Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo

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“Tu popolo, sei esangue, ma ti viene chiesto di donare altro sangue; in un ciclo che sembra non aver mai fine. Perché aumentano la povertà e la criminalità, mentre i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare; mentre il debito pubblico, per quanti sforzi si faccia, non cala mai.
Lo scopo finale è chiaro: far implodere gli Stati nazionali e delegare ogni potere a quegli stessi organismi internazionali, magari attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa dove i singoli popoli non conterebbero più nulla.
I premier che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni sono funzionali a questo disegno: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi.
Confesso: ero pessimista sul futuro dell’Europa. Ma poi, lo scorso giugno, qualcosa è cambiato.
I Britannici hanno detto basta, sebbene avessero in teoria molto da perdere perché la loro economia era tra le migliori al mondo e perché all’interno dell’Unione Europea – oltre a tenere la sterlina – avevano il diritto di sottrarsi a diversi vincoli. Quando c’è stato il referendum le élite hanno cercato di terrorizzarli in ogni modo. Non è servito. I Britannici hanno voluto riprendersi la libertà e preservare i valori fondanti della loro democrazia, della loro identità nazionale e hanno votato per la Brexit.
Anche gli Americani si sono ribellati a un processo economico che ha provocato un continuo impoverimento della classe media e alla rottura del patto sociale con le élite, incapace di autocritica e di discernimento. Anche loro sono stati sottoposti a una campagna martellante da parte dei media e alla minaccia di uno tsunami finanziario, ma non si sono lasciati spaventare e hanno eletto Trump, che era il candidato più temuto dall’establishment transanazionale.
Un’onda si è alzata, portentosa e inaspettata. Un’onda che potrebbe diventare travolgente il 4 dicembre se gli Italiani voteranno no e se gli Austriaci eleggeranno presidente il candidato della destra Hofer, inviando un altro segnale di netta rottura all’establishment di Bruxelles.
Ma come, dirà qualcuno, questa è una riforma che consente all’Italia di cambiare, di diventare più efficiente… Sicuri? quali riforme? E con quali scopi? Renzi vuole pieni poteri per poter realizzare ancor più rapidamente l’agenda delle élite globaliste e, dunque, per spogliare ancor di più l’Italia. E non lasciatevi ingannare dall’Economist che improvvisamente lo abbandona e invita a votare No. L’Economist forse ha capito che il premier è bruciato o forse mette semplicemente le mani avanti, avendo già pronta la soluzione alternativa: un altro governo tecnico. Grazie. Ma abbiamo già dato.
E non lasciatevi ingannare dai titoli terroristici sullo spread che torna a salire e da quelli del Financial Times secondo cui se il referendum venisse bocciato, otto banche fallirebbero; come se ci fosse un nesso casuale tra il dissesto degli istituti e il voto popolare. Se le banche devono fallire, falliranno comunque, statene certi. Questa è propaganda, come quella per il sì che occupa ogni spazio pubblico, soprattutto, martellando senza tregua gli Italiani, con logiche da regime autoritario.
Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo.
Fate come gli Americani e i Britannici. E votate NO.”

Da Italiani, fate come Britannici e Americani: votate NO, di Marcello Foa.

I firmaioli di Ventotene

viale del tramonto

La distruzione dello Stato nazione cominciata a Ventotene è la radice del male che ci assale.
Definire “nazionalismo” la sana difesa degli interessi nazionali – per delegittimarla – è la pozione drogata per il popolo, servita dai firmaioli di Ventotene e dai loro complici, al fine di dotarsi d’una doppia via d’uscita.
Chiunque avesse vinto – comunismo sovietico o capitalismo occidentale – si sarebbe potuto dire “io sono nemico del nazionalismo”. E così si disse.
D’altronde, le carezze sotto al tavolo fra partiti italiani – tutti – e il Dipartimento di Stato cominciarono prima e con l’8 Settembre, andarono al primo visibile effetto con l’assassinio di Aldo Moro e poi con la demolizione controllata della mafia corleonese, fino a momenti prima collaborazionista a geometria variabile di tutti gli schieramenti politici e di tutti gli aggregati di potere, nazionali e non.
Finito il comunismo sovietico, i nipotini dei firmaioli di Ventotene, tutto l’ex PCI e i graziati ricattabili d’ogni colore scampati a Tangentopoli, accucciatisi sotto la tavola atlantica, raccolgono i bocconi scartati dai padroni, a loro volta inebriati da un delirio d’onnipotenza, smentito tuttavia dalla dura realtà dei fatti: la raffinatissima tecnologia militare non garantisce la supremazia militare e tanto meno quella politica. Questo ha un effetto terribile e inaspettato, per la prima volta nella storia: la forza militare è agli occhi di tutti uno strumento di terrore esattamente come il tritolo dei combattenti suicidi.
La crisi dello Stato, il veleno iniettato dai firmaioli di Ventotene, ha lasciato lo Stato privo di credibilità, spoglio d’ogni capacità coesiva fra i propri i cittadini – gli autoctoni come gli allogeni.
Non stupisce che il simulacro di Stato italiano non trovi altra via per manifestarsi che un crescente carico fiscale, contraltare della endemica corruzione a ogni livello.
I due fenomeni sono incontrollabili, interconnessi e privi d’ogni possibilità di emendarsi se tutto quanto è intervenuto da Ventotene a oggi non venga cancellato a qualunque sia pure drammatico costo.
Non per caso si ritrova, in questo momento storico, un nuovo equilibrio nei rapporti Stato-Mafia, tentando di far sopravvivere lo Stato alla sua crisi, mentre persino nelle istituzioni della Capitale si constata una sovrapposizione fra malavita e politica, nell’illusione di rieditare situazioni oramai insostenibili.
Lo scontro con la dura realtà non lascia tuttavia scampo neppure negli scenari internazionali.
Lo Stato, inutile quanto insopportabilmente costoso, non è in grado di reagire credibilmente, privato com’è delle sue prerogative di politica economica e ancor più profondamente di quelle di politica di sicurezza, mentre le strutture sovranazionali che avrebbero dovuto surrogarne le funzioni di applicazione della forza, tutt’al più possono apporre etichette su zucchine, banane e cosce di pollo, oppure esibirsi in esibizioni muscolari che sarebbero grottesche se non fossero tragicamente, inutilmente e ottusamente stragiste.
Il sogno d’un “governo mondiale”, coltivato dai firmaioli di Ventotene, da prelati traditori, da ascari della UE, s’infrange contro l’incontrovertibile realtà del fallimento sempre più evidente delle nazioni autocandidatesi alla guida del Pianeta.
Gli Stati Uniti non sono in grado di mandare un brigata contro ISIS, loro creatura, tanto meno lo possono Francia e Gran Bretagna e Germania. La NATO ha perso tutte le sue guerre contro il terrore e ha finito per sposarne i metodi illudendosi di dissimularlo con hitech militare.
Le pattuglie musulmane, prive d’alcuna sofisticazione hitech, spargendo terrore nelle sofisticate capitali dell’Occidente, marcano un successo strategico che non potrà essere cancellato da qualunque successo tattico tromboneggiato, come avviene, dopo la cattura o l’uccisione dei commandos.
Gli Stati nazione, impegnati a distruggere gli altrui assetti nazionali per perseguire propri inconfessabili obiettivi egemonici, sono delle tigri di carta: solo gli stolti non se ne rendono conto.
Moriranno molti innocenti – civili e in uniforme – in questa carneficina inutile e annunciata, e li piangiamo. Non chiedeteci tuttavia di rattristarci per la morte di quanti – giovani e anziani – sono al servizio del disegno dei padroni dei firmaioli di Ventotene.
In Italia non c’è finora un solo partito politico affrancato da tali responsabilità.
Piero Laporta

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