Se non ci fosse stato Regeni, se lo sarebbero dovuto inventare

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“Sono settimane che ci stressano a reti e destre e pseudo sinistre unificate sul povero ragazzo trucidato dagli infami del Cairo. Perorazioni, anatemi, invenzioni fantasmagoriche di dati e fatti, illazioni gonfiate a certezze ontologiche, latrati per chiedere giustizia e che trasudano una protervia razzista da far invidia agli Uebermenschen nazisti o sionisti. Al confronto l’accanimento sugli assassini di Calipari, punito per aver liberato la Sgrena ma, soprattutto, per aver scoperto chi davvero in Iraq rapiva giornalisti scomodi, o quello sui trogloditi che si divertivano sul Cermis a trinciare cavi di funivia e fare stragi, o quello sulle punizioni da infliggere – e sulle oscene grazie napolitanesche e mattarelliane concesse – ai rapitori CIA di Abu Omar, è stata un timido sussurro, un discreto flautus vocis. Vi torna la simmetria? E’ che, una volta, dall’altra parte c’era un Al-Sisi qualsiasi, un parvenu del Terzo Mondo che si permette di pretendere trattamenti alla pari; l’altra volta invece, il padrone. Il quale detta la musica in entrambi i casi.”

Cairo-Roma: come tagliarsi le palle e vivere felici, di Fulvio Grimaldi continua qui.

Per i soldati americani in Italia un regime d’eccezione che li rende impuniti

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Disastri, stupri e sequestri: gli impuniti a stelle e strisce. Dal MUOS alle violenze nelle basi passando per gli incidenti stradali: perché non pagano mai.

Un militare statunitense incarcerato in Italia su 200 accusati. La statistica arriva dagli stessi Americani, dal giornale Stars & Stripes, Stelle e Strisce, distribuito tra i militari USA: “Negli ultimi cinque anni ci sono state 200 indagini per accuse che vanno dall’aggressione, allo stupro fino all’omicidio colposo, ma solo una persona è stata incarcerata in Italia”, scrive la giornalista Nancy Montgomery in un articolo dal titolo “Le truppe americane sotto accusa in Italia spesso sfuggono la pena”.
Un fenomeno noto da decenni e, però, taciuto: in Italia la giustizia per i militari americani è meno uguale. Quando compiono reati in servizio, ma anche quando si rendono responsabili di reati comuni: incidenti stradali, botte e stupri. E oltre le statistiche emergono storie dolorose. Una in particolare è diventata un simbolo: quella di Jerelle Lamarcus Grey, un ragazzone americano di 22 anni che prestava servizio presso la base a stelle e strisce di Vicenza, la Del Din (ex Dal Molin) nota per le proteste dei vicentini.
È il 9 novembre 2013, al Disco Club Cà di Denis alla periferia della città è in programma una festa: musica reggae, champagne e porchetta. Ci sono giovani del posto e militari americani reduci da missioni di guerra. Magari vogliono sfogare la tensione pazzesca che si portano dentro. Quando una ragazzina sudamericana di 17 anni esce dal locale si trova davanti un soldato che la spinge in un angolo buio. La stupra.
I carabinieri sono convinti di averlo identificato: è Jerelle. L’accusato resta a piede libero – non ci sarebbe pericolo di reiterazione del reato – finché pochi mesi dopo ecco un altro stupro: una prostituta incinta di sei mesi viene aggredita e violentata. E l’indagine porta di nuovo a lui, a Jerelle e a un suo commilitone: Darius Mc Cullough. Sarebbero loro i responsabili. Ma com’è possibile, si chiedono in tanti a Vicenza, che Jerelle sia libero?
La Procura intanto dispone per lui gli arresti domiciliari. Dove? Nella base Del Din, dove pare girasse indisturbato. Ma la storia non è ancora finita: una notte del dicembre scorso, Jerelle riempie il suo letto di stracci, per far credere di dormire. E senza difficoltà scappa. Viene infine arrestato vicino a un residence frequentato da prostitute: ne avrebbe picchiato un’altra, sempre incinta, pretendendo prestazioni sessuali. Jerelle alla fine riesce a finire nelle galere italiane. “Mi risulta che siano i primi, lui e il suo complice”, non nascondono la loro soddisfazione Alessandra Bocchi e Anna Silvia Zanini, avvocati delle presunte vittime.
Oggi Jerelle attende il processo per il primo stupro, mentre per il secondo è stato condannato (sei anni in primo grado, come il suo presunto complice Darius Mc Cullough). E i casi non si contano. Spesso sono reati di violenza. L’ult imo è di pochi giorni fa: un parà di 22 anni accusato di violenza sessuale nei confronti della figliastra di sette anni. Militari, ma non solo. C’è un civile americano, Mark Gelsinger, tra gli otto indagati nell’inchiesta per reati ambientali relativi alla costruzione del MUOS, l’impianto satellitare della Marina USA di Contrada Ulmo a Niscemi (Caltanissetta). Le autorità americane hanno chiesto subito che sia sottoposto alla loro giurisdizione.
I pm italiani indagano, le autorità americane chiedono di sottoporre i loro cittadini alla giurisdizione statunitense. E la risposta finora era quasi sempre scontata: 91 sì su 113 domande in quindici mesi fino al marzo 2014. Perché? Pesava una sudditanza dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti, ma contano anche i tempi della giustizia.
“Nelle more del processo i militari vengono rispediti a casa. E addio”, racconta l’avvocato vicentino Paolo Mele. Alla base di tutto la Convenzione di Londra ratificata nel 1956, quella chiamata “familiarmente” patto di benevolenza. Prevede che per i reati commessi dai militari NATO si tenda a concedere la giurisdizione del Paese d’origine. In pratica un accordo ricamato addosso ai soldati americani.
Per decenni a migliaia si sono sottratti alla nostra giustizia. Con due casi clamorosi: “Il 3 febbraio 1998″, racconta Mele, “due avieri americani – il pilota Richard Ashby e il navigatore Joseph Schweitzer – volando come Top Gun tranciarono i cavi della funivia del Cermis. Venti persone morirono. I due militari furono sottratti alla giustizia italiana e processati in America dove vennero assolti per l’incidente. Furono radiati e condannati a pochi mesi solo perché distruggendo il video del volo avevano ostacolato la giustizia”, conclude Mele.
Poi ecco il caso Abu Omar, l’imam egiziano sequestrato dalla CIA nel centro di Milano e portato nel suo Paese dove fu incarcerato e torturato. Il pm Armando Spataro e la Digos di Milano arrivarono a identificare i responsabili: 23 agenti condannati in Cassazione. Ma tutti si sottraggono alla giustizia italiana. E il responsabile della struttura Jeff Romano ottiene la grazia dal presidente Giorgio Napolitano. Se non ci pensano gli Americani, facciamo noi. Nessuno dei nostri governi ha mai chiesto l’estradizione per le spie condannate.
Violenze, disastri e spionaggio. Ma anche marines in fuga dai loro impegni familiari. Già, perché in Italia ci sono 59 installazioni militari americane. Solo a Vicenza una persona su dieci vive nella base. Nel 1959 ogni mese si celebravano dieci matrimoni misti. Poi qualcosa è cambiato: divorzi, mariti in fuga, irrintracciabili che lasciano le compagne sole e senza un soldo. Un reato, ma nessun militare paga: l’America li tutela a qualunque costo.
“Qualcosa, però, negli ultimi mesi sembra cambiato, non so se per merito dell’Italia o dell’amministrazione Obama”, sostiene Alessandra Bocchi. Conclude: “Noi non ce l’abbiamo con gli Americani, anzi. Ma dobbiamo tutelare le vittime”. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando nel luglio 2014 ha twittato: “I due militari americani accusati di stupro saranno processati in Italia”. Jerelle e Darius per il momento sono in carcere. Si capirà presto se è un primo passo.
Ferruccio Sansa

[Fonte: Il Fatto Quotidiano, 11/7/2015 – i collegamenti inseriti sono nostri]

Meredith Kercher è morta da sola

bananaLo ha deciso la Corte di Cassazione (italiana?!?).
Amanda Knox è stata comunque condannata a tre anni per calunnia.
Condanna troppo lieve per innescare una richiesta di estradizione rivolta oltreoceano, come dimostrato dal caso dei sequestratori di Abu Omar, 22 dei quali erano stati “graziati” in virtù di un decreto ministeriale del gennaio 2000 e alle conseguenti circolari in materia, che hanno consolidato la prassi di non richiedere l’estradizione dei soggetti condannati a pene inferiori ai quattro anni.
Mentre il 23°, Robert Seldon Lady, ex capo-stazione CIA a Milano condannato a sei anni in via definitiva, arrestato nell’estate 2013 a Panama, se la filò negli USA prima che l’allora ministro della giustizia Annamaria Cancellieri riuscisse a mettergli le mani addosso.
Non mancando, successivamente, di inoltrare una beffarda domanda di grazia rimasta inevasa.
Federico Roberti

Colonia Italia puntata n. ?


Con uno scarno comunicato emesso lo scorso venerdì, 21 dicembre, il ministero della Giustizia nella persona del Guardasigilli uscente Paola Severino ha reso noto – “dopo una attenta valutazione” – che, in riferimento alle 23 richieste della Procura generale di Milano per l’estradizione dei cittadini statunitensi condannati in via definitiva nel procedimento per il sequestro di Abu Omar, soltanto una di esse sarà evasa.
A finire fra i “ricercati” sarà quindi Robert Seldon Lady, l’ex capo della stazione CIA a Milano, in quanto condannato a sei anni di pena.
Tutti gli altri componenti il gruppo d’azione – i quali peraltro avevano già goduto dell’applicazione dell’indulto da parte dell’autorità giudicante – rei di aver sequestrato, torturato e poi fatto scomparire l’imam egizio nel 2003, resteranno liberi e giocondi, grazie a un decreto ministeriale del gennaio 2000 e alle conseguenti circolari in materia che avrebbero consolidato la prassi di non richiedere l’estradizione dei soggetti condannati a pene inferiori ai quattro anni.
Insomma non sono trascorsi invano questi ultimi mesi, passati alla ricerca del cavillo giuridico idoneo a mascherare la sudditanza della “Repubblica Italiana” al padrone d’oltreoceano.
Buon Natale da Paola Severino. congedatasi con merito.
Federico Roberti

Il ministro Severino deciderà a sua discrezione

Ci scappa da ridere…

Roma, 19 settembre – Con le condanne definitive pronunciate oggi dalla Cassazione nei confronti dei 23 agenti CIA imputati per il sequestro di Abu Omar, torna alla ribalta il nodo della loro estradizione. Una richiesta in tal senso non è stata avanzata dai precedenti ministri della Giustizia e, molto probabilmente, il guardasigilli Paola Severino si troverà a breve a valutare la questione.
L’iter procedurale non è particolarmente breve: dalla Suprema Corte, tra stasera e domani, verrà inviato alla procura generale di Milano il fax con il dispositivo della sentenza, per la cui esecutività si muoveranno i magistrati milanesi. Saranno loro, dunque, che presumibilmente torneranno a sollecitare l’estradizione dei 23 agenti dagli Stati Uniti. Il ministro, da parte sua, stando a quanto prevede il codice di procedura penale, deciderà a sua discrezione se inoltrare o meno la richiesta.
(AGI)

Ma quando mai!

Milano, 15 dicembre – La terza Corte d’appello di Milano, con la sua sentenza ha confermato anche il risarcimento di 1,5 milioni di euro, per l’ex Imam Abu Omar e per sua moglie. In particolare, i giudici hanno confermato il risarcimento di 1 milione di euro per Abu Omar, assistito dall’avvocato Carmelo Scambia, e di 500 mila euro per sua moglie, assistita dall’avvocato Luca Bauccio. I giudici, però, a differenza del primo grado, hanno escluso la condanna al risarcimento nei confronti dell’ex Imam e della moglie per i due funzionari del SISMI Luciano Seno e Pio Pompa. Il risarcimento, dunque, resta a carico dei 23 agenti della CIA condannati oggi.
(ANSA)

Il caso Abu Omar secondo il pm Armando Spataro

In occasione della pubblicazione di Ne valeva la pena, libro che ha come spina dorsale l’inchiesta sul caso Abu Omar, l’imam egiziano sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla CIA in accordo con esponenti dei servizi segreti italiani, Raffaella Calandra ha intervistato il pubblico ministero Armando Spataro.
L’intervista è qui.

L’amerikano del DIS

E così, dopo Niccolò Pollari, condannato per la oscura faccenda del sequestro Abu Omar, anche il suo successore alla testa dei Servizi Segreti, cioè il prefetto Gianni De Gennaro che ‘importò’ dal FBI Buscetta (e il pentitismo) ben 26 anni fa, è stato condannato penalmente per un gravissimo reato: istigazione a falsa testimonianza, quando era Capo della Polizia!, nei confronti del vice Questore di Genova per i fatti del luglio 2001 (scontri al G8). Obbiettivamente un fatto molto più grave di quello per cui lo fu invece il suo stesso predecessore Pollari; ed anche a non voler considerare tutto il resto, cioè il ‘mistero’ che grava sugli scontri stessi, e la loro fenomenologia, inclusi i massacri finali dei ‘prigionieri’ inermi delle caserme Bolzaneto e Diaz.
Strano a dirsi ma il suo ‘vice’ di allora, Antonio Manganelli, si mise in vacanza poprio alla vigilia del G8 stesso, che pur si prevedeva molto impegnativo per la forze dell’ ordine… Così potè mantentersi ‘vergine’ di ogni accusa, e succedè tranquillamente al suo Capo quando questi passò a più alto incarico… Dal quale incarico però, il suo antecedente Pollari, quando fu condannato, fu poi dimissionato… e infatti anche De Gennaro ha offerto le sue dimissioni. Questa volta, guarda un po’ il caso, respinte all’unanimità: non tanto dal governo, che non conta nulla perché non vuole, ma anche e soprattutto a ‘furor di stampa’, e dunque non mantenute dal titolare del DIS…
Allorché invece Pollari fu linciato dai media, ed apparentemente anche per buone ragioni, perfino ‘antiamericane’!!! Ma il vero ‘amerikano’, a quanto pare, era ancora di là da venire. E sarà ben difficile mandarlo più via. Proprio come accadde col comunismo: sembrava il male maggiore, ed infatti ci vollero ben 72 anni, dal 1917, perché poi cadesse il Muro… Ma gli USA occupano militarmente, politicamente, economicamente, culturalmente, spiritualmente l’Italia e l’Europa da ben 67 anni, luglio 1943 dello sbarco in Sicilia, dissanguandola in modo ancor più violento e totalitario: e se dobbiamo stare al loro volere, che hanno rifiutato la richiesta del governo tedesco di portar via di là le bombe nucleari, non sembrano minimamente intenzionati ad andarsene.
Per il burattino negro della Casa Bianca il copione che deve recitare in palcoscenico, non prevede minimamente la parte di Gorbaciov o Eltsin, che lasciò infine liberi i Paesi baltici e tutti i satelliti…
Gianni Caroli

[Dello stesso autore: Abu Omar come l’Achille Lauro?]

La diplomazia sporca di Frattini ed i bambini della Palestina

Sappiamo per certo che nella sesta tappa della trasferta africana il ministro degli Esteri Frattini ha promesso al Cairo al suo omologo Abul Gheit un ragguardevole ma non ancora precisato contributo dell’Italia per allungare l’estensione del muro d’acciaio che Mubarak sta facendo costruire sul confine della Striscia di Gaza, con l’assistenza finanziaria del Dipartimento di Stato e di ingegneri USA.
Un progetto che prevede la messa in opera di una condotta d’acqua parallela con prelievo dal mare prospiciente la costa mediterranea per allagare, con conseguenti frane, eventuali gallerie che dovessero essere scavate a profondità superiori allo sbarramento in putrelle di acciaio (spessorato), destinate ad essere inserite nel terreno fino a una profondità di 30 metri. Con l’espressione da parte italiana di un particolare ringraziamento per “l’azione intrapresa dal governo egiziano contro l’organizzazione terrorista di Hamas“, accusata per l’occasione da Frattini di usare gli attraversamenti sotterranei per contrabbandare armi leggere e pesanti dal Sinai con la complicità di Sudan, Eritrea ed Iran.
Un contrabbando – avrebbe sottolineato il titolare della Farnesina – suscettibile di incrinare i rapporti del Cairo con Gerusalemme sulla frontiera tra i due Stati ed attentare alla sicurezza di Israele.
Frattini avrebbe parlato con Abul Gheit anche della minaccia del governo Netanyahu, fatta trapelare dai quotidiani israeliani, di occupare militarmente un fascia di 1 km di territorio egiziano in corrispondenza del valico di Rafah per “stroncare l’approvvigionamento illegale di armi offensive, in particolare di razzi con una gittata superiore ai 30 km“.
Nell’agenda di Frattini anche l’invito al ministro degli Esteri Abul Gheit ad incrementare le pressioni su Hamas per la liberazione del soldato Shalit, uno scambio di opinioni sulla possibilità di rafforzare la presenza navale del Cairo in prossimità del Golfo di Aqaba e nello Stretto di Bab el-Mendeb, la possibile partecipazione di un contingente militare egiziano all’AMISOM (ormai asserragliata a Villa Italia) a Mogadiscio.
Altro argomento dei colloqui è stata la stabilità interna del regime egiziano minacciato, si è sostenuto concordemente, dall’insediamento nel Paese del Nilo di nuclei terroristi di Al Qaeda che potrebbero agire in collaborazione con i Fratelli Musulmani per avversare il passaggio della consegna dei poteri tra l’attuale presidente Mubarak ed il figlio Gamal, un ricchissimo uomo d’affari con le mani in pasta in banche, appalti e concessioni di Stato, al momento di un grave impedimento o della morte della “vacca che ride“.
Un azzeccatissimo nomignolo affibbiato dagli egiziani al Rais, che la dice lunga sulla popolarità del padre-padrone dell’ Egitto con le mani lorde di sangue. Continua a leggere

“Bob” Seldon Lady

“Bob” Seldon Lady, l’ex capo della stazione della CIA a Milano, colui che comandava i 23 agenti della “super agenzia” yankee condannati in Italia per aver sequestrato, torturato e poi fatto “scomparire” l’iman egizio Abu Omar nella città italiana di Milano nel 2003, era una figura chiave nella rete che dall’Honduras ed El Salvador scambiò armi per cocaina a sostegno della contra nicaraguense negli anni ’80.
(…)
Lady, un nordamericano di 52 anni, è nato nell’Honduras e partecipò insieme a suo padre in operazioni dell’Agenzia Centrale d’Intelligence degli Stati Uniti nella guerra sporca contro i sandinisti nicaraguensi, prima di arruolarsi dopo il 2001 in una “Operazione Condor” in versione mediorientale.
Tra i 26 imputati della fase iniziale della causa in Italia, si trovava una donna – Betnie Medero – ora presuntamente residente in Messico che è stata a capo del comando così come una misteriosa funzionaria del Dipartimento di Stato, Mónica Courtney Adler.
(…)
Tra i membri del comando di sequestratori, è di particolare interesse il caso di Betnie Medero. Questa donna di 33 anni aveva l’incarico di seconda segretaria nell’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. E’ arrivata in Italia nell’agosto 2001 con credenziali diplomatiche e – secondo il Corriere della Sera – ha personalmente diretto il sequestro in situ, oltre ad avere poi assicurato il trasferimento dell”ostaggio fino alla base statunitense di Aviano, nel nord del paese. Ora si ritiene che sia in Messico, con legami con la locale ambasciata USA, secondo lo stesso quotidiano italiano.
Medero ebbe due complici principali in quest’azione, che sembra ripresa da un film di Hollywood: James Thomas Harbison, di 58 anni , e Vincent (o Vicent o Vicente) Faldo, di 57 anni. Comunque, le caratteristiche del capobanda, Robert “Bob” Lady, illustrano l’estensione delle operazioni dell’agenzia nordamericana in tutto il mondo. Figlio di William “Bill” Lady, un vecchio agente della CIA radicato in Honduras, “Bob” Lady diresse insieme a Manuchar Ghorbanifar – un sulfureo negoziante iraniano – la vendita segreta di armi all’Iran che, insieme alle operazioni di narcotraffico dirette da El Salvador da Félix Rodríguez Mendigutía e Luis Posada Carriles, hanno provocato il più grande scandalo che colpi l’amministrazione Reagan.
Lady portò avanti i suoi loschi collegamenti sotto gli ordini del tenente colonnello dei marines Oliver North, che ha anche comandato le operazioni ad Ilopango, anch’esse allo scopo di fornire illegalmente armi alla contra nicaraguense.
Queste operazioni si svilupparono anche in parallelo con la rete di contrabbando del multimilionario Gerard Latchinian, padrino dell’imprenditore Yehuda Leitner, attuale fornitore di armi ed di equipaggiamenti per reprimere della dittatura Micheletti.
“Bob” Lady continuava ad operare in America Centrale nel 1994, quando la spia Aldrich Ames “lo bruciò”, rivelando il suo nome all’intelligence sovietica, secondo quanto sostiene la stampa nordamericana. Il suo nome fu poi associato al “Nigergate”, quell’operazione di disinformazione che giustificò l’occupazione dell’Iraq con il pretesto – completamente inventato – che Saddam Hussein tentava di acquisire uranio in Niger.
Lady è fuggito precipitosamente dall’Italia nel giugno 2005, quando seppe che la magistratura di quel paese si interessava del sequestro di Abu Omar. Avvertita, sua moglie, cancellò tutti i files del suo computer, ma gli specialisti della polizia riuscirono a recuperarne una buona parte. Anzi, gli inquirenti trovano prove del soggiorno di due settimane di Lady in El Cairo, proprio quelle in cui cominciò l’interrogatorio dell’iman di Milano.
Alcune fonti assicurano che “Bob” Lady si trova ora di ritorno in America Centrale.
(…)

Da L’ex capo della CIA a Milano coinvolto nella rete terroristica di Posada Carriles, di Jean-Guy Allard.

Abu Omar come l’Achille Lauro?

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Il “caso Abu Omar”, ossia la vicenda del rapimento, a Milano ed in pieno giorno, del predicatore integralista islamico da parte di un commando della CIA, presenta caratteristiche di simmetria e specularità con un caso ancora più clamoroso, conseguenze incluse, che appassionò il mondo ventiquattro anni fa, il sequestro della nave Achille Lauro.
Ricordiamolo per sommi capi.
Il 7 ottobre del 1985, un gruppo di palestinesi armati nascosti a bordo sequestra l’ ammiraglia della flotta turistica italiana, appena salpata da Alessandria d’Egitto, con tutto l’equipaggio e 450 passeggeri a bordo, di varie nazionalità. A quale scopo, ci si chiede subito…? Allo scopo, rispondono i sequestratori, che Israele liberi 52 detenuti palestinesi: viceversa, l’Achille Lauro salterà in aria. Figuriamoci.
Un curioso sistema, da parte di un commando terrorista ritenuto “vicino” al Fronte di Liberazione Popolare, di ottenere lo scopo: attaccando militarmente cioè, nel piroscafo (che ne fa parte integrale ai fini del diritto di navigazione) il territorio di un paese naturalmente amico della causa palestinese; e per di più allora guidato da un governo “Craxi-Andreotti” che ancor oggi il sito “liberali per Israele” designa ingiustamente come “amico dei terroristi”. Che tale non era affatto, naturalmente: ma bensì desideroso di contribuire alla pace in Medio Oriente, risolvendolo alla stregua delle risoluzioni ONU che prevedono la costituzione di uno Stato Palestinese sulle terre occupate da Israele durante l’attacco bellico del giugno 1967, Cisgiordania in primis. E in questa chiave aveva accolto in Italia, con protocollo da Capo di Stato incluso discorso in Parlamento, Yasser Arafat nel 1983.
Agli occhi di qualcuno, una colpa imperdonabile…
Bene, dopo due giorni di sequestro, e di frenetiche trattative triangolari fra Italia, Egitto, OLP di Arafat e Abu Abbas capo del FLP residente in Egitto, al quale gruppo risulta aderente l’autolesionista commando di sequestratori, gli stessi cedono: otterranno un salvacondotto per giungere in Italia ove saranno giudicati dalla giustizia italiana, perché i ponti, le cabine, la tolda di una nave italiana sono territorio nazionale a tutti gli effetti. Garanti della mediazione con il governo italiano sono il Presidente egiziano Hosni Mubarak ed il capo dell’OLP Yasser Arafat, che ne rispondono alle opinioni arabe se qualcuno tradisse il compromesso stesso.
Il 9 ottobre il commando abbandona la nave, non senza aver firmato la provocazione con un delitto gratuito ed odioso, solo apparentemente “inutile”: l’assassinio a sangue freddo, e senza giustificazione di alcun tipo, di un solo passeggero. Leon Klinghoffer, un crocerista paralitico di appartenenza ebraica, con passaporto USA.
La vicenda, fin qui solo “drammatica”, allora assume di colpo un profilo “tragico” ed emozional-mediatico che ribalta completamente quello “solo” giuridico: ai fini del quale invece, non cambia nulla; solo un altro reato, il più grave peraltro (l’omicidio in forma abbietta), si aggiunge alla lista di quelli addebitabili al commando in sede penale. E coinvolge, insieme dalla stessa parte, Stati Uniti e Israele contro l’Italia: perché il governo, ad onta dello scandalo, intende mantener dritta la barra del compromesso stipulato con garanti così autorevoli che rischierebbero grosso in caso opposto. “Bruciare” politicamente Mubarak ed Arafat agli occhi arabi – come responsabili di un accordo tradito dall’ Italia, che dovrebbe, negli intenti israelo-USA, consegnare loro i sequestratori – lo Stato italiano questo non può farlo.
A questo punto entrano in scena i “diversori” per linee interne: Continua a leggere

Abu Omar, la sentenza di 1° grado

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Milano, 4 novembre – Il giudice milanese Oscar Magi, al termine del processo per il sequestro dell’ex imam Abu Omar, ha disposto il non luogo a procedere per effetto del segreto di Stato nei confronti dell’ex numero uno del Sismi Niccolò Pollari e dell’ex dirigente Sismi Marco Mancini, mentre ha condannato l’ex capo della stazione della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, a otto anni di reclusione per sequestro di persona.
Condannati anche altri 22 dei 26 ex agenti Cia imputati — tutti a 5 anni di reclusione — mentre per tre di loro, fra i quali l’ex capo della stazione Cia di Roma, Jeff Castelli, è stato disposto il non luogo a procedere per l’immunità diplomatica.
Gli altri due agenti prosciolti per l’immunità sono Betney Medero e Ralph Russomando.
Per Castelli, Medero e Russomando, il giudice ha disposto l’immediata perdita di efficacia della richiesta di misura cautelare. Restano in piedi gli altri ordini d’arresto internazionali, che hanno però un puro valore simbolico, anche perché i governi che si sono succeduti non hanno mai dato corso alla procedura per la richiesta di estradizione avanzata dalla procura.
La procura aveva chiesto per Pollari la condanna a 13 anni e 12 anni per Seldon Lady, per gli altri agenti erano state chieste condanne comprese fra i 10 e i 13 anni.
In tutto gli imputati erano 33. I due ex agenti del Sismi Pio Pompa e Luciano Seno sono stati condannati a tre anni di reclusione per favoreggiamento.
Tutti i condannati dovranno versare in solido una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per Abu Omar e di 500.000 euro per sua moglie. I coniugi avevano chiesto un risarcimento di 15 milioni di euro.
Il Dipartimento di Stato USA ha espresso delusione per la condanna. “Siamo delusi per il verdetto contro gli americani e gli italiani condannati a Milano per il loro presunto coinvolgimento nel caso del religioso egiziano Abu Omar”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ian Kelly.
(Reuters)

[grassetto nostro]

Criminali si nasce, spie della CIA si diventa

giustizia per abu omar

Milano, 23 settembre – Gli agenti della CIA a processo per il sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar, “sono criminali e, come tali, vanno puniti”.
Con questa esortazione, il procuratore aggiunto, Armando Spataro, ha concluso la prima parte della sua requisitoria, che proseguirà mercoledì prossimo, davanti al giudice Oscar Magi. Armando Spataro ha supportato questa considerazione citando l’ex responsabile dei sequestri illegali avvenuti in Europa per la CIA, il quale, facendo mea culpa in un libro, ha scritto: “Se non avessero compiuto tali operazioni illegali, questi agenti avrebbero rapinato delle banche”.
(AGI)

Si leggano anche:
Abu Omar, sospeso il processo
Abu Omar, la CIA e la sovranità italiana

Abu Omar, USA vogliono giurisdizione su ufficiale NATO
Gli Stati Uniti si sono mossi formalmente oggi per la prima volta per opporre l’immunità dalle imputazioni a beneficio di uno dei 26 americani sotto processo a Milano per il rapimento dell’ex imam Abu Omar. Lo ha riferito oggi un funzionario americano.
Washington ha invocato la tutela dal processo del colonnello Joseph Romano, in base a un accordo NATO che si applica ai presunti reati commessi oltreoceano da personale militare “nello svolgimento del proprio servizio”, ha detto a Reuters il portavoce del Dipartimento della Difesa, comandante Bob Mehal.
E’ la prima volta che gli Stati Uniti intervengono formalmente per tutelare uno degli americani imputati nel processo. “Quest’azione è stata presa ora perché il processo si sta avviando verso una sentenza. Sembra che tutti gli sforzi per una soluzione diplomatica o legale siano falliti”, ha detto Mehal.
Mehal ha detto che il giudice di Milano ha inizialmente respinto la richiesta dell’avvocato di Romano oggi di far cadere le accuse nei confronti dell’ufficiale dell’aeronautica, in ottemperanza all’accordo “Status of Forces Agreement” della NATO, noto come “SOFA”.
“Stiamo rivedendo questa decisione, ma speriamo e ci aspettiamo che il governo italiano ottemperi ai suoi obblighi previsti dal trattato e rispetti il nostro richiamo alla giurisdizione secondo il SOFA della NATO”, ha detto.
Romano, promosso colonnello nel 2007 e attualmente in Texas, era comandante delle forze di sicurezza della base aerea di Aviano ai tempi della scomparsa di Abu Omar. Mehal ha detto che la decisione di invocare la tutela giurisdizionale “non è un commento nel merito del processo in Italia o sulla validità delle accuse”.
Gli altri sospetti americani non dovrebbero poter beneficiare dell’accordo NATO in quanto questo si applica solo ai militari.
Uno degli imputati, l’ex capostazione della CIA di Milano Robert Seldon Lady, ha detto in un’intervista a un quotidiano italiano a giugno che stava solo eseguendo gli ordini e si è descritto come un soldato nella guerra contro il terrorismo.
Oggi a Milano si è svolta la prima parte della requisitoria, durante la quale il procuratore aggiunto Armando Spataro ha definito gli agenti della CIA dei “criminali”. Sotto processo a Milano, vi sono in totale 33 imputati, fra i quali l’ex direttore del SISMI Nicolò Pollari e 26 agenti americani della CIA, che non sono in Italia e per i quali gli USA hanno escluso l’estradizione.
La requisitoria si concluderà mercoledì prossimo con le richieste di condanna da parte dei pm – oltre a Spataro, Ferdinando Pomarici – al giudice Oscar Magi.
Phil Stewart per Reuters

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L’avvertimento del Presidente emerito
Milano, 30 settembre – Dalla politica è arrivato “un tentativo di intimidazione per cercare di impedire che il pm eserciti la sua funzione”.
Al processo sul rapimento di Abu Omar, ormai alle battute finali, interviene in aula a Milano il pm Ferdinando Pomarici e porta la sua “solidarietà personale dell’intero ufficio al collega” in seguito ad una serie di interpellanze parlamentari successive all’avvio, la settimana scorsa, della requisitoria dell’accusa nei confronti dei numerosi agenti CIA e funzionari ed ex funzionari del SISMI imputati per il rapimento dell’ex imam. Pomarici si augura poi che “le sguaiate polemiche che fino ad oggi sono rimaste fuori dall’aula” continuino a non influenzare il giudizio in corso.
(Adnkronos)

Roma, 30 settembre – ”Il procuratore aggiunto Pomarici dovrebbe avere il coraggio di citarmi nominalmente, dato che io lo conosco bene e altrettanto lui me; e invece di chiamare ‘intimidazioni’ normali atti di sindacato e indirizzo, dovrebbe forse spiegarci che cosa in realtà è successo anni fa a via Montenevoso in Milano”. Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
”Comunque, agli insulti suoi e del suo amico Spataro – sostiene – io rispondo dando a lui e al suo collega un consiglio: si tengano alla larga dagli Stati Uniti e dai territori da essi controllati perché la CIA e l’FBI non sono l’Aise dell’ammiraglio De Pinto e del colonnello dei Carabinieri Damiano”.
(ANSA)

Milano, 30 settembre – Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha preannunciato oggi che chiederà l’assoluzione di tre ex funzionari del SISMI nel processo per il sequestro dell’ex imam Abu Omar, lasciando intendere che chiederà la condanna dell’ex direttore del SISMI Nicolò Pollari e degli altri imputati, tra i quali 26 agenti americani della CIA.
Spataro, parlando durante la sua requisitoria in aula, ha detto che chiederà l’assoluzione di Giuseppe Ciorra, Raffaele Di Troia, e Luciano Di Gregorio perché la Corte Costituzionale ha escluso l’utilizzabilità di alcuni atti coperti dal segreto di Stato e, sulla base della sentenza della Corte, non può chiederne la condanna.
Su Pollari, Spataro ha detto che “nessuna direttiva” avrebbe potuto indurre l’ex direttore del SISMI “ad omettere la denuncia di un ordine illegittimo quale era quello di eseguire un sequestro di persona”, tanto più che Pollari “aveva l’opportunità di discutere l’ordine” perché era il direttore del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare.
In un altro passaggio, Spataro ha detto che “non si può pensare che la Corte Costituzionale abbia detto che è possibile coprire col segreto di stato una condotta criminale”.
“Nessun segreto di stato può coprire il reato di sequestro di persona”.
(Reuters)

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Milano, 30 settembre – Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha chiesto oggi 13 anni per Nicolò Pollari, ex numero uno del SISMI, e 26 condanne — tra 10 e 13 anni — per ex agenti della CIA, nella requisitoria al processo per il sequestro dell’ex imam Abu Omar.
“Si è trattato di un insopportabile strappo alla legalità e ai diritti fondamentali, inaccettabile neppure nell’interesse della sicurezza”, ha detto oggi Spataro.
Il pm di Milano ha poi parlato di “ineluttabili prove di responsabilità per Pollari e per Marco Mancini”, l’ex numero due del SISMI per il quale sono stati chiesti 10 anni di reclusione.
“E’ impensabile che il SISMI abbia eseguito il sequestro senza che Pollari sapesse”, ha aggiunto Spataro.
Nella requisitoria il pm ha detto anche che “le democrazie si fondano su principi irrinunciabili anche nei momenti di emergenza. Se rinunciassimo a questa visione la lotta al terrorismo sarebbe persa in partenza”.
Il processo per il rapimento del religioso vede imputate 33 persone, tra ex funzionari dei servizi segreti italiano e USA, con l’accusa di aver rapito nel 2003 Abu Omar – imputato a Milano per terrorismo internazionale in un altro procedimento – e di averlo poi inviato in una cosiddetta operazione di “rendition” in Egitto, dove il religioso sostiene di aver subito torture durante la detenzione.
Tra le altre richieste avanzate dal pm, c’è quella a 13 anni di reclusione per Jeff Castelli, ex capo della CIA a Roma e quella a 12 anni per Robert Seldon Lady, ex capo della stazione CIA di Milano.
Per Pio Pompa e Luciano Seno — ex funzionari del SISMI accusati di favoreggiamento — Spataro ha chiesto 3 anni.
Inoltre, come preannunciato stamani, Spataro ha chiesto l’assoluzione degli ex funzionari del SISMI Giuseppe Ciorra, Raffaele Di Troia e Luciano Di Gregorio perché la Corte Costituzionale ha escluso l’utilizzabilità di alcuni atti coperti dal segreto di Stato.
(Reuters)

Similes cum similibus
Roma, 1 ottobre – ”Le richieste del pm Spataro al processo per il sequestro di Abu Omar sono un insulto ai servizi di informazione e di sicurezza che proteggono la sicurezza del nostro Paese”, afferma Francesco Cossiga in una dichiarazione.
L’ex capo dello Stato esprime ”piena solidarietà” agli ex dirigenti del SISMI Nicolò Pollari, Marco Mancini ”ed anche a Pio Pompa”; solidarietà, inoltre, ai “‘colleghi’ della Central Intelligence Agency che hanno operato in Italia, in Europa e nel mondo per combattere il terrorismo di Al Qaeda”.
Nella sua dichiarazione, Cossiga attacca gli attuali vertici del servizio segreto militare ed invita il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta a sostituirli e a ”trovare una qualche sistemazione a quella brava persona e buon marinaio che è l’ammiraglio Branciforte. Se le mie richieste non saranno soddisfatte – dice l’ex capo dello Stato – mi porrò sotto la protezione degli agenti della CIA che operano in Italia!”.
Cossiga, inoltre, si dice ”certo che con queste richieste il magistrato Spataro (il magistrato che ha avanzato la richiesta di condanna a 13 anni di reclusione per il generale Pollari, ndr) si è guadagnato i ‘galloni’ di procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, galloni – conclude il senatore a vita – che otterrà anche grazie alla sua militanza nella corrente di ultrasinistra dell’Anm, ‘testa’ e ‘padrona politica’ del Csm”.
(ANSA)

Segreto di Stato bipartisan sul sequestro Abu Omar

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Il giudice della quarta sezione del tribunale di Milano, Oscar Magi, deciderà il prossimo 20 maggio sulle numerose istanze presentate dagli avvocati degli imputati nel processo per il sequestro dell’ex imam Abu Omar, dopo che la Corte Costituzionale ha parzialmente accolto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal governo contro la magistratura milanese in materia di segreto di Stato. Il procuratore aggiunto Armando Spataro e il pm Ferdinando Pomarici si sono opposti, giudicandole tra le altre cose intempestive, alle richieste di proscioglimento presentate da numerosi imputati.
Per quanto riguarda invece, l’utilizzabilità delle prove, sulla scorta della sentenza della Consulta, la pubblica accusa ha ritenuto che dichiarazioni di testimoni e documentazione siano utilizzabili escludendo, in sostanza, tutti i riferimenti ai rapporti tra SISMI e CIA. La Corte Costituzionale ha accolto parzialmente i ricorsi presentati dal governo Prodi e dall’esecutivo guidato da Berlusconi, accomunati nell’opporre il segreto di Stato sulla vicenda. Sarà quindi necessario attendere la ripresa del processo per sapere se il giudice Oscar Magi vorrà continuarlo o interromperlo.
Le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, emessa l’11 marzo scorso, secondo gli avvocati che difendono i 36 imputati sembrerebbero lasciare poco spazio. Infatti i giudici della Corte hanno confermato la piena titolarità del presidente del Consiglio ad apporre su alcuni atti e vicende il segreto di Stato.
Il tribunale dovrà quindi, secondo la Corte, preliminarmente vagliare l’effetto di tali annullamenti sul processo in corso dal momento che la sentenza chiarisce che i rapporti fra CIA e SISMI sono coperti dal segreto di Stato e che chiunque dovesse parlare (testimoni o anche imputati) incorrerebbe nel reato di violazione di segreto di Stato punito con la reclusione fino a quattro anni.
Anche sull’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche effettuate dalla procura, la Corte afferma che non sono utilizzabili nella parti in cui facciano riferimento ad elementi conoscitivi coperti dal segreto di Stato ed in particolare sul tema delle relazioni intercorse fra i servizi segreti italiani e quelli statunitensi.

Abu Omar, sospeso il processo

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MILANO (Reuters) – Il giudice di Milano Oscar Magi ha sospeso oggi il processo per il sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar, fino al 18 marzo prossimo, in attesa che la Corte costituzionale decida sul conflitto di attribuzioni tra il governo e la magistratura.
Al processo, stamani, la difesa dell’ex numero due del Sismi, Marco Mancini, aveva chiesto la revoca di alcune prove testimoniali o la sospensione del processo fino alla decisione della Corte costituzionale oppure il proscioglimento del suo assistito. La pubblica accusa si era opposta alle richieste di Mancini.
La Corte costituzionale è chiamata a esprimersi sul conflitto di attribuzione tra poteri tra governo e magistratura milanese sull’estensione del segreto di Stato in merito a una serie di atti che la procura ritiene utili al caso.
Il mese scorso il premier Silvio Berlusconi aveva confermato l’esistenza del segreto di Stato su ordini e direttive impartite dall’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari ai suoi uomini per impedire l’uso di mezzi e modalità illecite nella lotta al terrorismo e in relazione alle “rendition”, cioè i trasferimenti illegali di sospettati di terrorismo.
Nell’ordinanza di oggi, il giudice Magi ha spiegato di aver deciso di sospendere il processo per la difficoltà che hanno le parti “di tracciare un limite certo nell’ammissibilità delle domande e nella possibilità delle risposte”.
“Deve ritenersi che vi sia stata da parte della presidenza del Consiglio una dilatazione della sfera di non conoscibilità dei fatti relativi al reato per cui si procede…l’evidente illogicità di tale dilatazione comporta di conseguenza un’estrema difficoltà sia per il giudice procedente che per le altre parti processuali di tracciare un limite certo nell’ammissibilità delle domande e nella possibilità delle risposte. Per queste ragioni si ritiene opportuno sospendere il processo in corso e in particolare, anche l’ascolto dei testi del pm ancora da assumere, tutti appartenenti o ex appartenenti al Sismi”, ha scritto Magi nel provvedimento.

Sempre stamattina, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha detto che l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e il suo predecessore, Romano Prodi, hanno utilizzato il segreto di Stato per ostacolare la giustizia.
Parole che hanno provocato la dura reazione di uno dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che le ha definite “un intollerabile attacco” al premier e che ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura di prendere “urgenti provvedimenti in merito”.
“Comprendo l’aspirazione dei difensori a interpretare il segreto di Stato come se questo potesse diventare impunità o impedire l’accertamento della verità. Comprendo questa aspirazione perché è la stessa dell’attuale e del precedente presidente del Consiglio di usare il segreto di Stato per ostacolare la giustizia”, ha detto Spataro.
Ferma la replica di Ghedini. “Le dichiarazioni di Spataro sono di assoluta gravità. Il presidente Berlusconi nel pieno rispetto delle leggi e dei trattati, ha opposto la più ampia e leale collaborazione all’autorità giudiziaria nella vicenda Abu Omar”, ha detto l’avvocato in una nota.
“Si deve ricordare che proprio il governo di Silvio Berlusconi non ha apposto alcun segreto sull’asserito sequestro di Abu Omar, decisione ribadita dal governo Prodi. … E’ intollerabile che un magistrato possa attaccare impunemente in maniera siffatta l’attuale presidente del Consiglio. E’ auspicabile che il Consiglio Superiore della Magistratura prenda urgenti provvedimenti in merito”, ha aggiunto.
Intanto Pollari – attraverso il suo avvocato, Nicola Madia – ha detto: “Il presidente del Consiglio è l’unico depositario del segreto di Stato e in tale veste mi ha ordinato di rispettarlo. Intendo obbedire agli ordini ricevuti nonché ai doveri istituzionali e morali discendenti dal giuramento di fedeltà allo Stato. E questo nonostante il segreto di Stato mi precluda di difendere e di dimostrare la più totale estraneità del Sismi alla vicenda”.

Abu Omar, la CIA e la sovranità italiana

“Il rapito, in questo caso, è (o era) un imam quarantaduenne, Hassan Mustafa Osama Nasr, noto anche con il nome di Abu Omar. Nel 1991, se non prima, Omar aveva lasciato l’Egitto per l’Albania, perché apparteneva all’organizzazione islamica fuorilegge Jamaat al-Islamiya ed era ricercato dalla polizia. A Tirana aveva lavorato per circa quattro anni al servizio di enti di beneficenza islamici e non sembra aver preso parte ad alcuna attività criminosa. Dopo 1’11 settembre, l’amministrazione Bush incluse gli enti per cui Omar lavorava tra quelli che sostenevano il terrorismo. A Tirana, intanto, aveva sposato una donna albanese, Marsela Glina, da cui aveva avuto una figlia e un figlio.
Nel 1995, dietro sollecitazione della CIA, i servizi segreti albanesi proposero a Omar di diventare informatore, e lui accettò prontamente. Gli albanesi non lo pagarono, ma lo aiutarono ad appianare un contenzioso che aveva con la proprietaria dei locali di una panetteria da lui avviata e, dopo il matrimonio con un’albanese, lo misero in regola con il permesso di soggiorno. Abu Omar fu il primo arabo disposto a denunciare i propri soci agli albanesi, e le informazioni fornite dagli albanesi alla CIA con l’aiuto dell’egiziano accrebbero notevolmente la reputazione dei loro servizi segreti agli occhi degli americani. Eppure, poche settimane dopo, per ragioni ignote – forse perché gli esiliati islamici suoi amici avevano saputo della sua collaborazione con la polizia – fuggì con la famiglia dall’Albania. La CIA informò in seguito gli albanesi che Abu Omar si trovava in Germania. Nel 1997 ricomparve a Roma, dove gli fu garantito lo status di rifugiato politico. Di lì a poco si trasferì a Milano, che è il principale centro di attività islamistiche in Italia, e cominciò a predicare in una moschea che era già considerata punto di ritrovo per estremisti politici e religiosi. La polizia antiterrorismo italiana gli mise il telefono sotto controllo e piazzò microfoni e microspie in casa sua e in un’altra moschea in cui Abu Omar andava a predicare. Benché ritenesse di avere prove sufficienti ad arrestarlo con l’accusa di «associazione terroristica», la polizia temporeggiò perché tramite intercettazioni stava raccogliendo informazioni di grande interesse che, oltretutto, stava condividendo con la CIA.
Lunedì 17 febbraio 2003, poco dopo mezzogiorno, Abu Omar stava percorrendo via Guerzoni, diretto a una moschea per le preghiere quotidiane, quando fu fermato da un carabiniere. Secondo Armando Spataro, il pubblico ministero di Milano che indaga sulla vicenda, il carabiniere era stato ingaggiato dalla CIA perché avvicinasse Abu Omar con la scusa di un normale controllo dei documenti. La partecipazione di questo agente italiano, nome in codice «Ludwig», ha suscitato il sospetto che il Sismi, il servizio segreto militare italiano, stesse cooperando con gli americani. L’ufficio dell’ex primo ministro Silvio Berlusconi ha sempre negato qualsiasi intervento, ma i pubblici ministeri milanesi ne dubitano e proseguono nelle loro indagini.
Secondo la testimonianza di un passante, due uomini che parlavano un «pessimo» italiano sbucarono da un furgone bianco parcheggiato, spruzzarono una sostanza chimica sul viso di Omar e lo caricarono a forza sul furgone, che ripartì a tutta velocità seguito da almeno un’auto o forse due. Tra le due e le cinque del pomeriggio, il furgone partì in direzione nord-est verso la base NATO di Aviano, dove era atteso da un ufficiale dell’aeronautica USA, il tenente colonnello Joseph Romano, il quale lo scortò fino all’imbarco. Abu Omar fu fatto salire su un Learjet civile e trasportato nella base aerea di Ramstein, in Germania. Lì fu trasferito su un Gulfstream civile che partì alle 20.30, quella sera stessa. Quando arrivò al Cairo nelle prime ore del mattino del 18 febbraio, Abu Omar fu preso in consegna dalle autorità egiziane. Ad accompagnare Omar in Egitto, a bordo del Gulfstream, c’era anche il capo dell’ufficio CIA di Milano Robert Lady.
Nonostante i leader politici italiani abbiano fermamente assicurato di non aver collaborato in alcun modo a questo rapimento, è evidente che le autorità di polizia sapevano molte cose al riguardo. Il team di sequestratori, autisti e sorveglianti della CIA, composto da diciannove persone, ha lasciato una strabiliante quantità di tracce, che indicano la loro totale indifferenza rispetto al rischio di poter essere individuati. Il primo agente arrivò a Milano il 7 dicembre 2002 e, secondo gli atti della procura, prese alloggio al Westin Palace. Gli altri cominciarono ad arrivare all’inizio di gennaio e il 1° febbraio erano già praticamente tutti in loco. Non alloggiarono in case private o in luoghi qualsiasi, bensì in hotel milanesi a quattro stelle come l’Hilton (340 dollari a notte) e lo Star Hotel (325 dollari a notte) . Sette americani scesero al Principe di Savoia – noto come «uno dei più lussuosi hotel del mondo» – per periodi compresi fra i tre giorni e le tre settimane al prezzo medio, per notte, di 450 dollari. Mangiando in ristoranti raffinatissimi, accumularono spese per 144.984 dollari, pagati per mezzo di carte Diners Club che erano state consegnate loro insieme ai passaporti falsi. In tutti gli hotel, il personale fotocopiò i loro passaporti, e fu così che la polizia italiana ottenne, se non i loro veri nomi, almeno le loro fotografie. Dopo il trasferiménto di Abu Omar ad Aviano, quattro americani andarono a Venezia, prendendo stanze in hotel lussuosissimi, mentre altri si presero una vacanza in luoghi assai pittoreschi della costa settentrionale toscana, sempre a spese del governo.
Ancora più imbarazzante fu il fatto che l’ambasciata americana di Roma aveva fornito agli agenti CIA un gran numero di telefoni cellulari italiani, tramite i quali essi comunicarono prima per organizzare i dettagli del rapimento, poi nel corso dell’operazione e, infine, durante il trasferimento ad Aviano. Tutte le loro conversazioni furono registrate dalla polizia italiana. Nessuno sa spiegare questa totale mancanza di professionalità.”

Estratto da Nemesi, di Chalmers Johnson, Garzanti, 2008, pp. 175-178.

ULTIM’ORA:
Giuseppe Scandone, ex capo di gabinetto del SISMI, sentito lo scorso 15 ottobre come testimone nel processo sul sequestro dell’ex imam di Milano Abu Omar, ad una domanda della difesa dell’ex direttore del servizio segreto militare, Nicolò Pollari, ha opposto il segreto di Stato.
Il giudice, Oscar Maggi, deciderà domani se il funzionario – capo di gabinetto del SISMI proprio quando Pollari era il direttore – debba rispondere o meno. Uno dei legali di Pollari ha chiesto se questi avesse impartito ordini o direttive in relazione ad operazioni illegali per combattere il terrorismo, le extraordinary renditions, come quella di cui è stato vittima Abu Omar. A quel punto il funzionario ha opposto il segreto di Stato.
I difensori degli imputati hanno depositato una lettera del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ai ministri della Difesa, dell’Interno ed ai vertici dei servizi segreti, in cui si ricorda ai funzionari pubblici il dovere di apporre il segreto di Stato sui rapporti tra servizi segreti italiani e stranieri. Ricordando quanto scritto dal suo predecessore, Romano Prodi, nella lettera Berlusconi sosterrebbe che il segreto di Stato non riguarda il fatto in sé del sequestro, ma i rapporti in funzione della lotta al terrorismo tra gli apparati di intelligence. Sempre nella lettera, si invitano i funzionari pubblici citati come testimoni ad avvertire qualora ci fosse l’eventualità che le domande riguardino, per l’appunto, i rapporti tra i servizi segreti italiani e stranieri.

AGGIORNAMENTO 17/11/2008:
Milano (Reuters) – Nell’ambito del processo per il rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferma l’esistenza del segreto di Stato su ordini e direttive impartite dall’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari ai suoi uomini per impedire l’uso di mezzi e modalità illecite nella lotta al terrorismo e in relazione alle “renditions”.
Facendo riferimento al segreto di Stato opposto da un testimone del processo — l’ex funzionario del Sismi Giuseppe Scandone — Berlusconi in una lettera indirizzata al giudice milanese Oscar Magi, ha detto: “Ritengo che il segreto di Stato sia stato correttamente opposto dal testimone e pertanto dichiaro espressamente di confermarlo ai sensi dell’articolo 202, comma 3 del codice penale”.
Nella lettera, datata 15 novembre e depositata agli atti del processo, Berlusconi risponde all’ordinanza del 22 ottobre scorso nella quale Magi gli chiedeva di confermare il segreto di Stato opposto dallo stesso Scandone.
(…)
Nella lettera inviata a Magi, Berlusconi inoltre contesta “decisamente l’esistenza di qualunque ambiguità mia e del mio predecessore nell’apposizione del segreto di Stato”.
“La opposizione del segreto si fonda sulla duplice esigenza di riserbo che deve, da un lato, tutelare gli interna corporis di ogni servizio, ponendo al riparo da indebita pubblicità le sue modalità organizzative e operative, dall’altro e soprattutto, preservare la credibilità del servizio nell’ambito dei suoi rapporti internazionali con gli organismi collegati. Ove l’assoluto riserbo venisse meno l’efficacia operativa dei servizi sarebbe gravemente compromessa”, ha scritto ancora il premier.
Il giudice Magi nella sua ordinanza faceva riferimento alla lettera — inviata da Berlusconi al ministro dell’Interno, a quello della Difesa e ai servizi segreti — in cui il presidente del Consiglio si rivolgeva ai dipendenti pubblici dicendo che è un dovere opporre il segreto di Stato in materia di rapporti tra i servizi segreti italiani e stranieri in materia di terrorismo.
“Premetto che non ho ancora letto la lettera di (Silvio) Berlusconi, ma in linea generale se si conferma il segreto di Stato sulle circostanze già indicate, si conferma che Pollari non può addurre a propria discolpa elementi fondamentali per la propria difesa in quanto coperti da segreto di Stato”, ha commentato Nicola Madia, legale di Pollari.
Intanto, la Corte Costituzionale deve pronunciarsi su un conflitto di attribuzioni di poteri tra governo e magistrati relativa, tra l’altro, alla decisione di estendere il segreto di Stato su una serie di atti che ne rendono impossibile l’acquisizione da parte dei pm come prove davanti al giudice.

Enciclopedia delle nocività, voce “Aviano”

1. Il 17 febbraio 2003, Hassan Mostafa Osama Nasr, egiziano, ex imam della moschea di via Quaranta e del centro di cultura islamica di viale Jenner a Milano con il nome di Abu Omar, viene sequestrato in pieno giorno nello stesso capoluogo lombardo ad opera di 22 agenti della CIA, appoggiati dai servizi segreti militari della Repubblica Italiana.
Abu Omar, scaraventato su un furgone, viene portato nella base di Aviano e qui subisce (la prima serie di) torture. Viene quindi caricato su un Learjet 95 – di proprietà di una società privata statunitense ed affittato alla CIA per un’altra ottantina di voli segreti (extraordinary renditions) in Europa – che parte attorno alle 18.20 con destinazione la base di Ramstein in Germania. Lì trascorre soltanto qualche minuto e, trasbordato su un Gulfstream, alle 21.00 riprende il viaggio per Il Cairo.
2. Il 19 aprile 2007, la polizia di Pordenone blocca tre individui ubriachi di cui due appartenenti alla cosiddetta “famiglia statunitense” di Aviano. Qualche settimana dopo, il settimanale della base The Vigileer diffonde presso i militari un manuale sintetico per trascorrere in sicurezza il triennio di permanenza.
3. Il 19 agosto, il militare statunitense Sens Harold Price, trent’anni, entra nell’abitazione dell’imprenditrice cinquantenne Maria Luisa Della Valentina, residente a Sacile, afferrandola per la gola e facendole perdere conoscenza a causa della forte stretta. Il Price prima scappa, poi si consegna alla polizia militare USA di Aviano ammettendo le proprie responsabilità. “Ero annebbiato dall’alcool e non sapevo ciò che facevo” sarebbe stata la sua giustificazione di fronte al magistrato che lo ha accusato di tentato omicidio e violazione di domicilio.
4. Il 19 ottobre, presso la cantina Gelisi di San Quirino – principale fornitore di vino alle basi statunitensi in Italia -, si riuniscono italiani ed americani impiegati ad Aviano. L’idea è scaturita in seguito ai diversi incidenti stradali, con conseguenze anche mortali, che hanno avuto come protagonisti militari statunitensi alla guida con un tasso alcoolico al di sopra del limite consentito.
5. Il 12 novembre, due avieri di stanza ad Aviano – Craig James Larcelaire, 21 anni, e Christian Charles Ivory, 22 anni – rimangono gravemente feriti dall’esplosione di un ordigno rudimentale. L’”incidente” avviene in un campo di fronte alla chiesa della frazione Coltura di Polcenigo, vicino all’abitazione del secondo. L’ordigno, dalle dimensioni di una palla da tennis, riempita di polvere pirica e chiusa con carta stagnola, sarebbe stato realizzato con una miccia troppo corta. Un terzo militare, Robin Emmis di 21 anni, che accompagnava i commilitoni rimasti feriti, ha un ripensamento e si allontana dal luogo dell’incidente dopo aver inutilmente tentato di convincere gli altri due a desistere.
Fabio del Puppo, titolare del panificio situato proprio a fianco della chiesa, davanti al teatro dell’esplosione, dichiara: “Erano in tre? Mah, secondo me erano di più, sentivamo invocazioni di aiuto lungo la strada, ma anche dal campo. L’importante, comunque, è che i due giovani guariscano, anche se non riesco a capire come mai possano aver fatto una cosa simile in quel posto e, magari, non vicino a casa loro dal momento che uno non abita tanto distante e che ha campi attorno a casa sua”.
6. Esattamente quattro giorni prima, un elicottero Black Hawk partito da Aviano era precipitato, causando la morte di sei militari statunitensi ed il ferimento di altri cinque, sul greto del fiume Piave, presso Santa Lucia in provincia di Treviso.
7. Il giorno successivo, ad Aviano, i Carabinieri perquisiscono l’abitazione di Edward Daniel Macias, paracadutista statunitense in congedo, sposato con una soldatessa impegnata in Irak, e rinvengono una pistola, ordigni di vario genere, munizioni, componenti per armi da guerra in dotazione all’esercito USA. Nel corso della medesima operazione, vengono anche trovate sostanze stupefacenti (cocaina ed ecstasy) ed una serie di documenti definita “di grande interesse” da parte degli inquirenti, utili a scoperchiare ulteriori attività considerate fuorilegge, con possibili sviluppi giudiziari clamorosi. Il delicato fascicolo d’indagine è in mano alla Procura della Repubblica di Pordenone.
8. Licenziato nel novembre 2003 per avere rifiutato di partecipare ad una esercitazione antiterrorismo, nel dicembre 2007 il vigile del fuoco Angelo Zaccaria, al momento dei fatti addetto antincendio presso la base di Aviano, si vede accogliere il ricorso presentato al giudice del lavoro, il quale ritiene nulli sia il licenziamento che una sanzione disciplinare precedentemente comminatagli. Il giudice, inoltre, condanna il datore di lavoro ad un risarcimento di 7.200 euro quale danno biologico. Lo Zaccaria era stato licenziato per non aver partecipato, ritenendolo un servizio dal quale i dipendenti civili debbano essere esclusi, ad una esercitazione che coinvolgeva il personale militare della base. Dopo qualche tempo, egli era stato riassunto ma con un livello retributivo e mansioni decisamente inferiori a quelle ricoperte in precedenza.
9. Il 13 febbraio 2008, D.D., 22 anni, militare in servizio presso la base di Aviano, sfila il portafogli ad un giovane di Villanova di Pordenone e, all’esortazione da parte di quest’ultimo di riavere il maltolto, rincara la dose strappandogli anche la catenina d’oro. Da questi episodi scoppia una rissa tra giovani statunitensi ed italiani che termina con l’arresto del militare statunitense.
10. Il 25 marzo, i consiglieri di minoranza del Comune di Porcia, della bassa Pordenonese, presentano una mozione volta a far sospendere i voli di addestramento degli aerei militari della vicina base di Aviano, nei periodi in cui le condizioni atmosferiche non permettono la dispersione naturale nell’aria delle polveri sottili. “Per cercare di contenere il fenomeno nocivo, alcuni Comuni (…) hanno dato esecutività al piano congiunto del traffico – sottolineano i consiglieri – ma nulla, però, viene fatto nei confronti degli aerei di stanza ad Aviano, che continuano i loro voli sui nostri cieli anche nei periodi di targhe alterne”. Nel successivo mese di aprile, viene sottoposto all’attenzione del sindaco di Aviano anche il problema dell’inquinamento acustico generato dai jet, i cui voli di addestramento non vengono fermati neanche nelle ore tradizionalmente riservate al riposo.
11. All’inizio di aprile, in un locale di Fontanafredda, da un diverbio fra un militare statunitense, Timothy Lee Daviss, ed un albanese reo di aver esternato in modo plateale il suo apprezzamento nei confronti della moglie del primo, scoppia una rissa furibonda. Complice l’alto tasso alcoolico dei protagonisti, il parapiglia coinvolge tutti i clienti presenti, estendosi anche all’esterno del locale.
12. Domenica 27 aprile, alle cinque del mattino, il tenente Eric James Cartehagen, 34 anni, in servizio e domiciliato presso la base di Aviano, cerca di sottrarre la copia di un affresco realizzato da Francesco da Milano che si trova sotto la loggia del municipio di Sacile, sulla facciata che ospita un’agenzia della banca FriulAdria. Cartehagen, sorpreso da una pattuglia dei Carabinieri, scende dalla scala su cui era salito per tentare “il colpo” e tenta di fuggire ma i militari dell’Arma ben presto lo bloccano.
Probabilmente aveva scambiato l’affresco per un opera di valore, in verità si tratta soltanto di una copia dell’affresco che, realizzato nella prima metà del Cinquecento, è conservato da ormai cinquanta anni nella sede dell’istituto di credito a Pordenone.
13. All’alba del 14 giugno, all’esterno dell’”Uagamama” di Rovigo, si scatena una violenta scazzottata che vede coinvolti tre giovani originari di Santo Domingo ed un aviere statunitense, J.C.P., di stanza ad Aviano. Quest’ultimo riporta una rasoiata alla gola giudicata guaribile in una decina di giorni.
14. Attorno all 11.00 del 10 luglio, Rosetta Feltrin, non appena tornata alla propria abitazione di via Tagliamento, a Sacile, dopo essersi recata al locale mercato, scorge la terrazza ed il giardino di casa zeppi di un liquido nero e vischioso. Dopo una verifica più attenta, si scopre che anche la veranda e la rimessa sono state intaccate. I vigili del fuoco chiamati in soccorso accertano la presenza di un particolare tipo di olio idraulico, probabilmente rilasciato al momento di apertura dei carrelli, nella fase di atterraggio, da un velivolo dell’USAF diretto alla base di Aviano, la cui linea di volo si trova proprio sopra l’abitazione.
I danni sono nell’ordine di parecchie migliaia di euro. “Per fortuna – commenta la signora Rosetta – che nessuno è stato investito direttamente da questa sostanza certamente nociva. Prima o poi, comunque, doveva accadere qualcosa di negativo: siamo sulla rotta di avvicinamento all’aeroporto di Aviano e spesso la vita a casa nostra è impossibile per il frastuono provocato dai velivoli. Durante la guerra con la Serbia era un inferno, con caccia che passavano sopra le nostre teste giorno e notte”.

Continua.

Voli CIA, gli occhi socchiusi della Germania

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Il 14 febbraio 2007 il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente la relazione della commissione d’inchiesta sui voli CIA in Europa presentata dall’europarlamentare Claudio Fava. Il rapporto accusa quattordici Paesi europei di complicità con la CIA nel sequestro e nel trasporto di sospetti terroristi nel territorio dell’Unione Europea e critica l’operato dell’Alto Rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana.
Il Parlamento Europeo ha denunciato la mancanza di cooperazione da parte di molti Stati membri nonché del Consiglio dell’Unione Europea nei confronti della commissione, la quale ha ascoltato circa duecento testimoni. Oltre l’Italia, dove i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio di trentaquattro persone (tra cui ventisei agenti segreti statunitensi e due ex dirigenti del Sismi, il servizio segreto militare italiano) accusate di essere coinvolte nel rapimento di Abu Omar, gli altri Paesi chiamati in causa sono Regno Unito, Germania, Svezia, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Danimarca, Belgio, Turchia, Macedonia e Bosnia.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/19022007_voli_cia.asp

Voli CIA, l’Europa indaga

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“La CIA è stata chiaramente, in diverse occasioni, responsabile del rapimento e della detenzione illegale di sospetti terroristi sul territorio di Stati membri dell’Unione Europea, così come del loro trasferimento” ha detto l’europarlamentare Claudio Fava nel suo primo rapporto quale relatore della commissione d’inchiesta sulle denunce di abusi commessi dai servizi segreti statunitensi sul territorio del Vecchio Continente. “Le cosiddette extraordinary renditions (consegne speciali) non furono episodi ma una pratica diffusa e condivisa anche da molti Paesi europei” ha aggiunto Fava.
Paesi che, fra l’altro, spesso non collaborano nell’accertamento della verità. Fra di essi anche l’Italia, che ha fornito risposte incomplete ed inadeguate sui fatti relativi al sequestro avvenuto nel 2003 a Milano ai danni dell’imam Abu Omar.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/voli_cia.asp

Voli e sequestri CIA. Il caso Arar

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A gennaio 2006 Dick Marty, parlamentare svizzero e responsabile affari legali del Consiglio d’Europa, ha concluso il suo lavoro nato dalle segnalazioni su prigioni e voli CIA in Europa da parte della stessa stampa statunitense e di varie ong.
Dopo aver interpellato 46 Paesi del Vecchio Continente, egli ha denunciato le reticenze istituzionali e le complicità di molti governi su diversi fatti gravi sconosciuti all’opinione pubblica: si tratta di almeno cento sequestri illegali di sospetti terroristi islamici sul suolo europeo, fra i quali spiccano i rapimenti (provati) di due cittadini egiziani in Svezia e di Abu Omar in Italia.
Italia che invece è stata solo lo sfondo della vicenda di Maher Arar, l’ingegnere informatico di Ottawa deportato con un volo segreto in Giordania e poi trasferito in Siria dove fu torturato per mesi. Le autorità canadesi incaricate dell’indagine hanno dimostrato, attraverso il voluminoso rapporto del giudice Dennis O’Connor, che Arar non aveva alcun ruolo in progetti di natura terroristica.

Il collegamento al video è alla seguente pagina: http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/voli_cia_arar.asp