Un problema di logica


Tempo fa un amico mi ha proposto il seguente quesito: si mangia perché si vive o si vive perché si mangia? Si tratta di un problema di logica. Ebbene la stessa domanda riproposta in diversi contesti è in grado di generare le più accese discussioni. Provate e divertitevi.
Il fatto serio è che il popolo italiano non sembra in media essere dotato di grandi capacità logiche, almeno a giudicare dalla docilità con cui la maggioranza si è sorbita le panzane con cui il regime ha giustificato le più feroci restrizioni alla sua libertà.
Un articolo di Antonio Amorosi apparso il 16 aprile u.s. su Affari Italiani analizzava il mistero italiano per cui il nostro paese, pur essendo il sesto al mondo e il secondo in Europa nella classifica dei più vaccinati, è contemporaneamente ai primi posti in Europa per il più alto numero di morti legati al covid. I dati sulla percentuale dei vaccinati sono ripresi direttamente da Our World in Data, uno dei portali di ricerca più importanti al mondo.
E’ come se i lockdown durissimi imposti alla popolazione negli ultimi mesi, le restrizioni gravissime ai diritti fondamentali della Costituzione, gli obblighi vaccinali introdotti, pena la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, avessero prodotto effetti contrari a quelli sperati.
Tuttavia, il fenomeno potrebbe avere una lettura diversa a quella apparente, se solo invertissimo l’ordine degli addendi del ragionamento sotteso a questa paradossale conclusione.
Noi diamo per scontato che, nell’analisi della correlazione esistente tra restrizioni antipandemiche e dilagare dei contagi, la variabile indipendente sia la prima: all’inasprimento o allentamento delle misure antipandemiche dovrebbero conseguire altrettanti rallentamenti o riprese delle infezioni. Seguendo questo schema, come abbiamo visto, i conti non tornano.
Se, però, supponiamo che sia la stessa lettura dei dati relativi all’epidemia che, a seconda di come è orientata, ci restituisca l’andamento dei contagi ne emerge un quadro senz’altro sinistro ma molto più coerente.
Supponiamo che gli ospedali cataloghino i morti e i ricoverati non in base alle reali cause dei decessi e dei ricoveri, ma come tutti indistintamente legati al covid, non appena il virus sia riscontrato accidentalmente nei pazienti. E poniamo che, attraverso protocolli di sicurezza, in alcuni momenti sia incrementato il numero dei tamponi effettuati, con il conseguente aumento dei casi di positività riscontrati. Il virologo di turno suonerà le sirene dell’allarme ed il governo zelante provvederà ad inasprire le misure di contenimento attraverso tutti i mezzi che abbiamo ben sperimentato nell’ultimo periodo.
Ebbene, ne conseguirà un’apparentemente inspiegabile correlazione diretta tra aumento delle restrizioni e numero di contagi e di morti da covid.
A dimostrare che quella appena adombrata è molto di più che una bizzarra ipotesi, c’è uno studio del FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) effettuato a gennaio 2022 e citato dallo stesso Amorosi, secondo il quale il 34% dei pazienti ricoverati richiede l’assistenza ospedaliera per tutt’altre ragioni, non è ammalato di covid, ma viene accidentalmente riscontrato positivo in occasione del tampone effettuato al momento dell’accesso.
Non solo; negli ultimi mesi 2021 le misure del governo hanno imposto un tampone obbligatorio ogni 48 ore a molti lavoratori italiani, determinando così un aumento esponenziale del numero dei casi censiti.
I dati rilevati hanno giustificato l’allarmismo che ha portato all’inasprimento delle misure liberticide sul territorio italiano, proprio mentre altri paesi europei, come Spagna, Regno Unito, Danimarca e Olanda, si lasciavano definitivamente alle spalle il clima emergenziale.
Se così stanno le cose, il governo ha scoperto il segreto di Pulcinella: inutile sperare che i vaccini e gli altri provvedimenti sperimentati in questi mesi portino al definitivo superamento della pandemia; sono le stesse misure, abilmente suffragate da una serie di dati prodotti ad arte, che inducono l’escalation della pandemia, autolegittimandosi.
Il potere farà ricorso a questa metodologia ormai rodata ogni qualvolta si renda necessaria una stretta sulle libertà democratiche. Resta solo un’incognita: per quanto ancora la logica degli italiani dovrà essere messa alla prova, prima di riuscire a fare due più due e capire che questo governo assolutista e dispotico deve essere mandato a casa?
Luca Dinelli

(Fonte)

One thought on “Un problema di logica

  1. il ragionamento logico parte sempre da una riflessione che a sua volta richiede un tempo di pausa dal lavoro frenetico per sopravvivere. ad un presente senza speranza nel domani. l’italiano di oggi vive come una monade in un mondo di zombi senza identità. in questa fase storica anche il Padreterno è in PAUSA !

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