Lo afferma il segretario di Stato USA Mike Pompeo

I documenti ottenuti da Israele sul programma nucleare iraniano “sono autentici” e dimostrano che Teheran “ha mentito ripetutamente all’AIEA” e “alle sei nazioni che hanno negoziato l’accordo sul nucleare”: lo afferma il segretario di Stato USA Mike Pompeo.

L’assassinio degli scienziati nucleari è solo la punta dell’iceberg

Di Ismail Salami per The Ugly Truth.
Scrittore iraniano, esperto di Medio Oriente, iranologo e lessicografo. Ha scritto numerosi articoli su Stati Uniti e questioni mediorientali; i suoi articoli sono tradotti in diverse lingue.

“Ho visto una motocicletta. Indossavano occhiali da sci – occhiali da sci neri. Erano in due. Ho visto la moto proseguire. Li ho visti. Sembrava avessero qualcosa in mano”. Questo è il racconto di una testimone che ha descritto la scena dell’assassinio dello scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan.
Ma non appena l’accusa del delitto è stata lanciata contro la CIA e il Mossad per aver orchestrato il brutale assassinio del 32enne scienziato iraniano, in pieno giorno a Teheran di Mercoledì mattina (11 Gennaio u.s. – ndr), questi hanno preferito fingere di ignorare l’identità degli autori.
“Voglio negare categoricamente qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti in qualsiasi atto di violenza in Iran”, ha detto Giovedì (12 Gennaio u.s. – ndr) ai giornalisti il Segretario di Stato statunitense Hillary Rodham Clinton. Anche il Segretario alla Difesa Leon Panetta ha dichiarato che gli USA non hanno nulla a che fare con l’assassinio.
“Non siamo per nulla coinvolti – in qualsiasi modo – nell’assassinio che ha avuto luogo [in Iran]”, ha detto. “Non so chi possa essere coinvolto… ma posso dirvi una cosa: gli Stati Uniti non sono coinvolti in quanto è successo. Non è quel genere di cose che fanno gli Stati Uniti”.
Gli Stati Uniti non sono gli unici ad avere scelto lo strumento della smentita. Giovedì anche il presidente israeliano Shimon Peres ha negato che Israele sia stato coinvolto nell’assassinio dello scienziato. In un’intervista alla CNN, alla domanda se Israele avesse un coinvolgimento nell’omicidio, Peres ha risposto: “Non che io sappia”. Ancora: “So che è di moda accusare di qualsiasi cosa sbagliata accada in Iran, gli Stati Uniti e Israele. Non c’è nulla di nuovo in questo approccio”, ha detto Peres.
Che tipo di risposta ci si potrebbe attendere da Peres? La domanda è davvero da stolti, a dire il vero, tanto quanto la risposta fornita da Peres.
Per scoprire chi realmente ha ucciso lo scienziato iraniano, si devono mettere insieme i pezzi su quanto accaduto. Continua a leggere

Danno collaterale

Di Ezio Bonsignore per Military Technology, n. 5/2011

Le conseguenze più negative della stolta e farsesca impresa che va sotto il nome pomposo di “Odyssey Dawn” torneranno sicuramente più avanti per vendicarsi e perseguitarci per un lungo, lungo tempo – e questo a prescindere dall’esito finale della crisi libica. Loro stanno anche supponendo che gli sforzi della NATO riescano a trasformare i sedicenti “ribelli”, da zimbelli d’Africa come sono attualmente, in una forza militare e politica all’altezza, e di installarli a Tripoli alla maniera di un regime fantoccio filo-occidentale come una sorta di risarcimento per le posizioni perse in Tunisia ed Egitto.
Il goffo tentativo dell’Occidente di attuare un cambio di regime in Libia sotto l’apparenza di un “intervento umanitario” è l’ultimo chiodo sulla bara del “Trattato di non proliferazione nucleare” (NNPT).
Così deraglia efficacemente ogni speranza residua di prevenire la diffusione delle armi nucleari in tutto quello che era indicato come il Terzo Mondo.
Per una serie di motivi facilmente comprensibili, l’Occidente – e questo include anche importanti Paesi, che attualmente non possiedono armi nucleari, come la Germania – ha un interesse a prevenire che le razze inferiori e altri miscredenti assortiti possano mettere le loro sporche/oscure mani sulla “bomba”.
In un’applicazione piuttosto intelligente dell’approccio della “carota e del bastone”, una soluzione al problema di primo livello strategico della potenziale proliferazione nucleare, fu trovato con il NNPT – o così sembrava. I Paesi che non possiedono armi nucleari avrebbero rinunciato a qualsiasi tentativo di svilupparle o di acquistarle, e in cambio gli sarebbe stato dato libero ed illimitato accesso alla tecnologia nucleare civile a fini energetici.
Inutile dire che la natura reale del NNTP è quello di mantenere il quasi-monopolio dell’Occidente sulle armi nucleari, e ciò era evidente fin dall’inizio; in ogni caso i Paesi occidentali hanno rimosso ogni dubbio residuo ignorando deliberatamente quello che doveva essere la loro parte nell’accordo (cioè, muoversi progressivamente verso il disarmo nucleare). Nonostante questo, per un po’ il sistema ha funzionato, e ha consegnato i risultati come previsto. Ma negli ultimi anni l’Occidente è riuscito a distruggere lo strumento da cui la sua supremazia strategica dipende.
Il primo errore marchiano è stata la crisi continua sul programma nucleare iraniano, per cui stiamo effettivamente cercando di negare all’Iran, sotto una varietà di pretesti, i diritti per la tecnologia per l’energia nucleare civile di cui si ha il diritto sotto le norme del NNPT.
L’evidente doppio standard insito in questa posizione, per cui l’Occidente è minaccioso e fa il bullo con un Paese firmatario del NNPT, per conto di un altro Paese (Israele) che non ha firmato il NNPT e possiede un arsenale nucleare, non è sfuggito all’attenzione di molti Paesi del Terzo Mondo, con conseguente ambivalente atteggiamento verso il NNPT.
Il secondo evento importante per la diffusione di forti dubbi sulla saggezza di rispettare il monopolio nucleare occidentale è stata la guerra in Iraq.
E ‘evidente che proprio la decisione di Saddam Hussein, dopo la prima guerra del Golfo nel 1991, di rinunciare al suo programma nucleare e tutti gli altri sforzi tesi a sviluppare armi di distruzione di massa (ADM) ha posto le basi per la guerra del 2003, l’invasione del Paese e un cambiamento di regime attraverso l’impiccagione.
In particolare, la mossa molto conciliante di Saddam di permettere agli ispettori dell’ONU di entrare in Iraq, gli ha efficacemente messo il cappio del boia al collo, perché fu la conferma ufficiale che l’Iraq non possedeva ADM di qualsiasi tipo, ed era esattamente quello di cui l’amministrazione Bush aveva bisogno per lanciare la sua guerra di aggressione senza alcun timore di una possibile reazione contro le sue truppe o di Israele.
E ora, la Libia.
Nel 2003, dopo la caduta di Baghdad e quella che sembrava una rapida vittoria degli Stati Uniti, Gheddafi cominciò ad avere i brividi e a temere che il palese atteggiamento anti-occidentale su cui si basa gran parte della sua figura politica lo avrebbe alla fine portato con l’acqua alla gola.
Decise così, come è stato detto, di “vuotare il sacco.” Accettò la responsabilità per una serie di atti terroristici (tra cui in particolare l’attentato di Lockerbie), e nel Dicembre del 2003 rinunciò formalmente ai programmi libici, che erano in corso, per lo sviluppo di ADM nucleari, chimiche e biologiche, così come a tutti i missili con una gittata superiore a 300 km.
“Le azioni della Libia le danno il diritto a riunirsi alla comunità internazionale “, disse Tony Blair. “La decisione del colonnello Gheddafi è storica e coraggiosa, e io l’applaudo. Renderanno la regione ed il mondo più sicuri”. Il presidente Bush commentò sulla stessa linea, nel senso che la Libia “ha ristabilito relazioni normali con il mondo”, e promise che la “fiducia della Libia sarà ricambiata”.
In una più ampia prospettiva strategica globale, la Libia era propagandata come un modello, che Paesi come l’Iran e la Corea del Nord avrebbero dovuto seguire: “vuotare il sacco”, rinunciare alla proprie sconsiderate ambizioni nucleari, e tutti avrebbero vissuto felici, in pace ed amicizia.
Meno di due anni dopo che i tecnici americani e britannici avevano completato il processo di smantellamento e rimozione di tutto il materiale libico connesso con le ADM, l’Occidente non solo sta imponendo un cambio di regime, ma attraverso la Dichiarazione di Londra ha messo in chiaro che non ci sono margini per un negoziato o un esilio; Gheddafi e i suoi figli hanno la scelta di essere uccisi in combattimento, o di essere trascinati di fronte al tribunale dell’Aja.
La conclusione è inevitabile: Gheddafi ha stupidamente dato via l’unico asset che avrebbe protetto il suo Paese e il suo regime dall’intervento armato dell’Occidente.
“Immaginate lo scenario da incubo se noi non fossimo riusciti a rimuovere le armi nucleari libiche e il loro programma di forza missilistica a lungo raggio”, ha osservato nel mese di aprile 2011 Robert Joseph, un ex membro dell’amministrazione Bush che è stato coinvolto nei negoziati sul disarmo nucleare con Libia. Anche il presidente francese sarebbe stato costretto a reprimere i suoi desideri megalomani neo-napoleonici.
Nell’assordante silenzio dei media occidentali, che nella loro stragrande maggioranza sono impegnati nel “diritto di proteggere” l’insensatezza, è stato lasciato al ministro degli Esteri nordcoreano di dire le cose come stanno: “Lo smantellamento nucleare della Libia, molto propagandata dagli Stati Uniti in passato, si è rivelato essere una modalità di aggressione in base al quale questi ultimi hanno blandito la prima con parole così dolci come ‘garanzia di sicurezza’ e ‘miglioramento delle relazioni’ per poi disarmarla e inghiottirla con la forza “.
L’accordo nucleare è stato “una tattica di invasione per disarmare il Paese”. Piuttosto, gli eventi recenti dimostrano che la politica del military first di Pyongyang è stata “corretta in mille modi”.
Con la nostra aggressività inutile e sconsiderata nei confronti di un Paese e di un regime che non poneva alcuna minima minaccia per il nostro territorio, la nostra popolazione o i nostri interessi, abbiamo inviato un drammatico messaggio al resto del mondo.
Tutti coloro che hanno ragioni, anche se piuttosto vaghe, di sospettare che un giorno potrebbero trovarsi nel mirino dell’Occidente, devono fare tutto il possibile, e di più, per avere almeno alcune armi nucleari più una manciata di missili per portarle.
Rubare, se si deve, ingannare, mentire, usare tutti i trucchi del manuale e qualcuno in più, ma avere la bomba, perché è l’unica cosa che potrebbe mantenere a bada l’impazzito imperialismo occidentale.

Per cominciare, io non ho mai sottoscritto l’artificiale isterismo circa la presunta “minaccia” del programma nucleare iraniano, e in effetti anche l’ultimo National Intelligence Estimate (NIE), riportato dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti, giunge alla conclusione che la leadership politica iraniana non è ancora giunta a una decisione ferma se dotarsi o meno di armi nucleari. Ma nelle circostanze attuali, dopo “Odyssey Dawn”, sarebbero sciocchi a non dotarsene.

[Grassetti nostri]