“In Russia siamo abituati a giudicare in base ai fatti”

Lettera aperta dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov, al Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, Guido Crosetto
Ambasciata della Federazione Russa in Italia, 31 gennaio 2023

Egregio signor Ministro,
Il 30 gennaio di quest’anno Lei ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui, tra l’altro, ha affermato che l’Europa non deve chiudere le porte ai russi e percepire il popolo russo come un nemico. “Non ho mai condiviso chiusure verso gli artisti, gli sportivi, la popolazione civile. Dobbiamo lasciare dei canali di dialogo aperti” – ha detto. E ha aggiunto: “Perché negare i visti ai cittadini russi? Sarebbe meglio che le persone venissero in Europa anche per ascoltare una voce diversa”.
Concordiamo di rado con le Sue dichiarazioni e azioni soprattutto per quanto riguarda la fornitura di armi italiane all’Ucraina, ma credo che quasi tutti i cittadini russi sottoscriverebbero senza esitazione queste parole. E lo stesso farebbero, suppongo, anche in Italia. Ma in che misura tali parole corrispondono alla realtà? Esaminiamo i fatti concreti. Chi è che sta riducendo le opportunità di contatto e di dialogo tra i popoli dei nostri paesi?
La Russia, fondamentalmente per iniziativa del precedente governo italiano, è stata privata dell’accesso a 300 miliardi di dollari delle proprie riserve valutarie. Ora si discute della possibilità di uno scippo definitivo. E stiamo parlando dei soldi dei contribuenti russi.
L’Italia continua a sequestrare immobili, proprietà e altri beni di uomini d’affari russi dichiarati “oligarchi”. Su questa base, giuridicamente traballante, viene discriminata un’intera categoria di cittadini del nostro Paese che ha investito i propri capitali nello sviluppo dell’Italia.
Con pretesti inverosimili e con la scusa della “solidarietà”, sono stati ingiustificatamente espulsi dall’Italia 30 dipendenti dell’ambasciata russa a Roma (con i familiari: 72 in totale), persone che tanto si erano adoperate per sviluppare e rafforzare le relazioni bilaterali. Tra questi, anche coloro che, nel periodo più difficile della pandemia di coronavirus, hanno contribuito a organizzare l’operazione militare-umanitaria russa svoltasi in Italia nel marzo-maggio 2020 per aiutare le popolazioni colpite del Paese amico. In segno di “gratitudine”, l’Italia ha riconosciuto ai nostri diplomatici lo status di “persona non grata”.
Su impulso degli allora vertici del Ministero degli Esteri italiano, membri di spicco della società civile russa sono stati privati dei riconoscimenti statali italiani. Molti di loro erano stati premiati, tra l’altro, per la loro assistenza disinteressata nella ricostruzione della città dell’Aquila, colpita da un devastante terremoto nel 2009.
Su iniziativa della parte italiana, sono stati interrotti i collegamenti aerei diretti tra i nostri Paesi, riducendo così al minimo il turismo russo in Italia. I nostri connazionali che riescono a raggiungere il Belpaese devono affrontare complicate procedure di rilascio dei visti, il cui costo è più che raddoppiato, e una volta in Italia si scontrano con il rifiuto, da parte di alcune aziende, di vendere loro merci per un valore superiore ai 300 euro.
Il reale atteggiamento nei confronti degli esponenti del mondo culturale russo risulta evidente dai casi di annullamento delle esibizioni in Italia del direttore d’orchestra di fama mondiale V.Gergiev, della pianista V.Lisitza o del ballerino S.Polunin, annullamento determinato unicamente dalla loro posizione politica.
L’atteggiamento nei confronti dei contatti nel campo dello sport è illustrato in modo eloquente dal rifiuto delle autorità italiane, nel marzo 2022, di consentire l’organizzazione di un volo umanitario per trasportare una squadra di atleti paralimpici russi con disabilità, bloccati dalla chiusura dello spazio aereo.
Servizi bancari rifiutati senza motivo, chiusure forzate di conti correnti e altre restrizioni discriminatorie legate al possesso di passaporto russo o semplicemente all’indicazione sui documenti della Russia come luogo di nascita, sono diventati un fenomeno comune nella vita dei nostri connazionali presenti in Italia.
E questo non è assolutamente un elenco esaustivo dei passi compiuti dall’anno scorso da parte italiana per impedire unilateralmente i contatti, distruggere i canali di dialogo bilaterale attivi in precedenza. E qui, signor Ministro, sono sicuro che troverebbe molto difficile citare una qualsiasi iniziativa adottata nella stessa direzione da parte russa.
In Russia siamo abituati a giudicare in base ai fatti piuttosto che alle parole. E i fatti sono molto lontani dalle Sue parole, alla cui sincerità, pur volendolo, è difficile credere.
Rispettosamente,
S. Razov

(Fonte)

Operazione Gladio

P2023

PROPAGANDA: azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta. È un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto. La propaganda moderna tende a rivolgersi in modo particolare non alla ragione, bensì all’inconscio ed all’irrazionale; i mezzi cui ricorre sono tutti quelli atti a provocare emozioni intense, anche se non immediatamente apparenti, ma durature. Essa è strumento di tutti i governi in occasione di quelle crisi, internazionali e interne, che rendano necessario convogliare in un’unica direzione la volontà del popolo, in special modo nelle guerre.

New Cold War

Closing in on
The Eastern border
It’s a unicentric
One world order
With Sino-Russian
Capitulation
It’s an orchestrated
End of nations
Food prices soaring
As the sanctions kicked in
And all the hawks cried more
Oil prices falling
And the propaganda
Talks war
Minerva has decreed
A state of attrition, hostilities
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
In the Arctic wastes
Under sheets of ice
Mineral resources
Corporate forces eye
Occupation
Ensures supply
Colour coded revolutions
Sustain the lie
Food prices soaring
As the sanctions kicked in
And all the hawks cried more
Oil prices falling
And the propaganda
Talks war
Minerva has decreed
A state of attrition, hostilities
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
Breaking in a cold sweat
Just like the good old days
The drum beat of hostilities
Has started to play
A perverted thrill
Reminiscent of the big chill
Hair trigger
Giving everyone a shiver
Food prices soaring
As the sanctions kicked in
And all the hawks cried more
Oil prices falling
And the propaganda
Talks war
Minerva has decreed
A state of attrition, hostilities
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
Food prices soaring
As the sanctions kicked in
And all the hawks cried more
Oil prices falling
And the propaganda
Talks war
Minerva has decreed
A state of attrition, hostilities
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!
New Cold War!

Sovranismi strabici

“All’interno di quello che “The Economist” definisce il nascente ‘ordine mondiale alternativo’ è utile interrogarsi a quali degli attori della sfida globale giovi maggiormente il sovranismo o meglio i diversi sovranismi nazionalisti, quello anti-UE e filo-NATO e quello anti-UE e anti-NATO. Il primo, il sovranismo di destra ed estrema destra che esercita una richiesta di riappropriazione di sovranità nei confronti dell’UE ed evidenzia un posizionamento geopolitico atlantista, risulta funzionale al completo assoggettamento dell’Europa agli Stati Uniti ed è, pertanto, un fattore di mantenimento dell’ordine mondiale unipolare a guida americana. Il sovranismo nazionale anti-UE e anti-NATO si colloca in una prospettiva che mira a distaccare la nazione dai legami istituzionali con l’UE e dalla sudditanza geopolitica agli Stati Uniti. Anche questo ramo del sovranismo resta meramente nazionalista e non si attiva in senso europeista, in quanto identifica l’Europa con l’UE che considera lo strumento istituzionale e burocratico del globalismo.
Non è questa la sede per approfondire le diverse anime interne alle istituzioni europee, specie in materia di difesa comune, e il dibattito tra una minoranza che richiede autonomia strategica ed una maggioranza che concepisce l’Europa come parte dell’universo euro-americano; ciò che è rilevante in questa sede è che il sovranismo anti-UE e anti-NATO percepisce l’UE come irriformabile. Se nell’attuale scenario di guerra la presa di distanza e la critica serrata alla NATO, accusata, secondo una prospettiva mearsheimeriana, di aver accerchiato la Russia con una vera e propria minaccia militare, si traduce in una richiesta di rottura della sudditanza nazionale verso Stati Uniti, la mancanza di una proposta aggregativa europeista rischia di lasciare tale approccio in una situazione di fragilità e irrealizzabilità rispetto alla forza cultural-mediatica euro-atlantista e alla vasta presenza dell’atlantismo a livello parlamentare.
A parte la Germania che, col suo piano di riarmo da decifrare in termini geopolitici (riarmo autonomo, europeo collaborato o legato all’industria bellica americana?), preoccupa gli Stati Uniti, molte nazioni, anche qualora la prospettiva sovranista anti-UE e anti-NATO riscuotesse un elevato, ma ad oggi alquanto improbabile, successo elettorale, finirebbero per trovarsi in una condizione di fragilità rispetto al dominus americano. Se, dunque il sovranismo anti-UE e filo-NATO è direttamente funzionale all’unipolarismo americano, il sovranismo anti-UE e anti-NATO non sembra potersi attivare in proposte geopolitiche alternative all’unipolarismo e potrebbe condurre piuttosto all’isolamento tipico dei sovranismi nazionali.
Per i sostenitori dell’unipolarismo a guida americana il sovranismo nazionalista di matrice atlantista è ovviamente un alleato e/o uno strumento al tempo stesso, mentre il sovranismo anti-UE e anti-NATO, qualora non riscuotesse maggiori consensi elettorali, potrebbe anche essere lasciato prosperare come accettabile avversario incapace di proporre una strategia geopolitica alternativa.
Ciò che minerebbe o rappresenterebbe una minaccia per l’unipolarismo americano e le sue certezze di controllo geopolitico del continente europeo sarebbe, invece, un sovranismo europeista che reclami un’autonomia geopolitica, di difesa e di relazioni internazionali e proponga una riforma dell’UE su basi europeiste e un distacco dalla dominante prospettiva euro-americana. Le leve cardine a disposizione degli Stati Uniti per procrastinare l’unipolarismo a guida americana e impedire l’autonomia strategica europea sono fondamentalmente due. Il congelamento delle istituzioni europee all’attuale condizione di euro-americanismo e lo stimolo dei sovranismi nazionali che reiterino le divisioni del continente e le conflittualità nazionalistiche. Si può, pertanto, asserire che nell’attuale quadro geopolitico, caratterizzato dal passaggio dall’unipolarismo al multipolarismo e dal riemergere di una guerra fredda Ovest-Est, il sovranismo nazionalista può rappresentare uno degli strumenti della geopolitica statunitense, anche accettando un comodo avversario come il sovranismo anti-UE e anti-NATO che, pur criticando gli Stati Uniti e il loro imperialismo, mantiene una prospettiva dividente per il quadrante europeo e quindi a suo modo funzionale a frammentazione e depotenziamento dell’Europa.”

Da I sovranismi alla prova della guerra in Ucraina, di Nicola Guerra, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 1/2023, pp. 42-44.

Ancora largo alla paura, “contagio catastrofico”

Di Peter Koenig per Global Research, 3 gennaio 2023

Ricordate l’evento 201 del 18 ottobre 2019 a New York, ospitato dal Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il WEF (World Economic Forum) e la Bill & Melinda Gates Foundation?
Naturalmente era presente anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e così pure tutti gli attori chiave a livello globale, tra cui la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale ed effettivamente l’ONU e molte delle sue sotto-organizzazioni. Guardate qui.
Si trattava di una simulazione “teorica”, come la chiamano loro, di una pandemia da coronavirus che avrebbe potuto colpire l’intera popolazione mondiale “uno di questi giorni”…
Successe meno di tre mesi dopo. Il resto è storia.

*

Ora, gli stessi personaggi sospetti, sostituendo ufficialmente il Forum Economico Mondiale con l’OMS come sponsor chiave, hanno usato l’evento Grand Challenges Annual Meeting tenutosi a Bruxelles in Belgio il 23 ottobre 2022, per un’analoga esercitazione “teorica”, questa volta chiamata “Contagio catastrofico” – vedere qui.
È una coincidenza che la sede di questo evento sia stata Bruxelles, quartier generale dell’UE e della NATO?
È strano che questo sia emerso solo ora. E siate certi che il Forum Economico Mondiale era onnipresente.
Infatti, senza il Forum Economico Mondiale non sarebbe successo nulla di simile. Perché il Forum Economico Mondiale è il ramo esecutivo della Grande Finanza/dell’Alta Finanza – il complesso aziendale finanziario-digitale-militare che tutto insieme dirige il mondo all’ombra del consenso di Washington.
È strano che per quasi due mesi non sia emerso quasi nulla di questo evento. Perché è stato tenuto segreto finora?
Ebbene, invece di, o in aggiunta alle organizzazioni vassalle delle Nazioni Unite e alle istituzioni finanziarie controllate da Washington, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, essi invitarono uno straordinario gruppo di partecipanti, composto da 10 attuali ed ex Ministri della Salute e alti funzionari della sanità pubblica provenienti da Senegal, Ruanda, Nigeria, Angola, Liberia, Singapore, India, Germania. Di particolare interesse sono i Paesi africani.
Non ci sono coincidenze. Mentre scriviamo queste righe, l’Assemblea dei Ministri della Sanità dell’OMS, a porte chiuse, sta discutendo l’ignobile Trattato Pandemico. Presto voteranno su questo nefasto “Trattato”. Il Trattato Pandemico, come sappiamo, se votato a favore con una maggioranza di due terzi, scavalcherà tutte le autorità nazionali in materia di salute; e a partire dal 1° gennaio 2024 avrà giurisdizione al di sopra degli Stati nazionali sovrani dei 194 Paesi membri dell’OMS.
Ciò significa che avremo una tirannia sanitaria a livello mondiale. Si veda questo breve video (5:45 min) di un addetto ai lavori dell’OMS, il dottor Vincent Carroll (18 marzo 2022).
Perché i Paesi africani sono stati invitati a questa simulazione di un terribile contagio catastrofico davvero spaventoso? – Un gruppo di Paesi africani costituisce una forte opposizione – ha rifiutato finora il Trattato Pandemico. Gli Africani sanno cosa significa. E sanno persino meglio cosa significa dopo aver sperimentato la bufala del covid, che per alcuni dei loro presidenti si rivelò mortale. Poiché – alcuni presidenti africani e uno caraibico – si opposero all’agenda vaccinale mondiale, finirono per morire in strane circostanze.
Perché la presenza della Germania?
La Germania ha attualmente il governo più oppressivo d’Europa. La Germania, una superpotenza economica e intellettuale dell’UE, ha anche i movimenti di resistenza più forti d’Europa – resistenza contro la narrativa riguardante il covid e l’agenda (falsamente) verde sul clima. Resistenza contro il patto suicida per l’Europa del direttorio UE-Bruxelles, che prevede il collasso programmato dell’economia tedesca.
L’irriducibile Dr. Karl Lauterbach prestò giuramento come Ministro federale della Sanità, circa un anno fa, l’8 dicembre 2021. Riuscirà a convincere gli Africani, i Singaporiani e gli Indiani del grande bene del Trattato Pandemico per i loro Paesi e per il resto del mondo?
Ci sarà qualche incentivo speciale in termini di “denaro per lo sviluppo” in attesa dietro le quinte per i Paesi africani? Difficile dirlo. Ma tutto è possibile. Nel nostro mondo orwelliano, la distopia è diventata da tempo la nuova normalità.
Una cosa è certa: se il Trattato Pandemico dell’OMS verrà approvato, il mondo sarà in guai seri. Madre Terra potrebbe trasformarsi in una prigione sanitaria; questo, insieme alle valute digitali delle banche centrali, sarà la fine di ciò che una volta chiamavamo “libertà” e, sotto l’attenta supervisione e il pugno di ferro dell’Agenda Verde, potrebbe significare un confinamento permanente.
L’uscita dall’OMS sarà quindi nell’ordine delle cose, insieme all’abbandono del sistema monetario occidentale così come lo conosciamo. Le monete parallele, legate alle comunità esistono da tempo e possono crescere ancora, così come i sistemi sanitari basati sulle persone e sulla natura. Ci sono molti medici bravi e onesti che praticano una medicina alternativa che renderà l’umanità più sana.
Può sembrare la fine dei giochi. Ma la fine dei giochi potrebbe essere ancora sotto esame, e dalla sua polvere potrebbe sorgere una nuova società.

Il Ponte sullo Stretto come il MUOS di Niscemi e Sigonella

Non prova neanche a mimetizzarlo il suo punto vista, Lucio Caracciolo, sul ponte sullo Stretto. Ne ha parlato in un pezzo scritto per La Stampa il 7 dicembre scorso. Per lui sono secondari gli argomenti, e gli scontri, sugli aspetti ingegneristici, economici, ambientali dell’infrastruttura d’attraversamento. Ciò che conta è la sua valenza strategica, geopolitica, militare. Per questa ragione assimila il ponte sullo Stretto al MUOS di Niscemi, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare USA per governare i conflitti globali del XXI secolo, “senza dimenticare le strutture di Sigonella e Pantelleria”. Perché ciò che conta è il valore strategico della Sicilia, il suo collocarsi in un’area che Limes chiama Caoslandia, nel Mediterraneo “allargato” che è tornato ad essere centrale per i flussi commerciali provenienti da Oriente e per l’intervento politico, militare, economico di Cina, Russia e Turchia.
Limes aveva già insistito in altre occasioni su questo tema. Proprio un anno fa la rivista di geopolitica, i cui redattori, dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, sono stabilmente sui canali tv nazionali, aveva pubblicato un numero speciale sulla Sicilia. “L’Italia senza la Sicilia non esiste”, questo era l’argomento. Per questa ragione la Sicilia non può “annegare” nel Mediterraneo. E nel pezzo pubblicato su La Stampa Caracciolo è esplicito fino al didascalico. “Se non lo volete capire la Sicilia è la Frontiera e senza la difesa della Frontiera gli Stati periscono”, sembra dire, perché dallo Stretto di Sicilia (così quelli di Limes chiamano il Canale di Sicilia per sottolineare la esigua distanza che separa l’Isola dall’Africa) passa la principale rotta migratoria, perché da lì passa la via della seta cinese, perché “i turchi e i russi della Wagner si sono acquartierati sul lato africano dello Stretto”, perché quel tratto di mare è attraversato dai cavi sottomarini transcontinentali della Rete.
Caracciolo ci ricorda che la Sicilia fu il luogo dell’invasione alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quella volta gli invasori erano i “liberatori americani” e ce la cavammo, ma stavolta chi potrebbe essere il nuovo invasore? Per questo l’Italia (ma a questo punto perché non l’Europa o l’Occidente?) senza la Sicilia non esiste. Perché la Sicilia deve essere la piattaforma militare nel Mediterraneo, la difesa dell’Occidente dalle armate dei Bruti o degli Extranei. Noi siamo la Barriera costruita a difesa. Questo è il nostro destino. Lucio Caracciolo si spinge fino a lamentare la scarsa presenza militare nell’area” e ad auspicare una “più incisiva presenza della Marina e delle altre Forze armate nelle acque” di quello che insiste a chiamare il “mare nostro”. L’ennesima ode al militarismo e al riarmo a cui gli analisti mainstream ci hanno abituato nell’ultimo anno di fratricida guerra in Ucraina. Ipocrita narrazione di una “Isola indifesa” quando è sotto gli occhi di tutti il devastante e invasivo processo di militarizzazione che ha investito ogni angolo della Sicilia e delle sue isole minori e l’abnorme presenza statunitense nella stazione aeronavale di Sigonella, “capitale mondiale dei droni”. Per questo il ponte serve, per Caracciolo: per la sicurezza, per stabilizzare le aree di frontiera e per collegare militarmente l’Italia, l’Europa, l’Occidente alla Sicilia, non viceversa.
In passato avevamo già invitato a guardare ai rischi che il ponte portava con sé anche sotto questo profilo. Ci avevano guardati un po’ perplessi. Il ponte ci metterebbe in pericolo, farebbe da traino ad una ulteriore forte militarizzazione e ad un più asfissiante controllo del territorio proprio perché naturale obbiettivo strategico in caso di conflitto. Eccoci serviti. Lucio Caracciolo ce lo sbatte in faccia senza neanche prepararci con parole di circostanza. E a chi pensa che con il ponte i propri figli non emigrerebbero più potremmo consigliare di arruolarli, che forse lì di lavoro ne troverebbero.
Ciò che è incredibile è che il ritorno del Mediterraneo come luogo centrale e l’importanza della Sicilia per la sua collocazione geografica debba essere necessariamente declinato sotto il profilo della guerra. La Sicilia, che nelle vecchie carte appariva più estesa di quanto lo fosse proprio per l’importanza che assumeva nei commerci mondiali, la Sicilia raccontata da sempre dai viaggiatori, deve essere piattaforma di guerra? E perché, invece, non potrebbe essere piattaforma di pace? Perché gli abitanti dell’isola non potrebbero trarre “vantaggio” dall’affacciarsi della propria terra su un continente africano in crescita? Perché non possiamo pensare di crescere insieme con le popolazioni africane che lavorano, viaggiano, portano avanti le loro famiglie, socializzano e trasferiscono risorse e conoscenza? Il nostro No al ponte è anche questo. Un No alle logiche di guerra, alle militarizzazioni dei territori e del mare, ai muri armati innalzati tra Nord e Sud. E’ il nostro Sì, forte, per la Pace, il Disarmo e la Giustizia tra i Popoli.
Antonio Mazzeo e Luigi Sturniolo

(Fonte – il collegamento inserito nel testo è a cura della redazione)

NewsGuard e la censura dell’informazione politicamente scorretta


“Un’agenzia creata negli Stati Uniti da uno dei personaggi più potenti della Borsa di Wall Street, come espressione diretta dei gangli del potere USA e con riferimenti diretti a NSA, CIA e Council of Foreign Relations, ha il potere di dare bollini di “verità” a chi fa informazione in Italia. Questa agenzia, NewsGuard, lavora a stretto contatto con la Commissione europea, con il gruppo mediatico Gedi della Famiglia Agnelli-Elkann, con browser, motori di ricerca e social che filtrano l’informazione, può indirizzare i proventi della pubblicità online e riceve “autopremi” da un Consolato USA.
Non si tratta di presunti hacker russi da San Pietroburgo o fantasmagoriche interferenze cinesi secondo fonti che vogliono restare anonime del Dipartimento di Stato USA. Stiamo parlando di un’agenzia statunitense reale alla quale, nei fatti, è stato impunemente dato il potere di bloccare chi porta avanti una visione di mondo diversa da quella decisa a Washington. Il suo operato è chiaramente inconciliabile con i dettami della nostra Costituzione.
Vi abbiamo scritto come uno dei campioni della propaganda atlantista, Open, ha il potere di censurare direttamente (non passando per gli algoritmi) le pagine Facebook di giornali regolarmente registrati come quella de l’AntiDiplomatico. Pensate – e noi abbiamo dovuto rileggerlo varie volte per crederci – che nonostante questo record in materia di fake news, per il Caronte (USA) delle notizie il giornale di Mentana non solo è da “bollino verde”, è il “sito più attendibile in Italia”. Ci sarebbe da ridere per ore se non fosse tutto così tragico.
Nell’assordante, religioso e coloniale silenzio di tutti i partiti del Parlamento italiano, anche questo articolo subirà la censura di browser, motori di ricerca e social, grazie al “filtro” di un’agenzia che lavora da e per conto di Washington.”

Alessandro Bianchi, presidente della “L.A.D. Gruppo Editoriale ETS” e direttore editoriale de l’AntiDiplomatico, descrive le modalità della censura esercitata ai danni della sua testata.
Qui l’articolo completo.

L’FBI e il laptop di Hunter Biden

Quella che segue è la traduzione integrale della settima puntata dei TwitterFiles. Finora il capitolo senza dubbio più esplosivo di tutta la saga dei TwitterFiles. Michael Shellenberger lo dedica interamente alla storia del laptop di Hunter Biden e a come essa è stata screditata non solo su Twitter, ma su tutte le piattaforme social e i principali media americani. L’FBI e la comunità dell’intelligence hanno iniziato a screditare l’ormai famoso articolo del New York Post addirittura prima che esso venisse pubblicato il 14 ottobre 2020. Per usare le parole di Shellenberger, vi fu “uno sforzo organizzato da parte della comunità dell’intelligence per spimgere Twitter e altre piattaforme” a screditare la credibilità dell’articolo, insinuando che si trattava di un’operazione di “hack and leak”, ossia in pratica di materiale “piantato” intenzionalmente nel portatile di Hunter Biden o frutto di una campagna di disinformazione russa. In realtà, non vi era alcuna informazione di intelligence che inducesse a pensare ciò e gli stessi dirigenti di Twitter per diverso tempo hanno smentito di aver individuato la presenza di qualsiasi influenza straniera sulla propria piattaforma. Ma alla fine Twitter ha ceduto alle pressioni dell’FBI, anche perché “a partire dal 2020, c’erano così tanti ex funzionari dell’FBI che lavoravano a Twitter che avevano creato il loro canale Slack privato e un modello di accoglienza per dare il benvenuto ai nuovi arrivati dall’FBI”. Dunque, l’FBI era in possesso da più di un anno del materiale inviatole dal riparatore di computer del Delaware, fingendo di lavorarci sopra, quando in realtà cercava solo di insabbiarlo. Quando ha saputo che il New York Post avrebbe reso pubblica la notizia, ha agito su tutte le piattaforme social e i media che controllava per fare in modo che la notizia venisse censurata o screditata”.

Fonte

La famiglia Biden in tutto il suo splendore a questo collegamento oppure qui in formato pdf.

 

USAID aumenta i finanziamenti alle ONG e ai media dei Paesi della CSI per ridurre l’influenza russa

È improbabile che Washington riesca a sganciare l’Asia centrale dalla Russia, anche se falsamente descriverà alcune iniziative commerciali come grandi successi o come qualcosa di molto innovativo.

Di Ahmed Adel, ricercatore di geopolitica ed economia politica che fa base a Il Cairo, per South Front, 5 dicembre 2022

L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha finanziato nella seconda metà del 2022 il cosiddetto “sostegno alla democrazia” per un importo di 248 milioni di dollari nei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). In confronto, i “falchi umanitari”, come l’amministratore dell’USAID Samantha Power descrive l’agenzia, investirono solo 243 milioni di dollari nell’intero 2021.
La CSI, che comprende gli ex Stati sovietici quali Russia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan e Uzbekistan, è un blocco di Paesi per il quale gli Stati Uniti si sono a lungo sforzati per espandere al loro interno la propria influenza e il proprio soft power. Per questa ragione, l’USAID ha significativamente aumentato i suoi investimenti nella regione, con Armenia, Georgia e Moldavia, Stati periferici della CSI, che risultano essere i più grandi beneficiari delle nuove sovvenzioni, specialmente per quelle riguardanti le Ong e i media.
L’USAID ha stanziato 15 milioni di dollari a scopi educativi per la sola Georgia nella seconda metà di quest’anno, con un’enfasi particolare posta sulla necessità di abolire la presunta discriminazione di genere. Gli Americani intendono plasmare l’istruzione georgiana secondo il loro stampo, riqualificando gli insegnanti; per questo motivo fu assegnata una sovvenzione di 250.000 dollari a professori di giornalismo provenienti dalle università locali che soddisfano i loro criteri. Nel 2021, l’USAID lanciò un programma quinquennale in Georgia del costo di 330 milioni di dollari.
Nella seconda metà del 2022, l’USAID ha concesso due sostanziose sovvenzioni – rispettivamente del valore di 120 e 4 milioni di dollari – per lo “sviluppo della democrazia” e l'”indipendenza dei media” in Armenia. Questo aiuto è stato criticato perché non fornisce l’assistenza umanitaria necessaria per assistere 100.000 Armeni sfollati a causa della guerra del Nagorno-Karabakh del 2020.
Il fatto stesso che nella seconda metà del 2022 siano stati concessi 124 milioni di dollari di aiuti, un importo considerevole per un Paese che nel 2021 aveva un PIL di 13,86 miliardi di dollari, per influenzare i media e la società civile invece di assistere gli sfollati armeni, dimostra la volontà di mantenere quella situazione, o in effetti che l’amplificazione del necessario grado di retorica antirussa nei mass media locali è uno degli obiettivi principali del lavoro dell’USAID nei Paesi post-sovietici.
Comunque, in Moldavia e nei Paesi dell’Asia centrale, l’agenzia americana pone particolare enfasi sul finanziamento dell’economia. Ovvero, stanno cercando di indebolire i legami economici che questi Paesi hanno con la Russia e di riorientare i flussi di merci e i flussi finanziari. Nell’ultimo semestre, l’USAID ha stanziato 50 milioni di dollari per la Moldavia, la maggior parte dei quali si presume saranno spesi per espandere il commercio con l’Unione Europea e creare un’adeguata infrastruttura di trasporti e logistica.
A ottobre USAID annunciò che intende investire 15,2 milioni di dollari nel commercio in Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, poiché Washington vuole “aiutare la regione ad abbandonare la dipendenza” da Mosca.
“Ridurre la dipendenza dell’Asia centrale dai mercati e dalle rotte di esportazione russe, fornendo alternative, era una priorità a lungo termine, ma ora è una necessità impellente e un’opportunità dato che cerchiamo di aiutare la regione ad allontanare la dipendenza dalla Russia”, diceva il documento di USAID
Secondo il documento dell’USAID, la guerra in Ucraina e le sanzioni anti-russe hanno un “enorme impatto” sull’economia dell’intera regione. Le sanzioni e il ritiro delle aziende occidentali dalla Russia “hanno portato a una contrazione dell’economia russa, che probabilmente continuerà a lungo termine”, ma da cui risulterà anche una diminuzione delle importazioni russe dall’Asia centrale.
“Le aziende della regione hanno urgentemente bisogno di trovare nuovi mercati per le loro esportazioni, sia di beni che di servizi”, aggiungeva il documento.
Il programma è pensato per “rispondere alle conseguenze economiche” causate dalla guerra in Ucraina, come il calo delle rimesse, il deflusso dei lavoratori immigrati dalla Russia, la svalutazione della moneta, l’inflazione e la perdita di rotte e mercati di esportazione. Si spera che ai Paesi della regione verrà fornito un “supporto tecnico” per incrementare il commercio sui mercati internazionali e per aiutare le imprese nelle questioni logistiche.
In precedenza, il vicedirettore dell’USAID, Anjali Kaur, affermava che l’obiettivo della politica statunitense dovesse essere la separazione delle economie dell’Asia centrale e della Russia. In questo modo, Washington non cerca nemmeno di nascondere le sue nefaste azioni anti-Russia in una regione che è forse una delle più lontane dal continente nordamericano, e non solo in termini geografici, ma anche per cultura, tradizioni e storia.
Incrementando i finanziamenti alle Ong e ai media in Moldavia, Georgia e Armenia, l’USAID cerca di trovare qualche successo. Tale successo sarebbe per la maggior parte da attribuire alla vicinanza di questi Paesi all’Europa occidentale e alla loro comune identità cristiana, rendendo così molto più facile la penetrazione dell’influenza liberale dell’Occidente.
Tuttavia, è estremamente improbabile che Washington riuscirà a sganciare l’Asia centrale dalla Russia, anche se rappresenterà falsamente alcune iniziative commerciali come grandi successi o come qualcosa di molto innovativo. Questo perché la Russia è una grande potenza economica e militare da cui l’Asia Centrale non ha alcun buon motivo per separarsi.

Attenzione a Psiphon, uno strumento della CIA per assistere e alimentare le proteste a livello globale

Di Kit Klarenberg* per PressTV

Da quando a metà settembre in Iran sono scoppiate rivolte sostenute dall’estero, i notiziari occidentali hanno frequentemente richiamato l’attenzione sul ruolo di Psiphon, un’applicazione gratuita e open-source per smartphone e per programma informatico che consente agli utenti di aggirare le restrizioni sui siti web e sulle risorse online, aiutando i sobillatori ad organizzare e coordinare le loro attività e ad inviare e ricevere messaggi da e verso il mondo esterno.
In questo processo, Psiphon ha ricevuto una quantità incalcolabile di pubblicità gratuita altamente influente e alcuni Iraniani – assieme ai residenti dell’Asia occidentale più in generale – saranno stati senza dubbio incoraggiati a scaricare il software.
Comunque, nessuna fonte mainstream ad oggi ha riconosciuto le origini spettrali di Psiphon, per non parlare degli obiettivi maligni che persegue e degli scopi sinistri a cui può essere destinato dai suoi sponsor nella comunità dell’intelligence americana.
Psiphon fu lanciata nel 2009. Dichiaratamente destinata a sostenere gli elementi antigovernativi nei Paesi che l’azienda considera “nemici di Internet”, la risorsa impiega una combinazione di tecnologie di comunicazione sicura e di offuscamento, tra cui VPN, proxy web e protocolli Secure Shell (SSH), che consentono agli utenti di predisporre efficacemente i propri server privati in modo tale che il proprio governo non può effettuare attività di monitoraggio.
Nel corso della sua vita, Psiphon è stata finanziata e distribuita da diverse organizzazioni para spionistiche.
Ad esempio, per diversi anni è stato promossa da ASL19, fondata da un iraniano espatriato, Ali Bangi, nel 2013, per capitalizzare l’ampio flusso di finanziamenti statunitensi per le iniziative di “libertà di Internet” sulla scia della Primavera araba.
Un’indagine del New York Times del giugno 2011 sulla spinta di Washington per la “libertà di Internet” concluse che tutti questi sforzi servono a “dislocare sistemi ‘ombra’ di Internet e di telefonia mobile che i dissidenti possono usare per comunicare al di fuori della portata dei governi in Paesi come Iran, Siria e Libia”.
La vicinanza di Bangi al governo degli Stati Uniti è stata resa ampiamente evidente quando nel 2016 partecipò alla celebrazione annuale del Nowruz alla Casa Bianca, una sorta di ballo delle debuttanti che avviene regolarmente per gli attivisti sponsorizzati del “cambio di regime” facenti parte dell’élite di Stato.
Tali apparizioni di alto livello, insieme al suo status di presenza fissa alle conferenze tecnologiche e agli eventi sui diritti digitali, cementarono il suo posto come una personalità da “rockstar” all’interno della comunità della diaspora iraniana.
Bangi fu tuttavia costretto a dimettersi dalla ASL19 nel 2018, dopo essere finito in tribunale in Canada con l’accusa di violenza sessuale e detenzione forzata.
Secondo un profilo pubblicato dalla rivista del settore tecnologico The Verge Bangi avrebbe favorito una cultura di uso diffuso di droghe, sessismo, molestie e bullismo all’interno dell’organizzazione, con le dipendenti donne come bersaglio particolare delle sue ire. In diverse occasioni è stato aggressivo e persino violento nei confronti del personale.
Con Bangi e l’ASL19 fuori dai giochi, nel 2019 Psiphon iniziò a ricevere milioni dall’Open Technology Fund (OTF), creato sette anni prima da Radio Free Asia (RFA), che a sua volta fu fondata dalla CIA nel 1948 dopo essere stata ufficialmente autorizzata a impegnarsi in “operazioni segrete”, tra cui propaganda, guerra economica, sabotaggio, sovversione e “assistenza ai movimenti di resistenza clandestini”.
Nel 2007, il sito web della CIA classificò la RFA e altre iniziative di “guerra psicologica” come Radio Free Europe e Voice of America fra le “campagne più longeve e di maggior successo per le operazioni sotto copertura” che abbia mai messo in atto.
Oggi la RFA è una risorsa dell’Agenzia statunitense per i media globali (USAGM), finanziata dal Congresso degli Stati Uniti con centinaia di milioni di dollari all’anno. Il suo amministratore delegato ha riconosciuto che le priorità dell’organizzazione “riflettono gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.
L’OTF è stata una delle numerose iniziative scaturite dalla summenzionata pressione di Washington per la “libertà di Internet”.
Le persone intimamente coinvolte nella realizzazione di questo desiderio non si fanno illusioni sulla vera ragion d’essere del loro servizio. Nel febbraio 2015, Jillian York, membro del comitato consultivo dell’OTF, dichiarò che credeva “fondamentalmente” che la “libertà di Internet” era “in fondo un programma di cambiamento di regime”.
L’OTF, essendo la creazione di una piattaforma di “guerra psicologica” concepita dall’intelligence statunitense, illumina uno degli scopi chiave di Psiphon: garantire che i cittadini dei Paesi nel mirino dei continui “sforzi di cambiamento di regime” guidati dagli Stati Uniti possano continuare ad accedere alla propaganda di Stato occidentale.
Una scheda informativa dell’Agenzia statunitense per i media globali del novembre 2019 sugli “strumenti supportati dall’OTF” dà il massimo risalto a Psiphon.
“L’OTF fornisce alle reti USAGM l’assistenza necessaria per proteggere i loro contenuti online e per garantire che siano resistenti alla censura. Ad esempio, quando i siti di notizie dell’USAGM sono stati improvvisamente bloccati in Pakistan, l’OTF creò dei siti specchio per garantire che i contenuti dell’USAGM rimanessero disponibili per i principali destinatari… L’OTF fornisce un supporto di emergenza ai media indipendenti e ai giornalisti che subiscono attacchi digitali per tornare online e mitigare gli attacchi futuri”, si legge.
Un rapporto dell’OTF del maggio 2020 sui “punti salienti e le sfide” dell’anno fino ad oggi rileva allo stesso modo che il “fornitore veterano di strumenti di elusione” Psiphon assicura che i contenuti pubblicati dall’USAGM – che includono Voice of America in lingua farsi – possano raggiungere il pubblico nei Paesi in cui sono vietati.
Similarmente, una sezione dedicata del sito web della BBC, a seguito del divieto dell’emittente di Stato britannica in Russia, a marzo offriva una guida esplicativa su come i residenti locali possono scaricare l’app tramite Android, Apple e Windows.
Nel caso in cui gli utenti “trovassero difficoltà” ad accedere a Psiphon attraverso gli app store tradizionali, sono invitati a inviare un messaggio vuoto a un indirizzo e-mail indicato per ricevere “un link per il download diretto e sicuro”.
In Iran, tale utilità è senza dubbio altrettanto preziosa, dato il fatto che i media ostili come la BBC e RFA dipingono un quadro totalmente unilaterale dei disordini in corso, inquadrando come pacifiche le azioni violente e incendiarie degli elementi anti-governativi, mentre ignorano completamente le manifestazioni popolari pro-governative di gran lunga più ampie.
Un altro punto di forza principale di Psiphon dal punto di vista del potere occidentale è che incanala tutti i dati degli utenti verso e attraverso server centralizzati di proprietà dell’azienda stessa.
Mentre le attività degli individui sulla rete potrebbero essere protette dagli occhi indiscreti del loro governo, Psiphon può tracciare i siti che visitano e le loro comunicazioni in tempo reale.
Ciò consente agli attori stranieri di tenere un occhio fisso addestrato sui manifestanti e sui movimenti di protesta e rispondere di conseguenza.
L’ingerenza di Psiphon in Iran è ormai una questione di pubblico dominio da lungo tempo. Nel 2013, l’azienda pubblicò un blog in cui salutava “particolarmente il grande impatto” che aveva avuto nel Paese, “in coincidenza con le elezioni presidenziali (iraniane)”.
Pur riconoscendo che Teheran “è sempre stata una grande sfida per noi”, Psiphon si vantava del fatto che il suo software “era rimasto disponibile” costantemente durante questo periodo, nonostante i ripetuti tentativi di “limitare fortemente” il funzionamento
Il fatto che nessuno di questi retroscena sia emerso in alcuno degli ossequiosi articoli mainstream su Psiphon è scioccante, ma non sorprendente.
Dopotutto, le testate giornalistiche occidentali stanno a beneficiare materialmente di un racket di protezione gestito dagli Stati Uniti che proietta in segreto la loro agitazione propagandistica a innumerevoli milioni di persone.
E diventando attivamente complici di un’operazione di “cambio di regime” da parte degli Stati Uniti, i giornalisti mainstream hanno meno probabilità di riconoscere la realtà di ciò che sta accadendo a Teheran, il perché e chi beneficia materialmente della destituzione del governo. Questo, comunque, è un sogno assurdo delle potenze occidentali.

*Giornalista investigativo e collaboratore di MintPresss News che esplora il ruolo dei servizi di intelligence nel plasmare la politica e le percezioni. Il suo lavoro è apparso precedentemente su The Cradle, Declassified UK, Electronic Intifada, Grayzone e ShadowProof. Seguitelo su Twitter @KitKlarenberg.

Le guerre illegali della NATO

Dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, con l’istituzione nel 1945 delle Nazioni Unite allo scopo di mantenere la pace, la guerra è stata bandita dalla politica internazionale. Uniche due eccezioni a tale divieto: il diritto all’autodifesa o un’azione bellica su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Tuttavia, la realtà è stata tragicamente ben diversa e la responsabilità è in massima parte dell’Occidente e del suo strapotere militare.
Come documenta con rigorosa chiarezza lo storico Daniele Ganser in questo libro, negli ultimi settant’anni sono stati i Paesi della NATO – la più grande alleanza militare del mondo, guidata dagli Stati Uniti – ad aver avviato in molti casi guerre illegali per garantire e ampliare il predominio dell’impero americano, ignorando il divieto dell’uso della forza stabilito dall’ONU e riuscendo sempre a farla franca.
Ganser, attraverso l’analisi puntuale di tredici di questi conflitti – Iran, Guatemala, Egitto, Cuba, Vietnam, Nicaragua, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina, Yemen e Siria – e delle loro disastrose conseguenze per i popoli, evidenzia come la NATO abbia sistematicamente sabotato le regole delle Nazioni Unite, trasformandosi da alleanza locale con finalità difensive in un’alleanza aggressiva globale, fino a diventare un pericolo per la pace nel mondo.
«Se fosse lungimirante», scrive Carlo Rovelli nella prefazione, «l’Occidente, che è il mio mondo e a cui tengo, lavorerebbe – per il suo proprio bene – per la stabilità e la legalità internazionali, per un mondo multipolare dove gli interessi degli altri siano presi in considerazione e le soluzioni siano cercate nella politica e non nelle armi. Questo libro mostra in maniera inequivocabile che oggi non è così».
Rivelando le menzogne, le ipocrisie e i crimini delle guerre illegali della NATO, Ganser fornisce un contributo prezioso per costruire un futuro di pace.

Le contraddizioni dell’immigrazione


“I fenomeni agitati hanno ovviamente sempre una base reale: le migrazioni, causate dall’impoverimento di vaste aree del mondo a causa dello sfruttamento delle economie capitaliste dominanti, è in grado di generare grossissime contraddizioni negli Stati in cui i migranti fanno ingresso. Basti pensare al fenomeno delle Banlieues francesi o dei quartieri svedesi pieni di immigrati, divenuti ormai scenari di film e note serie televisive. Il contatto ed il confronto con le fasce disagiate autoctone genera fenomeni esplosivi. Le zone più povere della Germania sono un proficuo bacino elettorale per partiti che agitano la tematica dell’immigrazione in modo securitario.
Tuttavia, le contraddizioni generate dall’immigrazione, se ben comprese, dovrebbero spingere chi le subisce a mobilitarsi contro la causa principale – la barbarie dell’economia capitalista – la quale è responsabile del disagio degli autoctoni come delle sofferenze dei migranti.
Perché ciò non avviene? La risposta sta nelle osservazioni contenute nel citato passo dell’Ideologia tedesca: “la classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale”. La tematica dell’immigrazione è spesso agitata in prima battuta dai media, anche – e forse soprattutto – generalisti. Spesso i partiti populisti si accodano vedendo un’opportunità di egemonia. Ogni giorno il migrante viene presentato come pericolo sociale, evento criminale, fenomeno da combattere con “la forza” dello Stato. Per contro, le visioni opposte che i media mainstream consentono di vedere si polarizzano in un pauperismo pseudoreligioso, che si dedica a descrivere il fenomeno delle migrazioni come sola sofferenza, dimenticando che spesso la sofferenza non crea angeli, ma spine che incidono nella carne viva di altri sofferenti. Dal momento che le contraddizioni sono invece esistenti, gli strati sofferenti autoctoni percepiscono come bugiarda e altoborghese la visione umanitaria, mentre convalidano come aderente alla realtà la propaganda securitaria dei “falchi” dell’immigrazione.
Lo strumento populista consente così di deviare abilmente le conseguenze delle contraddizioni sociali verso un nemico costruito, e di fatto innocente quanto i sofferenti autoctoni. Il colpevole principale viene nascosto con soddisfazione, e con altri benefici che di seguito andiamo a descrivere:
– la marginalizzazione sociale dei migranti consente un proficuo sfruttamento da parte di tutti i settori del capitale, da quello illegale del lavoro in nero, a quello del lavoro povero, agendo da ulteriore spinta alla deflazione salariale.
– la fede degli strati disagiati della popolazione nella narrativa securitaria anti immigrazione rafforza il ruolo e la legittimazione dello Stato ad usare la repressione, scoraggiando anche la mobilitazione di lotte antagoniste.
Le domande insoddisfatte vengono così abilmente sviate dalla classe dirigente verso un bersaglio innocuo, evitando le responsabilità politiche e sociali. Il dissenso viene così “costruito” ed organizzato a favore del mantenimento del potere dominante.”

Da Quando il populismo è strumento di egemonia del potere dominante, di Enzo Pellegrin.

Donbass stories

La cosa peggiore che può capitare a un fotografo freelance è che le sue immagini restino invendute all’interno del proprio hard disk. La fiducia delle persone che ti hanno aperto le porte della loro intimità e ti hanno raccontato le loro storie, deve essere in qualche modo ripagata facendo sì che l’opinione pubblica ne venga a conoscenza. Se non si raggiunge questo obiettivo non possiamo dire di aver fatto un reportage ma semplicemente del turismo 2.0
Oggi noi abbiamo a disposizione diversi linguaggi per raccontare le storie che incrociamo lungo il nostro cammino. Abbiamo la fotografia, la scrittura, abbiamo i filmati. Ognuno di essi ci permette di aggiungere una dimensione in più al nostro racconto. La fotografia pur essendo apparentemente il linguaggio più limitato ha un enorme vantaggio rispetto agli altri due; un’immagine fotografica è un frammento di realtà che si trasferisce direttamente dalla retina del fotografo a quella della spettatore, divenendo in questo modo memoria condivisa.
La possibilità di “colonizzare” l’immaginario altrui e di contribuire a definire l’immagine di mondo di un pubblico potenzialmente vastissimo, implica un enorme potere da parte dell’autore da cui deriva un altrettanto grande responsabilità.
Fortunatamente le mie foto non sono rimaste nell’hard disk.
Donbass stories, da oggi in tutte le librerie d’Italia.
Giorgio Bianchi

“Il neocolonialismo è morto”

“Pubblichiamo la traduzione di questa lunga intervista a Mohamed Hassan – curata da Grégoire Lalieu del collettivo Investig’Action e co-autore di La Strategie du chaos e Jihad made in USA – pubblicata il 26 ottobre sul sito del collettivo.
Paesi che si rifiutano di tagliare i ponti con la Russia. I dirigenti turchi che sfidano le minacce di Washington. L’Arabia Saudita che disobbedisce a Biden. L’America Latina che vira “a sinistra”. Una parte dell’Africa che volta le spalle ai suoi vecchi e nuovi “padrini” neo-coloniali. È chiaro che il mondo sta cambiando. E Mohamed Hassan ci aiuta a vederlo più chiaramente, anche per le prospettive “rivoluzionarie” che si aprono per le classi subalterne europee, oltre che per i popoli del Tricontinente.
Questo in una situazione in cui anche gli Stati Uniti non solo stanno perdendo la propria egemonia all’esterno, ma soffrono una crisi sociale che avrà dei precisi riflessi anche nelle vicine elezioni 
Mid-term dell’8 novembre.
Afferma giustamente Hassan: “O
ggi ci sono 500.000 senzatetto per le strade degli Stati Uniti e il loro tasso di mortalità è salito alle stelle. Ci sono anche due milioni di prigionieri su un totale di undici milioni in tutto il mondo. Il tasso di povertà infantile è del 17%, uno dei più alti del mondo sviluppato secondo il Columbia University Center on Poverty and Social Policy. L’imperialismo sta distruggendo gli Stati Uniti dall’interno e non ha impedito ai due grandi rivali, Russia e Cina, di conquistare potere. Questo aumento di potere indebolisce le posizioni dell’imperialismo statunitense nel mondo”.
Un mondo è al crepuscolo, un altro sta sorgendo sullo sfondo di uno scontro sempre acuito tra un blocco euro-atlantico ed i suoi satelliti ed uno euro-asiatico in formazione.
Ai comunisti che lavorano dentro lo sviluppo delle contraddizioni in Occidente, “per linee interne” al movimento di classe – a volte tutto da ricostruire – si apre nuovamente la possibilità di giocare un ruolo nella Storia, con la S maiuscola e lasciarsi dietro le spalle le proprie sconfitte..
Si pone nuovamente l’attualità della Rivoluzione in Occidente e dello sviluppo del Socialismo nel XXI Secolo, se non si viene schiacciati dalle chiacchiere dei ciarlatani al soldo degli apparati ideologici dominanti.
L’ex diplomatico etiope, specialista di geopolitica, analizza le ripercussioni della guerra in Ucraina, che segna una svolta storica. In che modo gli Stati Uniti hanno perso influenza? Perch
é l’Africa si oppone alle potenze occidentali? Quale futuro per l’Europa? Che ruolo possono avere i lavoratori?
In La strategia del caos Mohamed Hassan aveva parlato della transizione verso un mondo multipolare. Undici anni dopo, quella che ai tempi era solo la prefigurazione di una tendenza, ora è una realtà in atto, ed in questa intervista ne fa un bilancio.”

Il testo integrale dell’intervista è qui.

Il gruppo musicale sloveno Laibach rende omaggio al cantautore Leonard Cohen (1934-2016), reinterpretando una sua canzone pre-apocalittica denominata The Future, risalente al 1992. Questa versione rende chiaro che il futuro previsto da Cohen assomiglia moltissimo al nostro presente.

Dis-servizi discreti

Questo libro tenta di ricostruire l’evoluzione del sistema criminale integrato e di offrire al lettore la possibilità di studiare i meccanismi fondamentali sui quali si basa oggi il mondo delle relazioni internazionali.
L’Italia è un narcostato deviazionista, governato da un sistema illecito di potere che prende il nome di ”sistema criminale integrato”. Detto sistema è composto da servizi segreti, massoneria e criminalità organizzata.
Dagli omicidi di Falcone e Borsellino, il ”sistema Italia”, concernente finanza e mega aziende di Stato (al tempo ENI, Telecom e Finmeccanica), ha utilizzato le mafie, in primis la ‘Ndrangheta, per espandere la propria egemonia e rafforzare i rispettivi mercati, in un contesto di competizione atlantico e globalista.
La ‘Ndrangheta, così come i vari associazionismi criminali, è diventata massoneria oltre che proiezione della nostra intelligence, arrivando a conquistare competenze in materia d’antiterrorismo, di gestione delle emergenze sanitarie e della vita pubblica.
Le istituzioni e la politica hanno ceduto il passo al sistema criminale integrato, allo stesso modo dei principali Paesi europei appartenenti al blocco atlantico. L’Italia, tuttavia, conserva (per ora) una peculiarità: la ”Cosa Nuova”, l’entità criminale risultante dall’unione di tutti gli associazionismi per delinquere nostrani, è autonoma ed è gelosa delle sue prerogative, tanto da scontrarsi apertamente con l’intelligence degli Stati Uniti.

***

A seguire, un’estratto dall’intervista introduttiva all’autore Chris Barlati, contenuta nel testo.

Perché hai deciso di scrivere questo libro?
Sono oramai diversi anni che raccolgo informazioni. Forse quattro, non ricordo bene. Ho seguito da vicino le vicende di mafia, nello specifico di Cosa Nostra. Il primo lavoro è stato una tesi di laurea, in cui ho trattato la transizione della Prima Repubblica verso la Seconda, con un focus specifico su Mani Pulite e Tangentopoli. Ho potuto conoscere tanta gente e ascoltare tanti politici oltre che agenti speciali, giornalisti e massoni.
Col tempo ho iniziato a indagare per conto mio. Volevo scoprire chi avesse ucciso Falcone e
Borsellino, e credo di essere arrivato a una conclusione. Nomi e cognomi dei colpevoli sono tanti, poiché parliamo di una decisione imposta dall’alto, inevitabile, di cui erano consapevoli le stesse vittime, e che ha conosciuto l’approvazione, o meglio la tacita accettazione, di un numero incalcolabile di individui.

Chi sono i principali responsabili?
I colpevoli non sono solo gli apparati dei Servizi italiani, quelli che hanno premuto il bottone del dispositivo che fece saltare in aria, nei pressi di Capaci, un pezzo dell’autostrada A29. E non sono nemmeno gli ”utili idioti” dei corleonesi, un branco di esaltati ignoranti, manipolati a piacimento dalla massoneria angloamericana. I veri colpevoli sono gli Stati Uniti, che hanno preso accordi con l’intelligence italiana.
Più che intelligence, è corretto utilizzare la definizione di sistema criminale integrato (abbreviato SCI), poiché l’attentato vide il coinvolgimento delle imprese di Stato, del mondo della finanza, della politica e dell’economia (il famoso filone del Gruppo Ferruzzi). Anche la definizione di ”Servizi Segreti” non è corretta, poiché parliamo di una sezione maggioritaria che prese il nome di Falange Armata, e che agì di concerto con la criminalità organizzata e la massoneria ai danni dello Stato della Prima Repubblica, e per mero tornaconto corporativo/personale.

Insomma, un ”deep state” italiano?
Esatto.

Che ruolo ebbero Berlusconi e Andreotti?
Berlusconi poco c’entra in tutta questa faccenda, poiché il Cavaliere venne obbligato da Craxi a
”scendere in campo” per arrestare le rivendicazioni autonomiste della Falange. I politici della Prima Repubblica, in primis Andreotti, tentarono di mediare, di rimanere al potere, di impedire alla finanza statunitense ed alla CIA di imporre i propri uomini.
Inizialmente, dopo la caduta del muro di Berlino e l’inizio di Mani Pulite, i politici della Prima
Repubblica tentarono di eliminare l’apparato atlantico-mafioso, di smobilizzarlo, per ricostruirsi una verginità mai posseduta, ma quest’ultimo reagì. Andreotti si servì di Falcone, e Falcone ne era consapevole. Il sistema criminale integrato italiano era troppo grande, e non voleva farsi da parte, e contrattaccò imponendosi come potere decisionale, sentendosi tradito sia dalla propria classe politica che dall’intelligence statunitense (per le quali il Sistema criminale aveva trafficato). Vi sono anche ragioni storico-politiche internazionali che favorirono l’ascesa al potere non solo dell’intelligence italiana, ma di una sezione ben specifica che io chiamo Disservizio.
Il piano originario della massoneria, di cui faceva parte Cosa Nostra, prevedeva l’indipendenza del Sud Italia. Un piano del genere non poteva avvenire senza un consenso d’oltreoceano, essendo le basi NATO del nostro Meridione le più importanti del bacino Mediterraneo.
L’accordo tra Falange e massoneria statunitense (democratica e repubblicana) avrebbe previsto la divisione in due dell’Italia:
• Al Nord la finanza (massoneria democratica) avrebbe privatizzato le imprese e conquistato il
territorio sino a Roma.
• Al Sud l’apparato criminale (massoneria conservatrice), il Disservizio, avrebbe trasformato la
base dello Stivale nell’oasi della criminalità internazionale. Un piccola Svizzera, con paradisi
fiscali e assenza di qualsiasi codice punitivo antimafia.
Andreotti cercò di mettere insieme ciò che rimaneva della Prima Repubblica e di salvarne l’eredità (la politica dell’amante araba e dell’ipocrisia di Stato). Fu così che i vecchi dinosauri della Prima ora occuparono i ruoli ”strategici” nella gestione dei relativi mercati ”strategici”: Cossiga, D’Alema, De Gennaro, Violante, Scotti, ecc… . Ritroviamo detti personaggi alla guida delle mega aziende di Stato (Violante), nella vendita di armamenti e tecnologie ai paesi in via di sviluppo (D’Alema), e nella formazione universitaria del personale d’intelligence (Scotti).
Quelli che furono, e che per certi aspetti rimasero, alla guida del Paese, subito dopo Mani Pulite,
possiamo oggi definirli come i ”sopravvissuti”. Costoro, nonostante le passate differenze ideologiche, lavorarono armonicamente per garantire, nei limiti del possibile, l’interesse dei grandi marchi italiani e lo sviluppo della grande finanza di Stato, seppur in un marco chiaramente di matrice democratica, europeista ed atlantista.
Per ritornare al nostro discorso, il Divo Giulio tentò di resistere e di mitigare il trapasso verso un mundus novus; seppure Mani Pulite e Tangentopoli spazzarono via, senza alcuna pietà, DC e PSI. La politica della Prima Repubblica, nella sua componente fondamentale, dovette forzosamente scendere a compromesso con la Falange. Gli uomini di Andreotti, come il noto faccia da mostro, giocarono un ruolo prioritario nell’omicidio di Falcone e Borsellino, e non per chissà quale trama andreottiana, ma perché i due giudici eroi dovevano morire, proprio come Aldo Moro, per ordine d’oltreoceano.
I Servizi e gli USA avevano già deciso l’eliminazione di Falcone, e Andreotti dovette dar prova di
fiducia, crudeltà ed efficienza, così da spaventare e allo stesso tempo compiacere gli Stati Uniti. La bomba di Capaci manifestò la potenza che avrebbe potuto scatenare la Falange, la quale avrebbe potuto colpire, all’occorrenza, anche le basi NATO presenti in Sicilia e nel resto d’Italia.
Fu così che venne sancita la triangolazione tra Servizi Segreti italiani, la Seconda Repubblica e gli Stati Uniti d’America, suggellata con il sangue del giudice e della sua scorta.
Quello stato di deterrenza si mantiene ancor oggi. Più o meno.

Perché questo titolo? Cos’è il Disservizio di cui parli?
Dis-Servizio discreto fa riferimento a due concetti: il primo è quello di ”Servizio”. Il secondo è quello di ”segreto” (nel senso generico di segretezza).
Un Servizio è tale se agisce unicamente in funzione dello Stato. Poniamo un esempio.
Un uomo delle istituzioni, al pari di un pompiere, un carabiniere o un medico, attua, il più delle volte, con azioni violente per proteggere l’individuo e la collettività:
• In caso di incendio, un pompiere può e deve abbattere la porta di ingresso di una casa per
salvare il proprietario dalle fiamme e da morte certa.
• Un medico, nell’operare in condizioni di urgenza, deve lacerare le carni del paziente, strapparne gli indumenti, dunque danneggiare irreversibilmente la proprietà, l’estetica e l’integrità dei tessuti per evitarne il decesso.
• Un carabiniere, in caso di indiscutibile pericolosità, deve poter aprire il fuoco ed uccidere un
pericoloso delinquente.
Nessuno mai oserebbe denunciare un pompiere o un medico per avergli arrecato un ”danno”. A morte certa viene sempre preferito il male minore, sia esso una porta, una cicatrice o l’eliminazione di un pericoloso criminale.
La necessità muove l’azione di suddetti organismi dello Stato, e lo stesso vale per i Servizi. Non è la legalità, pertanto, il fondamento che giustifica l’operato dell’intelligence, ma la necessità che molto spesso, o quasi sempre, travalica i confini del legale, con omicidi, traffici e depistaggi di varia natura.
Qualora simili interventi vengano compiuti per il bene dell’Italia, si può parlare di Servizio vero e proprio, nel senso anche letterale di prestazione offerta nei riguardi del singolo e della collettività (appunto, servizio di pubblico interesse). Laddove le menzionate gesta danneggino la sovranità, l’autonomia e gli interessi dello Stato, non possiamo definire l’organismo in questione come un Servizio, ma l’opposto: un Disservizio. Un tumore, che divora dall’interno il Paese e le istituzioni al pari di un parassita.
Per quanto concerne il secondo punto, il concetto di segreto, dobbiamo dichiarare che un Servizio, in quanto tale, non può essere completamente ”segreto”. Se così fosse, sarebbe pericoloso, inservibile e alienato da ogni realtà. Un Servizio deve godere di canali di comunicazione con la politica, la società e il mondo esterno, poiché il suo compito principale è la raccolta informazioni, che consente l’intervento tempestivo delle autorità in caso di immediato pericolo.
Un certo grado di riservatezza è, quindi, necessario per la sicurezza dell’Istituzione e il benessere dei cittadini. In virtù di ciò, si giustificata l’apposizione del segreto di Stato.
Se non assolutamente occulto, un Servizio, per prestare un efficace ed efficiente ‘servizio’ alla
comunità, deve essere ”discreto”, in altre parole contenuto, moderato, conoscitore dei limiti, non invadente, presente e attivo nella prevenzione delle catastrofi.

E con rispetto a quanto accaduto in Italia?
Il Disservizio italiano, per dirla in breve, è il contrario del Servizio Segreto. E’ la parte militare del sistema criminale integrato, ed agisce non per la tutela dello Stato ma per la sua distruzione.
Arrivati a questo punto, dobbiamo introdurre il concetto di sistema criminale integrale di cui è parte il Disservizio, e che è composto da criminalità organizzata, massoneria ed intelligence. Detto così può sembrare strano, ma bisogna analizzare le tre componenti per capire di cosa si tratti.

Prego.
Nel libro inizio parlando del processo ‘Ndrangheta Stragista, nello specifico del primo grado di
giudizio, con alcuni brevi riferimenti ad altri processi ed inchieste. La storia della ‘Ndrangheta è esemplificativa di come un’organizzazione criminale organizzata raggiunga lo status di massoneria e poi, legalizzandosi, di potere decisionale. Per molti aspetti, la storia dell’Onorata Società è analoga a quella di Cosa Nostra statunitense che, da organizzazione malavitosa partita dalla Sicilia, arrivò negli Stati Uniti divenendo il fulcro della finanza criminale occidentale di Wall Street.

Cosa c’entra la criminalità organizzata calabrese con il Disservizio italiano?
Nella prima parte di questo libro parlerò del ruolo assunto dalla ‘Ndrangheta dopo gli anni della guerra allo Stato (guerra mossa dalla Falange contro la morente Prima Repubblica). Perdonerai la pretesa di verità delle mie affermazioni, ma vi sono circa 400 pagine per convincersi della validità delle argomentazioni a supporto delle mie tesi.
Dopo che Cosa Nostra agì per destabilizzare ciò che rimaneva della Prima Repubblica, la ‘Ndrangheta acquisì poco a poco il ruolo della Mano Nera. L’organizzazione calabrese venne iniziata nella massoneria democratica di stampo europeista e si trasformò in una mafia finanziaria legata alle grandi imprese di Stato quali Telecom, Finmeccanica ed Eni. La ‘Ndrangheta, in poche parole, seguendo una tendenza internazionale, si trasformò nel braccio armato dello Stato; di quello Stato oggi espressione dei granchi marchi privati, anima e corpo dei mercati strategici: petrolio, armi e telecomunicazioni.
Con la caduta del muro di Berlino, cambiò il paradigma della gestione della vita. La politica fu
sostituita dall’economia e con essa i principi condizionanti della società. Si inaugurò l’avvento di un mundus novus che avrebbe dovuto unire non solo la Germania, ma l’intera Europa sotto il comando di una finanza statunitense ed un esercito a stelle e strisce.

(…)

Ritorniamo al discorso ‘Ndrangheta e intelligence.
Nel secondo dopoguerra, Cosa Nostra gradualmente assunse funzioni di intelligence, trafficando uranio ed equipaggiamenti per conto dei Democristiani in Medio Oriente o nei paesi sotto embargo come l’Iran. Attualmente, la ‘Ndrangheta è una sezione autonoma, parte integrante del sistema criminale integrato italiano, che vede la partecipazione delle aziende di Stato e delle sezioni di intelligence ”formali”. Ritroviamo la ‘Ndrangheta nelle truffe Telecom, in Africa nelle miniere di uranio, diamanti e nei pozzi petroliferi dell’Eni, sino ad arrivare al finanziamento dei guerriglieri nel Continente nero per sottrarre risorse ad Inglesi e Francesi (i peggiori terroristi di sempre).
La notizia più sconcertante degli ultimi mesi ha riguardato il boss ”Brendo”, narcotrafficante bulgaro legato alla ‘Ndrangheta, condannato a 20 anni di carcere in Italia. Il criminale in questione ha ricevuto da Zelensky la cittadinanza ucraina, che gli ha garantito la mancata estradizione e la latitanza.

Spero di aver capito bene. La ‘Ndrangheta è una sezione dei nostri Servizi Segreti che agisce con funzioni di politica estera?
Assolutamente, sì. Oltre ad essere anche massoneria europeista e democratica (in buona parte), la ‘Ndrangheta condivide affiliazioni, addestramento e modus operandi delle associazioni Stay Behind. Le consorterie criminali da tempo si sono unite in un’unica entità, e ciò non è passato inosservato. Non si parla più da decenni di singole organizzazioni siciliane o calabresi, ma di una Cosa Nuova: un livello unicamente massonico.
Seppur formata da correnti alla volte in conflitto, la Cosa Nuova è viva e uno dei suoi capi dovrebbe essere Matteo Messina Denaro.

(…)

Il Disservizio è una realtà prettamente italiana?
Il Disservizio e il sistema criminale integrato esistono in tutti i maggiori paesi atlantici. In Italia, Stato e Sistema criminale sono due entità diverse, nei paesi del Nord Europea, invece, sono una cosa sola (notiamo una comprovata tendenza verso la reductio ad unum). Germania, Olanda e Belgio sono narcostati privi di definizioni antimafia, dove i loro servizi segreti si occupano, alla luce del sole, dei traffici internazionali di droga ed armi. A differenza di casa nostra, la loro classe politica evita direttamente di parlarne, la magistratura non procede a giudizio per mancanza di leggi, e i loro corpi di polizia ne sono consapevoli ma non si oppongono.
E’ possibile constatare le mie affermazione in vecchi giornali e articoli in lingua olandese e francese, ovviamente riportati a mo’ di fonte nelle pagine del libro, caduti nel dimenticatoio.
Molti credono che l’Italia sia un paese di fessi. Non lo dubito. Ma nulla da togliere alle popolazioni del Nord, rovinate da molti più anni e in modo irreversibile.
La loro popolazione non reagisce, poiché totalmente inebetita dalla televisione, da un’inesistente educazione e da costumi sociali volti all’utilizzo di droghe ed alcol. Mi spingo oltre: nemmeno conoscono cosa sia la mafia. La degenerazione raggiunta in termini di sviluppo dell’intelletto è
devastante. Malgrado studi e statistiche manipolate (prive di fondamento), basta dare una rapida lettura alle cronache di questi paesi per fasi un’idea della follia raggiunta. Succedono cose allucinanti, da ”favela” dell’America Latina.
Lo stesso copione si sta attuando anche qui in Italia, e sta funzionando alla grande.

Alcuni esempi concreti?
In Francia non esiste la definizione di mafia o di associazione per delinquere organizzato. Lì troviamo l’espressione ”banditismo”, che fa riferimento a sodalizi dis-organizzati accomunati esclusivamente dalla caratteristica di commettere una serie di reati in quanto tali. Per i francesi la mafia è tale solo in Italia, poiché in Francia i diversi gruppi criminali (stando alla loro opinione) sarebbero privi di coordinazione. Chi conosce un minimo le cronache d’oltralpe sa che tutto ciò non è vero, poiché la storia dei marsigliesi, della criminalità parigina e della Corsica lo dimostra.
La classe dirigente francese è riuscita ad eliminare dalla memoria e dalla coscienza dei cittadini le menzionate vicissitudini, con un lavoro di manipolazione del pensiero devastante.
Dal punto di vista istituzionale, la Francia scende quotidianamente a patti con la criminalità africana e marocchina. Non esistono corpi speciali antimafia e le relazioni documentali dei rispettivi corpi di intelligence sono riservati (le relazioni, invece, della nostra DIA sono pubbliche). Qualora qualche giornalista insorga, si nega prontamente l’evidenza, si accusa di complottismo, si cambia discorso, o si denuncia l’autore ribelle. Eppure, non mancano inchieste di corruzione che investono l’Eliseo ed i corpi di polizia.
In Germania le istituzioni denunciano e condannano per calunnia chi osa parlare di mafia, e si è arrivati, nientemeno, a negare la Strage di Duisburg, eseguita dalla ‘Ndrangheta nel 2007, definita a più riprese come una mera fantasia della stampa italiana. La Germania ha un patto con la ‘Ndrangheta, e poco a poco anche i giornalisti antimafia tedeschi hanno iniziato a capirlo.
Nel Regno Unito, in termini antimafia e di prevenzione degli illeciti, siamo ai limiti del ridicolo. Bambini di due anni aprono aziende che sono intestate a loro volta a persone che ancora non sono nate. ”Alì Babà”, ”Il ladro di galline”, ”truffatore” sono solo alcuni dei nominativi che ritroviamo nelle documentazioni ufficiali, necessarie per aprire un’impresa e riciclare denaro. Documentazioni che, badiamo bene, non vengono passate al vaglio dei controllori poiché fondate sulla ”buona fede”.
In Olanda e Belgio non ne parliamo. Meglio leggere direttamente quello che è riportato nei capitoli del mio libro, sennò non mi credete.

Ci sono prove di tutto ciò?
Assolutamente, sì. Vi sono autori che ne parlano da decenni, collaboratori di giustizia e una pletora di prove, documenti, testimonianze ed inchieste internazionali, che coinvolgono diversi Paesi e istituzioni. Il problema è un altro: se non esistono leggi e qualsiasi condotta viene permessa, come si può combattere il fenomeno mafioso?
In Belgio e Olanda non si contano gli scandali di corruzione concernenti le autorità di intelligence; e la parola mafia non viene mai citata. Quando si indaga su di un presunto associazionismo mafioso, arriva il fermo dagli uffici centrali con la giustificazione istituzionale di ”mancanza di interesse nazionale”. Te lo dicono pure in faccia che a loro la mafia non interessa. Anzi, le conviene. Poiché sono soldi che vengono investiti nelle loro banche e nelle loro economie.
Una piccola puntualizzazione. All’estero vengono preferiti gli immigrati agli autoctoni, poiché
facilmente manipolabili. E se si parla di organizzazioni criminali, ecco che si viene accusati di
razzismo.
Vi sono casi di minacce, censure e licenziamenti che hanno riguardato politici e giornalisti che hanno osato denunciare summenzionato degrado. Parliamo di esponenti politici di sesso femminile e di fede musulmana che sono stati accusati, in Olanda, di razzismo, e che sono state costrette a lasciare il Paese a causa di un accanimento delle istituzioni, che ha messo più volte a repentaglio la loro vita.
In Italia il modus operandi degli Stati del Nord si sta implementando inesorabilmente. Anche con la costituzione di una legione straniera di criminali provenienti prevalentemente dalla Nigeria.

E meno male che eravamo noi i mafiosi. In questo libro, comunque, sembra che tu prenda in
analisi solo la parte berlusconiana, per così dire, del sistema criminale integrato. Per quale
motivo?
La vera mafia oramai gravita attorno a ciò che si definisce erroneamente ”la sinistra”. Il Partito Democratico, Magistratura Democratica, ONG immigrazioniste, stampa e comunicazione de
benedettiana: sono loro il vero sistema criminale integrato proiezione degli Stati Uniti. Sono loro, o meglio i loro precedessori, che hanno ammazzato Falcone e Borsellino. Proiezione di questa corrente è Giorgio Napolitano, il nuovo referente del patto transatlantico tra Italia e Stati Uniti, uomo della CIA in Italia e primo massone comunista a volare negli USA con il visto presidenziale.
Non è un caso che, in materia di patto tra Stato e Mafia, Berlusconi e Napolitano siano alleati nella contro i giudici del processo sulla ”trattativa”; ed efferati nemici in politica nazionale.

Come te lo spieghi?
Ala conservatrice e ala progressista hanno pattato con i Disservizi italiani. Se uno dei due parla troppo e non sta ai patti, iniziano gli attentati. Il caso italiano andrebbe studiato bene, poiché permette di desumere delle leggi universali inerenti l’utilizzo di determinati mercati illeciti per l’avallo di operazioni parastatali. Berlusconi e la sua squadra sono partiti dal basso, per poi ascendere poco a poco competendo con un altro sistema criminale integrato, quello che direzionò gli omicidi di Falcone e Borsellino, e che possiamo ricollegare all’espressione democratica e sionista di Carlo De Bendetti, la tessera numero uno del Partito Democratico (la sigla ”democratico” ricorre sempre come definizione distintiva).
Il primo sistema criminale integrato in quanto tale, di natura finanziaria, è stato quello della mafia italoamericana. I mafiosi degli anni ’70 avevano raggiunto la perfezione: avevano legalizzato le loro strutture ed erano entrati nelle amministrazioni presidenziali passando per Wall Street. Le famiglie italoamericano agivano come veri e propri istituti di credito, ed avevano un potere lobbystico impressionante.
Cosa Nostra italiana, invece, raggiunse il livello finanziario grazie al mafioso e massone Stefano
Bontade, che venne ucciso da Totò Riina quando quest’ultimo decise di rubargli i contatti di cui
disponeva all’interno della massoneria. Un’informazione che pochi conoscono è che i vertici della ‘Ndrangheta appartenevano a Cosa Nostra, come quelli della Camorra, i particolare i casalesi, i cui massimi esponenti erano tutti membri di logge massoniche coperte.
Berlusconi fa la sua comparsa quando questo sistema misto di criminalità decide di prendere il potere, tradito sia dagli Stati Uniti che dai politici della Prima Repubblica.

Ci si attiva per l’indipendenza del Sud Italia, ma ecco che si arriva ad un accordo.
Piano originario della CIA era l’eliminazione del sistema criminale italiano, da sempre troppo
autonomo e imprevedibile, ma Cosa Nostra seppe giocare la carta della destabilizzazione delle basi NATO, che avevano il loro centro nevralgico in Sicilia, hot spot delle comunicazioni di tutto il
Mediterraneo. Alla Falange, pertanto, venne affidato lo status di curare l’intelligence, la futura
protezione dal terrorismo, nonché i mercati della droga e dell’immigrazione.
Berlusconi ebbe il compito di mediare tra la Falange Armata e la politica della Prima Repubblica, e ci riuscì, diventandone il referente. Ecco il famoso patto tra Stato e Mafia, meglio noto come ”accordo tra sistema criminale integrato, intelligence panmediterranea e statunitensi”.

(…)

Qual è la situazione attuale?
L’Italia è un narcostato e il Disservizio non sembra molto felice di muover guerra alla Russia.
Esistono legami tra il Disservizio e i mercati strategici russi (come per tutti del resto), ma, allo stesso modo, dalla guerra e dall’impoverimento del nostro Paese la super struttura criminale ha solo da guadagnarci, come dal contrabbando di armi che vengono inviate da Mario Draghi in Ucraina.
Concludendo, alcuni autori locali siciliani si sono attivati nel denunciare una presunta e remota
possibilità che gli abitanti/criminalità dell’Isola, a causa delle alte temperature e del cambio climatico, potrebbero perdere la testa, chiedere armi a Putin ed iniziare un conflitto per l’indipendenza della Sicilia.
Quanto enunciato può sembrare un sintomo inequivocabile di pazzia, ma ci sono articoli consultabili in internet che riportano esattamente ciò che vi sto raccontando. Dette ”pazzie” altro non sono, stando a scienza d’intelligence e antimafia, che un messaggio rivolto alle organizzazioni criminali; messaggio che le intima ad occuparsi solo ed esclusivamente di contrabbandare armi in un’unica direzione, pena nuove confessioni di collaboratori di giustizia, blitz ed arresti improvvisi. Personalmente, interpreto il tutto come un avvertimento diretto a Cosa Nostra più che a Cosa Nuova nella sua totalità, considerate le passate distensioni del Movimento 5 Stelle nei confronti di Matteo Messina Denaro e del sistema criminale integrato.

Pronostici per il futuro?
L’Italia è condannata ad essere un narcostato per colpa degli Stati Uniti, che hanno creato e finanziato dalla Seconda guerra mondiale ad oggi una contraddizione di per sé già esistente, per limitare la sovranità italiana e la realizzazione di una vera democrazia (i numerosi patti tra USA e mafia).
In questi ultimi anni, il governo 5 Stelle ha stipulato da qui al prossimo futuro l’acquisto di numerosi aerei spia statunitensi, dotati di programmi di spionaggio israeliani, che dovrebbero viaggiare ininterrottamente 24 ore al giorno per intercettare e decriptare informazioni di natura digitale al fine di prevenire eventuali minacce terroristiche. Allo stesso tempo, i 5 Stelle sono stati i primi ad aprire le porte al 5G cinese.
Ex esponenti dei mondi massonici conservatori li ritroviamo a scrivere articoli contro succitata totale acquisizione dei mercati di intelligence da parte degli israeliani, ma non per ciò che attiene il 5G, attaccato da altri schieramenti (un assurdo controsenso).
L’Italia sarebbe dovuta diventare il punto di equilibrio iperbolico delle relazioni internazionali in termini di spionaggio tra Oriente e Occidente, come dimostra il livello estremo di contraddizioni raggiunto tra strutture democratiche e conservatrici, amiche e nemiche, a seconda delle circostanze, di Russia e Cina.
Questo bilanciarsi venne meno con Mario Draghi, che impose di fatto l’esclusivo controllo degli
apparati italici in direzione della sezione democratica statunitense.
Non vedo futuro, a meno che non si decida di occupare le basi NATO. Ma credo che prima salteranno in aria il Colosseo e la Torre di Pisa. Vox populi sostiene che i missili nucleari israeliani siano puntati sui nostri patrimoni storici e artistici. Che speranza possiamo mai avere di essere liberi?
Solo con la conquista dell’Europa e del mondo da parte di Cina e Russia potremmo sperare nella costituzione di un governo sovrano e indipendente. O almeno, nel peggiore dei casi, in una condizione di dignitosa sottomissione.

Killing Joke a.d. 2015

Ban heritage seeds and seed banks
Vagrancy is a criminal offence
Firing tear gas on reporters
Cyber tracking cyberspace
Compulsory vaccinations
Guilty till proved innocent
DNA database expansion
Maintained without consent
War on freedom
War on freedom
War on freedom
War on freedom
Iris scanners biometrics
Facial recognition software
RFID chip surveillance
From the cradle to the grave
War on freedom
War on freedom
War on freedom
War on freedom
No more peaceful demonstrations
Militarise the police force
Illegal trade agreements
Conducted behind closed doors
Bilderberg and private forums
Media monopolies, shaping conventional wisdom
Bye bye sweet liberty
War on freedom
War on freedom
War on freedom
War on freedom

85 people own half the world
It’s raining barium and no-one’s concerned
Constructive chaos, doctrines of shock
Circumventing constitutions
They’ll never stop
We Must Delete
We Must Delete
Perpetual conflict, the only law
Desirability of peace shall be no more
The great motivator of man
Is always war
The All-Father of progress
God of the West
Cabals, self-elected elite
Delete, delete
We Must Delete
When getting to work costs more than you earn
And water tastes like waste
And is ready to burn
While you pay their taxes you pay their debt
You buy their bombs and you buy into death
Cabals, central banks
Self-elected elite
Delete
We Must Delete
We Must Delete

Death misery and tears
Calculated waves of fear
Drawn up by think tanks
Theres a darkness in the west
Oil swilling
Guzzling corporates
Central banking
Mind-fucking omnipotence
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
I am the furnace
Where resentment glows
I am the bias
I am the virus
I am the virus
False flags and Black Ops
Tavistock manufactured shocks
Something’s gone horribly wrong
Hot flushes for the Neo-con
A population
In deep denial
Contagion released
From a Phial
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
I am the furnace
Where resentment glows
I am the bias
I am the virus
I am the virus
I am the Hydra-headed beast
I am the worm you can never delete
I am the dangers that never sleeps
I am the virus
I am the virus
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
No one believes
In nine-eleven
Steel frame buildings
Don’t fall in seconds
Murderers in black robes
Decapitate innocents
The public banks stare
Did you sleep ok last night, Mr Blair?
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
I am the furnace
Where resentment glows
I am the bias
I am the virus
I am the virus
I am the Hydra-headed beast
I am the worm you can never delete
I am the dangers that never sleeps
I am the virus
I am the virus
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
I am the fury
The spirit of outrage
I am the fire
I am the virus
I am the virus
I am the furnace
Where resentment glows
I am the bias
I am the virus
I am the virus

FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA

Domenico De Simone

https://www.fuorilitaliadallaguerra.it/?p=8937

Ho aderito a questa campagna di mobilitazione per tenere l’Italia fuori dalla guerra. Il primo gesto è firmare la petizione, che non ha alcun colore né insegne di partiti. E’ un grido contro la guerra e contro tutte le guerre, e ha l’obiettivo di raggiungere 100.000 firme per diffondere la coscienza del pericolo che sta correndo l’Europa e l’Italia partecipando alle operazioni di guerra in Ucraina e anche altrove. Siamo in un momento decisivo, o si fa la pace oppure, ed è assolutamente evidente, l’escalation verso un conflitto generalizzato sarà inevitabile. E’ arrivato il momento di mobilitarsi contro questa follia e di farlo capire, con ogni mezzo, ai governanti di Europa e Italia. Noi non ci stiamo a morire per nessun potere, noi non vogliamo la guerra., né ora né mai!

https://www.fuorilitaliadallaguerra.it/?p=8937

View original post

La visita notturna a Giorgio Bianchi

Perché è grave, questa strana visita notturna al giornalista Giorgio Bianchi, una delle personalità che con più impegno e argomenti vuole sottrarci alla narrazione bellicista dominante?
I fatti. Le forze dell’ordine (quale ordine?) la notte del 15 ottobre si sentono in dovere di interrompere addirittura il suo sonno alle tre di notte in un albergo di Gioia Tauro.
Cos’è tutta questa fretta? E’ per salvare vite urgentemente? Per cogliere un flagrante reato onirico? No, gli rompono le scatole per chiedergli genericamente delle “informazioni”. Non possono attendere, che so, le sette del mattino? A Gioia Tauro non è la prima volta che il comportamento di certi funzionari si fa strano, come quando avevano visitato la sede di Visione TV per rivolgere a Francesco Toscano domande per le quali bastava consultare i database Cerved. Era una specie di “territorial pissing”: stai invadendo il nostro campo e vogliamo farti sentire il nostro odore atlantico.
Questi metodi sono ormai un volo d’avvoltoi che si stringe concentricamente. Sono metodi che rivelano un’infezione che sta diffondendosi nello spazio pubblico europeo. Nel 2016 un dirigente di un partito polacco che contestava un imminente vertice NATO, Mateusz Piskorski, venne arrestato e tenuto in prigione fino al 2019 senza un processo, a lungo senza poter leggere una carta, accusato di chissà che accordi con potenze straniere, e rilasciato su cauzione. Prima ancora, nel dicembre 2014, il giornalista Giulietto Chiesa venne fermato in Estonia giusto il tempo di impedirgli di tenere una conferenza sgradita al governo di Tallinn.
In mezzo, e da anni, si moltiplicano le liste di proscrizione: in Polonia, nei paesi baltici e in Ucraina queste liste si sono via via trasformate in persecuzioni. Alla latitudine di Kiev in esecuzioni sommarie di voci sgradite, nel silenzio dei nostri media.
L’infezione non si è fermata a Est. Nel cuore nero del nuovo atlantismo intollerante è avvenuta una mutazione profonda che ha infettato anche il resto dell’atlantismo. Non è stata europeizzata l’Ucraina. E’ stata ucrainizzata l’Europa, dove le libertà cedono il passo ad azioni e concetti prima quasi impensabili. Un Gramellini che esalta un nazista dell’Azov può così dominare indisturbato i salotti televisivi tutti appaltati al circo dei guerrafondai. Un Bianchi che milita per aggiungere facce nascoste al prisma della verità viene invece trattato con le carinerie poliziottesche riservate a un attivista dell’Alabama nel 1960.
Capite che tutto questo è grave? Che tutto questo è inaccettabile? Che tutto avviene in un’epoca in cui la politica occidentale non batte ciglio di fronte alla vicenda che più di tutte riassume la corsa a estinguere le libertà, ossia la prigionia e la tortura di Julian Assange?
Massima solidarietà a Giorgio Bianchi. Massimo sostegno alla sua più piena libertà di espressione.
Pino Cabras

Guerra climatica


Di Peter Koenig*, per globalresearch

“Chi controlla il tempo controlla il mondo” – Lyndon B. Johnson, 1962

Quello che stiamo vedendo in questi giorni con l’uragano “Ian” che devasta i Caraibi, le coste della Florida e l’entroterra, poi fino alla Carolina del Sud, causando la massiccia distruzione di infrastrutture, di terreni coltivati, la morte di animali e persone, così come la cancellazione di tutti voli da New York alla Florida, questo è uno stato di guerra.
È chiamato anche geoingegneria.
Negli ultimi due anni è diventato un luogo comune.
“Scie chimiche”, il termine ormai comune con cui si indica l’attività di spruzzare letteralmente nell’alta atmosfera tonnellate di decine di migliaia di particelle chimiche differenti da parte degli aeroplani, è diventato una tecnologia coperta da centinaia se non migliaia di brevetti. Non solo brevetti statunitensi. Brevetti da Paesi di tutto il mondo.
Lo sapevate che la Spagna insieme a oltre 50 Paesi stanno attualmente svolgendo “attività per cambiare artificialmente il clima”? Lo ha detto di recente l’agenzia meteorologica spagnola AEMET e parla di “scie chimiche di condensazione” o “scie chimiche”. Vedetevi questo.
Per avere un quadro completo su cosa si basa la geoingegneria, la sua storia – risalente almeno al 1947, probabilmente anche più indietro – il suo background scientifico, la segretezza – e la potenza – potenza bellica, letteralmente da usare per la guerra meteorologica, dovreste guardare The Dimming.
La geoingegneria potrebbe essere simile al Progetto Manhattan (Progetto Manhattan era il nome in codice dello sforzo guidato dagli Americani per sviluppare un’arma atomica funzionale durante la seconda guerra mondiale).
Secondo le stazioni meteorologiche della Florida, Ian è il peggior uragano che ha colpito la Florida da decenni, probabilmente da sempre.
La devastazione di Ian – la cui portata non può ancora essere misurata – sta lasciando dietro di sé danni, che potrebbero richiedere anni di lavoro per la pulizia e la ricostruzione.
Guardatevi questo video rivelatorio di 3 minuti.
Come l’estate calda e secca – in Europa e Nord America quasi due mesi senza una goccia di pioggia e temperature record – uccide i raccolti, gli animali, le scorte di cibo, persino le persone, le persone vulnerabili al caldo e i poveri. I poveri sono sempre in prima linea ad essere colpiti e feriti dalla miseria.
Naturalmente, lo scenario si inquadra perfettamente negli obiettivi del Great Reset e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Si adatta al quadro generale, che non dovremmo mai dimenticare, quando guardiamo ai singoli eventi catastrofici. Tutto quello che dobbiamo fare è unire i puntini.
In una conferenza a Davos, in Svizzera, alla fine di agosto 2022, un professore di meteorologia di una delle più importanti università tecniche d’Europa, si è rivolto al pubblico dicendo: “Non c’è bisogno di dirvi che il nostro clima è progettato a tavolino. È ovvio. Ma vi spiegherò come si fa”.
Quindi proseguì spiegando i diversi processi, le migliaia di differenti sostanze chimiche che vengono rilasciate nell’atmosfera, cosa fanno – e come vengono brevettate – e come queste particelle velenose, molte contenenti metalli pesanti e sostanze chimiche tossiche, finiscono nei corsi d’acqua, laghi e falde acquifere. Si sta utilizzando il clima per scopi militari. La sua devastazione potrebbe essere distruttiva quasi quanto una bomba nucleare. Forti tempeste, siccità, alluvioni, freddo – bufere glaciali – e altro ancora possono essere applicati in qualsiasi parte del mondo.
Con la propaganda massiccia e implacabile dei “Verdi” sarà semplicemente attribuito al “cambiamento climatico”. La gente spaventata e indottrinata – ancora una vasta maggioranza – non metterà in dubbio il motto del cambiamento climatico. Annuisce e accetta, e spera di poter sopravvivere e ricostruire. Coloro che perdono i propri cari, daranno la colpa al “cambiamento climatico” provocato dall’uomo.
Sì, è provocato dall’uomo. Ma non ha nulla a che fare con il “rilascio eccessivo di anidride carbonica”, o CO2. È la geoingegneria climatica trasformata in un’arma da guerra mortale. Vedetevi questo.
In molti luoghi, o in interi Paesi, in quest’estate del 2022 l’acqua è stata razionata.
Ingiustamente, perché ci sono stati anni nella storia recente, in cui le falde acquifere erano più basse in tutta Europa e Nord America, e nessun razionamento di acqua era capitato.
Il razionamento dell’acqua è una tattica intimidatoria. Tutti sanno che l’acqua è essenziale per la vita. Il razionamento diffonde paura e incita sottomissione alle autorità che decidono sul vostro accesso all’acqua. Fa parte dell’allarmismo, assoggettare le menti della gente in una dipendenza dall’autorità.
Le autorità vi permetteranno di utilizzare o meno acqua e/o energia e/o cibo. Vi è stato detto che ci sono scarsità. Queste scarsità saranno accompagnate da altre scarsità. Stanno provocando panico e carestia, in particolare nei segmenti vulnerabili della popolazione.
Nessuno vi dice che tutte queste scarsità – per lo più incolpando la Russia al posto loro, in modo falso ovviamente – sono create artificialmente – tutte con lo scopo di controllare l’umanità – il programma del Great Reset del Forum Economico Mondiale, alias Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
La combinazione di tutto questo, comprese le precedenti dosi multiple dei velenosi vaccini a mRNA, indebolendo il sistema immunitario umano, può anche causare enormi morti per carestia, una moltitudine di malattie e cause legate alla miseria, inclusi suicidi in aumento massiccio, ma non riportati.
Ancora una volta, nessuno ve lo dice – queste sono scarsità artificiali, scarsità arbitrarie create dall’uomo con lo scopo di creare danni, gravi danni – e fare avanzare l’agenda eugenista del Reset.
Il punto è che la geoingegneria è avanzata a un livello in cui Washington può facilmente dire “entro il 2025 possiederemo il clima”. Vedetevi questo e questo.
Possedere il clima, per il Pentagono significa utilizzarlo per scopi bellici.
Possibilmente usandolo al posto di – o in parallelo con – armi nucleari; esplosioni nucleari mirate a piccolo raggio.

*

Solo quando una massa critica di gente sarà consapevole di ciò che sta accadendo – e di cosa ciò potrebbe significare per il futuro dell’umanità, noi, il popolo, potremo contrastare questi diabolici meccanismi di controllo di un oscuro culto e il suo obiettivo di un Ordine Mondiale – digitalizzazione totale, robotizzazione e globalizzazione della popolazione mondiale sopravvissuta.
Non lo raggiungeranno.
Perché noi umani risvegliati non lo permetteremo. Il nostro spirito, la fisica dinamica e quantistica, alla ricerca della luce, la nostra vibrazione con la luce, impediranno al culto oscuro di avere successo.

*Peter Koenig è un analista geopolitico ed ex Senior Economist presso la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dove ha lavorato per oltre trenta anni in tutto il mondo. Insegna in università negli Stati Uniti, in Europa e in Sud America. Scrive regolarmente per riviste online ed è l’autore di Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed, e coautore del libro di Cynthia McKinney When China Sneezes: From the Coronavirus Lockdown to the Global Politico-Economic Crisis.
Egli è ricercatore associato presso il Centro di Ricerche sulla Globalizzazione. È anche ricercatore senior non residente dell’Istituto Chongyang della Renmin University di Pechino.

(Traduzione a cura della redazione)

Il mercato della malattia

La medicina in questo secolo ha fatto enormi progressi, pensate a quante nuove malattie ha saputo inventare.
(Dottor) Enzo Jannacci

“Il signor Boris Schlossberg, dirigente e fondatore di multinazionali della finanza, dunque uno che se ne intende di mercato e di profitti (ma comunque quello che pensava lui lo potevamo pensare anche noi), diceva che: “La sanità è il più gonfiato, il più burocratico, il più inefficiente settore dell’economia […] hanno praticamente ormai spremuto dal sistema tutti i profitti possibili“.
(…) Le guerre dell’industria sanitaria sono le epidemie e le pandemie. Sono meno cruente, perché basta inventarle: i loro eserciti sono i media, che così finalmente vengono messi a frutto dopo tanti investimenti per comperarli in un modo o nell’altro. “Media” è il termine appropriato; mediano tra il nostro cervello e la realtà, tra gli interessi dei loro padroni e la nostra volontà.
La “burocrazia” che infastidisce Schlossberg e i suoi compari è semplicemente il complesso di leggi che tutelavano la salute dei cittadini, proteggendola in parte dalle minacce sanitarie. Quelle leggi che imponevano delle sperimentazioni scientifiche serie e dimostrate prima di poter mettere in commercio nuovi farmaci, e che colpivano i responsabili dei danni che i farmaci provocavano. Leggi spesso disattese ma comunque incombenti e ingombranti.
Il diffamato coronavirus 2019 è stato, lui ignaro e innocente, il pretesto per buttare a mare tutte queste leggi e regole. Dando così al capitalismo della malattia quella boccata di ossigeno indispensabile per ritornare in pista, pieno di energia come un atleta imbottito di amfetamine.
Il mercato rimane affollato ma, per il momento, la paura è svanita. Con la complicità di un ceto politico paragonabile ai cortigiani di una corte imperiale, ci sono soldi per tutti.”

Dal Il mercato della malattia. Indagine sulla medicina nella società del profitto e del dominio, di Sonia Savioli, Arianna Editrice, pp. 65-66.
Il testo, di cui offriamo questa brevissima anteprima, sarà in libreria a partire dal prossimo 18 ottobre.

La strada per Mosca passa da Kiev

Il testo seguente fu pubblicato originariamente quale appendice del libro di Mahdi Darius Nazemroaya intitolato “La globalizzazione della NATO. Guerre imperialiste e colonizzazioni armate”, edito da Arianna Editrice nel 2014, alla cui traduzione collaborammo.
Ringraziando l’editore per la gentile autorizzazione, riteniamo utile riproporlo all’attenzione dei nostri lettori.

La presa del potere a Kiev dell’opposizione è un colpo di Stato eseguito con la forza, che ignora almeno la metà della popolazione ucraina. Eppure, non lo si saprebbe ascoltando i media e le reti come CNN o Fox News, o leggendo i titoli di Reuters e della British Broadcasting Corporation (BBC). Gli eventi a Kiev vengono ingannevolmente presentati da questi media e dai cosiddetti governi “occidentali” che li supportano, direttamente o indirettamente, come il trionfo del potere del popolo e della democrazia in Ucraina.
L’ipocrisia assoluta è all’opera. Continua a leggere

La Russia ci minaccia!

“Oh, la Russia ci minaccia, urlano all’unisono gli organi del Minculpop! Non ci vuole più dare il gas e il petrolio, su cui noi, uomini giusti, per altro sputiamo tutti i giorni.
Noi riforniamo di armi i fascistoidi di Kiev per ammazzare i soldati russi e più che altro i civili russofili o solamente russofoni (nella sola DNR, che ha meno abitanti di Roma, in 200 giorni sono stati uccisi dai bombardamenti ucraini 369 civili di cui 19 bambini), e Putin ci taglia il gas. Cattivo, cattivo, cattivo.
In realtà il Cremlino sa che le forniture di armi della NATO all’Ucraina da un lato impoveriscono l’Occidente e dall’altro non possono spostare di una virgola l’esito della guerra: Donbass conquistato/liberato assieme a Odessa. Punto. Quel che rimarrà dell’Ucraina non avrà più sbocchi sul Mar Nero e sul mare di Azov e non avrà più risorse industriali e minerarie. Sarà un Paese dimezzato, quasi solo agricolo e per giunta con le terre arabili in mano alle multinazionali americane ed europee. Un Paese fallito.
Eppure c’era un modo per Kiev di evitare questa catastrofe. Bastava rinunciare ad entrare nella NATO e mettere in galera i caporioni nazisti. Ma questo era proprio quanto Washington gli impediva di fare, usando, per l’appunto, i nazisti come pretoriani.
Poi, ovviamente, siete liberi di pensare che Azov, Settore Destro, la Legione Bianca eccetera, non sono affatto nazisti ma combattenti per la libertà, che non leggono Hitler ma Kant (come riferisce la Repubblica) e che la svastica è solo un simbolo solare (come riferisce il Corriere della Sera).
Prima ancora, la UE avrebbe potuto evitare di esigere dall’Ucraina, per l’associazione, lacrime e sangue, i sempiterni e odiosi “aggiustamenti strutturali” che arricchiscono le élite finanziarie e impoveriscono la società tutta. Il presidente Janukovich avrebbe così potuto accettare di entrare nella UE e il pretesto per la Maidan non ci sarebbe stato. Ma tutto si tiene, volontà di potenza economica e volontà di potenza politica. I loro meccanismi si intrecciano, le cose vanno come vanno e i grandi commentatori, i grandi economisti, i grandi politologi, i grandi giornalisti fanno la figura dei cioccolatai quando non dei propagandisti e basta.
(…) L’altro giorno Maria Zacharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che gli USA stanno spingendo l’Italia al suicidio economico: E’ una cosa che tutti sanno perché si vede a occhio nudo, ma la compagnia di giro di politici e media ha dichiarato che è “una provocazione”. Anzi, qualcuno si è spinto ad affermare che l’unica possibilità per il “disperato Putin” è spaventare l’Europa.
Perché “disperato”? Perché il Rublo è ai massimi storici? Perché il saldo commerciale è ai massimi storici? Perché la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo, tra cui le due più grandi e in ascesa, non applica le sanzioni e ha rapporti amichevoli con Mosca? Perché ha le armi più potenti del mondo? Perché col 10% delle sue forze armate sta sconfiggendo un esercito tre volte più numeroso e sostenuto da tutta la NATO?
Sono dati di fatto, sia che Putin piaccia o non piaccia. Io penso che se fossi Russo non voterei per Putin. Ma per questo devo mettermi le fette di salame sugli occhi?
Perché “disperato”? Può essere, ma vorrei vedere le motivazioni e i dati che sostengono le motivazioni. Non le urla tribali.
Ma no, non c’è niente da fare: Maria Zacharova è solo una provocatrice! Stiamo andando a gonfie vele con solo qualche difficoltà (come dice Draghi). E avremo ancor più il vento in poppa.
Come no? Già dall’autunno si vedranno sequenze drammatiche (e si capirà che tutte le rassicurazioni del governo in scadenza sono fandonie).
Il futuro governo di centrodestra se la vedrà molto brutta. La Meloni, che è la più sveglia – e anche la più seria – dei tre leader della coalizione, è preoccupata fin da adesso. Sa che avrà grossi problemi, anche interni, perché dovrà gestire un’enorme e devastante crisi e non lo potrà fare nei termini che la sua ideologia – e quella dei suoi – vorrebbe (sovranità, tradizione, ordine sociale), ma nei termini che vorranno i signori della guerra e della finanza anglosassoni e nelle circostanze sociali che si produrranno. Che saranno circostanze di duri conflitti.
Si badi bene che a causa dell’abbandono della sinistra della conflittualità sociale per sposare gli interessi dei più forti, questi conflitti avranno delle caratterizzazioni politiche inedite, non ben definite, così come inedite e non ben definite saranno le loro cause: si sta andando verso la crisi di un sistema che è stato da una parte mitizzato da cialtroni e dall’altro scarsamente analizzato in modo serio nelle sue implicazioni economiche, sociali e ideologiche.
Potremo vedere nella stessa piazza chi è incazzato perché è stato licenziato dalla fabbrica o la sta perdendo a maggior gloria della concentrazione e centralizzazione del capitale e chi è incazzato perché non può più farsi l’happy hour quotidiano. Lo si è già visto durante la pandemia. Si mischieranno ideologie e persino etiche, con quella del lavoro che rischia di essere marginalizzata.
Grande confusione, quindi, in cui si spera che qualcuno a sinistra cerchi di capire prima di proferire anatemi.
Posso anche ipotizzare che l’incarico a Giorgia Meloni sia come la briscola chiamata. Si faranno alcuni giri di prova, magari una mano, ma alla fine salterà fuori una sorta di ammucchiata Draghi allargata. Che ovviamente peggiorerà ancor di più la situazione. Ma cosa importa? A quel punto saremo bene allenati a cascare dal peskov.”

Da Cadere dal peskov, di Piero Pagliani.

Formazione di massa, ideologia e complottismo

Pensieri provinciali

Pubblico una citazione tratta da un recente testo, a parer mio fondamentale da molti punti di vista per comprendere questi ultimi due anni e per elaborare azioni e strategie di contrasto che possono risultare efficaci. Il testo è Psicologia del totalitarismo di Mattias Desmet. Nella citazione da me riportata, è messa in luce una delle possibili risposte sbagliate alla deriva totalitaria, vale a dire quella che si affida a spiegazioni e semplificazioni organizzate attorno all’idea dell’esistenza di un “complotto” ordito da una ristretta cerchia che agisce nascostamente: l’élite.

Seguimi anche su Telegram

Chi non viene toccato dalla formazione di massa si ritrova in una situazione che non riesce a capire (la formazione di massa appare sempre sorprendente e assurda a chi non vi è coinvolto), in cui si sente messo in pericolo dalla mania di controllo che vi regna e dalla tipica intolleranza verso gli esterni. In questo spettatore confuso…

View original post 641 altre parole