Alain De Benoist presenta “Il trattato transatlantico”

Modena, 7 maggio 2016.
Il Centro Studi Eurasia-Mediterraneo (CeSEM), con il patrocinio del Comune di Modena e insieme all’associazione Le Stelle Danzanti, incontra Alain De Benoist, autore de Il trattato transatlantico. L’accordo commerciale USA-UE che condizionerà le nostre vite, pubblicato da Arianna Editrice.

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Parlamentari USA auspicano una agenzia federale per diluire la “propaganda” russa e cinese con “flussi di verità”

Al Congresso americano questa settimana è stata introdotta una nuova proposta di legge per la creazione di un’agenzia federale volta esclusivamente a contrastare la “propaganda” russa e cinese, che rappresenta una minaccia per gli interessi statunitensi in patria e in giro per il mondo.
La proposta H.R. 5181, “Atto per contrastare la propaganda e la disinformazione straniera” è aggregata alla proposta di legge S.2692 introdotta in marzo.
Secondo il membro del Congresso Adam Kinzinger (repubblicano dell’Illinois), cofirmatario della proposta assieme all’altro membro del Congresso Ted Lieu (democratico della California), questa proposta cerca di incarnare “un approccio di gestione totale, senza restrizioni burocratiche” che creerà nuove collaborazioni nella guerra dell’informazione con “organizzazioni che hanno esperienza nel contrastare la propaganda straniera”.
“Mentre la Russia continua a rigurgitare la sua disinformazione e a diffondere false versioni, essi minano gli Stati Uniti e i suoi interessi in luoghi come l’Ucraina, diffondendo inoltre ulteriore instabilità in questi Paesi” ha detto Kinzinger.
“In un momento in cui Paesi come la Russia e la Cina si stanno spendendo in una campagna di guerra ibrida, gli Stati Uniti hanno l’unica possibilità di rispondere alle manipolazioni straniere incoraggiando la libera diffusione di informazione veritiera. Ciò può ulteriormente prevenire conflitti e assicurare stabilità per il futuro” ha aggiunto il rappresentante al Congresso.
Il rappresentante al Congresso Lieu ha aggiunto che la necessità di creare un paradigma migliore nella sfera dell’informazione è di vitale importanza per gli interessi nazionali statunitensi in quanto la diffusione della sedicente informazione russa e cinese rende il mondo “meno sicuro”.
“Dall’Ucraina al Mar Cinese Meridionale, le campagne di disinformazione fanno di più che diffondere sentimenti anti-occidentali, esse manipolano la pubblica percezione per cambiare i fatti presenti sul terreno, sovvertire la democrazia e colpire gli interessi statunitensi. In breve, rendono il mondo meno sicuro” sostiene Lieu. “Questa Legge assicura che gli Stati Uniti usino tutti gli strumenti disponibili per distruggere queste campagne propagandistiche al vetriolo e far sì che tutti coloro i quali sono stati manipolati possano accedere a informazioni veritiere. La verità può essere un potente rimedio alla destabilizzazione e al conflitto e noi dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per far sì che arrivi al mondo intero”.
La Legge per contrastare la Guerra dell’Informazione del 2016, secondo i legislatori statunitensi, auspica di promuovere una “stampa indipendente” in Paesi che sono visti dagli Americani come vulnerabili alla disinformazione straniera.
Coloro che saranno selezionati per prestare servizio come agenti dell’informazione statunitensi saranno selezionati da liste di partecipanti a progetti di scambi didattici e culturali dai Paesi “considerati vulnerabili alle campagne di propaganda e di disinformazione straniera”.
Per combattere questa battaglia il Dipartimento di Stato sta cercando di fondare un Centro di Analisi e Intervento sull’Informazione che raccoglierà e analizzerà informazioni sugli sforzi relativi alla guerra dell’informazione. Al centro verrà anche chiesto di individuare e contrastare operazioni di informazione dirette contro gli interessi della sicurezza nazionale USA, producendo le proprie versioni dei fatti che supportino gli obiettivi degli Stati Uniti e dei propri alleati nella regione.

Fonte – traduzione di M. Janigro

Se lo dice Tricarico…

fbe137ef-c974-41c8-bb24-c3b6c06c752d“Se non sapessimo davvero quali e dove sono le vere minacce alla sicurezza e alla stabilità dell’area euro-atlantica, ci sarebbe da sorridere. È uno strano comportamento quello tenuto dagli USA negli ultimi sei o sette anni.
Da un lato – osserva Tricarico nella sua analisi per Askanews – non perdono occasione per manifestare fin troppo esplicitamente insofferenza per l’iniqua ripartizione degli oneri nella NATO, che secondo loro graverebbe sulle spalle del contribuente statunitense in misura sproporzionata.
Ma dall’altro accentuano, in maniera ormai inaccettabile, le pressioni sugli alleati affinché siano strumento di una politica che odora di stantio: scenari da Guerra Fredda di volta in volta riproposti facendo ricorso a una posizione dominante ancora indiscussa”. Quindi, una NATO che resta ancorata a uno scenario da Guerra Fredda?
“Si tratta solo dell’ultima puntata di un copione che viene da lontano, una sorta di sordo richiamo della foresta in cui l’orso russo è il nemico numero uno, verso cui va non va mai abbassata la guardia. Una politica che trova orecchie particolarmente sensibili (o forse origina?) nei Paesi già appartenuti all’Unione Sovietica e ancora sospettosi, quando non ostili, nei confronti di Mosca.
In questo quadro nascono vere e proprie provocazioni, che solo per fortuna non hanno ancora innescato una vera escalation ma che hanno gravi conseguenze nel confuso, e quello sì serio, scenario internazionale”. Con quali ricadute? “In primo luogo, la NATO presta scarsa attenzione al terrorismo. Eppure non avevano gli USA aderito al Consiglio NATO-Russia di Pratica di Mare (nel 2002), istituito proprio per combattere insieme il terrorismo?
Oggi, evidentemente lontani dal 2001 non solo in senso cronologico, – prosegue Tricarico – fanno di tutto per irritare il partner russo, del quale hanno disperato bisogno su altri tavoli negoziali tanto da dovervisi ultimamente rivolgere ingoiando giganteschi rospi”.
“Di fronte a tutto questo – osserva Tricarico – viene da chiedersi quale sia la politica italiana all’interno dell’Alleanza. Il silenzio di fronte alle ultime sortite statunitensi parrebbe un assenso alla linea da essi indicata, imperniata sul rafforzamento del fianco nord-occidentale a contenimento di un Putin sempre più minaccioso.
Ma davvero questa è la visione italiana? O non bisogna dire agli USA, una volta per tutte, che se vogliono dislocare loro truppe in un Paese nordico impaurito e compiacente cerchino le risorse a casa propria senza mettere in mezzo la NATO? Non è l’ora di chiudere le porte a nuove iniziative soprattutto quelle che Putin percepisce come una minaccia alla sua sicurezza?”.
“Non è giunta l’ora che la NATO cominci a pensare seriamente a irrobustire le sue capacità per battere il terrorismo, a mettersi a disposizione della comunità internazionale per frenare la follia stragista anziché far credere al mondo che il nemico sia la Russia? Salvo poi vedere il suo membro più influente, gli USA, costretto a chiedere aiuto per togliere dal fuoco le castagne più scottanti, come è già più volte successo?
Questa volta non serve una politica europea per fare inceppare il meccanismo di un’Europa del nord a influenza statunitense e di un dialogo nord-sud dell’Alleanza sempre inascoltato.
Basterebbe che alla prossima ministeriale NATO un solo Paese chiedesse ad alta voce di ristabilire gli equilibri in un’Europa che, anche se disunita, non ha bisogno di condizionamenti esterni né di relegare in un angolo la Russia, con la quale vogliamo misurarci con le nostre forze, le nostre valutazioni ed i nostri interessi.
È troppo sperare che l’Italia lo faccia con lo stesso vigore con cui si sta battendo per cause altrettanto importanti come l’emergenza immigrazione e gli investimenti per l’occupazione?”

Così afferma il generale Leonardo Tricarico, in una analisi sul futuro della NATO.
Egli è stato comandante della Quinta Forza Aerea Tattica Alleata della NATO di stanza a Vicenza e durante la guerra in Kosovo del 1999 ha assunto gli incarichi di comandante operativo delle Forze Aeree Italiane e di Vice Comandante della Forza Multinazionale impiegata nel conflitto. Già Consigliere Militare di tre presidenti del Consiglio (D’Alema, Amato e Berlusconi), Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare dal 2004 al 2006, è l’attuale presidente della Fondazione ICSA.

Fonte

Hillary Clinton regina del caos

Intervista a Paolo Borgognone in occasione della pubblicazione a cura di Zambon editore di Hillary Clinton regina del caos, autrice Diana Johnstone.

Una nomina che non sorprende

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Se Matteo Renzi voleva puntualizzare la propria idea circa il futuro auspicato per l’Italia, non poteva scegliere di meglio.
Che nominare Carlo Calenda a titolare del dicastero dello Sviluppo Economico.
Sì, proprio lui, l’ultras del TTIP, “trattato che secondo Calenda rappresenta uno snodo essenziale per lo sviluppo e la difesa delle imprese e delle produzioni del Made in Italy”, come chiosa il Corriere della Sera.

L’Europa al bivio

“Il fenomeno epocale che il linguaggio politicamente corretto delle attuali classi dirigenti chiama, con un eufemismo anodino, la “crisi dei migranti” è strettamente connesso alla mancanza di sovranità e di vera unità dell’Europa, la quale non è in grado di controllare i propri confini.
Perciò oggi l’Europa si trova veramente ad un bivio: o rimane nell’orbita atlantica e continua a svolgere il ruolo subalterno che gli Stati Uniti le impongono, con tutte le catastrofiche conseguenze che tale ruolo comporta, oppure si assume le responsabilità geopolitiche che le competono nel grande continente eurasiatico di cui è parte integrante.
Se deciderà di optare per la propria sovranità e di svolgere la propria specifica funzione, l’Europa dovrà innanzitutto riappropriarsi del suo spazio e presidiarlo al di fuori dell’alleanza atlantica; dovrà ripensare in maniera radicale i suoi rapporti con la Russia e col resto dell’Asia, su base paritaria ma funzionale all’integrità geopolitica del continente eurasiatico; dovrà, di concerto con gli altri grandi spazi del continente, impegnarsi a contrastare le mire di egemonia degli Stati Uniti nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo.
Intesa eurasiatica e solidarietà mediterranea sono i due vettori che definiranno lo scenario geopolitico dell’Europa del XXI secolo.”

La conclusione dell’intervento tenuto da Claudio Mutti, direttore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici, il 2 aprile 2016 a Genova nella conferenza organizzata dall’associazione culturale “Il Ramo d’Oro” sul tema: “Eurasia o Eurobabele? Europa al bivio tra Russia e America”.

TTIP, la «NATO economica»

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Cittadini, enti locali, Parlamenti, governi, interi Stati esautorati dalle scelte economiche, messe nelle mani di organismi controllati da multinazionali e gruppi finanziari, violando i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, demolendo servizi pubblici e beni comuni: per tali ragioni, espresse dalla Campagna Stop TTIP promotrice della manifestazione del 7 maggio a Roma, va respinto il «Partenariato transatlantico su commercio e investimenti» (TTIP), negoziato segretamente tra USA e UE.
A tali ragioni se ne aggiungono altre, di cui poco o niente si parla: quelle di carattere geopolitico e geostrategico, che rivelano un progetto molto più ampio e minaccioso. L’ambasciatore USA presso la UE, Anthony Gardner, insiste che «vi sono essenziali ragioni geostrategiche per concludere l’accordo». Quali siano lo dice lo U.S. National Intelligence Council: esso prevede che «in seguito al declino dell’Occidente e l’ascesa dell’Asia, entro il 2030 gli Stati in via di sviluppo sorpasseranno quelli sviluppati». Per questo Hillary Clinton definisce il partenariato USA-UE «maggiore scopo strategico della nostra alleanza transatlantica», prospettando una «NATO economica» che integri quella politica e militare. Il progetto di Washington è chiaro: portare la NATO a un livello superiore, creando un blocco politico, economico e militare USA-UE, sempre sotto comando statunitense, che – con Israele, monarchie del Golfo e altri – si contrapponga all’area eurasiatica in ascesa, basata sulla cooperazione tra Russia e Cina, ai BRICS, all’Iran e a qualunque altro Paese si sottragga al dominio dell’Occidente. Il primo passo per realizzare tale progetto è stato quello di creare una frattura tra Unione Europea e Russia.
Nel luglio 2013 si aprono a Washington i negoziati per il TTIP, che stentano a procedere per contrasti di interesse tra gli USA e le maggiori potenze europee, alle quali la Russia offre vantaggiosi accordi commerciali. Sei mesi dopo, nel gennaio/febbraio 2014, il putsch di piazza Maidan sotto regia USA/NATO innesca la reazione a catena (attacchi ai russi di Ucraina, distacco della Crimea e sua adesione alla Russia, sanzioni e controsanzioni), ricreando in Europa un clima da Guerra Fredda. Contemporaneamente, i Paesi della UE vengono messi sotto pressione dai flussi migratori provocati dalle guerre USA/NATO (Libia, Siria), cui essi hanno partecipato, e da attacchi terroristici firmati dall’ISIS (creatura delle stesse guerre). In questa Europa divisa da «muri di contenimento» dei flussi migratori, in cui si diffonde la psicosi da stato di assedio, gli USA lanciano la più grande operazione militare dalla fine della Guerra Fredda, schierando a ridosso della Russia cacciabombardieri e navi da guerra a capacità nucleare.
La NATO sotto comando USA, di cui fanno parte 22 dei 28 Paesi UE, intensifica le esercitazioni militari (oltre 300 nel 2015) soprattutto sul fronte orientale. Lancia allo stesso tempo, con unità aeree e forze speciali, operazioni militari in Libia, Siria e altri paesi del fronte meridionale, connesso con quello orientale. Tutto ciò favorisce il progetto di Washington di creare un blocco politico, economico e militare USA-UE. Progetto che ha l’incondizionato consenso dell’Italia, oltre che dei Paesi dell’Est legati più agli USA che alla UE. Le maggiori potenze, in particolare Francia e Germania, stanno ancora contrattando. Intanto però si stanno integrando sempre più nella NATO.
Il Parlamento francese ha adottato il 7 aprile un Protocollo che autorizza l’installazione sul proprio territorio di comandi e basi NATO, installazione che la Francia aveva rifiutato nel 1966.
La Germania – riporta der Spiegel – è disponibile a inviare truppe in Lituania per rafforzare lo schieramento NATO nei Paesi baltici a ridosso della Russia. La Germania – riporta sempre der Spiegel – si prepara anche a installare una base aerea in Turchia, dove già operano Tornado tedeschi ufficialmente in funzione anti-ISIS, rafforzando lo schieramento NATO in quest’area di primaria importanza strategica. La crescente integrazione di Francia e Germania nella NATO, sotto comando USA, indica che sulle divergenze di interessi (in particolare sulle costose sanzioni alla Russia) stanno prevalendo le «ragioni geostrategiche» del TTIP.
Manlio Dinucci

Fonte

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