Una patacca non si nega a nessuno

Le ultime notizie dall’Af-Pak

La disastrosa sconfitta politica e militare che USA e NATO si preparano ad incassare in Afghanistan evidentemente non basta ai fautori ad oltranza delle “missioni di pace”.
Per tamponare l’attività della guerriglia nel Paese delle Montagne si stanno tirando addosso altre grosse rogne nella Regione, ad est ed a sud con il Pakistan e ad ovest con l’Iran, allargando l’uso della base aerea di Shindand a personale militare di “Israele”. La dichiarazione è arrivata dall’analista afghano Javid Koestani, il 12 Dicembre.
Gli inseguimenti a caldo di formazioni pashtun nelle Regioni Amministrate da Islamabad, con pattuglie aviotrasportate di rangers e marines USA sono, come si sa, ormai quotidiani mentre la CIA dal canto suo ha intensificato in questo quadrante la raccolta dati che serve a indirizzare sugli obbiettivi sensibili gli UAV Predator e Reaper.
Nelle ultime 24 ore, gli aerei senza pilota a stelle e strisce hanno lanciato sui “targets” individuati decine di missili anticarro Hellfire e più di 20 bombe a guida laser da 227 kg GBU-12 Paveway.
Un report da Quetta informa sull’avvistamento per la prima volta nei cieli di Islamabad di Predator MQ-1C Warrior armati di 8 missili aria-aria AIM-92A Stinger per la protezione a breve raggio delle missioni di bombardamento USA contro eventuali interventi di interdizione di elicotteri e caccia intercettori del Pakistan.
Un impiego che il Comando USA-NATO di Kabul ha definito di semplice “sorveglianza attiva”. Elemento che non può non far alzare ancora di più la tensione sul confine Af-Pak.
Se da parte di Washington, il 17 Dicembre, si minimizza sul numero dei bombardamenti mirati limitandoli a quattro con 58 sospetti terroristi “eliminati” in territorio pakistano, dai giornali di Islamabad è rimbalzata la notizia, nello stesso giorno, di ben 21 sconfinamenti aerei USA con un numero accertato di 142 morti ed almeno 300 tra feriti e dispersi, oltre alla distruzione parziale di 5 villaggi rurali per “effetti collaterali” nella valle di Tirah sotto giurisdizione della Khyber Agency, dove opera il movimento politico Lashkar-e-Islami.
Una delle “bestie nere” di Enduring Freedom ed ISAF-NATO.
Destituita inoltre di ogni fondamento per il comando della polizia locale, la notizia di fonte occidentale della morte del comandante pashtun Marjan, meglio conosciuto – si è sostenuto – come Fauji nell’area di Speen Drang.
Il commissario responsabile del distretto ha liquidato l’informazione come frutto della propaganda degli Stati Uniti, negando l’esistenza nella zona di un leader o capo tribale con quel nome o soprannome.
Pratica ricorrente adottata dagli USA per dare un impatto di “reale concretezza” alle operazioni sul terreno e “credibilità” all’efficacia dei bombardamenti chirurgici.
L’ondata di attacchi USA, attribuita alla pubblicazione del rapporto annuale della Casa Bianca che segnalava la necessità di un adeguamento della strategia applicata nella Regione per uno stallo nei risultati sul terreno con un “increment” nelle zone di confine Af-Pak contro i nuclei armati di “Al Qaeda”, in realtà ha preso accelerazione e forza in concomitanza con l’arrivo in Pakistan di una folta delegazione di Pechino guidata dal Primo Ministro Wen Jiabao, che ha portato ad ulteriori 13 accordi economici tra i due Paesi in campo energetico, nei trasporti, nelle costruzioni, nell’assistenza tecnica e nell’agricoltura – come ha dichiarato alla fine dei colloqui il Ministro dell’ Informazione Qamar Zaman Kaira – per oltre 20 miliardi di dollari ed un protocollo d’intesa bilaterale nel settore militare ed aerospaziale.
Nelle 24 ore successive ai “lavoretti” USA nella valle di Tirah, il responsabile della CIA ad Islamabad Jonathan Banks è stato costretto a lasciare, immediatamente, il Pakistan con un ordine esecutivo firmato dal Primo Ministro Yousaf Villani, dopo che la stessa sorte era toccata a Elisabeth Rudd, responsabile del Consolato di Peshawar.
Il New York Time ha dato una versione addomesticata del provvedimento di espulsione di Banks, attribuendola ad una fuga di notizie arrivate alla stampa locale che ne rivelavano l’identità e ne mettevano a rischio l’incolumità. Secondo il quotidiano, l’autore materiale della soffiata alle agenzie di stampa della capitale pakistana sarebbe stato il giornalista Karim Khan, attualmente all’estero, già autore di una richiesta di risarcimento di 500.000 dollari al Dipartimento di Stato per aver avuto un familiare ucciso da un UAV statunitense in Waziristan nel Dicembre 2009!
Un’altra storiella inventata di sana pianta a Langley per tentare di parare il duro colpo ricevuto in Pakistan.
Il giornale USA attribuisce, per attutirne l’impatto politico, la denuncia di Karim Khan ad un imbeccata fattagli recapitare da agenti dell’Inter Services Intelligence, il servizio segreto di Islamabad retto dal Ten. Gen. Ahmed Pasha, che gode della completa fiducia delle Forze Armate del Pakistan e di Ashfaq Kayani. Un militare che ha rifiutato di ricevere la Legion of Merit, l'”onorificenza” con la Stella di David. Una medaglia che le Amministrazioni di Washington concedono a “militari di altissimo grado che servono gli interessi degli Stati Uniti”.
L’ultimo italiano in ordine di tempo, l’11 Ottobre scorso, ad essere stato pataccato con la Legion of Merit dal generale Petraeus, su delega del presidente Barack Obama, di nome e cognome fa Claudio Mora, generale di divisione dell’E.I. in Afghanistan, dove ha ricoperto, prima di essere destinato al Comando della “Mantova”, le funzioni di “Deputy Chief of Staff Stability” presso il Comando NATO-ISAF di Kabul.
Giancarlo Chetoni