Intervista a una donna libica

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A cura di Leonor Massanet Arbona.

Marian Al Fatah (56 anni) è nata e cresciuta nella capitale libica. Appartiene alla tribù Warfalla e Gadafa. Quando avvenne l’invasione della Libia, lavorava in Europa, dove attualmente vive. Alcuni membri della sua famiglia sono morti difendendo le loro città e le loro case dai gruppi armati.

Leonor: Potrebbe farci un veloce riassunto della situazione attuale nel suo Paese, la Libia?
Al Fatah: In questi momenti a Tripoli, la situazione va dal caos alla disintegrazione del Paese. Se non si arriva rapidamente a un accordo, la Libia scomparirà. Parlo di Tripoli, che è ciò che conosco.

Leonor: In che modo pensa abbia influito e stia influendo il cambiamento della Russia per neutralizzare il cosiddetto ISIS, in Libia?
Al Fatah: Fino ad ora a quanto pare non ha avuto influenza. La maggior parte dell’ISIS sta fuggendo dalla Siria e molti si rifugiano in Libia. La Russia sta facendo qualcosa di molto buono.

Leonor: Come è stato il tentativo delle Nazioni Unite attraverso B. León di imporre un governo dei cosiddetti Fratelli Musulmani in Libia?
Al Fatah: Io lo chiamo “Re Leone”, sostiene i Fratelli Musulmani. Pretende, non capisce, e mai capirà che noi Libici siamo molto testardi e possiamo aspettare il tempo necessario per raggiungere ciò che pensiamo sia giusto.
Se vuole convincere noi libici a fare quello che vuole lui può aspettare seduto.
B. León, Ban Ki Noon, UE, ecc… ci dicono che, se non formiamo il governo che vogliono loro, ci sanzioneranno. La mia risposta è: ma se abbiamo sanzioni dal 2011, embargo da tanti anni, quali altre sanzioni possono imporci? Noi Libici siamo testardi.
Adesso le Nazioni Unite cambieranno il Re Leone con un tedesco [Martin Kobler – ndr].

Leonor: Come sono, in questo momento, le relazioni con i vostri vicini, Tunisia ed Egitto?
Al Fatah: Normali, entrambi cercano di proteggersi dai terroristi che sono in Libia ed entrambi cercano di aiutarci. Hanno catturato molti terroristi e ci aiutano alle frontiere.

Leonor: Qual è il ruolo attuale delle tribù libiche nella ripresa del Paese?.
Al Fatah: Da quanto so sulla tribù Warfalla alla quale appartengo, è quella che più si sta impegnando per il Paese, ma in realtà non ne so abbastanza. Conosco soprattutto quello che fa la mia tribù. Ѐ la tribù più grande della Libia.

Leonor: In che modo pensa che stia aiutando il Movimento Nazionale Popolare Libico?
Al Fatah: Ognuno mette il suo mattone nella costruzione. Tutte [le tribù] lavorano per la pace della Libia. Ѐ molto difficile per i Libici “perdonare” e per questo molte famiglie stanno passando momenti molto difficili. Sappiamo che perdonare e andare avanti è l’unico modo. Lo so ancor di più perché mia madre ha vissuto una guerra civile e quindi capisco quanto sia difficile il perdono, nella sua famiglia c’è ancora odio dopo 30 anni.

Leonor: Che pensa di Fatima Alhamroush?
Al Fatah: Non la conosco…

Leonor: Ha partecipato al governo di transizione creato dal Consiglio Nazionale di Transizione nel 2011.
Al Fatah: …(annuisce con la testa e sorride) Fatima fu portata in Libia da un parente e dall’M16. Col denaro che ha speso nel suo ministero nei primi due anni avrebbero potuto costruire il miglior ospedale del mondo ed i Libici non sarebbero dovuti andare fuori per curarsi.
Ѐ una straniera che non amava la Libia. Ha la doppia cittadinanza ed è illegale che una persona con doppia cittadinanza abbia un incarico nel governo libico.
Se fosse stata libica la sua priorità come ministro della salute avrebbe dovuto essere quella di costruire e riparare gli ospedali affinché la sua gente non morisse.
Il Metropolitan Hospital di Atene nel 2011 era in bancarotta ed ora è uno dei migliori della Grecia perché la gente di Misurata (Alba Libica) era trasferita con aerei privati in questo ospedale.
Tutto ciò che dice questa donna è pura menzogna.
Dal 2011 la maggior parte dei Libici sono stati obbligati ad andare fuori dal Paese per avere cure mediche. Lei non ha fatto niente per risolvere questa situazione.
Questa donna ha totalmente rovinato il Ministero libico della Sanità. La Libia aveva il migliore ospedale di medicina estetica e ricostruttiva nel 2010 e aveva ottimi chirurghi. Fu lei o la gente che aveva intorno a rovinare la sanità libica e i soldi li hanno portati all’estero.
Era gente che non amava il suo Paese.
Prima della guerra le strade di Tripoli non erano buone e io mi lamentavo sempre, dicevo che il sindaco di Tripoli era corrotto, noi libici ci lamentavamo delle cose che non funzionavano, ma non davamo a Gheddafi la colpa di tutto ciò che accadeva. Dal 2011 tutti sono corrotti.
I figli del generale Hafter hanno rapinato le banche di Tripoli nel 2013.
BilHuj fu catturato all’aeroporto di Tripoli con una valigetta con un miliardo, inviato da Jalil in Siria per formare l’“opposizione”.
Se Fatima fosse stata onesta, avrebbe potuto ad esempio dimettersi, visto quanto stava accadendo.
Questa donna è stata portata in Libia dall’M16 e hanno cercato gente in tutto il mondo che stesse dalla loro parte. Come può aiutare un Paese che non conosce, dal momento che sono 20 anni che vive all’estero? Non ha nessuna idea di come la gente pensa.
Il Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) era formato da CIA, M16, Mossad… , e questa gente l’hanno portata da fuori.
Durante il governo di Gheddafi, in 43 anni, ci sono stati 200.000 esuli libici, ma ora sono più di 3.000.000.
Dal 1969 al 1978 Gheddafi non cambiò niente in Libia
Nel 1979 la mia famiglia aveva una catena di librerie, gioiellerie, giocattoli, vestiti e… , abbiamo guadagnato un sacco di soldi; poi, il governo libico decise di nazionalizzare tutto. Così molti libici lasciarono il Paese, soprattutto le famiglie ricche.
Nel 1980 potremmo dire che ci furono agitazioni in Libia. Quando tutto fu risolto, ci si rese conto che socializzare era stato un errore, così si tornò a privatizzare tutto e a risarcire tutti. La mia famiglia ha ricevuto il giusto indennizzo per quello che aveva perduto.
Durante l’embargo non c’erano problemi nel Paese, e i conflitti che si verificavano erano delegati alle tribù.
Dopo l’embargo la Libia ha avuto una crescita esplosiva. Ogni giorno c’erano cose nuove, le leggi cambiavano sempre per il meglio.
Una persona vissuta all’estero così a lungo, anche se parla arabo, non capisce la cultura, lo stile di vita, pretende di imporre in poco tempo i costumi stranieri e guarda i Libici come “arretrati”.
Gheddafi ha detto che non gli piaceva che le donne libiche si coprissero troppo e così molte donne si scoprirono, però altre si fanatizzarono.
Prima, solo le anziane si coprivano il volto, però dopo le parole di Gheddafi alcune donne hanno cominciato a coprirsi.
Noi Libici non ci rendevamo conto che poco a poco gli imam andavano cambiando ed erano Fratelli Musulmani. Immaginate quello che questa gente andava facendo piano piano e senza che nessuno se ne accorgesse.
Le preghiere in Libia non erano così rigide, cinque volte al giorno, ma dopo i cambiamenti dei Fratelli Musulmani stavano diventando più rigide.
Fatima è stata così a lungo fuori dalla Libia che non può essere un riferimento in Libia, con i Libici.
Io sono nata in Libia, ci sono vissuta fino all’età di quattro anni, sono vissuta all’estero per anni e tornavo in Libia per le vacanze. Poi sono ritornata a vivere in Libia alcuni anni fino a che sono dovuta partire nel 1980 per lavorare fino al 1997. Sono stata fuori per anni per cui a quell’epoca non potevo disporre di informazioni tanto vicine come i miei genitori o i miei zii. Ho iniziato ad essere vicina al mio Paese a partire dal 1997.
Fatima ha un passaporto irlandese: tutti quelli del CNT avevano doppia nazionalità sebbene in Libia la doppia nazionalità fosse proibita fino al 2003.
Nel 2003 la doppia nazionalità è stata permessa perché c’erano molti matrimoni misti e i bambini avevano il passaporto di tutti e due i Paesi.
La maggior parte dei “ratti” sono corrotti fino al midollo, e nemmeno uno di loro ha fatto il bene della Libia e dei libici. Per esempio Jalil ora ha una villa in Egitto e un appartamento in Turchia.
Jibril ha miliardi all’estero.
Bilhuj è oggi uno dei libici più ricchi del Paese.
Trovatemi uno solo di quei ratti che pensi a qualcosa di diverso da se stesso.
Bilhuj è vissuto tutta la sua vita fuori dal Paese, non è libico e c’è qualcosa che l’Occidente non capisce, ed è che gli arabi vogliono un’altra forma di governo. Noi abbiamo il capotribù che tutti rispettiamo e non lo abbiamo eletto. Non ci interessa la parola “democrazia” e durante gli ultimi 43 anni Gheddafi ha fatto il meglio per il suo Paese. Ha fatto degli errori, ma li ha corretti e la gente lo ama.
Fatima Alhamroush non sarebbe mai dovuta tornare in Libia, ma l’M16 voleva avere al suo fianco gente come lei.

Fonte – traduzione di M. Guidoni

Troppo buoni

Gerusalemme, 21 lug – Israele limiterà l’utilizzo delle armi al fosforo bianco e il numero delle vittime civili nei conflitti futuri. Lo ha dichiarato in un rapporto consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, sulla campagna militare condotta a Gaza nel dicembre 2008 contro Hamas.
”Il capo di stato maggiore dell’IDF ha ordinato di stabilire una dottrina chiara in materia di munizioni al fosforo bianco. Queste istruzioni sono in corso di implementazione, come pure le norme per evitare danni ai civili”, si legge sul rapporto. Il testo prevede anche che in ogni unità di combattimento venga inserito un ufficiale che si occupi di diritti umani e che le truppe vengano formate per interagire con specifici aspetti umanitari.
(ASCA-AFP)

Gianfranco Fini “l’umanitario” contro la crisi economica

New York, 5 febbraio – La decisione dell’ENI di non firmare nuovi contratti in Iran si è conquistata le lodi degli Stati Uniti e anche Finmeccanica ha il dovere di seguire la stessa linea. Lo ha dichiarato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, a New York, dove ha incontrato il Segretario generale, Ban Ki Moon. “Se dovessimo entrare in una nuova stagione nucleare – ha sottolineato Fini – esporremmo l’umanità a seri rischi”.
(AGI)

Intanto, il fido Ignazio è impegnato a riappianare il deficit di bilancio della NATO:

Istanbul, 5 febbraio – Il tema delle risorse finanziarie per le missioni è al centro del Vertice informale dei ministri della Difesa della NATO in corso ad Istanbul. Il deficit attuale dell’ Alleanza Atlantica, spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa a margine dei lavori, “è di 400mln di euro”. I paesi membri della NATO hanno quindi ipotizzato un apporto complessivo di stanziamenti per 100mln di euro “che comporterebbe per l’Italia un incremento di spesa di 8 mln di euro. Non sono cifre enormi – rileva La Russa – anche se poi dovranno decidere naturalmente il governo e il parlamento”.
(Adnkronos)

Lunga vita al narcotraffico

Con il benestare dell’ONU.

Kabul, 2 novembre – In visita a sorpresa a Kabul, il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha dato il ”benvenuto” alla decisione di cancellare il previsto ballottaggio per le elezioni in Afghanistan e si è congratulato personalmente con il presidente eletto Hamid Karzai.
Il numero uno delle Nazioni Unite ha incontrato anche il rivale di Karzai, Abdullah Abdullah, che ieri ha annunciato di voler rinunciare al secondo turno elettorale.
(ASCA-AFP)

[F. William Engdahl sulla geopolitica dell’oppio afghano]

Le spesucce tricolori per “la ricostruzione“ dell’Afghanistan… ed il resto

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Nel quanto ci costa la “missione di pace“ c’è un capitolo uscite a fondo perduto per la “ricostruzione“ dell’Afghanistan da far paura.
Dal 2002, nelle mani del pagliaccesco sindaco di Kabul, Karzai, e del suo gabinetto di trafficanti di droga e criminali di guerra sono finiti centinaia e centinaia di milioni di euro sottratti alle tasche dei contribuenti italiani dagli esecutivi Berlusconi, Prodi, Berlusconi.
Al Palazzo di Vetro ci siamo conquistati da un bel po’ di anni la medaglia di Paese donatore di primo livello. Un biglietto da visita, lo sostiene Frattini, di cui l’Italia può essere giustamente orgogliosa.
Insomma paghiamo molto, bene e senza fiatare tenendo peraltro la bocca rigorosamente chiusa sugli affari sporchi organizzati dai Segretari Generali delle Nazioni Unite.
Se le ricerche che abbiamo fatto sono corrette, sono già quattro gli appuntamenti internazionali organizzati dal Palazzo di Vetro durante le gestioni Kofi Annan e Ban Ki Moon che ci hanno visto tra i più affezionati contribuenti-protagonisti per la “ricostruzione“ del Paese delle Montagne: Tokio 2002, Berlino 2004, Londra 2006, Parigi 2008.
Il 29 Giugno scorso, un comunicato molto ma molto fumoso dell’Ansa ci ha fatto sapere che questa volta il 5° raduno della “Spectre“ si terrà in Afghanistan, lontano da occhi indiscreti e, come ampiamente prevedibile, tra ingenti misure di sicurezza, arrivi e trasferimenti a “sorpresa“, stile zona verde di Baghdad.
Parteciperanno al summit di Kabul prima della fine del 2009 – dopo le elezioni farsa che incoroneranno l’ex Presidente della Unocal – i Ministri degli Esteri dell’Occidente ed un numero non precisato di misteriosissime fondazioni private.
Con tutta evidenza, sotto la spinta di sempre più pressanti esigenze economiche e militari, i tempi dei “rifinanziamenti“ organizzati dall’ONU per la “ricostruzione“ dell’Afghanistan si stanno pericolosamente accorciando. Gli scarponi di Enduring Freedom ed ISAF-NATO in Afghanistan, in soli 450 giorni, sono lievitati da 67.000 a 118.000.
Nei prossimi 4 anni, l’Italia aumenterà il proprio contingente dagli attuali 3.250 militari a più di 6.000, con il via libera, già esecutivo, del Consiglio Supremo di Difesa che vede al vertice, come Capo delle Forze Armate, un sempre più invadente ed aggressivo Giorgio Napolitano. Il padre-padrone della Repubblica Italiana delle Banane che sponsorizza improponibili delfini per la prossima occupazione del Quirinale. Continua a leggere

Lo Scheffer di Natale

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“Altri due Paesi si stanno preparando per l’adesione – e spero che, un giorno presto, un terzo ed ancora altri li seguiranno. Nonostante alcune sostanziali difficoltà, abbiamo approfondito le nostre relazioni con i partner in Europa ed oltre – ed iniziato a rimettere in pista la nostra relazione con la Russia. E lasciatemi anche menzionare qualcosa che personalmente considero davvero benvenuto – grazie alla direzione del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon, l’ONU e la NATO hanno posto la propria relazione su un livello più politico, per gestire la nostra positiva e mutualmente benefica cooperazione sul terreno.
Se il 2008 è stato impegnativo, il 2009 lo sarà ancora di più. Daremo il benvenuto al nuovo Presidente statunitense Obama al suo primo Vertice NATO, in aprile, a Strasburgo e Kehl. La nostra Alleanza si allargherà. Così anche la nostra operazione in Afghanistan. E ci saranno pure, ne sono sicuro, alcune sorprese per il mio successore nel ruolo di Segretario Generale.”

Che fa, insinua?
Dal New Year’s Message del Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer.

Accordo segreto fra l’ONU e la NATO

NATO/

Pochissimi media hanno riferito, in maniera estremamente sintetica, di un accordo segreto stretto tra le Nazioni Unite e la NATO alla fine di settembre, firmato dai Segretari Generali delle due organizzazioni Ban Ki Moon (ONU) e Jaap de Hoop Scheffer (NATO).
Secondo l’edizione del 26 settembre del quotidiano Financial Times Deutschland, le due parti avevano concordato di mantenere uno stretto riserbo sull’accordo, teso a “semplificare la cooperazione in situazioni critiche come quelle in Afghanistan od in Kosovo”. L’articolo afferma che l’accordo era stato molto discusso all’interno delle Nazioni Unite fino al termine, anche e soprattutto per l’atteggiamento della NATO nei confronti della guerra in Georgia. Alla fine Ban Ki Moon era stato spinto a firmare l’accordo da Francia, Stati Uniti e Regno Unito.
In seguito, il 9 ottobre, l’agenzia di stampa RIA Novosti riportava la notizia che il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si diceva scandalizzato dall’accordo, che era stato negoziato e firmato tacitamente, senza consultare tutti gli Stati membri. Quando è circolata la voce che si stava preparando un simile accordo tra Nazioni Unite e NATO, Lavrov ha interpellato formalmente il Segretario Generale, ma è riuscito ad ottenere solo risposte vaghe.
Molto duro (e pungente) anche il commento dell’inviato russo presso la NATO, Dmitrij Rogozin. “Forse i nostri funzionari di Bruxelles (cioè della NATO) e di New York (cioè delle Nazioni Unite) nel sonno si trasformano in combattenti contro il male globale e, come Don Chisciotte, lottano con i mulini a venti del terrorismo mondiale”, ha detto il diplomatico. “Di fatto il documento è stato firmato sotto dettatura della NATO, ed usa il linguaggio NATO”, ha aggiunto Rogozin, spiegando che i russi non possono “riconoscere la legittimità di un simile documento e lo considereranno espressione del pensiero personale del signor Ban Ki Moon”.
“Il significato di questo documento è collegato all’Afghanistan” è stata la sua conclusione: la NATO starebbe cercando di presentare la situazione in modo tale da spartire la responsabilità con l’ONU in caso di fallimento in Afghanistan, utilizzando l’Organizzazione delle Nazioni Unite come un “ombrello”.

A seguire il testo dell’accordo, rintracciato da ambienti diplomatici tedeschi, ed un commento in merito del professor Alfred de Zayas, funzionario delle Nazioni Unite a riposo, già Segretario della Commissione dell’ONU per i Diritti Umani.

Dichiarazione congiunta sulla cooperazione tra i segretariati delle Nazioni Unite e della NATO

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite e il Segretario Generale dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, rallegrandosi della cooperazione più che decennale tra le Nazioni Unite e la NATO a sostegno del lavoro delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, e desiderando, nello spirito delle conclusioni del Summit Mondiale del 2005, fornire un quadro di riferimento per la consultazione e la cooperazione allargata tra i loro rispettivi Segretariati, hanno concordato quanto segue:

1. Noi, Segretario Generale delle Nazioni Unite e Segretario Generale dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, riaffermiamo il nostro impegno per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.
2. Le nostre esperienze condivise hanno dimostrato il valore del coordinamento efficace ed efficiente tra le nostre Organizzazioni. Abbiamo sviluppato la cooperazione operativa, per esempio, in operazioni di mantenimento della pace nei Balcani e in Afghanistan, dove operazioni autorizzate dalle Nazioni Unite e condotte dalla NATO si affiancano a operazioni di pace delle Nazioni Unite. Abbiamo anche lavorato insieme e collettivamente con altri partner a sostegno di organizzazioni regionali e sub-regionali. Inoltre la NATO ha fornito risorse e personale al Pakistan a sostegno delle operazioni di soccorso umanitario delle Nazioni Unite nel 2005. La nostra cooperazione è guidata dalla Carta dell’ONU, da linee guida e principi umanitari internazionalmente riconosciuti e dalla consultazione con le autorità nazionali.
3. Un’ulteriore cooperazione contribuirà in misura significativa ad affrontare le minacce e le sfide cui la comunità internazionale è chiamata a rispondere. Sottolineiamo pertanto l’importanza di creare un quadro di riferimento per la consultazione, il dialogo e la cooperazione, anche – se ritenuto opportuno – attraverso scambi regolari ed un dialogo a livello dirigenziale ed operativo su questioni politiche ed operative. Riaffermiamo inoltre la nostra disponibilità a fornire, compatibilmente con i nostri rispettivi mandati e facoltà, assistenza ad organizzazioni regionali e sub-regionali, se richiesto ed opportuno.
4. Sottolineando che questo quadro di riferimento dev’essere flessibile ed in evoluzione, concordiamo di sviluppare ulteriormente la cooperazione tra le nostre organizzazioni su questioni di interesse comune: comunicazione e condivisione di informazioni, ma non solo; questioni concernenti la protezione di popolazioni civili; capacity-building, addestramento ed esercitazioni; lezioni apprese, pianificazione e supporto nelle emergenze; e coordinamento e supporto operativo.
5. La nostra cooperazione continuerà a svilupparsi praticamente, tenendo conto dei mandati, delle competenze, delle procedure e delle capacità di ciascuna Organizzazione, così da contribuire ad un miglioramento del coordinamento internazionale in risposta alle sfide globali.

New York, 23 settembre 2008

Jaap de Hoop Scheffer
Segretario Generale dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico

Ban Ki Moon
Segretario Generale delle Nazioni Unite

Violazione della Carta delle Nazioni Unite

di Alfred de Zayas

Se il testo della dichiarazione comune sulla cooperazione tra Nazioni Unite e NATO dovesse essere esatto sarebbe un vero scandalo, poiché andrebbe contro lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite e scavalcherebbe l’autorità del Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’ONU deve rimanere indipendente e non schierarsi mai con un’alleanza militare. È ovvio che questo accordo è un affronto alla Cina ed alla Russia, nonché a tutti i Paesi non-allineati (118 Stati).
Quando il mio ex superiore Sergio Viera de Mello ed altri colleghi delle Nazioni Unite furono uccisi in un attentato nell’agosto del 2003 a Baghdad, spiegai in un’intervista che ciò era parzialmente dovuto al fatto che gli iracheni avevano considerato le Nazioni Unite come un braccio imperialista della NATO e probabilmente continuavano a farlo. Ecco perché i miei bravi colleghi furono colpiti.
Non dobbiamo dimenticare che la NATO ha partecipato a guerre illegali, come quella del 2003 in Irak (violando l’articolo 2.4 della Carta ONU, come l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan non mancò di affermare più volte). Inoltre la NATO è colpevole di crimini di guerra nei Balcani, in Irak ed in Afghanistan. Anche l’uso di munizioni all’uranio impoverito va considerato un crimine contro l’umanità. L’Assemblea Generale deve assolutamente occuparsi di questo accordo ONU-NATO e dichiarare la sua illegittimità.