“Si tratta solo di complottismo”

“Fin dal suo erompere alla fine del 2019 nella città cinese di Wuhan e nella relativa provincia dell’Hubei, l’epidemia di Covid-19 ha portato al proliferare di voci non confermabili che, da un lato parlavano di una “fuga”, per errore umano, del virus dal laboratorio virologico della città-epicentro, noto come Istituto di Virologia di Wuahn dell’Accademia delle Scienze Cinese, in cinese Zhōngguó Kēxuéyuàn Wǔhàn Bìngdú Yánjiūsuǒ, che da anni è fra i principali centri di ricerca della Cina, dall’altro insinuavano che alla base dell’evento ci fosse stato un vero e proprio attacco di guerra biologica ai danni della Cina, poi sfuggito di mano e dilagato in tutto il mondo.
Voci che non meriterebbero più di tanto credito, se non fosse che il 12 marzo 2020 perfino un pezzo grosso del Ministero degli Esteri di Pechino ha accusato apertamente gli Americani di essere all’origine dell’epidemia. Zhao Lijian, portavoce del ministero e vicecapo del dipartimento informativo del medesimo, ha dichiarato pubblicamente su Twitter che “il virus potrebbe essere stato portato a Wuhan da un soldato americano durante i Giochi Militari”. E a ribadire un’origine statunitense del virus, postava un intervento video dello scienziato americano Robert Redfield, in cui egli sosteneva che alcune morti di polmonite verificatesi in America nelle settimane precedenti erano state a posteriori confermate esser dovute al Covid-19.
Zhao si riferiva a un preciso evento sportivo internazionale tenutosi proprio nella città-epicentro del morbo lo scorso autunno, ovvero la settima edizione dei Military World Games, che fra l’altro era ospitata per la prima volta dalla Cina.
I giochi si sono svolti dal 18 al 27 ottobre 2019 e hanno visto arrivare a Wuhan ben 9300 atleti militari da 140 nazioni diverse.
(…) La squadra degli atleti militari americani, composta da 300 elementi, è arrivata all’aeroporto Tianhe di Wuhan nell’arco di due giorni, fra il 15 e il 17 ottobre, andando ad alloggiare nell’attrezzato villaggio olimpico.
La presenza per diversi giorni di qualche centinaio di militari americani, ancorché in veste sportiva, in una città ospitante non solo i Giochi Militari, ma anche uno dei maggiori laboratori di virologia della Cina e del mondo, è sicuramente degna di nota, anche solo come curiosa coincidenza, se non di più, considerando poi l’apparire dell’epidemia.
E se l’evento sportivo può aver offerto una copertura perfetta a qualche operazione occulta, a voler dar retta alle accuse di Zhao Lijian, anche la concomitanza della presenza nella città dell’importante laboratorio rappresenta un ideale “alibi” consentendo di incolpare facilmente gli stessi scienziati cinesi per una (vera o presunta) negligenza.
(…) Anche a voler considerare una semplice casualità il passaggio in ottobre di militari stranieri per i giochi di Wuhan, v’è però da considerare un’altra inquietante coincidenza.
Esattamente un mese prima dell’inizio dei Giochi Militari, ovvero il 18 settembre 2019, l’aeroporto Tianhe di Wuhan è stato teatro di un’esercitazione di contenimento biomedico, riguardante, come ipotesi di lavoro, “l’arrivo di un passeggero affetto da coronavirus”.
La notizia di questa esercitazione è passata in sordina, ma fra le poche testimonianze reperibili in rete che la confermerebbero oltre a svariate immagini, c’è un resoconto di Hubei TV che narra: “Nel pomeriggio del 18 settembre le dogane del Wuhan Tianhe Airport hanno ricevuto un rapporto da una linea aerea secondo cui ‘un passeggero non si sentiva bene, avendo difficoltà a respirare, e i suoi parametri vitali erano instabili’.
Immediatamente, le dogane dell’aeroporto hanno iniziato un piano di contenimento e hanno iniziato a trasferire il passeggero in ospedale. Due ore più tardi, il Centro Medico di Wuhan ha reso noto che al passeggero è stata clinicamente diagnosticata una infezione da Coronavirus”.
Il reportage citava anche un secondo tema di esercitazione, che era “un eccesso di radiazioni” dovuto a un passeggero che tentava di trafugare “un minerale dalla Birmania”. E concludeva inquadrando l’esercitazione nella preparazione delle misure di sicurezza proprio in previsione dei Giochi Militari: “A 30 giorni dall’inizio dei giochi, le dogane di Wuhan hanno fatto ogni sforzo per garantire la sicurezza degli scali e salvaguardare i giochi”.
E’ legittima la domanda del perché i Cinesi possano aver pensato al rischio di un coronavirus proprio poche settimane prima dell’arrivo di militari stranieri, e nella fattispecie americani.
Ammesso, e non concesso, che i loro servizi segreti si aspettassero qualche contaminazione dall’esterno, potrebbero essere stati preavvertiti? Ed è forse per questo motivo che il governo cinese ha inizialmente tenuto una condotta riservata sull’esplodere dell’epidemia?
(…) Immaginiamo, pur senza dar loro eccessivo credito, che siano verosimili le accuse nei confronti dell’America. Se nel settembre 2019 i Cinesi già conducevano un’esercitazione per fermare un ipotetico contagio da “coronavirus” arrivato dall’esterno all’aeroporto di Wuhan, è probabile che si aspettassero qualcosa.
Qualcuno della loro fitta rete di spionaggio negli Stati Uniti potrebbe averli avvisati di un qualche piano per sconvolgere l’economia cinese proprio nel pieno della battaglia commerciale dei dazi.
(…) Per i Cinesi, cercare di far finta di nulla nei primi tempi del contagio potrebbe essere stato un modo di lasciare gli Americani nell’incertezza circa l’esito di una qualche operazione segreta. E il riserbo potrebbe anche essere dovuto alla cautela necessaria a non dare indizi che porterebbero allo scoperto preziosi informatori negli USA. Ricordate cosa avevamo scritto nelle prime righe di questo scritto, citando le parole di Chaunan?
“Anche quando sono molto inefficaci, con pochi morti, come nel caso delle lettere all’antrace negli USA, le armi biologiche sono considerabili come armi di ‘rottura’ di massa poiché possono gettare un’intera nazione nel caos. Le armi biologiche influenzeranno molti aspetti della nostra vita di routine, mandandoli fuori schema. Porteranno il terrorismo sulla soglia di casa di ognuno di noi”.
Detto in altri termini, seminare una forte polmonite in un Paese avversario può sconvolgere quel tanto che basta il tessuto socio-economico nemico, lasciando gli avversari in un eterno dubbio, se si sia trattato cioè di un evento di origine naturale oppure artificiale. Ben difficilmente ci potrà essere infatti una prova definitiva dell’origine di questo virus. Il fatto che la pandemia si sia poi diffusa in tutto il mondo e che stia facendo breccia anche negli Stati Uniti potrebbe essere la riprova che, in realtà, si tratta solo di complottismo.
E’ vero però che gli eventi di questi ultimi mesi stanno mettendo in ginocchio anche un altro importante concorrente economico degli USA, ovvero l’Unione Europea, i cui Paesi stanno andando in ordine sparso, rischiando peraltro di sovraccaricare la Banca Centrale Europea con richieste di liquidità d’emergenza. Quanto agli Stati Uniti, se anche la paura dilaga e si annuncia uno stato d’emergenza, non va dimenticato che oltreoceano la sanità pubblica è una chimera e la salute in senso generale tende a essere considerata un fatto più privato che collettivo.
Trattandosi di una influenza più aggressiva del normale, la cui mortalità non è catastrofica, potrebbe esistere la possibilità, per quanto remota, che le élites che governano gli Stati Uniti, per certi aspetti paragonabili al patriziato dell’Impero Romano, possano aver pensato che rischiare il trabocco del Covid-19 anche nei propri confini potesse essere un prezzo adeguato per azzoppare Cina e Unione Europea, contando sul diverso approccio, anche come mentalità, che Cinesi ed Europei hanno in relazione alla salute pubblica.”

Da Coronavirus: natura, incidente o arma? di Mirko Molteni.

Pandemia, manipolazione mediatica, terrorismo

WAR TODAY“Da un punto di vista storico-politico-mediatico la pandemia si presta perfettamente al modello delle nuove forme di terrorismo mediatico funzionali al mantenimento del potere delle attuali élite.
Si presta altresì al conseguimento di particolari obiettivi geopolitici di ottundimento delle coscienze.
Il classico schema Problema-Reazione-Soluzione funziona in maniera eccellente per questo genere di vicende. Come ben sintetizza Solange Manfredi: “In estrema sintesi, dunque, la guerra psicologica consiste nella propaganda e in quelle azioni psicologiche che, attraverso la creazione di bisogni, frustrazione, insicurezza e suscitando diffidenza, sospetto, paura, odio, orrore, ecc. spingono l’obiettivo verso il comportamento desiderato.”
Dunque, se un Governo – o più Organizzazioni mondialiste – intendono mettere a rischio la salute di una o più popolazioni o incrementare il potere e i guadagni delle lobby farmaceutiche è sufficiente creare e diffondere una nuova malattia epidemica – Problema – per poi utilizzare i media al fine di diffondere una condizione di paura – Reazione -. A Problema-Reazione, a questo punto, basta proporre la Soluzione; ad esempio tirar fuori il vaccino dal cappello a cilindro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Può anche, però, darsi il caso che il virus nasca da progetti più ambiziosi per cui la Soluzione che verrà proposta non sarà un semplice vaccino, ma qualcosa d’altro.
Comunque sia tutto il processo passa attraverso la manipolazione delle masse e l’uso strumentale del terrore, altrimenti detto terrorismo.
Ma vediamo ora con cosa abbiamo a che fare con il nuovo arrivato che, detto per inciso, qui in Texas sta facendo furore: l’Ebola.
Ebbene, proprio ieri è uscito sul Daily Observer di Monrovia in Liberia una interessantissima nota del dottor Cyril Broderick, ex professore di Patologia Vegetale presso il College dell’Agricoltura e delle Foreste dell’Università della Liberia.
Broderick dice, in sostanza, che responsabile per l’epidemia di Ebola in Africa occidentale è l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti.
E, più precisamente, indica specificatamente il Dipartimento della Difesa statunitense (DoD) come il finanziatore degli esperimenti di Ebola sull’uomo, esperimenti iniziati, peraltro, poche settimane prima dello scoppio dell’epidemia in Guinea e Sierra Leone. Il DoD avrebbe sottoscritto un contratto di 140 milioni di dollari con la Tekmira, una società farmaceutica canadese, per condurre gli esperimenti sull’Ebola.
Ora questo lavoro di ricerca – denuncia Broderick – avrebbe implicato il contagio di esseri umani sani con il mortale virus Ebola.
Ora il nostro professore si chiede – e ve lo starete chiedendo anche voi che leggete – se sia mai possibile che il Dipartimento della Difesa americano e altri Paesi occidentali siano direttamente responsabili del contagio di migliaia di africani con il virus Ebola.
Per avvalorare la sua tesi il dottor Broderick indica come il governo degli Stati Uniti abbia un laboratorio di ricerca nella città di Kenema in Sierra Leone.
Questa struttura studia ciò che egli chiama “febbre virale per bioterrorismo”, e – guarda caso – Kenema è anche la città da dove è partito il focolaio di Ebola in Africa occidentale.
Beh, va detto innanzitutto che le affermazioni di Broderick non sono poi così campate in aria. Basterebbe solo non perdere la memoria del passato e ricordare come il governo degli Stati Uniti abbia sperimentato per lungo tempo malattie mortali sulla pelle di popolazioni ignare.
Un esempio tra tutti: il Guatemala, dove, tra il 1946 e il 1948, Washington, in collaborazione con il presidente guatemalteco Juan José Arévalo e i suoi funzionari della sanità, ha deliberatamente contagiato più di 1500 soldati, prostitute, carcerati e malati – anche di mente – con sifilide e altre malattie sessualmente trasmissibili come gonorrea e ulcera molle, su un campione di 5500 guatemaltechi che parteciparono agli esperimenti. Naturalmente nessuno dei soggetti infettati con tali malattie venne informato né tantomeno diede il consenso. E, in quel gruppo, solo circa 700 ricevettero una sorta di trattamento. Secondo i documenti, almeno 83 dei 5.500 soggetti erano morti entro la fine del 1953.
Tutto emerse – dopo 62 anni – solo grazie al Boston Globe che pubblicò nel 2010 la scoperta fatta da una coraggiosa docente universitaria, Susan M. Reverby, professoressa al Wellesley College, in un articolo dal titolo “Professore della Wellesley scopre un orrore: esperimenti di sifilide in Guatemala”.
Naturalmente Obama è stato costretto a scusarsi con il governo e il popolo del Guatemala, impegnandosi a non ripetere gli errori del passato (sic!).
La reazione del presidente degli Stati Uniti alla relazione è evidentemente una farsa.
Washington ha condotto sperimentazioni umane con malattie mortali effettuate da laboratori finanziati dal governo non solo in Guatemala, ma in altri Paesi e persino sul proprio territorio.
Basti ricordare che, ancora nel ’32, l’US Public Health Service e l’Istituto Tuskegee avevano reclutato 600 poveri mezzadri nella Macon County, in Alabama, per testare l’infezione della sifilide. Ai soggetti era stato detto che si trattava di assistenza sanitaria gratuita da parte del governo degli Stati Uniti.
Dunque, come si può ben capire, l’idea del dolo non è così peregrina.
ebola_wafrica-texas_1184pxMa c’è un altro aspetto, se possibile ancora più inquietante; le Agenzie governative degli Stati Uniti hanno una lunga storia di ricerche per la guerra biologica presso i laboratori in Liberia e Sierra Leone. Questo include i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che – guarda tu le combinazioni – ora è l’Agenzia di punta per la gestione del contagio di Ebola negli Stati Uniti.
A suffragio di questa interpretazione vi è la tesi che Ebola sia un organismo geneticamente modificato (OGM). A tal proposito Leonard G.Horowitz è stato chiarissimo e inequivocabile quando, nel 1998, ha anticipato la minaccia delle nuove malattie in arrivo nel suo best seller Virus emergenti: AIDS e Ebola – Natura, incidente o intenzione? Nella sua intervista con il Dr. Robert Strecker nel capitolo VII ha dimostrato come nei primi anni 1970, la ‘produzione’ di ‘virus simili all’AIDS’ fosse chiaramente strumentale per la guerra tra i blocchi divisi dalla cortina di ferro. Nel capitolo XII, poi, conferma l’esistenza di una struttura militare-medico-industriale americana che conduceva test di armi biologiche con il pretesto di somministrare vaccinazioni per controllare le malattie e migliorare la salute dei ‘neri africani all’estero’. Ricordiamo che il primo incidente di Ebola avvenne in Zaire nel 1976, durante la Presidenza Mobutu, in corrispondenza con l’introduzione dell’OGM Ebola in Africa.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e diverse altre agenzie delle Nazioni Unite – è sempre Broderick a parlare – sarebbero implicate nella selezione di Paesi africani adatti a partecipare ai test, non solo promuovendo vaccinazioni, ma perseguendo vari tipi di esperimenti. Secondo vari rapporti sono implicati in questi progetti, tra gli altri:
(a) L’Istituto per le ricerche mediche sulle malattie infettive dell’esercito USA (USAMRIID), noto centro di ricerca per la guerra batteriologica, di Fort Detrick, nel Maryland;
(b) la Tulane University, di New Orleans, Louisiana, che ha ottenuto finanziamenti, tra cui uno di oltre 7 milioni di dollari dall’Istituto Nazionale di Sanità (NIH) per finanziare la ricerca sulla febbre emorragica virale Lassa;
(c) il Centro statunitense per il Controllo delle Malattie (CDC);
(d) Medici Senza Frontiere (Medicins Sans Frontieres);
(e) Tekmira, società farmaceutica canadese;
(f) GlaxoSmithKline del Regno Unito;
(g) l’Ospedale governativo di Kenema in Sierra Leone.
Dunque, per riassumere, le ricerche militari sarebbero alla base della creazione del virus, che poi potrebbe:
A) essere scappato di mano ai ricercatori,
B) essere stato diffuso intenzionalmente per motivi o economici (Big Pharma) o strategico-politici.
L’ampia prevedibilità di entrambe le ipotesi potrebbe, a sua volta, giustificare le notizie di milioni di body bag (sacchi per cadaveri) ordinate dalla FEMA – l’equivalente della nostra Protezione Civile – con un costo di un miliardo di dollari e oggi stoccate in varie località degli USA.
Ma quello che qui a noi preme – comunque stiano le cose – è che la pandemia, vera o fasulla che sia, viene strumentalmente utilizzata per incrementare la paura, il terrore nelle popolazioni, terrore che, come sappiamo bene, è stato da sempre utilizzato dal potere per depotenziare le coscienze, paralizzare ogni reazione, assoggettare i popoli.”

Da Ebola: di che si tratta veramente? Una riflessione a tutto campo, di Piero Cammerinesi.