio dal piaz

    ogni Paese ha la sua storia, la cui complessità andrebbe correttamente indagata, e devo dire che a posteriori risulta difficile giudicare l’Italia postfascista migliore della Russia postcomunista.
    essendo l’attualità politica ciò che maggiormente ci interessa in questo spazio, non sarebbe privo di interesse porsi delle domande su come entrambe i Paesi hanno saputo reagire ad una sconfitta e perché noi siamo diventati colonia mentre loro hanno saputo in tre decenni tornare ad essere Paese sovrano ed oggettivo ostacolo all’arroganza globale USA/NATO; le risposte a queste domande potrebbero “fare male” a tanti di noi Italiani, a prescindere dall’appartenenza politica di ognuno.

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  4. @byebyeunclesam

    1. Grazie molte per la segnalazione dei suoi articoli che leggerò al più presto.

    2. In merito alla risposta che hai dato a “Stelvio del Piaz” , c’è anche da precisare che la Russia ha sempre avuto la sua propria sovranità mlitare e sovranità monetaria, era ed è ricca di materie prime ( gas e petrolio in primis ) ed ha avuto un “Deep State” ( frutto del periodo comunista , segue segnalazione di interessante articolo a tale proposito) patriottico, l’Italia non ha mai avuto alcuna sovranità militare dalla fine della seconda guerra mondiale, ha perso la sovranità monetaria da quasi trenta anni ( firma Trattato di Maastricht ), non era e non è ricca di materie prime ( ( gas e petrolio in primis ) ed ha avuto finora un “Deep State”( frutto del periodo pre caduta del Muro di Berlino ) per niente patriottico ( servizi segreti italiani già allora erano servi dello Zio Sam… ),ergo, se i presupposti sono totalmente diversi e allora i risultati lo saranno anche.

    Per non parlare poi dell’estensione geografica e della densità per km², il paragone non regge proprio.

    Russia.

    Estensione geografica: 17. 098. 242 km²

    Popolazione: 147. 003. 104 (Crimea inclusa )

    Densità : 8,56 ab./km²

    VS

    Italia.

    Estensione geografica: 302. 072 km²

    Popolazione: 60. 238. 522

    Densità : 199,42 ab./km²

    2. Conclusione.

    Fare un paragone fra la Russia e l’Italia ha ben poco senso logico e razionale, i presupposti di partenza sono totalmente diversi, come pure sono totalmente diversi i parametri di base geografici e demografici.

    Diciamo comunque in finale molto sinteticamente che i russi hanno fatto bene il loro compito, agli italiani spettava un compito ben più arduo che però finora non l’hanno fatto nemmeno un pezzetto perché i pupari agli altissimi livelli ( ovviamente etero diretti ) si sono inventati mezzi politici e mediatici di distrazione perenne di massa………

    Cordiali saluti e buona domenica sera.

    TheTruthSeeker

    NB “….ed ha avuto un “Deep State” ( frutto del periodo comunista , segue segnalazione di interessante articolo a tale proposito) patriottico”

    Ecco l’articolo promesso:

    “A salvare la Russia è stato Andropov: il Kgb, cioè oggi Putin”

    https://www.libreidee.org/2017/08/a-salvare-la-russia-e-stato-andropov-il-kgb-cioe-oggi-putin/

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