Quel che Pasolini sapeva e perché fu ucciso

La verità ha un suono speciale.
Pier Paolo Pasolini (24/9/1975)

Pasolini scrittore, Pasolini poeta, regista, linguista, sceneggiatore. Meno nota e meno compresa è da sempre però la figura del Pasolini-Giornalista, che il Centro Studi ha pensato bene di approfondire lungo il corso di una serie di incontri svoltisi nel novembre 2017 e nell’aprile 2018 presso la sala consiliare del Municipio di Casarsa della Delizia e che ha visto gli interventi di diversi studiosi e giornalisti su quest’aspetto della professione intellettuale del Nostro, prolifica soprattutto, ma non soltanto, negli ultimi periodi della sua vita. Quegli incontri da noi organizzati si sono poi trasferiti in forma scritta in un volume edito nel 2019 e distribuito da Marsilio Gettiamo il nostro corpo nella lotta. Il giornalismo di Pier Paolo Pasolini (a cura di Luciano De Giusti e della compianta Angela Felice).
Uno degli interventi della giornalista Simona Zecchi L’ultimo linguaggio del poeta massacrato è parte di questa raccolta di saggi. L’autrice nel 2020 ha dato poi alle stampe per i tipi di Ponte alle Grazie il suo secondo libro-inchiesta sulla morte dello scrittore L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini, e proprio la figura del Pasolini-giornalista è quanto più emerge da questo lavoro nuovo e complesso. L’autrice nel 2018 ha anche dato alle stampe per la nave di Teseo il libro-inchiesta La Criminalità servente nel Caso Moro. Per la precisione ciò che emerge nettamente da L’inchiesta spezzata è la figura del giornalista d’inchiesta, un’altra branca del giornalismo se vogliamo più nobile, che collega fatti apparentemente lontani tra loro, va alla ricerca di fonti (persone o documenti) e che non si limita nel passare in rassegna le carte giudiziarie o investigative che eventualmente caratterizzano una vicenda. Insomma il giornalista d’inchiesta cerca elementi o prove nuove, altre che possano svelare verità nascoste o mistificate.
Pasolini sapeva e ha ottenuto le prove secondo le indagini di Simona Zecchi.
A 45 anni dal suo omicidio, la sua inchiesta riapre di fatto il dibattito sul movente che condusse lo scrittore e il regista alla violenta morte quel 2 novembre del 1975 e svela ciò che sin qui era rimasto celato. Un dibattito da sempre incastrato tra due opposti: la versione ufficiale dell’omicidio maturato all’interno di un contesto di prostituzione maschile e quella tutta stretta dentro l’ambito del complotto (nello specifico nella sparizione dell’Appunto 21, capitolo a cui Pasolini in Petrolio rimanda, ma che non si è mai trovato, o che forse non è mai stato scritto).
Il libro L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini, invece, porta, a sostegno della nuova tesi che ne risulta, una vasta serie di documenti, testimonianze, carteggi, storie ed analisi nuove che indicano come l’espediente utilizzato per condurlo al massacro (le bobine di Salò sottratte nell’agosto del 1975 e da lui tenacemente ricercate) avesse il preciso intento di spegnere definitivamente la sua voce e ancor di più la ricerca della verità sulle stragi, su tutte la strage di Piazza Fontana (1969). L’autrice, dopo aver mostrato nel libro Pasolini, massacro di un Poeta edito nel 2015 dallo stesso editore, come e da chi è stato ucciso l’intellettuale, cancellando per sempre la pista a sfondo sessuale riconosciuta dall’unico processo, ha qui ricucito le parti spezzate di una indagine che si scopre Pasolini stava svolgendo.
L’inchiesta spezzata…, dunque, ci accompagna fuori dal campetto di Ostia e dal «complotto» fine a sé stesso. È una indagine complessa e doppia questa, perché affronta sì il movente dell’omicidio ma ne sviluppa anche i contenuti, inoltrandosi nel territorio della strategia della tensione in modo inedito e inserendo al suo interno la figura del poeta-giornalista che negli anni invece è sempre stata sottratta dalle ricostruzioni di un periodo per certi versi ancora oscuro. Negli ultimi mesi della sua vita Pasolini indossa i panni dell’investigatore preferendoli a quelli dello scrittore per «ragioni pratiche», come scrisse già dal 1971, e arriva dritto al cuore politico e finanziario delle stragi: dove DC, Vaticano e CIA si incontrano.

(Fonte)

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