Le spesucce tricolori per “la ricostruzione“ dell’Afghanistan… ed il resto

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Nel quanto ci costa la “missione di pace“ c’è un capitolo uscite a fondo perduto per la “ricostruzione“ dell’Afghanistan da far paura.
Dal 2002, nelle mani del pagliaccesco sindaco di Kabul, Karzai, e del suo gabinetto di trafficanti di droga e criminali di guerra sono finiti centinaia e centinaia di milioni di euro sottratti alle tasche dei contribuenti italiani dagli esecutivi Berlusconi, Prodi, Berlusconi.
Al Palazzo di Vetro ci siamo conquistati da un bel po’ di anni la medaglia di Paese donatore di primo livello. Un biglietto da visita, lo sostiene Frattini, di cui l’Italia può essere giustamente orgogliosa.
Insomma paghiamo molto, bene e senza fiatare tenendo peraltro la bocca rigorosamente chiusa sugli affari sporchi organizzati dai Segretari Generali delle Nazioni Unite.
Se le ricerche che abbiamo fatto sono corrette, sono già quattro gli appuntamenti internazionali organizzati dal Palazzo di Vetro durante le gestioni Kofi Annan e Ban Ki Moon che ci hanno visto tra i più affezionati contribuenti-protagonisti per la “ricostruzione“ del Paese delle Montagne: Tokio 2002, Berlino 2004, Londra 2006, Parigi 2008.
Il 29 Giugno scorso, un comunicato molto ma molto fumoso dell’Ansa ci ha fatto sapere che questa volta il 5° raduno della “Spectre“ si terrà in Afghanistan, lontano da occhi indiscreti e, come ampiamente prevedibile, tra ingenti misure di sicurezza, arrivi e trasferimenti a “sorpresa“, stile zona verde di Baghdad.
Parteciperanno al summit di Kabul prima della fine del 2009 – dopo le elezioni farsa che incoroneranno l’ex Presidente della Unocal – i Ministri degli Esteri dell’Occidente ed un numero non precisato di misteriosissime fondazioni private.
Con tutta evidenza, sotto la spinta di sempre più pressanti esigenze economiche e militari, i tempi dei “rifinanziamenti“ organizzati dall’ONU per la “ricostruzione“ dell’Afghanistan si stanno pericolosamente accorciando. Gli scarponi di Enduring Freedom ed ISAF-NATO in Afghanistan, in soli 450 giorni, sono lievitati da 67.000 a 118.000.
Nei prossimi 4 anni, l’Italia aumenterà il proprio contingente dagli attuali 3.250 militari a più di 6.000, con il via libera, già esecutivo, del Consiglio Supremo di Difesa che vede al vertice, come Capo delle Forze Armate, un sempre più invadente ed aggressivo Giorgio Napolitano. Il padre-padrone della Repubblica Italiana delle Banane che sponsorizza improponibili delfini per la prossima occupazione del Quirinale. Continua a leggere