La salute (non) è in vendita! – il video

Dal marketing del farmaco alle vaccinazioni: come fabbricare malati per gonfiare i profitti, e non solo…
La video documentazione dell’incontro-dibattito promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 27 aprile, con l’intervento di Marcello Pamio, autore di numerosi saggi di successo e, dal 1999, curatore del sito Disinformazione.
Buona visione!

Annunci

Fake news – il video

La video documentazione dell’incontro-dibattito promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 21 aprile, con l’intervento di Enrica Perucchietti, giornalista e saggista, da ultimo autrice di Fake news. Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità (Arianna Editrice) ed Enzo Pennetta, docente di scienze naturali, curatore del sito Critica Scientifica.
Buona visione!

La salute (non) è in vendita!: incontro-dibattito a Bologna

Non bisogna essere “No Vax” e nemmeno genitori per criticare o almeno guardare con sospetto la normativa che ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola e multe per i genitori dei bambini che non avessero effettuato la profilassi.
Nei mesi passati abbiamo infatti assistito a una massiccia campagna mediatica con relative manipolazioni dell’informazione, strumentalizzazioni e diffusione di false notizie per convincere l’opinione pubblica circa l’esistenza di una minacciosa pandemia di morbillo e spingerla ad accettare la vaccinazione obbligatoria.
In questo caso si è usato il metodo del divide et impera unito alla regola dell’empatia, dividendo l’opinione pubblica in due “tifoserie”, i pro e i contro, senza considerare che molti erano non contrari a priori ma a sostegno della libertà vaccinale, e aumentando i toni e la violenza del dibattito, mentre la maggior parte dei genitori voleva solo essere rassicurata ed ottenere ulteriori informazioni sui casi di danni da vaccino.
La presunta epidemia di morbillo è stata il cavallo di Troia per la presentazione della normativa: senza una fantomatica emergenza sanitaria essa non sarebbe stata approvata o quanto meno sarebbe stata maggiormente contestata dall’opinione pubblica, sebbene le numerose manifestazioni tenutesi siano state censurate o ridicolizzate dai media. Lo schema non è nuovo ma utilizzato in modo metodico e costante. Ciò non significa che il pericolo sia inventato del tutto, ma amplificato e distorto per inculcare nell’opinione pubblica la percezione di essere in pericolo e di aver bisogno dell’intervento del deus ex machina, ossia degli apparati dello Stato.
Il terrore in materia vaccinale è stato poi esteso, tramite radiazione o sospensione, anche a quei medici che hanno osato manifestare dubbi in merito alle vaccinazioni, che hanno parlato di correlazione tra autismo e vaccini o che hanno esposto l’insorgenza di danni da vaccino.
Infine, perché introdurre l’obbligatorietà di dodici, poi dieci, vaccini se la presunta epidemia riguardava solo il morbillo?
Questa e molte altre domande se le pone da tempo Marcello Pamio che nel suo ultimo libro, Vaccinazioni. Armi chimiche contro il cervello e l’evoluzione dell’uomo (UNO Editori) affronta anche e soprattutto i retroscena dietro l’obbligo vaccinale e gli interessi dell’industria farmaceutica, quella “fabbrica dei malati” dedita all’arte raffinata di vendere malanni.
Perché commercializzando farmaci, vaccini ed esami si creano profitti enormi e si trasformano persone sane in malati cronici da curare.

Idee per una sinistra nazionale e popolare

“Le elezioni del 4 marzo ci hanno consegnato un quadro politico davvero nuovo. Il disagio, il rancore, la rabbia prodotta dalle politiche liberiste hanno rotto i vecchi equilibri e premiato M5S e Lega, ovvero quei populismi dati frettolosamente già per già spacciati. Tuttavia, la scomposizione e ricomposizione delle forze è solo agli inizi. Qualunque soluzione venga data al rebus della formazione del governo, essa non potrà che acuire i problemi. Un’ improbabile riedizione del patto del Nazareno approfondirebbe il solco tra l’elettorato ed il vecchio sistema politico. Un governo Lega-M5S farebbe esplodere le contraddizioni con Bruxelles, oppure le sposterebbe all’interno del governo e di ciascuno dei due partner. Un qualche governicchio di transizione, premessa di turbolenze future, sarebbe comunque schiacciato tra le urgenze dell’Unione Europea e le impazienze popolari. Non c’è soluzione alla “questione italiana” perché nessuna delle forze in campo ha la volontà o la capacità di metter mano all’ormai ineludibile programma di ripubblicizzazione dell’economia e di piena occupazione, e di scontrarsi su questi punti definitivamente con Bruxelles, fino alla rottura. Non il PD né Forza Italia, ovviamente. Ma nemmeno il M5S a guida Di Maio, che ha già rassicurato gli investitori internazionali; e neppure la Lega, che vuol sostituire il liberismo bavarese con quello lombardo. Non si può uscire fruttuosamente dall’Unione Europea (posto che lo si voglia) se si riduce il ruolo della politica alla lotta agli sprechi, se si vuole la spesa pubblica per appropriarsene privatamente, se si continua a volere la flat tax, le privatizzazioni, lo Stato minimo.
La soluzione potrebbe arrivare soltanto da una forza politica nazionale e popolare capace di cogliere il nesso strettissimo tra difesa del lavoro, ricostruzione e rafforzamento dello Stato, autonomia nazionale e nuovo spazio geopolitico cooperativo. Una tale forza potrebbe alla lunga mostrare le inevitabili incongruenze di tutti coloro che oggi occupano la scena e potrebbe finalmente rimettere mano ad una esperienza e ad una riflessione orientate verso il socialismo. Ma una tale forza è ancora ben lontana dall’esistere. Per nascere ha bisogno di uomini e donne che non si illudano sulla possibilità di trasformare in senso positivo ciò che già esiste, e siano consapevoli della necessità di creare ciò che non è mai esistito: una forza capace di ridiscutere la collocazione internazionale del Paese e quindi i rapporti sociali che questa impone. Questi uomini e queste donne si trovano, di fatto, soprattutto all’interno della diaspora della sinistra (una diaspora molto ampia che si distribuisce nell’astensione, nel voto al M5S per arrivare fino alla stessa Lega), ed è per questo che il nostro discorso inizia col rivolgersi a loro. Per esortarli a cercare e trovare una strada autonoma, distinta sia dalla vecchia sinistra che dagli attuali improbabili sostituti.”

La traccia per la discussione dell’assemblea autoconvocata Per una sinistra nazionale e popolare che, su iniziativa di Ugo Boghetta, Carlo Formenti e Mimmo Porcaro, si terrà a Bologna il prossimo sabato 15 aprile (presso l’Hotel Allegroitalia in viale Masini 3/4, dalle ore 10), prosegue qui.

Fake news: incontro-dibattito a Bologna

Bufala, balla, fola, frottola, bugia, fandonia, fanfaluca, panzana… la lingua italiana abbonda di sinonimi di affermazione falsa, inventata. Manca però di un termine che descriva l’affermazione manufatta, fabbricata per scopi non strettamente individuali, ma di controllo sociale e politico. Usiamo un’espressione inglese, “fake new”, per indicare questo particolare aspetto della manipolazione ideologica dell’uomo sugli altri uomini. Ed è perfettamente sensato che sia la lingua di Orwell a rendere questo adescamento, se è vero che il primo trattato sulle fake news risale forse al 1712, con “The art of political lying” del celeberrimo autore dei Viaggi di Gulliver, Jonathan Swift. In questo testo l’autore si proponeva di classificare i diversi tipi di menzogna politica e ne forniva una contromisura: opporre alla menzogna un’altra menzogna.
Più diabolicamente, le fake news del nostro tempo non sono mere “bugie”. Il concetto di fake new – nonché quello di post-truth, la post-verità – descrive invece, con maggiore complessità, la mutazione genetica che le parole “verità” e “falsità” hanno subito ad opera del pensiero mondialista. Le fake news, lungi dal descrivere la realtà, la manipolano con la divulgazione mediatica di notizie e opinioni in cui la narrazione di un qualsiasi evento, dato per avvenuto, viene inquinata da un corredo di interpretazioni che ne indirizzano, surrettiziamente, la comprensione.
La raffinatezza con cui il Potere (che parla Inglese!) usa le fake news – a volte per distorcere i fatti, altre volte per fabbricarli di sana pianta – è lì a simboleggiare come il vero e il falso siano oggi miscelati in tal modo che solo un consapevole discernimento possa mantenerne la tradizionale distinzione. Gettare qualche luce su questo arcanum imperii può senz’altro aiutare i più accorti a rendere manifesto questo discernimento.

Dalla generazione in rivolta alla Generazione Erasmus – il video

La video documentazione dell’incontro-dibattito promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 10 marzo, con l’intervento di Federico Dezzani, analista geopolitico, e Paolo Borgognone, saggista, autore di Generazione Erasmus. I cortigiani della società del capitale e la “guerra di classe” del XXI secolo, Oaks editrice.
Buona visione!

Dalla generazione in rivolta alla Generazione Erasmus: conferenza-dibattito a Bologna

Rivolta anticapitalista che segna il termine della stagione postbellica di ottimismo e relativa prosperità?
Oppure movimento di emancipazione dalla mentalità veteroborghese, da parte di una generazione ancora dotata di coscienza infelice?
O, magari, rivoluzione colorata ante litteram, per scalzare dal posto di comando un conservatore illuminato, Charles De Gaulle, scettico verso l’assetto bipolare della Guerra Fredda e la NATO quale strumento di difesa dall’Orso sovietico?
Comunque sia, a distanza di cinquanta anni il Maggio francese (e italiano) non smette di suscitare passioni e sentimenti divergenti, persino contrapposti.
Meno discutibile è che la cosiddetta Generazione Erasmus abbia raccolto l’eredità giovanilistica del movimento sessantottino, pur se essa oggi pare essere la meno propensa ad immaginare ipotesi di emancipazione collettiva. Dove con Generazione Erasmus si intende non tanto un gruppo sociale quanto una forma mentis, un progetto di ingegneria antropologica, artificio mediatico-pubblicitario finalizzato a creare una base di consenso attorno alle strategie neoliberali in Europa. Veicolo privilegiato di una (sub)cultura di apologia della mobilità planetaria, di acritica esaltazione dello high tech e di sostanziale adattamento alle logiche di sfruttamento, sradicamento e godimento consumistico proprie della società del Capitale globalizzato, con uomini e merci che divengono intangibili come una transazione finanziaria.
Conseguenza ne è che la nuova “guerra di classe” del XXI secolo non risulta più fondata sulla condizione di censo ma sugli orientamenti culturali degli attori sociali. Cosmopolitismo/radicamento, centro/periferia, politicamente corretto/scorretto sono le dicotomie emergenti, animate da coloro i quali non intendono arrendersi alla tecnocrazia “europeista” della vita low cost, al fine di valorizzare il principio sovranista volto al riscatto politico, sociale ed economico delle comunità di uomini e donne che vivono, lavorano e lottano per riprendere in mano le redini del proprio destino in un determinato territorio.
L’esito delle consultazioni elettorali appena svoltesi avrà insegnato qualcosa?

[Modificato il 6/3/2018]