Le tensioni sociali secondo Klaus Schwab ed il Forum Economico Mondiale

Da Covid-19: the Great Reset, di Klaus Schwab e Thierry Malleret, Forum Publishing, pp. 65-68.

Uno dei pericoli più profondi a cui si va incontro nell’era post-pandemia è l’agitazione sociale. In alcuni casi estremi, potrebbe condurre alla disintegrazione della società e al collasso politico. Innumerevoli studi, articoli e avvertimenti contengono l’evidenziazione di questo particolare rischio, basato sull’ovvia osservazione che quando la gente non ha lavoro, non ha reddito e non ha prospettive per una vita migliore, spesso ricorre alla violenza. La citazione a seguire cattura l’essenza di questo problema. Si applica agli USA, ma le sue conclusioni sono valide per la maggior parte dei Paesi in giro per il mondo:
“Quelli che sono lasciati senza speranza, senza lavoro, e senza beni potrebbero facilmente rivoltarsi contro quelli che stanno meglio. Già qualcosa come il 30% di Americani ha una ricchezza pari a zero o negativa. Se più gente emergerà dalla crisi corrente con né soldi, né posti di lavoro, né accesso alle cure sanitarie, e se questa gente diventa disperata e arrabbiata, scene tali come la recente fuga di prigionieri in Italia o i saccheggi che seguirono dopo l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 potrebbero diventare accadimenti abituali. Se i governi dovranno ricorrere all’uso di forze paramilitari e militari per sedare, ad esempio, rivolte o attacchi alle proprietà, le società potrebbero cominciare a disintegrarsi.”
Ben prima che la pandemia avesse travolto il mondo, le agitazioni sociali erano state in aumento a livello globale, quindi il rischio non è nuovo ma è stato amplificato dal Covid-19. Ci sono differenti modi di definire cosa costituisce tensione sociale ma nel corso dei due anni passati più di 100 significative proteste antigovernative sono avvenute in giro per il mondo, dalle rivolte dei gilet gialli in Francia alle dimostrazioni contro gli uomini forti in Paesi come Bolivia, lran e Sudan. La maggior parte di queste proteste furono soppresse da brutali repressioni e molte sono andate in letargo (come l’economia globale) quando i governi hanno costretto le loro popolazioni a stare in isolamento per contenere la pandemia. Ma dopo che il blocco di riunirsi in gruppi e manifestare in strada sarà revocato, è difficile immaginare che le vecchie rimostranze e il malcontento sociale temporaneamente soppressi non esploderanno di nuovo, possibilmente con forza rinnovata. In questa era post-pandemia, i numeri dei disoccupati, preoccupati, tristi, risentiti, malati ed arrabbiati aumenteranno drammaticamente. Si accumuleranno tragedie personali, fomentando rabbia, risentimento ed esasperazione in diversi gruppi sociali, compresi i disoccupati, i poveri, gli immigrati, i detenuti, i senza tetto, tutti quelli lasciati fuori… Come potrebbe tutto questo non finire in un’esplosione? I fenomeni sociali spesso mostrano le stesse caratteristiche come le pandemie e, come osservato nelle pagine precedenti, i punti critici si applicano in entrambi i casi allo stesso modo. Quando la povertà, la sensazione di essere emarginati ed impotenti raggiungono certi punti critici, l’azione sociale dirompente spesso diventa l’opzione di ultima istanza.
Nei primi giorni della crisi, persone importanti hanno fatto eco a tali preoccupazioni e messo in allerta il mondo sul crescente rischio di agitazioni sociali. Jacob Wallenberg, l’industriale svedese, è uno di loro. Nel marzo del 2020, scrisse: “Se la crisi continuerà per lungo tempo, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 20-30 per cento mentre le economie potrebbero contrarsi del 20-30 per cento… Non ci sarà ripresa. Ci saranno agitazioni sociali. Ci sarà violenza. Ci saranno conseguenze socioeconomiche: disoccupazione a livelli drammatici. I cittadini soffriranno drammaticamente: alcuni moriranno, altri si sentiranno malissimo.” Siamo ora oltre la soglia di ciò che Wallenberg considerava essere “preoccupante”, con un tasso di disoccupazione superiore del 20% fino ad arrivare oltre il 30% in molti Paesi del mondo e con la maggior parte delle economie che si sono contratte nel secondo trimestre del 2020 oltre a un livello che precedentemente era considerato un livello di preoccupazione. Come questo andrà a finire e dove i disordini sociali avverranno più probabilmente e in che misura?
(…)
È importante enfatizzare che nessuna situazione è scolpita nella pietra e che non ci sono cause scatenanti “meccaniche” per i disordini sociali – essi rimangono un’espressione di una dinamica umana di carattere collettivo e di uno stato d’animo che è dipendente da una moltitudine di fattori. Fedeli alle nozioni di interconnessione e complessità, le esplosioni di tensioni sociali sono tipici eventi non lineari che possono essere scatenati da un’ampia varietà di fattori politici, economici, sociali, tecnologici e ambientali. Variano da cose così diverse come gli shock economici, avversità causate da eventi atmosferici estremi, tensioni razziali, scarsità di cibo e persino sentimenti di ingiustizia. Tutti questi inneschi, e altri ancora, quasi sempre interagiscono l’uno con l’altro e creano effetti a cascata. Quindi, specifiche situazioni di tumulto non possono essere previste, ma possono, comunque, essere anticipate. Quali Paesi sono più suscettibili? A prima vista, i Paesi più poveri con nessuna rete di sicurezza e Paesi ricchi con deboli reti di sicurezza sono più a rischio perché non hanno nessuna o pochissime misure politiche come benefici per la disoccupazione per attenuare la perdita di reddito lavorativo. Per questa ragione, società fortemente individualistiche come gli USA potrebbero essere più a rischio rispetto a Paesi europei o asiatici che o hanno un grande senso di solidarietà (come nell’Europa meridionale) oppure hanno un migliore sistema sociale per assistere gli svantaggiati (come nell’Europa settentrionale). Alcune volte, le due cose avvengono assieme. Paesi come l’Italia, per esempio, posseggono sia una forte rete di sicurezza che un forte senso di solidarietà (particolarmente in termini intergenerazionali). In modo simile, il Confucianesimo prevalente in così tanti Paesi asiatici mette un senso del dovere e di solidarietà intergenerazionale prima dei diritti individuali; esso da anche grande valore alle misure e alle regole che beneficiano la comunità nel suo insieme, Naturalmente, tutto questo non vuol dire che i Paesi europei ed asiatici sono immuni dalle agitazioni sociali. Tutt’altro! Come il movimento dei gilet gialli ha dimostrato in Francia, forme violente e continue di tensioni sociali possono esplodere in Paesi dotati di una robusta rete di sicurezza sociale ma dove le aspettative sociali sono lasciate insoddisfatte.
L’agitazione sociale influenza negativamente il benessere sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale, ma è essenziale enfatizzare che non siamo impotenti di fronte a potenziali agitazioni sociali, per la semplice ragione che i governi e in minore misura le aziende od altre organizzazioni possono prepararsi per mitigare il rischio tramite l’attuazione di giuste politiche. La più grande causa sottostante delle agitazioni sociali è la disuguaglianza. Gli strumenti politici per combattere inaccettabili livelli di disuguaglianza esistono ed essi spesso risiedono nelle mani dei governi.

Traduzione a cura della redazione

 

Lode alla crisi

“Occorre impedire che l’umanità imbocchi questa strada, bisogna combattere l’ideologia dell’élite mondialista. Occorre farlo con ogni mezzo, occorre farlo sin da ora. Anzitutto smascherando il grande inganno della “pandemia”, contrastando l’uso biopolitico autoritario che ne viene fatto, quindi opponendo un’opposta visione della società e del mondo. Perderemmo la partita se spingessimo il nostro tecno-pessimismo fino ad abbracciare un’idea di società arcadica e agreste — equivarrebbe ad auto-esiliarci nella riserva indiana che lorsignori hanno già immaginato per quelli come noi. Non si può opporre un’utopia ad una distopia, nostalgie passatiste alla progressistica furia del dileguare.
Accettare davvero la sfida significa concepire un’idea opposta di progresso, in cui la scienza sia spodestata dal suo piedistallo e considerata una delle forme del sapere nient’affatto quella suprema, in cui la tecnica sia un mezzo per l’uomo e non viceversa, in cui le forze economiche siano sottoposte a controllo sociale. Infine, contro ogni irenismo, dobbiamo ribadire che il conflitto e la lotta sono la vera forza motrice della storia, che l’umano spirito di libertà, in ultima istanza, sempre prevarrà rispetto a quello della sottomissione e della servile obbedienza.
Occorre darsi una mossa poiché siamo molto indietro per quanto attiene ad un progetto fattibile di un’alternativa di società. Per questo occorre fare come Pollicino: dobbiamo rubare gli stivali all’orco per procedere spediti in una diversa direzione.
Occorre farlo ora che l’umanità è posta innanzi ad un bivio. Siamo appena entrati uno di quei passaggi storici in cui la bonaccia lascia il posto alla tempesta, alle porte di una rottura e di un brusco salto che deciderà del futuro della civiltà. L’élite ha drammatizzato la “pandemia” ed è riuscita così a trasformarla nell’evento scioccante per giustificare il salto sistemico. Invece di cadere preda dello sconforto, occorre avere l’audacia di utilizzare lo shock per utilizzarne la forza di spinta.
Lode dunque alle crisi! come sostenne Jakob Burckhardt:
«La crisi deve essere considerata come un nuovo nodo dello sviluppo […] Energie insospettate si risvegliano negli individui, nelle masse, e perfino il cielo ha un altro colore. Chi è qualcosa può farsi valere, perché le barriere sono state o vengono infrante».
Le vecchie barriere stanno in effetti cadendo. Sta a noi mostrare se siamo qualcosa, pensare e agire per farci valere.”

Da La sfida dell’avvenire, di Moreno Pasquinelli.

I presidenti americani e l’arte di recitare

I brani seguenti sono tratti da On politics and the art of acting, di Arthur A. Miller, pubblicato nel 2001 (traduzione italiana edita da Bruno Mondadori nel 2004, con il titolo I presidenti americani e l’arte di recitare).
Arthur Asher Miller (New York, 17 ottobre 1915 – Roxbury, 10 febbraio 2005) è stato un drammaturgo, scrittore, giornalista e sceneggiatore statunitense, figura di primo piano nella letteratura americana e nel cinema per oltre 61 anni. Le opere più note di Miller sono Il crogiuolo, Erano tutti miei figli (che vinse nel 1947 il Tony Award come migliore opera) e Morte di un commesso viaggiatore, ancora studiato e rappresentato in tutto il mondo.

La presidenza, in termini attoriali, è un ruolo eroico. Non è una parte da caratterista, né da interprete di fatui seduttori, né da spalla. In breve, per essere credibile l’uomo che interpreta il presidente deve avere in sé un elemento di potenziale pericolosità. Qualcosa di simile è necessario a una star vera e propria.
(pag. 50)

E non è impossibile che la ragione principale per cui ammantiamo i nostri leader di una certa aura magica, sovrumana, teatrale, sia che essa aiuta a mascherare il requisito base della loro professione: la prontezza ad uccidere per noi. Basta scorrere la lista di quelli che vengono abitualmente chiamati i “grandi presidenti” per accorgersi che sono tutti stati grandi leader nei conflitti bellici. Washington, Jackson, Lincoln, Theodore Roosevelt, Wilson, Franklin Roosevelt, Truman… certo non hanno fatto solo guerre, ma senza di esse una dimensione della loro egemonia non sarebbe mai emersa: la dimensione di quella solennità che solo la vicinanza della morte può ispirare alla nostra immaginazione.
(pagg. 68-69)

Le elezioni, non diversamente da un classico teatrale, hanno una specie di forma rigida che ci impone di attraversare alcune fasi prestabilite fino a giungere a una conclusione logica. Quando invece la forma si dissolve e regna il caos, ciò che rimane – come in teatro – è la sensazione del pubblico di essere stato imbrogliato o addirittura preso in giro. Dopo queste ultime, davvero allucinanti elezioni*, si è detto che alla fin fine il sistema ha funzionato, quando è palese che non è stato affatto così.
(pagg. 57-58)

*Quelle del 2000, che videro sfidarsi il candidato repubblicano George W. Bush e il vicepresidente democratico uscente Al Gore. In termini di voto popolare prevalse quest’ultimo, ma i voti elettorali, 271 contro 266, furono favorevoli a Bush e ne determinarono l’elezione. La proclamazione del vincitore venne rinviata per molti giorni, poiché nello Stato determinante della Florida fu necessario ricontare i voti, addirittura a mano. Bush ottenne la maggioranza in Florida con un distacco di appena 537 voti (n.d.c.).

Il contro-discorso di fine 2020 di Roberto Quaglia

F-A-V-O-L-O-S-O

Scienza e religione

Esiste l’opinione, generalmente accettata, che scienza e religione siano opposte l’una all’altra. Esse in effetti lo sono, ma solo nel tempo, vale a dire, quello che i contemporanei considerano scienza, diviene religione per i loro discendenti. Quello che di solito viene designato come religione non è in gran parte che la scienza del passato, mentre quello che generalmente è chiamato col nome di scienza non è che la religione del presente.
Lev Tolstoj

In realtà fra la religione e la vera scienza non esiste parentele, né amicizia e neanche inimicizia: esse vivono su pianeti diversi.
Friedrich Nietzsche

Può sembrare bizzarro, ma a mio parere la scienza offre un percorso più sicuro a Dio che la religione… la scienza è avanzata al punto tale che può seriamente affrontare questioni che originariamente erano religiose.
Paul Davies

Cultura e Covideologia: la necessità di una contro-narrazione

A fianco delle misure sanitarie e di distanziamento sociale, stiamo assistendo allo sviluppo di una narrazione ideologica intorno all’emergenza Covid-19, che utilizza i linguaggi artistico-culturali. Grandi aziende come Coca-Cola, Amazon o Lavazza, infatti, stanno producendo spot finalizzati a promuovere non già il proprio prodotto, bensì un nuovo stile di vita conseguente all’emergenza pandemica. Il tratto comune a questi spot, è l’enunciazione del fatto che il distanziamento sociale sia destinato a rimanere per sempre e che il nuovo stile di vita che ne deriverà sia da abbracciare con entusiasmo. È singolare assistere all’allineamento della stragrande maggioranza degli artisti alla narrazione dominante, soprattutto se si considera il fatto che le arti sono, dal punto di vista professionale e occupazionale, uno dei settori maggiormente colpiti dalle norme di distanziamento.
In quest’incontro due operatori del settore teatrale e musicale, Riccardo Paccosi (attore e regista) ed Antonello Cresti (saggista e musicologo), analizzano come stiano funzionando le strategie culturali delle covideologia, quale funzione strategica ricoprano i linguaggi culturali nel nuovo ordine sociale che si sta creando, in che modo si possa costituire un fronte autonomo dell’ambito artistico-culturale, che sia in grado di mettere in campo una contro-narrazione.

Il paziente inglese

In amore non ci sono confini, recitava quella vecchia locandina che sembra anticipare l’attualità su un altro piano.
E nella frode medica non ci sono limiti, se non quelli che porremo con un vigoroso esercizio delle nostra libera e consapevole scelta.

Siamo in piena fraudocrazia: dove chi comanda inganna i sudditi, a fini di sfruttamento. La medicina, l’appello alla tutela della salute e alla ”scienza” ne sono lo strumento. Che viene usato in due modi:
a) come mascheramento per una tirannia politica. Sospensione della Costituzione, limitazioni della libertà personale, rimaneggiamento economico, sociale, culturale, demografico. In nome della salute, presentando un quadro apocalittico con inganni amplificati a catena: il bombardamento mediatico diffonde statistiche ad effetto, costruite su manipolazioni materiali e false interpretazioni, come i tamponi PCR tarati sulla falsa positività, la positività in asintomatici fatta passare per pericolo grave, il falsificare le cause di morte attribuendole al Covid.
b) per lo sfruttamento, incrementando, con la paura e la coercizione, le grandi frodi strutturali della medicina, dotate ormai del potere dello Stato. Come la vaccinazione di massa con preparati tirati fuori dal cilindro, dalla appropriatezza, efficacia e sicurezza proclamate ma non adeguatamente verificate, o la pressione per la telemedicina, la medicina a distanza, che abbatte i costi e aumenta le entrate – e le occasioni di frode – a danno del paziente.
I due modi sono connessi e interagiscono. Es. le misure costrittive e i loro giri di vite, o di corda, spingono le persone ad accettare le vaccinazioni nel tentativo di liberarsi dall’incubo. La forma punitiva che in Italia è stata data al Natale trova le sue motivazioni anche nell’incipiente campagna vaccinatoria.
Francesco Pansera

(Fonte)

Sinistre, Covid, una storia che parte da lontano

…una conversazione tra gli stessi conduttori di Byoblu, Marco Rizzo, segretario di uno dei Partiti Comunisti e il sottoscritto, sui destini e caratteri attuali della sedicente “sinistra”, diventata staffiere della cavalleria di destra, nel momento in cui è lanciata all’attacco.
Le cose che ci siamo detti, da sponde in parte divergenti, su una sinistra che, dal 1943, non ha nemmeno il bisogno del masso di Sisifo (intendendo per Sisifo le masse ed essendo le sinistrocrati il masso) per tornare, sistematicamente, a precipitare verso il basso, o l’opposto. Nel ruolo neanche di protagonista, ma di riserva in panchina, cui concedere un attimo di soddisfazione, quando il gioco è ormai fatto. E’ il momento di gloria dei conigli.
Fulvio Grimaldi

(Fonte)

La pandemia falsa per realizzare una dittatura vera


“Cari medici, che state avallando una psicopandemia finalizzata ad accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale e con essa una dittatura che intenderebbe essere globale e che non avrebbe nulla da invidiare al nazismo (non avrebbe da invidiare nemmeno l’eugenetica implicita nella ricerca con brevetti sulla sintesi del genoma umano), sappiate che nel progetto di Quarta Rivoluzione Industriale, che prevede di eliminare ottocento milioni di lavoratori, non c’è posto nemmeno per voi. Siete tra quegli ottocento milioni che saranno eliminati dalla cibernetica, cioè dalle tecniche digitali. “Sanità virtuale”, questo vogliono e stanno sviluppando, col vostro inconsapevole ma colpevole aiuto, i capitalisti globali. Ne parlano apertamente, dicono che “per gli operatori sanitari, un paziente connesso virtualmente permette trattamenti più sostenibili anche a casa, riducendo i costi…”, e “nuove opportunità emergono dal digitale, dalla spedizione di telemedicine alle prescrizioni digitali…” (WEF Reimagining Digital Identity: a Strategic Imperative). Intanto che i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, pasticciano con cellule e DNA, illudendosi di creare materia vivente sintetica e creando invece nuove, terribili malattie, le multinazionali-finanziarie globali, loro padrone, progettano e prospettano la sanità farmaceutico-cibernetica, le diagnosi fatte da una applicazione su cellulare, le prescrizioni date da un computer intelligente, i farmaci consegnati da un drone.
Sono decenni che voi, quella parte di medici-traditori, nutrite il corpaccione ipertrofico di Big Pharma, rendendo il mercato sanitario tra i più appetibili per i globalcapitalisti. Sono decenni che vi siete ridotti a distributori automatici di farmaci, che passate gran parte del tempo a ricevere i piazzisti delle multinazionali farmaceutiche, erroneamente detti “informatori scientifici”, invece che a visitare e curare i vostri pazienti. Perché quei piazzisti di farmaci sono latori di regali e prebende, stimoli e incentivi da parte di chi vi governa davvero e ha “modellato, plasmato” la vostra cultura e conoscenza.
Questa parola, “modellare, plasmare”, piace moltissimo agli psicopatici del Forum Economico Mondiale (WEF), che hanno inventato una pandemia falsa per realizzare una dittatura vera, che si considerano semidei e credono di poter creare di sana pianta un’umanità e una società secondo i loro disegni e interessi.
Mentre, in fondo, sono questa società e questa umanità che hanno creato loro e i loro sogni di onnipotenza. Ed è giunto ormai il momento di disfarli, il loro sistema e i loro sogni, prima che distruggano l’umanità e il pianeta.
Siete stati plasmati per essere gli strumenti di poteri economici senza volto e vocazione; avete ascoltato le loro indicazioni, applicato i loro “protocolli”, consegnato la medicina e i vostri pazienti alla cieca avidità del capitalismo farmaceutico-sanitario. Prescrivete farmaci dei quali non leggete nemmeno le schede tecniche, e li prescrivete spesso senza neanche visitare i vostri pazienti e interrogarli, senza verificare se possano giovarsene o venirne danneggiati. Avete gettato a mare, come un’inutile zavorra, il motto fondamentale della vostra professione “primo, non nuocere”. Grazie ai medicinali biochimicosintetici che sono, insieme agli armamenti, il più ricco mercato dei tempi in cui viviamo, avete creato più malattie di quelle che avete curato, ma in questo modo avete fornito alle multinazionali del farmaco quei clienti affezionati, perché ammalati cronici, che servivano all’ipertrofica industria chimico-biotecnologica-farmaceutica.
Siete stati plasmati dal capitalismo globale, che sui farmaci ha puntato le sue carte, contando su di voi.
(…) Un pugno di multinazionali, attraverso la psicopandemia e con la complicità di alcuni governi, tutti i media mainstream e parte di medici spergiuri, vuole plasmare una società e un’umanità nuova, una società a misura dei loro deliri di rapace onnipotenza. Ma in quella società, secondo i loro progetti, non ci sarà più posto nemmeno per quelli che li hanno fedelmente serviti.
Un servo umano è pur sempre inaffidabile, può avere improvvisamente degli scrupoli e dei dubbi; un colpevole può sentire la necessità di confessarsi, magari all’autorità giudiziaria, e redimersi; uno stupido conformista e ambizioso può aprire gli occhi e rendersi conto dell’enormità delle proprie malefatte.
Così come i droni-bombardieri sono più affidabili di un pilota umano, un’applicazione digitale, un programma computerizzato sono più affidabili di un medico, per i mercanti di farmaci e prodotti “terapeutici”. Non ci credete? Fate male.
(…) Resteranno gli “apprendisti stregoni”, che pasticciano nei laboratori di ricerca delle suddette multinazionali e delle loro appendici universitarie per creare prodotti sempre più tossici che, alleviando in parte una malattia, ne creeranno un’altra o più altre, bisognose di altri prodotti tossici per essere soltanto alleviate. Tutto grasso che cola per i loro padroni. Resteranno quelli che pasticciano con la vita, credendo di poterla riprodurre o migliorare e riuscendo soltanto a storpiarla; credendosi semidei ed essendo invece asini che camminano con i paraocchi e vedono come orizzonte solo una strada stretta e infinita e nulla di ciò che li circonda.
Questo prevede la Quarta Rivoluzione Industriale: che centinaia di milioni di esseri umani diventino “inutili”. Anche voi.
Prevede che tutto sia in mano a una piccola élite, denaro e potere. E quel denaro prevede che sia anch’esso virtuale, e dunque incontrollabile da coloro che non avranno il potere, e saranno invece in questo modo controllati e costretti anche nelle loro scelte di spesa. Prevede che il sogno del capitale, di essere finalmente indipendente dal lavoro e dai lavoratori, si avveri. E che quei pochi che resteranno, per esempio i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, facciano parte del “capitale”: saranno cioè tra i padroni-azionisti delle aziende per cui lavorano.
Ma voi non ci sarete.
Vi resterà la soddisfazione, o il rimorso, di essere stati tra gli ignari realizzatori di questo progetto.
Oppure potrete, come molti di noi, aprire gli occhi e opporvi. Non è mai troppo tardi per tornare ad essere medici veri e rispettare il giuramento sacro che avete prestato:
“di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione… di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità e della libertà della persona… di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione preliminare al consenso, comprensibile e completa”.
“E a me, dunque, che adempio tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro”.

Da Ma voi non ci sarete. Lettera aperta a quei medici che ogni giorno tradiscono il giuramento d’Ippocrate, di Sonia Savioli.

Covid-19

L’epidemia di COVID-19 si è subito presentata al mondo come un enorme problema non solo socio-sanitario, ma anche politico ed istituzionale. Questo saggio analizza per la prima volta le interferenze fra la gestione sanitaria e quella politico-istituzionale del virus sia in Italia che in Europa, dimostrando come esso sia già un grande protagonista del processo di cambiamento della società occidentale che ci vede tutti coinvolti. Un cambiamento che possiede precisi registi globali, i quali cercano di incanalarlo verso una nuova fase del neocapitalismo (la cosiddetta “Quarta Rivoluzione Industriale”) che sta creando inedite forme di organizzazione e delimitazione degli spazi di convivenza civile, in cui le attuali diseguaglianze tendono ad esasperarsi sempre più.
La lotta contro la piccola e media impresa, la spaccatura sociale artificiale fra “garantiti” e “partite IVA”, la distruzione degli spazi di convivialità, formazione, coltura del corpo e della mente, la mala gestione della sanità pubblica, il condizionamento operante massmediale a canali unificati sulla cd. “pandemia” da virus si rivelano quindi terribili strumenti di chirurgia sociale su scala mondiale. Anche le epidemie si prestano quindi a complesse strumentalizzazioni massmediali e politiche: e possono diventare un’arma di distrazione di massa altrettanto pericolosa sul piano della qualità della vita rispetto ai danni già inferti sul piano meramente economico e sanitario.

Il virus ed i super ricchi

“Si dice che il Virus sia responsabile dell’ondata di fallimenti e disoccupazione. È una bugia. Non esiste una relazione causale tra il virus e le variabili economiche. Sono i potenti finanzieri e i miliardari, che sono dietro a questo progetto che ha contribuito alla destabilizzazione (mondiale) dell’economia reale.
Nel corso degli ultimi nove mesi, hanno incassato miliardi di dollari. Tra aprile e luglio la ricchezza totale detenuta dai miliardari di tutto il mondo è cresciuta da 8 mila miliardi di dollari a più di 10 mila miliardi di dollari.
Il rapporto Forbes non spiega la vera causa di questa massiccia ridistribuzione della ricchezza:
“la ricchezza collettiva miliardaria è aumentata al ritmo più accelerato di qualsiasi altro periodo dell’ultimo decennio”.
In realtà è la più grande redistribuzione di ricchezza globale nella storia del mondo. Essa si basa su un processo sistematico di impoverimento mondiale. È un atto di guerra economica.
I miliardari non sono stati solo i beneficiari di generosi ”incentivi governativi” (cioè handouts), la maggior parte dei loro guadagni finanziari fin dall’inizio della campagna di paura di Covid ai primi di febbraio è stata il risultato di insider trading, foreknowledge e manipolazione dei mercati finanziari e delle commodities.
La ricchezza complessiva dei miliardari statunitensi è aumentata di 850 miliardi di dollari dal 18 marzo 2020 all’8 ottobre 2020, con un incremento di oltre il 28 per cento. Questa valutazione non tiene conto dell’aumento della ricchezza nel periodo precedente al 18 marzo, che è stato caratterizzato da una serie di crolli dei mercati azionari.
Il 18 marzo 2020, i miliardari statunitensi avevano accumulato una ricchezza complessiva di 2.947.000 miliardi di dollari. Entro l’8 ottobre, la loro ricchezza era salita a 3,8 trilioni di dollari (3.798.000 miliardi di dollari per l’esattezza).
Questa upper class miliardaria manipola i mercati finanziari a partire da febbraio e poi ordina la chiusura dell’economia globale l’11 marzo, il cui obiettivo dichiarato è quello di combattere Covid-19, che, secondo l’OMS, è simile all’influenza stagionale.
L’”Economia reale” e “Big Money”
Perché queste politiche di lockdown di Covid sono alla base del fallimento, della povertà e della disoccupazione?
Il capitalismo globale non è monolitico. C’è infatti un “conflitto di classe A” tra i super-ricchi e la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Ma c’è anche un’intensa rivalità all’interno del sistema capitalistico. Vale a dire un conflitto tra il “Big Money Capital” e quello che potrebbe essere descritto come “Real Capitalism”, che consiste in corporazioni in diverse aree di attività produttiva a livello nazionale e regionale. Esso comprende anche le piccole e medie imprese.
Quello che è in corso è un processo di concentrazione della ricchezza (e di controllo delle tecnologie avanzate) senza precedenti nella storia mondiale, per cui l’establishment finanziario (cioè i creditori multimiliardari) sono destinati ad appropriarsi del patrimonio reale sia delle società fallite che di quello dello Stato.
L’”Economia Reale” costituisce il “paesaggio economico” dell’attività economica reale: beni produttivi, agricoltura, industria, servizi, infrastrutture economiche e sociali, investimenti, occupazione, ecc. L’economia reale, a livello globale e nazionale, è oggetto del lockdown e della chiusura dell’attività economica. Le istituzioni finanziarie Global Money sono i “creditori” dell’economia reale.
“La Seconda Ondata”. Un nuovo Lockdown
La seconda ondata è una bugia. Viene presentata all’opinione pubblica come un mezzo per combattere il virus e salvare vite umane.
Questo è ciò che i governi ci dicono. La strategia della paura è andata a gonfie vele, applicata contemporaneamente in diverse regioni del mondo.
Test, Test, Test, Test, Test. Nel Regno Unito, le forze armate sono coinvolte in operazioni di test di massa che utilizzano il PCR, il cui obiettivo è quello di aumentare il numero dei cosiddetti casi positivi.
(…) È inutile dire che all’inizio di questa seconda ondata l’economia globale è già in uno stato di caos. Mentre i rapporti non riescono a rivelare la profondità e la gravità di questa crisi globale, le prove (ancora provvisorie e incomplete) parlano da sole.
La logica della seconda ondata è quella di prevenire e rimandare la riapertura dell’economia nazionale, insieme all’applicazione del distanziamento sociale, all’uso della mascherina, ecc.
Gli obiettivi riguardano l’economia dei servizi, le compagnie aeree, l’industria del turismo, ecc. Il mantenimento di rigide restrizioni sui viaggi aerei equivale a condurre le principali compagnie aeree alla bancarotta. Il programma di fallimento è stato progettato e imposto. Solo nell’industria del turismo e dei viaggi degli Stati Uniti, 9,2 milioni di posti di lavoro potrebbero andare persi e “tra 10,8 milioni e 13,8 milioni di posti di lavoro … sono a serio rischio”.
E la seconda ondata è finalizzata a consentire ai miliardari di raccogliere i pezzi, acquisendo la proprietà di interi settori di attività economica a prezzi stracciati.
Il denaro di cui si sono appropriati nel corso della crisi finanziaria (attraverso una vera e propria manipolazione) sarà utilizzato per acquistare società in bancarotta così come governi in bancarotta.”

Da “Pandemia” Covid: distruggere la vita delle persone. Depressione economica ingegnerizzata. “Colpo di Stato” globale?, di Michel Chossudovsky.

La libertà personale


In frangenti come quello che stiamo vivendo, è più che mai necessario ripassare le nozioni di diritto costituzionale apprese ai tempi dell’università…

Le libertà fondamentali tradizionalmente sono distinte in libertà negative e libertà positive.
Le libertà negative consistono nella garanzia che nessun altro soggetto, compreso lo Stato, possa intromettersi nella sfera giuridica o nell’ambito di vita assicurato al titolare della libertà stessa, il quale, pertanto, nel particolare spazio a lui assegnato, può determinarsi come meglio crede. Esse assicurano all’individuo una sfera di autonomia che lo Stato non può sopprimere, ma solo delimitare e circoscrivere quanto alle modalità di esercizio. Le libertà negative sono garantite non solo nei confronti dei pubblici poteri, ma erga omnes, ossia verso tutti. La Costituzione predispone una serie di garanzie a salvaguardia di tali libertà, stabilendo che possono subire delle limitazioni solo nei casi e modi previsti dalla legge e in seguito ad un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria, per motivi di sanità, di sicurezza o di incolumità pubblica.
Le libertà positive, invece, non si limitano a garantire i diritti già acquisiti, ma forniscono all’individuo i mezzi per realizzare il pieno sviluppo della propria personalità ed un’effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese.
La libertà personale è una libertà negativa riconosciuta ai cittadini, agli stranieri e agli apolidi. Essa costituisce il presupposto logico e giuridico di tutte le libertà riconosciute dalla Costituzione. Soltanto l’individuo libero, sia fisicamente che moralmente, può godere ed esercitare le libertà riconosciutegli dall’ordinamento.
Il fondamento costituzionale della libertà personale dell’individuo, sia in senso fisico che morale, deve ravvisarsi nell’articolo 13 che sancisce l’inviolabilità della libertà personale e nell’articolo 23, secondo il quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.
L’articolo 13, dopo aver dichiarato l’inviolabilità della libertà personale, afferma che non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, nè qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In tale disposizione, si possono individuare tre garanzie fondamentali:
– la riserva di legge, che consiste nell’attribuzione in via esclusiva al potere legislativo della competenza a disciplinare i casi e le modalità in cui si può legittimamente limitare la libertà personale di un individuo. Il conferimento esclusivo al legislatore della competenza normativa è finalizzato a vietare qualsiasi intervento, in materia di misure restrittive della libertà, della potestà normativa cosiddetta secondariaria, quella riservata al potere esecutivo, garantendo al cittadino che solo il Parlamento, organo rappresentativo del popolo, potrà – con legge – regolare la materia;
– la riserva all’autorità giudiziaria della competenza all’emanazione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, ossia la cosiddetta garanzia dell’habeas corpus;
– l’obbligo della motivazione, che deve necessariamente accompagnare ogni provvedimento giurisdizionale che limiti la libertà personale. In virtù di tale obbligo, il giudice deve indicare espressamente i fatti, i motivi e, conseguentemente, l’iter logico che ha giustificato l’adozione del provvedimento restrittivo, rendendo sempre possibile il controllo della sua legittimità, anche attraverso l’impugnazione.
Ernesto Giovane

 

Come in molte passate occasioni, da Stoccarda a Berlino, da Bamberg a Lipsia, da Monaco a Francoforte, da Costanza di nuovo oggi a Berlino, decine di migliaia di Tedeschi, da giugno complessivamente molti milioni, protestano nella capitale contro una legge biotecnofascista che, approvata dal Bundestag, servirà da modello a tutte le nazioni alle quali gli organizzatori del Nuovo Ordine Mondiale tecno-poliziesco stanno infliggendo la repressione Coronavirus.
La legge in corso di approvazione rende permanenti e utilizzabili, ogniqualvolta la maggioranza lo decida, le misure restrittive, limitatrici delle libertà e dei diritti costituzionali, demolitrici dell’economia, pesantemente punitive, che finora erano state messe in opera con la giustificazione dell’emergenza virus. Il Bio-tecno-totalitarismo diventa istituzione.
Nel momento in cui scrivo, almeno diecimila manifestanti sono già arrivati nelle vicinanze del parlamento, altre migliaia sono bloccate da un massiccio schieramento di poliziotti richiamati dai vari Laender della Repubblica Federale.
Nei giorni precedenti la manifestazione, il governo Merkel aveva minacciato una risposta durissima da parte della Polizia, che, oltre a vietare assembramenti, non avrebbe tollerato assenza di mascherine e violazione del distanziamento sociale. I manifestanti non si sono lasciati intimidire (organizzatori “Querdenken”) e nemmeno il tribunale di Berlino che, ancora una volta, ha annullato il divieto poliziesco-governativo.
Guardiamo alla Germania, il cuore della resistenza è lì.
Fulvio Grimaldi

I Wu Ming e la “caccia al negazionista”

Ad aprile, scrissi un intervento intitolato “A rischio sono le libertà collettive, non quelle individuali”.
Spiegando come stia venendo meno, fisicamente e tecnicamente, la possibilità per i movimenti di assembrarsi, per i lavoratori di fare assemblee e indire scioperi, intendevo allora denunciare come falsa dall’A alla Z l’obiezione della sinistra secondo cui chi è contro il distanziamento difenderebbe l’individualismo mentre chi lo sostiene avrebbe a cuore il bene comune.
In realtà, il distanziamento sta eliminando tutti i meccanisimi di coalizione e associazione fra i cittadini, ovvero i principi che stanno alla base dell’emancipazione delle classi povere e, più in generale, del passaggio da sistema oligarchico a democrazia costituzionale.
Mi fa quindi piacere vedere che adesso anche il collettivo Wu Ming proceda in questa direzione d’analisi e, nel farlo, denunci la valenza ideologica e menzognera della “caccia al negazionista” intorno a cui oggi si sta mobilitando l’intera società.
Conosco personalmente i Wu Ming, con alcuni di loro ho collaborato per diversi anni e poi, pian piano, si è generata fra le mie posizioni e le loro una divaricazione di vedute non dissimile da quella avvenuta con altre parti della sinistra: ovvero divaricazione sulla difesa o meno dello Stato-nazione, sul giudizio inerente alle ultime guerre d’aggressione innescate dagli Stati Uniti ai danni di altri Paesi e così via.
Mi fa piacere, quindi, ritrovarmi dopo diversi anni su un’analisi del collettivo scrittori che risulta ben strutturata, coraggiosa e che non fa sconti neppure a quella “sinistra di movimento” che in questi giorni, tardivamente e goffamente, pretende di presenziare le piazze della protesta dei disoccupati, ma senza mettere in discussione la politica del distanziamento.
Un’ottima analisi, dunque, alla quale potrei fare un unico appunto che è inerente alla visione generale: i Wu Ming ancora inquadrano la critica al capitalismo all’interno del paradigma detto “sinistra”e, per tale motivo, alludono al fatto che all’estero la situazione sarebbe migliore rispetto all’Italia.
Il fenomeno nazista della criminalizzazione e psichiatrizzazione del dissenso – attraverso la qualifica di “negazionista” attribuita a chiunque esprima dubbi – è in effetti una peculiarità italiana.
Ma se le piazze di altri Paesi sono state più attive, forse ciò non è dovuto al fatto che in questi ultimi ci sia “più sinistra”, bensì e al contrario è forse dovuto al fatto che la mobilitazione popolare, da quelle parti, non è come in Italia condizionata dal fatto che a darne il permesso siano le organizzazioni della sinistra suddetta.
Riccardo Paccosi

“Lei la pagherà cara”


Col sottotitolo Cabina di regia USA, Vaticano e apparati di Stato dietro l’affare Moro, “Lei la pagherà cara” (Edizioni Pendragon, Bologna, 380 pagine) è il secondo volume che noi di Faremondo dedichiamo ad uno dei tornanti decisivi della storia contemporanea del nostro Paese: in precedenza (2014), ci eravamo già occupati di questi ed altri aspetti dirimenti dell’operazione Moro attraverso lo scritto di un nostro collaboratore tanto prezioso quanto schivo ad apparire: Aurelio Macedonio Aldrovandi, il cui studio (353 pagine) venne allora pubblicato a nostra cura col titolo Friendly fire. Il sequestro Moro come false flag operation orchestrata dagli USA.
Nel 2019, appena doppiato il quarantennale dell’agguato militare di via Fani, ulteriori infauste vicende (in primis la parabola e gli esiti nefandi dell’ultima “commissione d’inchiesta” parlamentare), diverse importanti acquisizioni documentali e nuove ricerche di rilievo uscite nel frattempo, ci hanno spinto a rivolgere nuovamente lo sguardo verso questa cospicua e crucialissima parte del nostro presente su cui i mainstream media continuano a stendere pesanti inganni, false bandiere e plurimi veli di silenzio…
Non a caso la nostra disgraziatissima penisola era e rimane per i dominanti un laboratorio di manipolazione politica di prima grandezza a livello planetario. Per questo, nello scorrere dei decenni, dentro questo tipo specifico di presente l’affare Moro si conferma sempre più nitidamente quale vero pivot ineludibile e “punto più alto” di tutte le strategie psicologiche, politiche e criminali messe in campo a danno delle italiche genti dall’intero establishment (occidentale), con tutto il suo nutrito stuolo di perpetratori, la gerarchia dei suoi agenti, le schiere dei fiancheggiatori e degli esecutori ai vari livelli: un affare oggi più attuale e più significativo che mai, a riprova, se ce ne fosse ancora bisogno, della longeva continuità dei disegni di potere dei dominanti di allora e di oggi, uniti in profondo dal loro “essere” funzionari del capitale.
Ad inizio 2020, proprio mentre stavamo mettendo in programma una serie di presentazioni del libro in diverse città, una rinnovata cabina di regia degli stessi dominanti ha preso a muovere i suoi innumerevoli asset subordinati sparsi per il mondo, inscenando le prime stanze della cosiddetta pandemia e promuovendo la prima incarcerazione domiciliare su scala globale che la storia della specie ricordi.
Saltate o congelate sine die le presentazioni del volume, ci siamo impegnati per mesi nell’analisi dei fatti e nella decifrazione degli eventi di quello che, mano a mano che si srotolano i papiri dell’agenda dei dominanti, si rivela essere, dopo e oltre l’11 settembre 2001, un inedito azzardo di portata planetaria volto alla risistemazione globale del mondo secondo i desiderata dei funzionari del capitale.
In una temperie di specie come questa, ci siamo detti, un nostro rinnovato e ancor meglio consapevole ritorno di attenzione sul “caso Moro” non potrebbe mai essere vissuto come un’operazione di depistaggio intellettuale. Τutto il contrario, semmai, se è vero come è vero, in profondità, che il pulviscolo di senso fatto alzare durante il sequestro dell’esponente democristiano (ma già in aria all’epoca dell’assassinio di J.F. Kennedy), è, pur nella differenza di scala fra gli eventi, fatto esso stesso della medesima grana di quello fatto spargere su Manhattan la mattina dell’11 settembre, che a sua volta è il diretto antecedente storico di quello attuale seminato in aria col nome di “nuovo coronavirus”.
Qui di seguito ci permettiamo quindi di proporre per la prima volta all’attenzione dei frequentatori del nostro sito-rivista una breve traccia che dia almeno una sommaria idea dei contenuti del volume, che può essere ordinato tanto sul sito dell’editore quanto sui portali di vendita dedicati.
«Lei la pagherà cara»: questo è il succo del sinistro avvertimento di Kissinger a Moro durante una sua visita negli Stati Uniti del 1974, quando era ministro degli esteri: la politica di avvicinamento al PCI e il recupero parziale di indipendenza da parte dell’Italia, pur sotto l’ombrello NATO e occidentale, son cose che non s’han da fare…
La macchina del “lucido superpotere” (Pecorelli) che porterà al sequestro e all’assassinio di Aldo Moro è già in pista da tempo. Le sue componenti “operative” rispondono ed una mente, a registi made in USA che hanno a loro completa disposizione i grandi mezzi degli arcana imperii (la rete della loro Intelligence Community, CIA in testa), l’obbedienza cieca dei loro funzionari in loco (i servizi segreti italiani) e la manovalanza fabbricata ad arte (i brigatisti).
Se a questo si aggiungono la fedeltà atlantica di tutti gli apparati dello Stato e la subalternità collaborante dei principali partiti politici (DC, PCI, PSI), vediamo come nulla sia stato lasciato al caso nell’affare che più di tutte le altre stragi ha impresso il suo marchio funesto sulla storia del nostro Paese…
Dalla potenza sterminatrice del commando di professionisti in azione in via Fani – che non fu composto da brigatisti, relegati a comparse dell’agguato – all’esfiltrazione da manuale del sequestrato da via Casale de Bustis, con ogni probabilità via elicottero; dalla permanenza del prigioniero in due location in riva al mare, superprotette e off limit per gli investigatori (Palo Laziale e Fregene), all’epilogo macabro della sua lenta esecuzione maturata nel perimetro di palazzi nobiliari ad alta intensità di intelligence (palazzo Antici-Mattei e palazzo Caetani), da dove la famosa R4 rossa col cadavere di Moro percorse appena 50 metri prima di essere abbandonata in via Caetani…

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Il grande reset

Ne parlano tutti come se fosse chissà che di nuovo.
La realtà è piuttosto banale: usano la crisi del covid per cambiare il nostro mondo, io lo sostengo, – come altri – da mesi semplicemente ascoltando quello che dicono “loro”: da quando hanno parlato di grande opportunità per riformare radicalmente l’Italia; e soprattutto da quando hanno deciso di stanziare centinaia di milioni di euro, per far fronte ad un’epocale crisi di domanda, purché venissero usati per tutt’altri scopi (digitalizzazione, green economy, parità di genere – si, pure questa).
Se vi accorgete ora che in atto da parecchio c’è il progetto esplicito di riformattare la nostra civiltà, resettarla, beh siete messi male: più che le pagine del Mosa dovreste frequentare quelle di Confcommercio, CNA e simili, luoghi in cui si scodinzola volentieri di fronte al Presidente del Consiglio, che di quella coda già alzata approfitta spesso e volentieri per infilarci sotto di tutto e di più.
Certo, a ben vedere un reset ci vorrebbe.
Ma assai diverso da quello che hanno in mente loro.
Resettiamo l’intera classe politica del nostro Paese, che da vent’anni litiga, si divide e ci divide su qualsiasi argomento inessenziale alla reale difesa dei nostri interessi nazionali.
Resettiamo la magistratura, che – alla faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale – dagli anni novanta, e disinnescato Berlusconi, dorme tranquillamente a cuccia rosicchiando l’osso che il potere gli allunga.
Resettiamo i costituzionalisti, che oramai con le pagine della costituzione si fanno spinelli memorabili.
Resettiamo la classe intellettuale, sempre più in cerca di un remunerativo e facile consenso, e sempre meno capace di elaborare ragionamenti controcorrente.
Resettiamo la stampa, ignominia senza fine a difesa dello status quo.
Resettiamo il clero, sempre più corrivo e pronto a conformarsi alla mentalità di questo secolo, con buona pace di San Paolo.
Resettiamo i sindacati, oramai buoni solo come fucine di burocrati lautamente retribuiti, formati per terminare inevitabilmente il proprio cursus honorum seduti in Parlamento.
Resettiamo la nostra classe imprenditoriale, intenta a blandire e comprare la politica e perseguire solo il proprio particulare, producendo dovunque si possa pagare meno e guadagnare di più.
Resettiamo la nostra classe medica. Che si è fatta andare bene 20 anni di tagli alla sanità, e che adesso, nel collasso più tragico, non trova di meglio che dare la colpa a quattro stronzi negazionisti.
Resettiamo la nostra classe insegnante, che non ne ha più voglia e dà la colpa allo stipendio e alle famiglie.
Ma resettiamo in fondo anche le famiglie, che non sono più tali, ma società a responsabilità limitata amministrate da due persone che si vogliono fondamentalmente realizzare come individui, emancipandosi delle incombenze di essere genitori.
Povera Patria, viva il reset.
Marino Poerio

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Come demistificare la Grande Risistemazione (“Great Reset”)?
Prendendosi gioco del suo principale agit prop…
Votate la migliore!

Editoria a stelle e strisce

L’opera silente ma efficiente dell’USIS (United States Information Service, poi Agency dal 1953) nell’Italia del dopoguerra

“Per quanto riguarda l’USIS in Italia, l’editoria italiana poté beneficiare delle attenzioni dell’agenzia fin dal principio delle sue attività: dai documenti emerge che già nel 1951 diverse opere furono pubblicate grazie all’intervento statunitense. Solo per citarne alcune, L’igiene mentale nella sanità pubblica di P. V. Lemkau e Imperialismo sovietico: la marcia della Russia verso il dominio del mondo di Ernest Carman per le edizioni Astrolabio; la Cappelli di Bologna pubblicò Storia degli Stati Uniti d’America di Charles e Mary Beard; per Longanesi venne pubblicato Ho scelto la libertà di Viktor Kravchenko; per Bompiani, Dentro l’America di John Gunther. Fra i resoconti delle attività dell’USIS è possibile individuare collaborazioni in Italia almeno fino al 1969. Non tutti i libri venivano inclusi nei programmi di sovvenzione: la diffusione di opere ritenute poco funzionali non era in alcun modo incoraggiata, come poté verificare l’editore vicentino Neri Pozza. Nel 1957 questi chiese l’intervento statunitense per dare alle stampe Common Sense di P. Henry Wicksteed; la risposta dell’agenzia fu affidata ad una lettera della responsabile dell’Ufficio culturale, Gertrude Hooker:
“Mi rendo conto del valore culturale e dell’importanza di una pubblicazione di Common Sense di P. H. Wicksteed in Italia, e al tempo stesso delle difficoltà di ordine finanziario inerenti ad un libro di grossa mole e di non grandi possibilità commerciali. Ci spiace però doverLe comunicare che, non trattandosi di un autore americano, non siamo in grado di fornirLe alcun contributo concreto.”
Pozza riuscì però a ottenere il supporto statunitense per la pubblicazione della collana “Tradizione Americana”: per ammissione dello stesso editore, libri che «nessun editore italiano s’è mai sognato di pubblicare». Titoli come L’uomo di fiducia di Herman Melville o Storia di New York di Washington Irving. Il contributo americano si concretizzava nell’acquisto – a un prezzo di favore – di una percentuale della tiratura di ogni volume oscillante fra il 30 e il 40%: dell’opera La Guerra civile di Miss Ravenel di John W. De Forest (1964) vennero acquisite dall’ente 800 copie su 3.000; per Strade maestre di Hamlin Garland (1965) l’acquisto fu di 800 copie su 2.000; per Storia di New York (1966) di 900 copie su 3.000 di tiratura complessiva.
I titoli pubblicati da Neri Pozza dovevano essere stati ritenuti meritevoli di supporto dagli addetti dell’Operations and Policy Research, un ente che si occupava della verifica dei testi per conto dell’USIA e provvedeva a suddividerli in sei categorie: “Maximum Promotion”, “High level normal use”, “Low level normal use”, “Normal use”, “Conditional use” e “Not suitable”. Le opere che rientravano nell’ultima categoria venivano così descritte:
“Libri mal scritti, di basso livello e lavori che distorcono i fatti e riportano conclusioni non supportate non hanno spazio nel programma. Libri che sono fortemente critici verso gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti sarebbero un intralcio effettivo al programma. I libri che rientrano nella categoria sono quelli che invocano la distruzione delle istituzioni libere, promuovono o rafforzano la propaganda comunista, o sono osceni, di scarsa qualità e sensazionalisti.”
Vita di uno scrittore di Henry D. Thoreau – evidentemente, ben valutato dai revisori americani – venne promosso con solerzia dalla Hooker; nel carteggio con Neri Pozza il funzionario metteva in evidenza la convenienza economica dell’operazione: «Appena possibile la pregherei di farci conoscere i dati e le condizioni necessarie per la stesura di un contratto, tenendo presente che l’USIS ha già provveduto a compensare il traduttore e che quindi Lei non dovrà sostenere a questo riguardo alcuna spesa».
L’agenzia acquistò 700 copie dell’opera e contribuì alle spese di rilegatura. Neri Pozza fece parte del ristretto gruppo di editori che instaurarono relazioni con l’ente americano pur non operando a Milano o Roma, centri nevralgici della produzione libraria italiana. Oltre alla casa editrice veneta, l’USIS ebbe proficui rapporti con il Mulino e Cappelli a Bologna; con Salani e La Nuova Italia a Firenze; con Guanda a Parma; con Nistri-Lischi a Pisa e con Marietti, Taylor ed Einaudi a Torino. Più numerose le collaborazioni con le case editrici milanesi (Longanesi, Mondadori, Bompiani, ecc.) e romane (Opere Nuove, Mundus, Saturnia, ecc.), rapporti che fra il 1951 ed il 1969 portarono alla pubblicazione di oltre 250 opere. La maggior parte delle collaborazioni avvenne nell’ambito del Book Translation Program, ma un numero significativo di testi – almeno 30 fra il 1961 e il 1969 – vide la luce grazie al Public Law 480 Textbook Program. I referenti italiani per l’attuazione di tale programma furono il Mulino, che propose la collana “Classici della democrazia moderna”, e la casa editrice romana Opere Nuove, che grazie al sostegno statunitense pubblicò opere come Ormond il testimonio segreto di Charles Brockden Brown o Vecchio mondo creolo di George Washington Cable. Come negli altri Paesi, la presenza dell’agenzia in Italia si configurava su un duplice livello: agli accordi riservati con gli editori si affiancavano le attività di pubblico dominio, portate avanti tramite gli Information Center presenti su tutto il territorio; questi si occupavano della promozione e diffusione della lettura, proponendosi come un punto di riferimento culturale nelle comunità dove l’accesso ai libri era difficoltoso. In Italia gli Information Center erano 8, a Catania, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Bari.”

Da L’editoria e la United States Information Agency, di Andrea Marinello.
Nella foto, la sala lettura dell’Information Center USIS a Roma.

USA2020

“You have a choice, we are your voice
Red, blue or yellow.
We will blow away the green
Another five lane motorway
(You’ll never get a referendum anyway)

Funny handshakes. insider dealing
Et in arcadia. arcadia ego
Backhanders and salamanders
A powerhouse that is morally
Mechula
I’m sorry democracy is changing
I’m sorry democracy is changing

I’m not a slogan or a badge
Or a cross in the ballot box
Neither values or objectives
You do not represent my deepest
Thoughts and wishes

Education in obsolete skills
Stereotyping and media projection
Industrial psychologists
Plan a campaign that is financed by
Big business

You have a choice, we are your voice
Red, blue or yellow.
We will blow away the green
Another five lane motorway
(You’ll never get a referendum anyway)”
(1996)

Il “Dio” dell’unipolarismo

Non vi è lotta interna alla gerarchia statunitense. L’unica disputa è quella sulle modalità attraverso le quali ridare slancio a quella progettualità geopolitica di egemonico dominio globale che la “Provvidenza” ha garantito agli Stati Uniti. E tale “Provvidenza” altro non è che uno degli attributi di quel Dio “esclusivista” che ha occhi e cuore solo per il “popolo” che con Lui ha stretto un patto. Le forme religiose e culturali “altre” meritano la distruzione in quanto non si conformano ai suoi dettami e voleri e rifiutano di assoggettarsi al (Suo) dominio tramite il popolo che (Lui) ha scelto. Questo è il “Dio” dell’unipolarismo.
Daniele Perra

Fonte

Il bipolarismo tecnologico


“Quando il 6 dicembre 2018 la direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore Ren Zhengfei, venne arrestata a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Stati Uniti per una presunta violazione delle misure di embargo economico all’Iran, il genio uscì definitivamente dalla lampada. La guerra commerciale decretata dall’amministrazione Trump è stata l’utile foglia di fico con cui gli Stati Uniti hanno coperto un ben più cogente obiettivo geopolitico: isolare gradualmente la Cina, frenare l’ascesa tecnologica dell’Impero di Mezzo, ritardarne la scalata in terreni dalle applicazioni decisive per i futuri assetti di potere del pianeta. Vistasi indietro nella gara, Washington ha sdoganato le armi a disposizione: sanzioni commerciali, moniti agli alleati, non a caso divenuti sempre più espliciti poco prima dell’arresto di Meng, a non utilizzare tecnologie cinesi , sfruttamento delle armi del geodiritto, richiamo alla sbandierata “comunità di destino” contro la minaccia posta dalla Cina comunista.
Lo spartiacque del caso Huawei è decisivo, perché da un lato rappresenta il momento in cui lo scontro USA-Cina si fa realmente nuovo bipolarismo e dall’altro rende palese la valenza geopolitica dello scontro al resto del mondo, costringendo, d’altro canto, Washington a rendere palese ciò che negli apparati di potere era già noto, a far cadere la presunta immaterialità e neutralità dei colossi digitali della Silicon Valley, in realtà da sempre intrinseci alle logiche del potere globale statunitense. I campioni nazionali statunitensi sono stati rapidamente arruolati nella guerra a Huawei e al resto dei rivali cinesi. Il mondo della tecnologia, abdicando alla mitologia del paradiso libertario californiano, non può negare il suo sostegno ai programmi governativi, che rappresentano una fetta considerevole dei suoi introiti. La Casa Bianca, per irreggimentare i campioni nazionali statunitensi in una fase di confronto con la Cina, ribadisce la logica della scelta di campo, rilanciando con decisione la matrice statunitense della rete supposta come globale. Invitando i grandi del digitale a una nuova collaborazione con solidi argomenti economici, sotto forma di appalti dal valore di decine di miliardi di dollari e sconti fiscali a tutto campo, il governo federale aggiunge solidi argomenti alla focalizzazione sulla sicurezza nazionale.
(…) Nella tecnologia stiamo dunque parlando di un vero e proprio scenario di matrice bellica, di un conflitto sotterraneo ma continuo che amplifica gradualmente la faglia tra Stati Uniti e Cina, provocando da un lato la costruzione di paradigmi tecnologici paralleli a mano a mano che l’innovazione avanza in forma divergente sulle due sponde del Pacifico; e, dall’altro, producendo un contesto caotico che vede Washington estrarre su scala globale rendite di posizione dall’attuale egemonia dei suoi colossi digitali (Google, Amazon, Facebook e Apple gestiscono ancora l’80% dei dati su scala globale) e Pechino creare, gradualmente, i più efficaci standard del futuro.”

Dall’omonimo articolo a firma di Andrea Muratore, in Eurasia. Rivista di studi geopolitici n. 4/2020, pp. 123-125.

Quel 29 agosto a Berlino

La manifestazione che secondo alcuni non si è mai svolta (ved. video allegato), nelle immagini del regista Daniel von Wentzky.
Purtroppo wordpress non accetta condivisioni dalla piattaforma sulla quale gli attivisti tedeschi hanno caricato il film, ragione per la quale vi invitiamo a cliccare sul collegamento soprastante.

Brutale oscurantismo truffaldino – a fini criminali


Sentita la “voce” che circola? Ancora secondo la «finestra di Overton»: gettare un’idea, proposta, prospettiva, magari ostica nella situazione data, che trovi oppositori, alcuni favorevoli, diversi mezzi-e-mezzi, ma comunque “passi” come accettabile che se ne tratti, che si possa vedere se assumerla. Il che tanto più “funziona”, se “dietro” questa idea, proposta, prospettiva, c’è una centrale di potere che ha le sue mire, esplicite e/o sottese. Del resto, l’esempio piú plateale è la stessa invenzione dell’epidemia, anzi pandemia, lanciata dall’OMS – benché mai detta come tale, ma fatta intendere, lasciandone «uso e consumo» ai centri di potere degli «organismi internazionali» (quale l’UE) e dei diversi Stati –, con il supporto di una campagna mediatica (di manipolazione, distorsione, falsificazione) senza precedenti e di una Sanità e “medicina volgare” asservite (e colpevoli di “cure” letali), nonché dello sguinzagliamento delle «forze dell’ordine», fino alle forze armate (colpevoli di ossequienza a ordini lesivi dei cittadini): in verità la discussione iniziale c’è stata, ed è proseguita anzi si è infoltita nel prosieguo della finta epidemia, sulla sua realtà effettiva, ma la massa di coloro che hanno accettato questa idea (con proposta e prospettiva che contengono) e dei mezzi-e-mezzi, è stata tale che gli oppositori hanno potuto essere messi presto “fuori gioco”. Basti ricordare il parallelo famoso, a cui ci si rivolge in (pretestuosa) analogia: la «spagnola» del 1918, con stime di decessi dai 50 ai 100 milioni, accostandovi i “casi” attuali, detti di 40 milioni nel mondo – senza chiarire cosa siano i “casi”, mettendo insieme i presunti «infetti», gli asintomatici del tutto sani, i malati di “qualcosa”, i morti per varie cause, ma dando a intendere che si è in condizioni simili. Però, pur dicendo che allora non c’erano cure e farmaci adeguati (ora, invece, “fidatevi di medicina e farmaceutica!”), nessuno dice che non passarono nemmeno per l’anticamera del cervello restrizioni e clausure, ma le attività economiche, sociali, politiche, culturali continuarono “normalmente” – con importanti processi, e in tutti i campi.
E veniamo alla nuova (relativamente) idea, proposta, prospettiva. È preceduta già dall’imposizione della museruola – la decerebrante mascherina: inutile se tenuta a lungo, dannosa per la respirazione e coltivazione di germi, nociva alla psiche, inchiodata a “c’è l’epidemia” –, dei continui lavacri delle mani – perniciosi perché uccidono i nostri organici microbioti, necessari alla nostra tutela –, delle dissennate «sanificazioni» (disinfezioni) di oggetti, sedie, tavoli, ambienti – arrivate fino all’assurda «sanificazione»… delle spiagge! –, con il connesso «distanziamento» (prima «sociale», ora «personale»: la differenza?) e il «no assembramento», con la distruzione della scuola e l’attentato ai nostri bambini e ragazzi, con la rovina del diffuso e vitale piccolo tessuto economico. Il tutto facendo «tamponi» che non significano né trovano niente, se non quello che si vuole (con le amplificazione esponenziali di “qualcosa” di RNA), per contrastare (presunti) «contagi» e altri “casi”, che, invece, precisamente si inventano, per poterne strombazzare.
Ebbene, su queste basi, si è buttata l’idea che “il virus Covid” staziona proprio sul … denaro contante! Si pensi un po’ a che livello di decerebrata ignoranza oscurantista si è arrivati: un virus – che è un esomero infracellulare – oltre a “volar per l’aere” da sé, a stazionare su penne, fogli, stanze, spiagge, si depositerebbe, restando feroce in agguato, sulla cartamoneta! Ma cosa dicono! Il virus-esomero non può continuare a sussistere in nessuna di queste condizioni: è del tutto evidente! Anche se i soliti pseudo-scienziati – ciarlatani prezzolati – daranno di sicuro su tv e stampa qualche loro delinquenziale “apporto” a tale oscena falsità. Lo scopo è quello già dichiarato da tempo: eliminare il contante, sostituito da bancomat, carte di credito, aut similia. Con la mentita «lotta all’evasione» (evasione o elusione forzata per l’esazione assurda sul tessuto della piccola economia, tanto piú nelle condizioni in cui è ridotto dalle infami “misure” presenti, mentre è del tutto “lecita” per chi, come, portando un solo esempio, la FCA, che produce milioni delle decerebranti museruole, ha la sede legale in Olanda, o lo è per Amazon, o per la Big Pharma, etc.), quando il fine è il controllo “a tappeto” su tutti i cittadini e la possibilità di gestire, manovrare e anche bloccare (agli “scomodi”) in ogni momento le loro capacità di spesa, quindi di sussistenza.
Va ripetuto: il primario obiettivo è raccogliere tutte le forze possibili e dirigerle contro Conte & accoliti & collaborazionisti, per spezzare il fittizio «stato di emergenza» e le criminali “misure”, proposte, prospettive, a cui serve, e che contiene. È la chiave per portare avanti il “resto”, che è tanto, ma che non si potrà condurre, se prima non si abbatte il pretestuoso «stato di emergenza».
Mario Monforte

Covid-19: la Grande Risistemazione – rivisitata


Minacce spaventose, ricompense per l’ubbidienza…
E’ adesso il momento di resistere

Di Peter Koenig per Global Research
Del medesimo autore abbiamo pubblicato La Risistemazione Globale, dove potete leggere anche una sua breve nota biografica. Quello a seguire è un aggiornamento davvero importante.

Covid-19: la Grande Risistemazione è il titolo del libro di Klaus Schwab, Presidente Esecutivo del WEF (World Economic Forum = Forum Economico Mondiale), e di Thierry Malleret che ricopre la carica di Direttore Senior del Network sul Rischio Globale presso lo stesso Forum Economico Mondiale.
La presente analisi è basata sulla recensione del libro scritta da Steven Guinness, del 4 settembre 2020.

“Questa importante recensione a cura di Steven Guinness (Regno Unito) rivela lo stesso vecchio linguaggio di “interdipendenza”, collaborazione e cooperazione che si era sentito da parte della Commissione Trilaterale nel 1973. Allora come ora l’obiettivo è lo Sviluppo Sostenibile, ovvero la Tecnocrazia, e il risultato sarà la più grande predazione di risorse nella storia del mondo”. Commento a cura dell’editore di Technocracy News.

Il libro presenta uno scenario “bastone e carota”; uno per le spaventose minacce e l’altra riguardante le ricompense per l’ubbidienza. Schwab e Malleret offrono The Brave New World [Il Mondo Nuovo descritto da Aldous Huxley nell’omonimo romanzo – n.d.c.] come il “Nuovo Paradiso” dopo la Grande Risistemazione.
I Poteri Forti che stanno dietro alla Grande Risistemazione , abilmente lavorano con due invisibili armi che sono:
1) un virus probabilmente artificiale, ora chiamato Covid-19 che nessuno vede ma che la propaganda unificata ci fa credere sia spaventoso e mortale – la paura è l’arma associata, e
2) il 5G (e successivamente il 6G, già in preparazione ), un forte campo magnetico mai sperimentato prima, di cui non si è parlato, non nel libro del Forum Economico Mondiale, non nei media ufficiali, ma che sta per essere lanciato in tutto il mondo, coprendo ogni centimetro quadrato della superficie terrestre, irradiato da centinaia di migliaia di satelliti a bassa quota.
Quest’arma elettro-magnetica che probabilmente infliggerà danni a lungo termine, includendo possibilmente danni mortali, è stata studiata da centinaia di scienziati il cui lavoro non è stato mai ufficialmente pubblicato ma resta nascosto. Noi, il Popolo, siamo tenuti all’oscuro. Qui un video di otto minuti sul 5G come arma.
Il libro Covid-19: la Grande Risistemazione è pieno di previsioni di cose che accadranno e che potrebbero accadere, come “il mondo non sarà mai più lo stesso” e “siamo solo all’inizio della Risistemazione, il peggio deve ancora avvenire” – ovvero la “Grande Trasformazione” come il Fondo Monetario Internazionale chiama ciò che sta per avvenire. Continua a leggere

Politiche anti-Covid: crimini contro l’umanità

Il Comitato Investigativo Tedesco sul Coronavirus, dopo mesi di raccolta di dati, registrazione di eventi e testimonianze qualificate di esperti di tutto il mondo, presenta con la voce e il volto dell’avvocato civilista Reiner Fuellmich le sue conclusioni.

“Salve, sono Reiner Fuellmich e da 26 anni sono iscritto all’Ordine degli Avvocati in Germania e in California. Ho praticato la legge principalmente come avvocato portando in tribunale multinazionali fraudolente come la Deutsche Bank, precedentemente una delle banche più grandi e rispettate del mondo, oggi una delle organizzazioni criminali più tossiche al mondo; Volkswaghen, una delle case automobilistiche più grandi e rispettate al mondo, oggi nota per la sua gigantesca frode sul diesel; e Kuehne + Nagel, la più grande compagnia di spedizioni al mondo. Stiamo facendo loro causa per un caso di corruzione multimilionario.
Sono anche uno dei quattro membri del Comitato Investigativo Tedesco sul Coronavirus. Dal 10 luglio 2020, questo Comitato ha ascoltato le testimonianze di un gran numero di scienziati ed esperti internazionali per trovare risposte alle domande sulla “crisi del Coronavirus”, domande cui sempre più persone in tutto il mondo chiedono risposte. Tutti i casi di corruzione e frode commessi dalle multinazionali sopra citati impallidiscono di fronte all’entità dei danni che la “crisi del Coronavirus” ha causato e continua a provocare.
Questa “Crisi Coronavirus”, secondo quanto sappiamo oggi, deve essere ribattezzata “Scandalo Coronavirus” e i responsabili di essa devono essere perseguiti penalmente e citati in giudizio per danni. A livello politico, bisogna fare di tutto per assicurarsi che nessuno si troverà mai più in una posizione di potere tale da poter frodare l’umanità o tentare di manipolarci con i suoi progetti corrotti. Per questo motivo ora vi spiegherò in che modo e in che sede una rete internazionale di avvocati presenterà questo, che è il più grande caso di illecito civile della storia, lo scandalo della “frode Coronavirus”, che nel frattempo si è trasformato in quello che è probabilmente il più grande crimine contro l’umanità mai commesso.”

La traduzione del contributo video allegato continua qui.

Verrà il giorno del giudizio

“Molti nemici, molto onore”.
Viene in mente questa massima dopo aver letto i quotidiani di ieri, nonché tutti i TG, nonché svariati siti web. “Ecco il rossobruno!”, penserà il pennivendolo di turno, per il quale questa folgorante battuta sarebbe stata inventata da Mussolini. Il pennivendolo non sa che fu invece una esclamazione di un generale tedesco, tal Georg Von Frundsberg, poco prima di una battaglia contro i veneziani. Correva l’anno 1513.
Come ubbidissero ad una unica centrale di disinformazione, come fossero un branco di lupi, tutti hanno raccontato una doppia bugia: “poche centinaia di persone alla marcia dei negazionisti no mask”. Chi c’era, sa quale sia la verità.
Questa centrale tuttavia non esiste. Siamo infatti messi molto peggio. L’orda dei giornalisti non ha più nemmeno bisogno di ubbidire ad un comando, agiscono in automatico. Sfornati come giornalisti con l’elmetto dalla stessa tayloristica catena di montaggio sono tutti arruolati in servizio permanente effettivo nell’esercito della manipolazione strategica. Non truppe ausiliarie quindi, ma veri e propri speciali reparti d’assalto. Chi era in piazza San Giovanni può confermare, li ha visti all’opera, alcuni come veri e propri provocatori di professione che cercavano la rissa per meglio individuare i manifestanti come untori da additare al pubblico ludibrio.
Verrà il giorno del giudizio, il giorno della vendetta. Sappiamo chi siete, vi conosciamo tutti quanti. Verrà il giorno in cui sarete costretti a scontare la condanna che meritate, quella per cui il popolo, dopo avervi messo alla gogna, vi costringerà a cambiar mestiere ed a guadagnavi onestamente il tozzo di pane.
Passiamo a cose più impegnative, con una prima riflessione a caldo.
Quanti saremmo potuti essere, in piazza San Giovanni, non ci fosse stata la martellante campagna di criminalizzazione e di accerchiamento che ha preceduto la manifestazione? Quanti quelli che si sono fatti intimidire ma che col cuore e con la mente stavano con noi? Tantissimi. Lo sappiamo. E tutti lo sentivano in quella piazza, di essere sì una minoranza, ma una minoranza grande per quanto imbavagliata e ancora impaurita.
Il merito dei promotori è enorme perché non si sono fatti spaventare dalle minacce, perché hanno sfidato il blocco della paura, perché con la loro manifestazione hanno presidiato l’ultima trincea — il diritto a manifestare in tempi di Stato d’eccezione — caduta la quale ci sarebbe stata la rotta disordinata. Il loro merito è aver dato un esempio di coraggio, esempio prezioso in tempi in cui il potere istiga alla pusillanimità e all’ignavia.
Il tempo è galantuomo, e renderà merito alla Marcia della Liberazione. Un evento che potrebbe segnare un punto di svolta dopo tanti indietreggiamenti e ritirate. A nome e per conto di una minoranza ampia e non muta, la Marcia è stata, per il fatto stesso di svolgersi, il primo ed esemplare atto di disobbedienza civile.
Esemplare perché esso non è stato solo un atto di protesta. Il punto tutto politico di forza sta da un’altra parte. La profonda e irriducibile contestazione dell’ordine di cose presente non si è risolta in un mero avanzare al sovrano un cahier de doleance. Non c’era il Terzo Stato lì, c’erano dei cittadini consapevoli che disconoscono al nemico la sua pretesa di sovranità e che anzi lo denunciano come fuori legge, ove la legge è la nostra Costituzione.
Esemplare, infine, perché, di contro ad un sindacalismo sociale fuori tempo, ha indicato le misure politiche rivoluzionarie realizzando le quali il nostro popolo e quindi la nazione possono e debbono tornare sovrani.
Moreno Pasquinelli

(Fonte)