Convenevoli atlantici

ROMA, 12 Giugno- Una statua di bronzo, raffigurante una donna con una ghirlanda di alloro in testa, e’ il regalo di Silvio Berlusconi a George W. Bush. La statua, alta circa 80 cm. e del peso di 60-70 kg., sara’ recapitata a villa Taverna o all’ambasciata di via Veneto. Il presidente Bush ha invece regalato a Berlusconi il ‘Segway’ con due bandierine, italiana ed americana, per la sua villa in Sardegna. Il premier italiano, oltre alla statua, ha donato a Bush due confezioni di cravatte di Marinella.
(ANSA)

L’Europa e l’Italia sotto lo scudo

Il 27 marzo 2007 il generale Henry Obering III, direttore dell’Agenzia di difesa missilistica degli Stati Uniti, ha annunciato: “Lo scorso febbraio abbiamo stabilito un memorandum di accordo quadro con l’Italia e possiamo ora iniziare a sviluppare possibilità di condivisione di tecnologie di difesa missilistica, analisi e altre forme di collaborazione”. L’Italia entrava così ufficialmente nel programma dello scudo antimissilistico che gli Stati Uniti intendono allestire in Europa, mentre nessun annuncio arrivava invece dal governo italiano.
Probabilmente il memorandum era stato firmato al Pentagono il precedente 7 febbraio, contestualmente all’assunzione, da parte del sottosegretario alla difesa Giovanni Lorenzo Forcieri, di ulteriori impegni nel (onerosissimo) programma per lo sviluppo del caccia F-35 Joint Strike Fighter. Ipotesi più che verosimile sulla base del decreto promulgato dal ministro della difesa Arturo Parisi il 4 agosto 2006, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 3 ottobre successivo, che espressamente delega Forcieri “alla trattazione delle problematiche relative ai programmi più rilevanti di cooperazione internazionale nel campo degli armamenti”.
Quando il successivo 12 marzo, il segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer aveva rilasciato dichiarazioni in merito a presunte discriminazioni all’interno dell’organizzazione in tema di difesa missilistica, il ministro degli esteri italiano D’Alema si era limitato ad auspicare che il progetto statunitense venisse discusso in ambito sia NATO che UE, senza rivelare che in realtà l’Italia si era già “autopromossa in serie A”.
Il progetto prevede, inizialmente, l’installazione di dieci missili intercettori in Polonia e di una stazione radar nella Repubblica Ceca. La funzione dei missili intercettori è distruggere i missili balistici nemici una volta lanciati. Altri missili e radar dovrebbero/potrebbero essere installati in Ucraina (che però smentisce) e nella stessa Italia, che diventerebbe a sua volta oggetto di rappresaglia. Ufficialmente predisposti a difesa dell’Europa e degli Stati Uniti dai missili nordcoreani ed iraniani, in realtà nessuno di questi due Paesi possiede (né possiederà entro tempi brevi) missili in grado di portare una tale minaccia. Peraltro, se partissero missili dalla Corea del Nord in direzione degli Stati Uniti, certamente essi non sarebbero lanciati verso ovest al di sopra dell’Europa ma piuttosto verso est seguendo il tragitto più diretto per raggiungere il bersaglio. A questo proposito, quindi, non mancano di allarmare neanche le insistenti voci di un analogo scudo progettato per l’area del Pacifico, interessante principalmente Giappone ed Australia: “vittima predestinata” la Cina. L’elenco completo dei Paesi che si sono impegnati a collaborare con gli Stati Uniti comprenderebbe anche, oltre quelli già citati, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Israele, Olanda, Spagna e Taiwan. Continua a leggere

Operazione Sarissa

Ovverosia la guerra segreta degli italiani in Afghanistan.
Il 2007, chiusosi con oltre settemila morti di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai bombardamenti aerei della NATO, è stato l’anno più sanguinoso dalla caduta dei Talebani, anche per la stessa Alleanza Atlantica, che avrebbe perso 232 militi. Secondo un recente rapporto del Senlis Council, i Talebani oggi controllano il 54% del territorio, sono attivi in un altro 38% e minacciano ormai la stessa capitale Kabul, la cui difesa è ora responsabilità delle truppe italiane.
Seppure in maniera limitata ed all’insaputa dei loro connazionali, esse partecipano ad operazioni di guerra ormai da quasi due anni, esattamente dall’estate del 2006. Da quella data, infatti, è operativa nell’ovest del Paese la Task Force 45, “la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia” secondo un esperto militare. In tutto circa 200 uomini che, in flagrante violazione della Costituzione italiana, sono impegnati nell’operazione Sarissa, volta a combattere i Talebani a fianco delle Delta Force statunitense e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah.
Durante il governo Prodi, l’impegno militare in Afghanistan è costantemente aumentato sia dal punto di vista quantitativo (oggi l’Italia mantiene in loco 2.350 soldati, 550 in più di quelli schierati dall’esecutivo Berlusconi) sia, soprattutto, da quello qualitativo, con un dispiegamento di mezzi davvero impressionante (si citino, ad esempio, gli elicotteri da combattimento A-129 Mangusta ed i cingolati Vcc-80 Dardo in dotazione ai bersaglieri della Brigata Garibaldi, oppure gli aerei spia Predator e gli elicotteri da trasporto Sh-3d che appoggiano la Task Force 45). Il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri ha avvertito tutti di non illudersi, ché “dovremo restare in Afghanistan molto a lungo”. Considerato lo stanziamento di circa 338 milioni per il 2008, la previsione di dover spendere qualche altro miliardo di euro, oltre a quelli già spesi nei passati cinque anni, non rassicura di certo. E fa coppia con le dichiarazioni del titolare della Difesa, onorevole Parisi, di stupefacente intelligenza e destrezza nel segnalare profonde analogie tra l’Italia e l’Afghanistan: “Non possiamo abbandonare Herat e Kabul perché è come se le forze dell’ordine lasciassero nelle mani della delinquenza la Sicilia e la Campania”.
Insomma, l’Afghanistan come un problema di ordine pubblico da risolvere con qualche retata.
In primavera è prevista un offensiva talebana senza precedenti. Cosa risponderà l’Italia alle richieste statunitensi-NATO di un coinvolgimento ancora maggiore?

English version

Operation Sarissa

Or, in other words, the Italians’ secret war in Afghanistan.

translation: L. Bionda

The year 2007, ended with more than 7.000 casualties including at least 1.400 civilians mostly killed by NATO air bombings, has been the bloodiest since the Talibans’ defeat, also for the Atlantic Alliance, which has reportedly lost 232 soldiers. According to a recent statement from Senlis Council, Talibans control nowadays about 54% of the afghan soil, they are active in another 38% and threaten also Kabul, the defence of which is now the responsibility of the Italian troops.

Although in a limited way and largely without their fellow countrymen knowing it, the Italian troops have been taking part to military operations for nearly two years, precisely since the summer of 2006. From that period the Task Force 45 has been operating in the Western part of the country: it is “the largest special forces unit ever deployed by Italy since the so-called ‘Operation Ibis’ in Somalia” explained a military advisor. About 200 troops who, openly violating the Italian Constitution, are involved in the Operation Sarissa, fighting the Talibans jointly with the American Delta Force and the British Sas, especially in the Farah Western province.

During the Prodi administration, the Italian military units in Afghanistan have constantly increased in quantity (today Italy keeps there 2.350 soldiers, 550 more than those sent during the previous Berlusconi’s administration) and, most of all, in quality, with a really impressive deployment of equipment (for example, assault helicopters ‘A-129 Mangusta’, tanks ‘Vcc-80 Dardo’ used by Bersaglieri from Garibaldi Brigade, surveillance aircraft ‘Predator’ or transport helicopters SH-3d supporting Task Force 45). The Deputy Secretary of Defence Lorenzo Forcieri invited everyone not to be deceived, as “we will have to stay remain in Afghanistan for a very long period”. Thinking about the allocation of nearly 338 millions Euro during 2008, the idea of spending some other billions more than those already paid in the last five years does not reassure anybody.

We also want to underline the statement made by Italian Former Defence Minister, Hon. Parisi; with ‘astonishing’ insight and knowledge he remarked clear analogies between Italy and Afghanistan: “we cannot leave Herat and Kabul because it would be like our Police leaving Sicily and Campania in the hands of criminal gangs”.

That’s to say, Afghanistan like a security issue, to be solved with the help of some raids.

During this spring a very harsh Taliban assault is expected. What will Italy reply to USA/NATO demands for a still larger military involvement?

Italian version