La CIA s’impegna nel settore dell’intrattenimento

Per non essere da meno, la CIA è entrata nel prezioso mercato del controllo dei social network in maniera consistente.
In un’esclusiva pubblicata da Wired, apprendiamo che il braccio degli investimenti della CIA, In-Q-Tel, “vuole leggere i tuoi post sui blog, tracciare i tuoi aggiornamenti su Twitter- – perfino scoprire le tue recensioni librarie su Amazon”.
Il giornalista investigativo Noah Shachtman rivela che In-Q-Tel “sta investendo in Visible Technologies, una ditta di software che è specializzata nel monitoraggio dei social network. Essa fa parte di un più ampio complesso con i servizi di spionaggio finalizzato a migliorare l’utilizzo di “fonti aperte di intelligence”- -informazioni che sono pubblicamente disponibili, ma spesso nascoste nella fiumana di spettacoli televisivi, articoli di giornali, post nei blog, video on-line e servizi radiofonici che vengono creati quotidianamente.” Wired riferisce:
“Visible si muove con circospezione fra più di mezzo milione di siti internet 2.0 al giorno, raggranellando più di un milione di post e conversazioni che hanno luogo su blog, forum on-line, Flickr, YouTube, Twitter ed Amazon (al momento non riguarda quei social network come Facebook che necessitano d’iscrizione). Vengono inquadrati gli utenti e gli aggiornamenti in tempo reale di ciò che è stato detto in questi siti, in base a catene di parole chiave.” (Noah Schachtman, “Esclusivo: Le spie statunitensi comprano azioni di una ditta che controlla blog e cinguettii”, Wired del 19 ottobre 2009)
Benché il portavoce di In-Q-Tel Donald Tighe abbia detto a Wired che si vuole che Visible controlli i social network stranieri e fornisca in merito agli incubi degli americani una “vigilanza per un preallarme riguardo a come si svolgono le questioni a livello internazionale”, Schachtman fa notare che “uno strumento simile può anche venire puntato all’interno, sui connazionali frequentatori dei blog e di Twitter”.
Secondo Wired, la ditta già sorveglia attentamente siti internet 2.0 “per Dell, AT&T e Verizon”. E come ulteriore attrattiva, “Visible sta tracciando le campagne internet degli attivisti per i diritti degli animali” contro il colosso della macellazione Hormel.
Shachtman riferisce che “Visible ha tentato per quasi un anno di entrare nell’ambito governativo”. E perché non avrebbero dovuto, considerando che la sicurezza della Patria e la ancor più inquietante parola tabù della “comunità di intelligence” statunitense, è un’autentica gallina dalle uova d’oro per le imprese intraprendenti avide di eseguire gli ordini dello Stato.
Wired riferisce che nel 2008, Visible “fece squadra” con l’impresa di consulenza con sede a Washington DC “Concepts & Strategies, la quale ha trattato il monitoraggio dei media e servizi di traduzione per il Comando Strategico Statunitense e per i Capi di Stato Maggiore Congiunti, fra gli altri”.
Secondo uno spot pubblicitario sul sito internet della ditta, costoro sono sempre alla ricerca di “specialisti in confronti dialettici nei social network” con esperienza al Dipartimento della Difesa ed “un’alta competenza in arabo, farsi, francese, urdu o russo”. Wired riferisce che Concepts & Strategies “sta anche cercando un ‘ingegnere della sicurezza per i sistemi di informazione’ che abbia già un’autorizzazione di sicurezza in ‘Top Secret SCI [Sensitive Compartmentalized Information] conseguito con il Poligrafo a Spettro Totale dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale’”.
In un simile ambiente, nulla sfugge agli occhi dello Stato segreto. Schachtman rivela che l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale “mantiene un Centro per l’Open Source, che setaccia l’informazione pubblicamente disponibile, compresi i siti internet 2.0”.
Nel 2007, il direttore del Centro, Doug Naquin, “disse a un pubblico di professionisti dell’intelligence” che “adesso stiamo controllando YouTube, che porta un bel po’ di informazioni eccezionali e spontanee… noi abbiamo gruppi che controllano quelli che chiamano “media dei cittadini”: persone che scattano fotografie con i loro cellulari e le postano su internet. Poi ci sono i social network, fenomeni come MySpace ed i blog”.

Da Mind Your Tweets: The CIA Social Networking Surveillance System,
di Tom Burghardt.
[Traduzione di L. Salimbeni]

Siamo tutti sovversivi

Il docente di diritto di Harvard Cass Sunstein, nominato da Obama a capo dell’Ufficio dell’informazione e degli Affari regolamentari, ha abbozzato un piano per il governo per infiltrare i gruppi complottisti per indebolirli con pubblicazioni nelle chat room e nelle reti sociali, come pure in riunioni reali, secondo un articolo recentemente scoperto che Sunstein ha scritto per il Journal of Political Philosophy.
Come abbiamo spesso avvisato, le chat room, le reti sociali e particolarmente le sezioni di commento di articoli vengono “giocate” ripetutamente da sabotatori, molti dei quali posano come numerose diverse persone per creare un consenso fasullo, che tentano di screditare qualunque informazione venga discussa, non importa quanto credibile e ben documentata. Vediamo questo da anni nei nostri siti web e, sebbene alcuni di questi individui agissero di propria iniziativa, un numero significativo è parso operare a turno, pubblicando ripetutamente gli stessi argomenti di discussione frequentemente.
E’ fermamente stabilito il fatto che il complesso militare-industriale, che possiede anche le reti dei media corporativi negli Stati Uniti ha numerosi programmi rivolti ad infiltrare importanti siti Internet ed a diffondere propaganda per contrastare la verità sui misfatti del governo e sulle occupazioni di Iraq ed Afghanistan.
Nel 2006 il CENTCOM, il Comando Centrale degli Stati Uniti, ha annunciato che sarebbe stato assunto un gruppo di dipendenti per ingaggiare “i blogger che pubblicano informazioni imprecise o false, come pure i blogger che pubblicano informazioni incomplete”, sulla cosiddetta guerra al terrore.
Nel marzo 2008, è stato rivelato che il Pentagono stava espandendo le “Operazioni dell’informazione” su Internet impiantando falsi siti web stranieri di notizie, intesi a sembrare fonti di media indipendenti ma che in realtà portavano propaganda militare diretta.
Paesi come Israele hanno pure ammesso di avere creato un esercito di sabotatori online il cui compito è di infiltrare i siti web contro la guerra ed agire da difensori dei crimini di guerra dello stato sionista.
Nel gennaio dello scorso anno, la US Air Force ha annunciato un piano di risposta “contro-blog” mirato a scendere in campo e reagire al materiale di blogger che hanno “opinioni negative sul governo e sull’aeronautica militare USA”.
Il piano, creato dal braccio affari pubblici dell’Air Force, comprende un dettagliato schema di flusso di “contro blogging” in dodici punti che detta come gli ufficiali dovrebbero affrontare quelli che sono descritti come scrittori online “sabotatori”, “violenti” e “fuorviati”.
(…)

Da Lo zar dell’informazione di Obama traccia il piano del governo per infiltrare i gruppi complottisti, di Paul Joseph Watson.