FERMIAMOLI!

Referendum costituzionale SI’ o NO

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“La revisione della Costituzione ha un obiettivo politico ben preciso: è il tentativo di portare a compimento in modo legale quel colpo di Stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca Centrale Europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma in corso non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta e infine Renzi sono stati solo dei docili strumenti.
La stagione dei “Governi del Presidente”, cominciata nell’autunno del 2011, con le dimissioni forzate di Berlusconi, ha segnato una svolta fondamentale nel nostro ordinamento. Nel nostro Paese si è, di fatto, instaurato un sistema di potere che ha colpito materialmente la nostra Costituzione rispettandone solo formalmente le regole. Potere che quindi potrà sempre dire di aver agito legalmente. Potremmo parlare di “colpo di Stato”. Ma questa espressione non indica forse una tecnica politica necessariamente illegale? E che fa un uso illegale della violenza? Non dobbiamo cadere nell’errore nel confondere la rivoluzione con il colpo di Stato. Il colpo di Stato molto spesso è una reazione posta in atto dal potere che si sente minacciato e non è affatto detto che debba avvenire con l’uso della violenza. È questo che chiaramente è successo in Italia, prima facendo cadere il governo Berlusconi e poi, dopo le elezioni politiche del febbraio 2013, tentando di bloccare quell’aria di rinnovamento che si cominciava a respirare con l’entrata nel Parlamento del M5s. Il potere si è chiuso a riccio rieleggendo sull’aprile del 2013 Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Beninteso – ripetiamolo – tutto ciò è avvenuto nel rispetto formale delle regole, e dunque senza violenza, e nondimeno proprio per bloccare l’ascesa di un giovane Movimento politico si è forzata la legalità costituzionale sino a rovesciare di fatto i princìpi di legittimità alla base dell’ordinamento repubblicano, trasformatasi in una Terza Repubblica di cui non riusciamo ancora a capire l’effettiva natura e funzionamento. Da qui nasce la necessità di una revisione della Costituzione che porti a compimento il colpo di Stato.”

Da Referendum costituzionale SI o NO, di Paolo Becchi, Arianna Editrice, € 7,90 (pubblicato anche in versione ebook).

Paolo Becchi è professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’ Università di Genova, città dove è nato.  È opinionista de Il Fatto Quotidiano online e collabora con Libero e Mondoperaio.

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Euro vostro

Preghiera euroscettica.
Da recitare più volte al giorno ponendosi in direzione di Francoforte.

Euro vostro che sei in Banca Centrale, sia maledetto il tuo nome, crolli il tuo regno e sia incrinata la tua volontà come in città così in campagna. Dacci oggi il nostro precariato quotidiano e aumenta i nostri debiti come noi li nascondiamo ai nostri creditori e non ci indurre in rivoluzione ma liberaci da quel Tale.
Amen.

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La finanza fuori controllo diventa devastante

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La realtà non è mai quella che si vuol far rappresentare ma è molto più complessa perché sono gli uomini che muovono i mercati e lo fanno perseguendo interessi ben precisi.

“L’inadeguatezza del solo approccio culturale, quantitativo e razionale ai mercati finanziari dimostra l’infondatezza delle ipotesi su cui sono stati costruiti e poi legittimati da Premi Nobel più legati agli interessi da supportare che alla scienza vera. I mercati divengono su aspettative e non su conoscenze certe, sembrano prevedere con esattezza gli eventi futuri ma sono le aspettative di questi che servono a manipolare i mercati. I mercati, pertanto, divengono molto diversamente da quanto sarebbe se fossero basati su conoscenze certe.
Da qui bisogna partire per portare avanti una riflessione sulla realtà di una finanza totalmente slegata dalla realtà a cui si contrappone logicamente. Il sistema della moneta e della finanza non essendo più dal 1971, l’anno della fine della convertibilità del dollaro, ha potuto assumere una dimensione sempre più slegata dalla realtà e poi costruire un sistema di aspettative in grado di condizionare le scelte dei mercati in funzione degli interessi dominanti. Il prezzo dell’oro da allora è stato frutto di sistematiche manipolazioni.
Il sistema monetario si è svincolato dalla dimensione reale e dalle quantità fisiche, non essendo più agganciato ad una dimensione del reale misurabile è diventato infinito, immateriale e come tale non misurabile; in questo modo è illogico che un sistema valoriale infinito ed immateriale possa essere usato come misura del sistema finito, materiale e misurabile in cui noi viviamo.
(…)
L’evidenza della contraddizione tra economia reale finita e la finanza infinita rende insostenibile che i due sistemi possano stare insieme, in questo modo fittizio i prezzi dei beni reali non sono più legati alla loro quantità fisica ma alle infinite scommesse su quantità scambiate ma inesistenti. Per ogni barile di petrolio vero ne vengono scambiati oltre 100 inesistenti o possiamo meglio dire di carta, i certificati di proprietà di oro sono un multiplo della quantità reale, i “futures” sul grano sono scommesse su quantità inesistenti ed in ogni caso non si chiudono mai. Sono le quantità virtuali a determinare i prezzi ma non le quantità reali; una volta il prezzo era in funzione di quantità reali di beni domandati ed offerti ed il prezzo manteneva una maggiore stabilità nel tempo perché le quantità reali non si possono magicamente moltiplicare con la bacchetta del Mago Merlino come, invece, sembra avvenga oggi.
La manipolazione dei prezzi e dei mercati pertanto non risponde ad una razionalità inesistente ma a giochi speculativi che nascondono sempre la verità ma se la “roulette” è truccata per capire il suo funzionamento bisogna osservare le mosse del croupier ed allora il modello previsionale più vicino alla realtà consente di provare a capire il gioco del domino che usa la finanza. Che i mercati siano oggetto di sistematica speculazione lo dimostra la condanna inflitta dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti alle banche d’affari di Wall Street ed all’agenzia di rating “Standard & Poor’s”; persino il governatore della BCE ha denunciato la cospirazione di forze globali contro le manovre della stessa BCE. Senza entrare nel merito del dibattito tra UE ed i conti pubblici dell’Italia che ha fatto di tutto per mettersi nei guai vanno, però, evidenziate le responsabilità sia della UE che della BCE indirettamente. Dal momento in cui i prodotti tossici – sub-prime, derivati e otc – sono stati deregolamentati aprendo la strada alla pura speculazione era necessario prendere atto delle possibili conseguenze sui conti dei singoli Stati il cui debito – generato dalla cicala politica – diventava ostaggio della speculazione. L’attacco all’euro nella “campagna d’Europa” partito nel febbraio del 2010 doveva indurre a scelte difensive della comunità europea che si è ben guardata dal farle, anzi la Deutsche Bank ha partecipato all’assalto dei btp italiani. Quando i buoi sono scappati dalla stalla ha introdotto un’austerity nei conti pubblici sicuramente doverosa ma si è ben guardata dal porre vincoli a quei prodotti tossici che avevano contribuito a generare il dissesto che abbiamo visto. L’esempio più evidente della politica fatta su misura è lo stato di insolvenza della Deutsche Bank che è esposta per 75mila miliardi di derivati, pari a 20 volte il Pil della Germania ma nessuno ha mai detto niente; la Deutsche Bank dov’era? Ora è facile dare la colpa alla politica cicala e dissennata ma, come dice il Manzoni, la ragione ed il torto non possono essere divisi con un taglio netto in modo che il tutto sia da una parte o dall’altra.
La finanza fuori controllo e totalmente deregolamentata diventa devastante, un arma di scontro egemonico, così come Warren Buffett aveva definito questi strumenti tossici – “armi finanziarie di distruzioni di massa” – la finanza finisce per assumere una dimensione di contrasto ai diritti universali dell’uomo che, dichiarati nel 1948, oggi si vedono progressivamente negati. Forse è giunta l’ora di capire da che parte sta la verità dei fatti e quanto dipendano dalla natura immutabile dell’uomo e dai suoi interessi piuttosto che dalla razionalità ormai mitologica dei mercati.”

Da Finanza e realtà: due mondi separati, di Fabrizio Pezzani.

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“Cani ammessi, banchieri interdetti”: la scritta campeggia sulla lavagna dei piatti del giorno davanti al ristorante di Alexandre Callet, imprenditore parigino cui le banche hanno negato ripetutamente la concessione di un prestito per l’ampliamento del proprio locale.

Chi pensa semplice ha già perso

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Lezioni di metodo

“Chi pensa semplice ha già perso: se agisce in buona fede, altrimenti è soltanto strumento di coloro che organizzano, in centri di necessità segreti, le diverse strategie. Alle volte si fanno i nomi di alcuni strateghi, più o meno grandi. Basti pensare a Kissinger, tuttavia conosciuto come singolo individuo (che, a suo tempo, consigliò Nixon), più o meno messo alla pari del finanziere Soros o di altri personaggi similari. Perché chi pensa – o vuol far pensare gli altri – semplice, formula sempre nomi di singoli individui. Kissinger sarebbe ben poco se non fosse la punta di diamante, ma pure il nome rappresentativo, di dati centri strategici, i cui componenti non sono conosciuti; ma nemmeno si conosce la loro esistenza. Quando si mettono nomi, allora salta fuori, ad es., il gruppo Bilderberg o il Club di Roma, che non sono centri strategici e hanno altre finalità.
Gruppi del genere possono certo intrecciarsi con i centri, ma soprattutto quali loro strumenti, solo dotati di maggiore rappresentatività “pubblica”, appunto quella più superficiale e solo necessaria a nascondere ciò che deve restare nei “segreti meandri” delle più autentiche autorità strategiche. Certamente tali gruppi si riuniscono abbastanza spesso, e a queste riunioni partecipano uomini di potere, ma a volte solo rappresentativi per nome e fama più che dotati di poteri propri. Insomma, il loro potere dipende da altri poteri assai più discreti e nascosti. Servono da “specchietto per le allodole”, dove queste sono rappresentate sia da superficiali individui in buona fede, affascinati dalle sembianze (e i paramenti) del potere, sia da altri invece lautamente pagati (non in solo denaro) dai centri strategici (e gruppi di governo e di potere che ne seguono le indicazioni) per distogliere l’attenzione dalle loro effettive mene e indirizzarla verso le “rappresentanze più ufficiali”; le quali, per assolvere tale funzione, devono spesso dare comunque l’impressione di essere “massonerie” attive in gran segreto. Solo che poi, guarda caso, il segreto viene in parte svelato (con distorsioni varie), ma sempre ammantato di misteriosità per affascinare e deviare l’attenzione del “gran pubblico”.
E’ inutile chiedere: allora chi sono questi centri strategici? Se avessero nome e cognome, sarebbero centri del piffero. Nemmeno si può sapere con sicurezza come agiscano a meno di non avere a disposizione dei servizi di intelligence, ben preparati e con buoni addentellati presso gli avversari. Noi, persone comuni, non possiamo sapere, possiamo solo usare il cervello evitando d’essere dei “sempliciotti”. Per capire le strategie è indispensabile prendere atto che i centri ci sono, non sono noti (e nominativi), agiscono dietro le quinte e con manovre tendenti a finalità in genere opposte o comunque assai differenti da quelle realmente perseguite; a meno che, in qualche caso, compiere le mosse più ovvie non sia proprio il modo migliore per trarre in inganno. Bisogna procedere, nell’interpretazione della politica, secondo i principi del sapere indiziario; inoltre formulare ipotesi, perfino quelle che sembrano più strampalate. S’incorrerà in errori, ma precisamente da questi il sapere indiziario trarrà informazioni utili per correzioni molteplici e che consentono – non sempre ma nemmeno raramente – di giungere a conclusioni molto vicine alla realtà. Con aggiustamenti successivi si può arrivare a cogliere il “segreto” o comunque sospettare e prevedere quanto poi verrà in luce.
A questo punto bisogna diffidare dei semplicisti e dei mentitori spudorati e consapevoli che ingannano sulle vere finalità strategiche di questo o quel Paese, di questo o quel gruppo politico o economico, ecc. Oggi, ad es., per quel che riguarda la politica internazionale, si sono andati consolidando due precisi indici dell’imbroglio a cui – per faciloneria o per consapevole menzogna – si va incontro da un bel po’ di tempo in qua. Il primo e principale di questi indici è appunto l’enfasi posta sul settore finanziario che tutto fa, tutto può. Chi comanderebbe sarebbe anzi, più precisamente, il “grande finanziere”; perché nominare esplicitamente il “potente”, colui che sarebbe all’origine di ogni misfatto, è la mania dei semplici o di quei mentitori assoldati per mascherare i reali centri del potere e finanziati per organizzare convegni, manipolare stampa, girare mezzo mondo a fare conferenze, apparire in TV, ecc. E spesso con l’abito del più accanito critico del sistema capitalistico.
L’altro indice è l’attacco alla Germania come il vero cattivo all’opera, come la principale causa di ogni nostra difficoltà. Dimenticando bellamente, o comunque mettendo in sordina, il ruolo degli Stati Uniti. Una variante può essere quella di attaccare, per quanto riguarda il lato statunitense del potere, la presidenza Obama, sostenendo inoltre che ha fallito tutto, e che continua a provocare danni alla “nostra” causa. Indizi secondari sono quelli del can can per l’uscita dall’euro e dalla UE. Intendiamoci bene, l’attacco a Obama o la polemica accesa contro UE ed euro non sono negativi al 100%. L’importante è però l’obiettivo “ultimo”, il quale deve essere l’appoggio a tutto ciò che indebolisce sul serio il prepotere statunitense e favorisce il multipolarismo. Altrimenti, simili critiche destano sospetti. Anche una certa simpatia verso la Russia, sempre con distinguo di vario genere, può essere manifestazione di ambiguità, di retropensieri nebulosi; lascia dubbi perfino il mettere in luce che essa ha adesso l’iniziativa e ha messo in difficoltà gli USA di Obama in Siria.
Il vero punto cruciale è che la UE è puro strumento degli USA (e non soltanto di quelli dell’attuale presidenza, lo è da sempre e lo sarà in futuro); per questo va attaccata. Non ci si deve battere per la semplice uscita da essa; e nemmeno però per una sua “riforma”. Decisiva è invece la ripresa di certe autonomie nazionali, sulla base di una indipendenza dagli USA e di un diverso sistema di contatti internazionali (senza dubbio pure con la Russia) onde mettere in crisi ogni possibile ritorno verso un monocentrismo americano. E nemmeno l’uscita dall’euro è questione centrale; va soprattutto denunciata la BCE come ulteriore organo del predominio statunitense. Vi sembra fondamentale che ogni Paese riconquisti il suo potere di controllo monetario? E l’autonomia politica concreta, l’affrancamento dagli USA (e non solo da quelli di Obama) – implicanti lo scontro assai duro con il Paese più potente al mondo senza semplici rivalse contro la Germania, ecc. – dove vanno a finire per favore? E mi dite come intendete procedere politicamente, non monetariamente, per ottenere un tale risultato di autentica indipendenza e sovranità?
Su problemi del genere balbettate perché in effetti nessuno ha al momento idee chiare in proposito. Allora smettetela di blaterare su misure che semplicemente aggirano il compito primario: affrontare in condizioni assai difficili lo scontro politico con gli USA, avendo la NATO sempre tra i piedi, una miriade di loro basi militari in Europa, i Servizi di tutti i Paesi europei largamente influenzati e controllati da quelli statunitensi. Dibattete questi problemi e non svicolate. Altrimenti, sapremo che siete o del tutto superficiali al limite dell’incoscienza o al servizio di chi ancora comanda oggi nel mondo: i centri strategici americani.”

Da Non dimentichiamo né aggiriamo le questioni centrali, di Gianfranco La Grassa.

Alexis Tsipras: eroe, traditore, eroe, traditore, eroe

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Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si rifiuta di commettere il suicidio rituale per promuovere la causa. Ne soffrirete sui vostri divani.

Si scopre sul panorama politico europeo, anzi, mondiale, che i sogni socialisti di ognuno sembravano poggiare sulle spalle del giovane primo ministro di un piccolo Paese. Sembrava che ci fosse una fervente irrazionale credenza, quasi evangelica, che un piccolo Paese, affogato dal debito, in cerca di liquidità, avrebbe in qualche modo (mai specificato) sconfitto il capitalismo globale armato solo di bastoni e pietre. Quando sembra che ciò non accade, gli voltano le spalle. “Tsipras ha capitolato”. “E’ un traditore”. La complessità della politica internazionale è ridotta a un hashtag rapidamente passato da #prayfortsipras a #tsiprasresign. Il mondo chiede il clou, l’X-factor finale, l’epilogo hollywoodiano. Qualcosa di diverso dalla lotta fino alla morte è la viltà inaccettabile. Come è facile essere ideologicamente puri quando non si rischia nulla, non si affrontano carenze, crollo della coesione sociale, conflitto civile, vita e morte. Come è facile invocare un accordo inaccettabile per qualsiasi altro Stato membro della zona euro. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si ha la pelle in gioco, quando non si contano, come faccio io, le ultime 24 pillole del farmaco che impedisce a vostra madre di avere crisi epilettiche.
20 pillole. 14.
È una caratteristica peculiare della negatività patologica concentrarsi solo su ciò che si perde invece che su ciò che si acquisita. E’ lo stesso atteggiamento che dirige frazioni della popolazione di ogni Paese, sempre per la loro perfetta utopia socialista e contemporaneamente evadendo le tasse in ogni modo possibile. L’idea di Tsipras “traditore” si basa pesantemente su un’errata interpretazione cinica del referendum della scorsa settimana. “OXI”, i critici vorrebbero far credere fosse “no” a qualsiasi accordo; l’autorizzazione a una Grexit disordinata. Non era niente del genere. Nel discorso seguente Tsipras ha detto ancora una volta che aveva bisogno di un forte “OXI” come arma per negoziare un accordo migliore. Non l’avete capito? Ora, si potrebbe pensare che non ha raggiunto l’accordo migliore, forse è vero, ma suggerire che avesse autorizzato la Grexit è profondamente falso, e riguardo al 38% che ha votato “NAI”? Tsipras non rappresenta anche loro? Niente paura. L’accordo potrebbe rivelarsi impraticabile comunque, non sarebbe approvato dal Parlamento greco. Syriza potrebbe spaccarsi e la Grexit verrebbe imposta da coloro che la cercano da anni. Poi si valuterà ciò che si è ottenuto.
12 pillole. 10.
L’accordo raggiunto da Tsipras (per quel che ne sappiamo) dopo aver negoziato per 17 ore è molto peggiore di quanto si potesse immaginare. Ma è anche molto migliore di quanto si potesse sperare. Dipende semplicemente dal fatto se ci si concentra su ciò che è stato perso o ciò che è stato guadagnato. La perdita è un orribile pacchetto di austerità. Un pacchetto che, chiunque dalla minima comprensione politica sa, sarebbe arrivato comunque. L’unica differenza è che, attraverso un governo conforme ai precedenti, non sarebbe stato accompagnato da alcuna compensazione. Ciò che è stato acquisito in cambio è molto più denaro di quanto immaginato per finanziarsi adeguatamente a medio termine e permettere al governo di attuare il programma, un significativo pacchetto di stimolo, emissione di denaro EFSF finora negato (“grazie” al governo Samaras), e un accordo per ristrutturare il debito con trasferimento di obbligazioni di FMI e BCE all’ESM. Ciò è niente, i disturbatori disturbano. L’analista di ERT Michael Gelantalis stima che solo questa ultima parte comporterebbe tra 8 e 10 miliardi in meno di rimborsi d’interesse in un anno. Sono un sacco di piatti di souvlaki. Nelle ultime ore mi è stato detto che la Grecia “dovrebbe solo #Grexit ADESSO”; che abbiamo “un ottimo clima e potrebbe facilmente essere autosufficiente”; che ”dovremmo adottare il Bitcoin e il crowdfunding per aggirare il monetarismo”; che “gli Stati Uniti ci invierebbero le medicine”. Nessuno di costoro suggerisce che ciò avvenga nel proprio Paese, si capisce. Solo in Grecia, in modo da poter vedere cosa succede. La maggior parte di loro vive in Stati con governi centristi che sposano l’austerità ma garantiscono continuo flusso di ultimi iPad nei negozi. Tutti loro, senza eccezione, avrebbero potuto negoziare un accordo assai migliore con un coltello alla gola; sarebbero stati più coraggiosi. La mia domanda ai critici è: che battaglia combatti nel tuo Paese, città, villaggio in questo momento? E con quale rischio? Non sei, infatti, malvagio come gli ideologi dell’austerità dura che vogliono sperimentare su un “Paese cavia”, sulla vita delle persone, e vedere come finisce?
8 dosi. 5.
Visto come sorta di Fossa di Helm, questa sconfitta per i Greci è monumentale, irredimibile. E’ il momento del “tutto è perduto”. Visto come battaglia di avvio di una guerra molto più grande, è estremamente preziosa. Ha messo il nemico in primo piano indicandone punti di forza e di debolezza. Ha fornito dati agli altri, Spagna, Portogallo e Italia che si premureranno di essere meglio preparati. E’ stata combattuta coraggiosamente ed elegantemente, perché la Grecia vivrà per combattere un altro giorno. Abbiamo eletto un uomo buono, onesto e coraggioso che ha lottato come un leone contro insondabilmente grandi interessi. Il risultato non sarà quel martirio che speravate. Ma un giorno ci sarà.
Alex Andreou

Fonte

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Atti di sovranità unilaterale

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“Le strategie politiche dei creditori giocano un ruolo determinante nella scelta dei Paesi ai quali una ristrutturazione del debito viene concessa e nei termini in cui avviene”, sostiene Eric Toussaint…

La ristrutturazione del debito greca è al cuore della battaglia che contrappone Atene alla Troika. Lo scontro non è nuovo. Nel 2012, una prima ristrutturazione del debito greco era stata adottata. Con quali risultati?
All’inizio del 2010, la Grecia è stata vittima di attacchi speculativi dei mercati finanziari atti ad imporre tassi di interesse assolutamente spropositati in cambio di finanziamenti per ripagare il debito greco. La Grecia era sul punto di interrompere i pagamenti perché incapace di rifinanziare il debito a tassi ragionevoli. La Troika è intervenuta con un piano di aggiustamento strutturale sotto forma di «Memorandum». Si trattava di concedere nuovi crediti alla Grecia a condizione che saldasse i conti con i propri creditori. Ora, questi creditori erano soprattutto banche private europee, in ordine di importanza francesi, tedesche, italiane, belghe… Questi crediti erano ovviamente accompagnati da misure di austerità che hanno avuto effetti catastrofici sulla vita dei Greci e sulle attività economiche del Paese.
Nel 2012, la Troika ha organizzato una ristrutturazione del debito greco soltanto sulla parte contratta con creditori privati, e cioè da un lato banche private degli Stati dell’Unione Europea che si erano fortemente disimpegnate rispetto alla Grecia ma che conservavano ancora crediti nei confronti del Paese, e dall’altro altri tipi di creditori come i fondi pensione dei lavoratori greci. Questa ristrutturazione comportava una riduzione del debito greco di circa 50-60% nei confronti dei creditori privati. La stessa Troika aveva concesso prestiti alla Grecia dal 2010 e si era rifiutata di ridurre i crediti di cui era in possesso. L’operazione è stata presentata come un grande successo dai principali media, dai governi occidentali, dallo stesso governo greco, dalla Commissione Europea e dal FMI. Si è voluto far credere all’opinione pubblica internazionale, e ai Greci, che i creditori privati avevano compiuto sforzi immensi tenendo conto della situazione drammatica in cui la Grecia si era ritrovata. Ma la verità è un’altra. Questa operazione non è andata in nessun modo a beneficio del Paese in generale, e ancora meno della sua popolazione. Dopo un calo momentaneo del debito nel corso del 2012 e all’inizio del 2013, il debito greco è di nuovo aumentato, sorpassando il livello raggiunto nel 2010-2011. Le condizioni imposte dalla Troika hanno provocato un crollo drammatico delle attività economiche in Grecia e il PIL è sceso del 25% tra il 2010 e il 2014. Inoltre, le condizioni di vita della popolazione hanno subito un impatto fortemente negativo. Si sono registrate violazioni crescenti dei diritti economici e sociali e dei diritti collettivi, precarietà del sistema pensionistico, una drastica riduzione dei servizi nella sanità pubblica e nel sistema educativo, un crollo del potere di acquisto… Va poi sottolineato che una delle condizioni dell’alleggerimento del debito imposte alla Grecia riguardava la giurisdizione competente in caso di controversia. Contrariamente all’accordo raggiunto con la Germania nel 1953 sul debito tedesco, le controversie non sarebbero stati tratttate da un tribunale competente greco.
(…)

Dunque, se la ristrutturazione del debito non è la soluzione, quale via ipotizza affinché gli Stati possano risolvere tale problema?
Per gli Stati si tratta di compiere atti di sovranità unilaterale: 1- realizzando una valutazione integrale del debito, con una partecipazione cittadina attiva; 2- sospendendone il pagamento 3- rifiutandosi di pagarne la parte illegittima; 4-imponendo una riduzione della restante parte. La riduzione della parte restante, dopo l’annullamento della parte illegittima, può avere le caratteristiche di una ristrutturazione ma in ogni caso non potrà essere una risposta sufficiente.

Cosa succede quando un governo intavola negoziazioni con i creditori in vista di una ristrutturazione, senza sospendere il pagamento del debito?
Senza sospensioni dei pagamenti anticipati e senza una verifica pubblica, i creditori si trovano in una posizione di dominio. Non bisogna sottovalutare la loro capacità di manipolazione, che può portare i governi a compromessi inaccettabili. E’ la sospensione del pagamento del debito come atto sovrano unilaterale che crea un rapporto di forza con i creditori. Inoltre, la sospensione obbliga i creditori a farsi avanti: quando si tratta di affrontare i detentori dei titoli, se non c’è sospensione del debito, essi agiscono in maniera opaca, poiché i titoli non sono nominativi. Ed è soltanto rovesciando tale rapporto di forza che gli Stati creano le condizioni per poter imporre misure la cui legittimità si fonda sul diritto internazionale e interno.”

Da Eric Toussaint: “La Grecia ha il diritto di sospendere il pagamento di debiti illegittimi”, di Joshua Massarenti.
Eric Toussaint è il portavoce del Comitato per la cancellazione del debito del Terzo Mondo, di cui è stato fondatore nel 1990.