Estranei alla società dell’intrattenimento: due incontri pubblici a Bologna

Machiavelli auspicava di riportare in auge la virtù della Roma repubblicana. La civiltà europea seguì tuttavia un percorso diverso: al posto della virtù del cittadino-soldato e del governo misto, si ebbero la concentrazione del potere statuale, la nascita degli eserciti professionali, nonché lo sviluppo economico necessario al loro finanziamento. A delinearne il modello di base sarà Thomas Hobbes, teorico dell’assolutismo. Machiavelli ed Hobbes saranno incarnazioni di opposti paradigmi, opposti modi di concepire il conflitto tra gli esseri umani. Il modo di concepire il conflitto da parte di Hobbes sarà determinante per tutte le principali ideologie moderne (liberalismo, nazionalismo, socialismo e loro derivazioni).
Non è un caso che cinque secoli dopo, ora che la civiltà europea, trasfiguratasi in quella occidentale, sprofonda nell’anomìa, qualcuno torni ad occuparsi in modo sistematico di Machiavelli, tant’è che è sorta negli ultimi decenni una corrente di studi denominata “repubblicanesimo” a lui ispirata. Da questo dibattito potrebbero venire indicazioni utili per ripensare radicalmente le fondamenta di una politica mai così in crisi e screditata agli occhi dei più.
Occhi che vanno aperti. Se, fin dai tempi antichi, la gestione del potere si è affidata alla massima riservatezza, alla dissimulazione, alle operazioni sotto copertura da parte di specialisti, infiltrati, per millenni la popolazione è stata esclusa a priori dai misteri del comando. Solo in tempi storici relativamente recenti si è avanzata l’esigenza di trasparenza dell’operato dei governi, ma l’avvento dei regimi democratici non ha annullato la segretezza delle decisioni cruciali e delle operazioni strategiche più delicate. Individuare queste strategie non è facile, meno ancora contrapporvisi. Del resto, vi è anche il rischio è di scivolare in ricostruzioni fantasiose in cui ogni dinamica sociale vien spiegata attraverso schemi elementari e stereotipi. Se la mania complottista è una deriva di menti poco lucide, tuttavia l’anticomplottismo sistematico è il frutto di una sindrome non meno controproducente e forse più pericolosa.

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L’impostura del premio Nobel per la pace

In attesa di conoscere il vincitore dell’edizione 2017, il cui annuncio avverrà il prossimo 6 ottobre, gustatevi questo video, purtroppo disponibile solo in lingua francese.

In memoria di Mohsen

Il Martire Mohsen Hojaji apparteneva ai Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniana e, al pari di molti altri musulmani, si era volonariamente recato in Siria per combattere contro i terroristi di DAESH (ISIS) e di altri gruppi takfiri che – sostenuti da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e altri Paesi europei e arabi – si sono resi autori di efferati e inumani crimini contro la popolazione siriana e irachena (a prescindere da quale fosse la loro confessione religiosa), di barbare distruzioni e della dissacrazione di numerosi luoghi santi.
Il venticinquenne combattente iraniano è stato catturato dai terroristi dell’ISIS il 7 settembre scorso al confine tra Siria e Iraq e il 9 settembre è stato decapitato. La foto e il video della sua cattura, nei quali il giovane appare con un volto calmo, sereno e risoluto, sono diventati l’emblema dell’amore puro, della fede sincera, del coraggio, della fedeltà, del sacrificio e del martirio, tanto in Iran quanto in molti altri Paesi islamici. Il martirio di Mohsen Hojaji ha letteralmente scosso la sua patria, suscitando un’ondata di emozione, rispetto e ammirazione di rara estensione e profondità. Poche ore prima di essere catturato dai terroristi il Martire ha inviato due messaggi audio a sua moglie, uno rivolto al figlio Ali di 2 anni e uno proprio alla sua consorte. Quella che segue è la traduzione integrale del messaggio rivolto al piccolo Ali.

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Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

Salam alaykum Ali Agha, Salam mio caro, salam figlio mio, vorrei rivolgerti qualche parola.
Perdonami se ti ho lasciato mentre eri molto piccolo. Se non ci fossimo recati in Siria, il Mausoleo della Nobile Zaynab (1) sarebbe stato dissacrato. Che Dio non voglia…nuovamente sarebbe stato distrutto il mausoleo della Nobile Ruqayya (2). Caro Ali, è mio desiderio diventare con il volto illuminato lungo questo sentiero e diventare martire su questa strada. Desidero diventare martire una volta prima della manifestazione dell’Imam del Tempo (l’Imam Mahdi) e una volta dopo la sua manifestazione. Questo, dal mio punto di vista, è essere furbi: diventare due volte martiri per l’Islam. Dio possa esaudirmi per il Suo compiacimento. Se diventerò martire, alhamdulillah; ma qualora ciò non fosse, o sarà perché non lo merito o perché il bene di Dio è in altro.
Caro Ali, il mondo diventa ogni giorno più insidioso. Il peccato si annida in ogni suo angolo. Rimanere puri in questa società è sempre più arduo. Più ci avviciniamo alla manifestazione dell’Imam del Tempo, più aumentano le sedizioni, i peccati, i pericoli e Satana diventa più potente. Devi aver cura non solo di te ma anche di tua madre e delle persone a te vicine.
Ti ho chiamato Ali affinché il tuo Mawla sia Ali, la tua Guida sia Ali e il tuo esempio e modello divenga Ali. Prendi sempre il Comandante dei Credenti (l’Imam Ali) come esempio e modello. Vorrei che vivessi come (l’Imam) Ali affinché tu possa godere del privilegio di diventare un soldato dell’Imam del Tempo (l’Imam Mahdi). Cerca di operare per questo sin da ora. Nello studio, nel lavoro, nelle scelte della vita, nei campi che vuoi scegliere, nella selezione degli amici, nella scelta del futuro che desideri, insomma devi lavorare molto su te stesso.
Sei sempre nei miei ricordi. Ti guarderò sempre. Se, a Dio piacendo, diventerò martire, verrò e sarò presente in ogni fase della tua vita. Non lascerò che tu patisca l’assenza di tuo padre.
Ho inciso queste parole affinché, se un giorno sentissi il bisogno di ascoltare la mia voce, tu possa avere almeno questo audio.
Devi sapere che ti amo molto, sia te che tua madre. Abbi cura di te stesso.
Alcune volte, separarsi dalle cose buone ti fa ottenere cose ancor migliori. Mi sono separato da te e da tua madre per poter diventare un servo della Nobile Zaynab (as). Spero che Dio in questo viaggio getti il Suo sguardo su di me. Ti amo molto, abbi molta cura di te.
Cerca di vivere così che Dio si innamori di te. Se Dio si innamora di te, ti comprerà per un prezzo alto. Abbi cura di te. Prega che il mio volto divenga illuminato (nel Giorno del Giudizio). Che Dio ti protegga.

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NOTE
1) Zaynab è la figlia dell’Imam Ali e di Fatima Zahra, nipote del Profeta dell’Islam e sorella dell’Imam Hasan e dell’Imam Husayn. La sua vita e grandezza è profondamente legata alla tragedia di Karbala, nella quale suo fratello Husayn, numerosi suoi parenti e diversi loro compagni vennero martirizzati dall’esercito del califfo usurpatore del tempo, Yazid. Portata insieme alle donne del campo dell’Imam Husayn come prigioniera dall’Iraq alla Siria dall’esercito di Yazid, dapprima nel corso del tragitto e poi alla corte del califfo illegittimo, la nobile Zaynab (as) con grande coraggio tenne vivo il messaggio dell’Imam Husayn (as) e infiammo’ i cuori dei presenti con i suoi sermoni e le sue parole. Il mausoleo che ospita la sua tomba si trova, secondo la maggior parte degli studiosi, a Damasco, in Siria, ed è stato ripetutamente minacciato dai gruppi takfiri, che hanno più volte provato ad attaccarlo e distruggerlo.
2) Secondo diversi storici e studiosi Ruqaya è la figlia dell’Imam Husayn. Dopo la battaglia di Karbala, le donne della famiglia dell’Imam Husayn insieme a suo figlio Zaynul al-Abidin (as), vennero fatti prigionieri e condotti dall’Iraq in Siria, a Damasco, dove risiedeva il califfo usurpatore Yazid. La piccola Ruqaya, che allora aveva quattro anni, mori’ nelle prigioni del califfo illegittimo. Al pari del mausoleo della nobile Zaynab, anche quello di Ruqaya è stato più volte minacciato e oggetto di attacchi terroristici da parte dei gruppi takfiri.

Fonte

Anche i Curdi hanno la loro lobby…

Alla luce degli ultimi svolgimenti mi sento in dovere di rettificare parzialmente una frase recentemente espressa in una mia analisi della questione curda: “I Curdi mancano di un appoggio costante a Washington, come sono, per esempio, la lobby ebraica e quella armena.”
Vero, ma piccole lobby crescono. E crescono a dismisura, specialmente se a capeggiarle c’è una certa Exxon.
Questo articolo di Brad Blankenship sembra fatto quasi apposta per correggere, e integrare, alcune posizioni che necessitavano un migliore approfondimento.
In particolare, rileviamo alcuni importanti punti:
1. Perché l’attuale fase di espansione dei territori controllati dall’aggregazione curda, fervente aspirante a divenire l’ennesimo Stato fantoccio governato dagli USA, vada BEN OLTRE i confini dei territori a maggioranza etnica curda. “Follow the money”: ripete l’antico adagio il nostro blogger a fine contributo. I pozzi di petrolio della provincia di Deir Ez-Zor valgono più di una messa.
2. Come lo schema iracheno, aggiungo io, stia di fatto per essere replicato in Siria. In sostanza:
– L’SPG “libera” i pozzi di Deir Ez-Zor dall’ISIS.
– Per farlo, deve battere sul tempo l’esercito siriano. Una breve sintesi della strategia criminale in atto (esposizione aggiornata qui) comprende:
a. attacchi massicci di jihadisti in altri territori, tali da impegnare l’aviazione lì e non sul fronte orientale in fase di copertura dell’avanzata delle truppe meccanizzate (Offensiva di Hama – una zona di diminuzione, peraltro – di questa settimana);
b. patti di non belligeranza con tribù affiliate prima all’ISIS e ora passate dalla parte dell’SPG (il che spiega l’avanzata chilometrica delle ultime due settimane, una lingua di terreno protesa avidamente verso i pozzi, un errore madornale in una situazione di conflitto “normale” dove oltre cento km di fronte esposto su entrambi i lati al fuoco di artiglieria nemico sarebbe spazzato via con la creazione di sacche e la perdita di migliaia di uomini e mezzi ma che, in questo caso, “stranamente” regge senza sparare un colpo, con colonne di mezzi made in USA che transitano tranquillamente sulla strada asfaltata);
c. tentativi di gioco sporco coi Siriani, accusati di bombardamenti aerei inesistenti e, cornuti e mazziati, sottoposti a pesante fuoco d’artiglieria dai soldati della cosiddetta “coalizione” (contro chi ora appare sempre più chiaro), oltre che dai terroristi ISIS che concentrano sulla loro avanzata quello che resta della loro potenza di fuoco, dagli obici alle shahid-mobile.
– Ammesso (e non concesso, i Siriani macinano terra e nemici con un vigore impressionante ed è di stamattina la notizia della liberazione dell’isola di Sakr – impressionante la differenza fra la mappa di fine giugno che compare alla fine del mio contributo citato qui sopra e l’attuale), ammesso – ripeto – e non concesso che questo miscuglio criminale funzioni, entrerà infine in gioco la Exxon di turno al posto delle diplomazie occidentali, in un ennesimo gioco delle tre carte fra impiego criminale del diritto internazionale e prassi criminale tout court.
– Fatta un po’ di pulizia etnica, ripristinato il controllo clanistico del territorio e delle risorse tipico delle borghesie compradore delle colonie, avverrà il “referendum”. Come da copione.
3. Come la forma Stato ormai sia stata soppiantata da un ibrido privatizzato, manipolato, che non ha precedenti nella storia perché va ben oltre il livello di sfruttamento schiavistico, feudale, coloniale, imperialistico. La creazione artificiale di conglomerati sociali che non rispondono a nessuna autorità statale. A quanto pare, l’ennesimo atto di accusa del Ministro degli Esteri Siriano all’ONU due giorni fa, dove ribadisce che l’intervento USA in Siria è vera e propria “occupazione, flagrante violazione del diritto internazionale” è caduto nel vuoto del silenzio occidentale, silenzio assordante anche sui morti civili della cosiddetta “coalizione”, cresciuti enormemente dopo il bombardamento a tappeto di Raqqa degli ultimi mesi e che nessuno si sognerà mai di chiamare strage.
4. Come i Curdi si apprestino a governare con pugno di ferro i territori assegnati dai loro nuovi padroni, espellendo (vedasi l’araba Raqqa rasa al suolo palmo a palmo) e reprimendo le popolazioni arabe e assire divenute, improvvisamente, minoranza in un conglomerato a maggioranza curda. Alla faccia della “democrazia” di facciata di cui i media li ammantano. Alla faccia del “modello curdo” che ogni tanto qualcuno tira fuori dal cilindro come modello di coesistenza pacifica fra varie etnie.
Su un punto, tuttavia, resto convinto circa la questione curda. Se è vero che anche i Curdi hanno la loro lobby, la realtà dei fatti è che il tasso di manipolazione della seconda sui primi è tanto e tale, rispetto per esempio alla lobby ebraica sullo Stato di Israele, con un Netanyahu che vola indifferentemente a Mosca, a Washington, e fa volare qualcuno per conto suo anche a Riad, che i Curdi dell’SPG si sono infilati ormai in cul-de-sac che li lega alle multinazionali e allo Stato a stelle e strisce con un cordone ombelicale che sarà anche la loro condanna. La Exxon non è la lobby ebraica o quella armena, è una multinazionale che appoggia oggi e molla domani. L’idea della “cara amica di una sera”, anche se diventa “cara amica di una stagione”, resta ancorata sempre a un calcolo costi/benefici.
Staremo a vedere.
Paolo Selmi

P.S.: un breve sunto da un contributo appena pubblicato dal buon Boris Rozhin, alias Colonel Cassad. Titolo emblematico: “In piena sicurezza”.
La prima foto è una cartina, in azzurro l’ISIS, il numero a tre cifre dentro ogni “insieme” cerchiato è la quantità di combattenti, in rosso le forze armate siriane, in arancione la direttrice scelta dall’SDF per arrivare a Deir Ez-zor.
Si, perché i Russi non l’anno proprio mandata giù e, disponendo di un satellite, hanno fatto le foto prima e dopo l’arrivo degli americani, mai come ora “garibaldini marziani”, come cantavano gli Stormy Six.
Le foto satellitari sulla prima cartina rappresentano i bastioni difensivi dell’ISIS, badate, presidiati da centinaia di uomini il che, in un conflitto a bassa intensità e a sempre meno carne da macello disponibile, rappresenta giorni, se non settimane, se non mesi di scontri per espugnarle. Li vedete, belli, intonsi, senza crateri o segni di combattimento: normale, fino a ieri era anni che non sparavano più un colpo.
Le foto che seguono invece risalgono A DOPO la “liberazione” degli SDF. Notate qualche differenza? Si, al posto dei “neri” ci sono gli Hummer e i mezzi blindati delle forze speciali a stelle e strisce, che presidiano i punti “conquistati”, segnalati dalle scritte a commento… a parte questo?
NULLA! non ci sono segni di combattimento… “Piace vincere facile”, direbbe qualcuno, facendo partire il jingle.

La caduta degli dei

Il fondamentalismo hollywoodista di Roberto Quaglia

“Ho appena terminato di scrivere. Il fondamentalismo hollywoodista.
Cos’è il fondamentalismo hollywoodista? Per capirlo, dobbiamo innanzitutto renderci conto che non è vero che tutte le ideologie siano morte, come si usa dire. Anche il mondo delle ideologia è probabilmente soggetto alla selezione naturale di Darwin, alcune ideologie agonizzano, altre si estinguono, ma le nicchie ecologiche che si liberano vengono subito occupate da qualche nuovo arrivato. La natura aborrisce il vuoto. In molti casi assistiamo all’insorgere di piccoli culti più o meno strampalati, culti pseudoreligiosi o pseudoscientifici. Di solito rimangono confinati a quattro gatti e durano poco. Ma in altri casi compare un nuovo grande predatore, una super ideologia che in quattro e quattr’otto si pappa tutto e tutti in vastissime porzioni del mondo. Il paradosso è che più questa ideologia è vasta, più chiunque ne venga assorbito non la riconosce più in quanto ideologia. Quando ci si è dentro, l’ideologia assume la forma della realtà, e tutto ciò che si trova al di fuori dell’ideologia diventa un’eresia. Quando la Chiesa perseguiva gli eretici, era proprio perché per lei essi si collocavano al di fuori della realtà, e così facendo mettevano in crisi, per la Chiesa, il concetto stesso di realtà. Per quanto possa suonare strano alle nostre orecchie, un fenomeno analogo è in atto proprio ora, ed il “Vaticano” di questa nuova ideologia-religione – i due concetti in parte si sovrappongono – è situato a Hollywood.
L’Occidente oggi non si rende conto di essere ideologico, profondamente ideologico, così ideologico da fare impallidire le altre grandi ideologie del passato. No, non sto parlando del capitalismo, del liberismo, e nemmeno della democrazia – queste sono tutte cosucce nel confronto dell’ideologia di cui sto parlando, ed in una certa misura ne sono parte. La grande ideologia della quale non siamo bene consapevoli di essere succubi in Occidente è l’Hollywoodismo, un vero e proprio sistema completo di valori, di modelli di comportamento e di pensiero, di come ci si debba abbigliare e cosa si debba mangiare, eccetera eccetera. Insomma, un intero modello di realtà, a cui in varia misura finiamo per credere. Ed è proprio chi non è consapevole della natura fideistica della fede che lo attanaglia che in men che non si dica si ritrova essere un fondamentalista, cioè qualcuno che crede ciecamente ai propri modelli di riferimento senza rendersi conto in nessuna misura della loro relatività. Ci piaccia o no siamo quindi tutti fondamentalisti hollywoodisti – in vita nostra abbiamo guardato troppo cinema e televisione americani per non esserlo. Alcuni lo saranno più di altri, ma nessuno sfugge.”

Fonte

Polveri… sottili